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Quanto è solido lo stato di Israele?

luglio 29, 2014
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mcc43

L’operazione Protective Edge che colpisce  Gaza con bombardamenti indiscriminati sta mettendo in luce quello che pochi intendevano vedere. Israele è un patchwork di etnie e di concezioni dello stato sul quale si vuole apporre l’etichetta di ebraico per alludere a un’inesistente omogeneità.

Il venti per cento della cittadinanza è Araba. La maggioranza Ebrea trae le sue origini da varie zone europee e dei paesi arabi (sono note le sommarie denominazioni di askenaziti e sefarditi). Esiste una minoranza etiope, i Falascia, arrivati con l’Operazione Mosè e altrettanti sono in attesa di emigrare in Israele. Forte, invece, la presenza sia reale  -emigrati e persone con doppia cittadinanza-  sia culturale degli Stati Uniti, dove gli Ebrei sono una componente che ha peso nei più importanti ambiti del paese.
L’organizzazione AipacAmerican Israel Public Affairs Committee, esercita un ruolo fondamentale nell’elezione dei presidenti americani, sostiene i massimi livelli politici ed economici della società, o vi è presente con i suoi aderenti. Ciò è normale conseguenza dello spostamento dall’Europa all’America dell’ asse del mondo, attraverso l’emigrazione in massa di personalità del mondo ebraico durante le persecuzioni europee del secolo scorso. [Vedere  Il sostegno a Israele è la “religione civile” dell’Occidente.]

Anche la collocazione regionale crea grandi disparità di visione dello stato. I Coloni sono una forza che il Governo usa e dalla quale è usato per la politica di espansione attraverso un’erogazione di benefici e di tolleranza sui crimini. [Vedere La vergogna dell’Occupazione israeliana: i coloni di Hebron – Al Khalil.] Infine, ad ogni operazione bellica sempre presentata come azione di difesa, accorrono da ogni parte del mondo giovani che lasciano gli studi o il lavoro per arruolarsi nell’esercito dello “stato ebraico”.

Le tensioni conseguenti a tale eterogenea composizione sono nascoste dalla militarizzazione: ogni cittadino ha l’obbligo di prestare servizio militare, sia pure a livelli di carriera diversi per Ebrei e Arabi, e dal controllo dei media. Nel recente caso dei tre studenti ebrei rapiti, ai media fu vietato di diffondere la notizia della morte già avvenuta per poter dar corso alle “ricerche”, in realtà operazioni punitive nei Territori Occupati e preparare il sentimento pubblico all’attacco di Gaza, quella Operation Protective Edge che sta mettendo in luce una frattura a due livelli.

London for palestine

LONDRA

san Francisco for Palestine

SAN FRANCISCO

Sul piano internazionale i pochi media che tirano la volata a tutta l’informazione mondiale sono allineati nel dipingere come “autodifesa” la spropositata dimostrazione di forza. Al contrario, nelle fonti indipendenti si avverte un diffuso sentimento di repulsione. Si constata fra la gente comune e nei social media un sostegno alle manifestazioni pro Gaza tenutesi in molte capitali. Manifestazioni contro le quali a volte è stata esercitata la repressione, come avvenuto in Francia.
Si avverte un collettivo calo di disponibilità verso l’impunità che è stata concessa per decenni a Israele. E’ temibile che della evidente tendenza alla condanna morale della politica israeliana si possano in qualche modo avvantaggiare le correnti razziste e antisemite che in alcuni paesi europei si sono manifestate negli ultimi anni.

La frattura più grave per Israele, però, sta manifestandosi all’interno della società stessa, con fenomeni di chiaro razzismo anti-arabo, mentre più forte si fa l’azione dei gruppi pacifisti e contro l’occupazione dei Territori.

Gli Arabi, nel complesso, e i contestatori della politica di Netanyhau, anche individualmente, stanno diventando oggetto di campagne diffamatorie, minacce, agguati e aggressioni quanto più cresce la loro visibilità. Jews Against Genocide (JAG) ha condotto una manifestazione-funerale per i bambini di Gaza davanti alla Corte Suprema in Gerusalemme. Jewish Voice for Peace ha lanciato una iniziativa nella quale eminenti personalità sono fotografate con un cartello che riporta il nome di un gazawi ucciso. [Vedere #GazaNamesProject by Jewish Voice for Peace.] L’organizzazione religiosa ebraica Naturei Karta contro l’Occupazione e contro la strumentalizzazione dell’Olocausto, organizza rally in varie parti del mondo in solidarietà con Gaza e per la piena sovranità per i Palestinesi; per quanto poco conosciuta da noi, questa organizzazione sottrae allo stato le basi “religiose” e rimuneratrici per il genocidio subito dagli Ebrei, due pilastri della propaganda  governativa.

Negli animi si è risvegliato l’odio ed è stata la gestione di Netanyhau a provocarlo: manipolando l’informazione sulla vicenda dei tre studenti ebrei, accusando immediatamente Hamas sia del rapimento sia dei razzi da Gaza, dove in realtà agiscono altre fazioni armate, e terrorizzando la popolazione della Cisgiordania. E’ molto difficile far rientrare l’odio e riportare il clima a una convivenza accettabile. Nel video che segue un gruppo di fanatici grida slogan, che non si fa fatica ad assimilare al nazismo, contro gli Arabi, prendendo di mira e minacciando di uccisione singole personalità arabe o ebree pacifiste. Manifestazioni di teppisti che gridano slogan “Non resteranno più bambini a Gaza” o chiedono la revoca della cittadinanza agli arabi sono un problema molto più grave per la comunità ebrea e per il futuro dello stato che per il mondo arabo.

L’Iraq e la Siria, trasformate in mattatoi direttamente o con il consenso delle grandi potenze, sono state il bacino in cui le organizzazioni terroristiche hanno fatto proseliti e arruolato combattenti che oggi sono una minaccia reale gravissima per l’intero Medio Oriente.
Su questo sfondo, le fratture interne della società israeliana diventano un fattore di grande debolezza. Per esistere, come stato, Israele deve essere una democrazia fiorente e prospera, nella quale i cittadini, pur vivendo in Medio Oriente, possano avere l’impressione di vivere in modo simile a quello di una qualsiasi grande città europea o americana.  Un’ impressione che persiste solo se c’è pace. Aumentando, anche per la dissennata propaganda a copertura delle azioni belliche, il senso di pericolo i migliori elementi della società potrebbero decidere di emigrare. Le divergenze su come gestire il problema palestinese non potranno che approfondirsi minando la coesione intorno alla narrativa fondante dello stato e alle prassi volute dai governi. Se lo stato non apparirà altrettanto sicuro come in passato, potrà persistere, in un paese dove in ogni famiglia ci sono soldati e riservisti, l’accettazione di una regola militare come il “codice Hannibal“? E’ la regola secondo la quale i soldati israeliani non devono essere fatti prigionieri (fu introdotta per evitare un altro caso Gilad Shalit che costrinse Tel Aviv a trattare con i Palestinesi e rilasciare in cambio della sua liberazione un certo numero di prigionieri) anche se questo significa sacrificare la loro vita. Si veda a questo proposito l’estratto da un reportage sull’ultimo caso, il soldato Guy Levy scomparso durante un’operazione a Gaza,  di Richard Silverstein, ebreo progressista, creatore del sito Tikun olam, dedicato alla risoluzione del conflitto arabo-israeliano.

Dopo l’Operazione Protective Edge e quello che sta mettendo in luce ha senso chiedersi quanto potrà resistere lo Stato d’Israele ai rischi d’implosione, e se per evitare questi rischi vi sia una strada diversa da quella di un serio dialogo sull’agenda Palestinese, a partire dagli insediamenti nei Territori, il blocco di Gaza, la piena parità dei cittadini ebrei e arabi, la soluzione del problema dei Profughi. Non rimane molto tempo.

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Raccolta Storify articoli di
Gaza & Israele
Operation Protective Edge 

 

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Si scrive Libia, si legge Afghanistan….

luglio 27, 2014
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Reuters

US evacuates Libya embassy after ‘free-wheeling militia violence’

 

Spectator.co.uk (blog)

Libya is imploding. Why doesn’t Cameron care?

Libye : plusieurs Etats appellent leurs ressortissants à quitter

Libia, scontri a Tripoli e Bengasi | Oltre 50 morti

Libia, fuga degli occidentali Scontri e incendi, quasi 100 morti

ANSA.it

Fuga dalla Libia in fiamme, via più di 100 italiani

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tripoli esplosioni


Perché la Libia rischia di essere un nuovo Afghanistan – Formiche

Fatti, ricostruzioni e polemiche di  Francesco De Palo

Da tre giorni le milizie islamiste in Libia, dopo aver provocato scontri armati, hanno bombardato a colpi di missili l’aeroporto di Tripoli. E mentre la situazione si fa incandescente anche per gli interessi italiani in zona, senza che il nuovo parlamento sia in grado di arginare i pericoli, il Giornale monta una polemica sul mancato intervento da parte del nostro ministero degli Esteri. Continua a leggere…

La vergogna dell’Occupazione israeliana: i coloni di Hebron – Al Khalil

luglio 27, 2014

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Nella città di  Al-Khalīl, Hebron in ebraico, meno di 1000 coloni ebrei tengono in scacco più di 160.000 Palestinesi. Accade l’incredibile se a gestire la situazione sono dei soldati cui è dato il compito di “bruciare la coscienza dei Palestinesi” e sono, a loro volta, sotto scacco dei coloni.

Non li ha mandati laggiù il governo di Israele. Ci sono arrivati per il Convegno (v.nota in calce) indetto dal rabbino Moshe Levinger, si sono installati in un albergo e non sono più andati via. Altri sono arrivati occupando via via gran parte della città vecchia di Hebron, perché il principio che li guida non è convivere, in quella città che non appartiene allo stato di Israele, ma cacciare gli abitanti Palestinesi e riappropriarsi della biblica città di Abramo.

Una strada di Hebron
Oggi i coloni di Hebron trattano i Palestinesi come spazzatura, i soldati come servi, lo stato come notaio.;

Lo stato d’Israele, potenza occupante, sancisce come loro diritto la segregazione dei Palestinesi, impedendo accessi a strade e case, creando recinzioni, anche aeree, attraverso le quali  i coloni  praticano la vessazione lanciano oggetti e sporcizia. Impunemente.
Lo stato consente loro di violare le leggi e trarne vantaggio: le case temporaneamente vuote per l’assenza del proprietario palestinese vengono occupate e, sebbene la legislazione israeliana preveda che gli abusivi siano cacciati entro trenta giorni, ciò non avviene. Di fatto gli abusivi diventano proprietari, essendo l’iter giudiziario cui dovrebbe accedere il danneggiato palestinese un percorso dai tempi indefiniti presso tribunali israeliani, ai quali dovrebbe ricorrere come straniero.

L’Occupazione dei Territori Palestinesi è una vergogna che data dalla guerra dei Sei Giorni del 1967. Il Diritto Internazionale prevede che uno stato non possa ampliare il proprio territorio attraverso conquiste belliche, ma Israele dichiara ufficialmente che la Cisgiordania NON fa parte di Israele e si mette al riparo dall’accusa. Prosegue a creare insediamenti e a difenderli con il dispiegamento di forze militari.

Il  documentario del 2010, This is My land Hebron di Giulia Amati e Stephen Natanson, vincitore del 14° Festival internazionale del Cinema dei Diritti Umani di Buenos Aires, ci trasporta in quella realtà con immagini e interviste, dando voce ai palestinesi e ai coloni.  Un’ora e un quarto  di visione in YOU TUBE  che catturano e suscitano complesse emozioni.  Qui sotto  dichiarazioni e fotogrammi particolarmente significativi.

Gideon Levi, giornalista

“Se si guarda a quello che succede a Hebron si può solo concludere che i Palestinesi sono fra le persone più tolleranti del mondo. direi delle meno violente del mondo.  Chiunque altro in una situazione simile esploderebbe” (39′)  “La maggior parte degli Israeliani non ha idea di cosa accade qui, I media non ne parlano e non vogliono che si sappia.  Ormai siamo una società che pensa solo a se stessa, e anche a questo sempre meno. Per tutto il resto abbiamo sempre la scusa della sicurezza, se non basta possiamo sempre tirare fuori l’Olocausto. Come diceva Golda Meir “Dopo l’Olocausto gli ebrei possono fare quello che gli pare”. Questo è il nuovo modo di pensare. I Diritti Umani sono per i salotti europei, non per noi. Noi ci occupiamo solo della nostra sorte.” (50′) “Se non restituiamo tutta la Cisgiordania non ci potrà mai essere pace, non ci è rimasto molto tempo. Con 250000 coloni in Cisgiordania è quasi troppo tardi, perchè non sarà facile evacuarli, ma se non ci decidiamo a farlo nulla cambierà e passeremo da una guerra all’altra. “(1h.2′)

Yehuda Shaul, di Breaking the Silence, Gerusalemme

“C’è una corruzione morale che fa parte dell’occupazione. Quando a un ragazzo di 18 anni dai  un’uniforme, un fucile e il potere …

palestinese imprigionato

Picchiato e ammanettato durante una delle perquisizioni a tappeto nelle case palestinesi che i soldati effettuano il sabato e nelle feste ebraiche per “rassicurare” i coloni. Si era intromesso per difendere la sorella e la cognata aggredite; scesa la notte, intorno a lui coloni a passeggio, canti, musica.

Abusare dei Palestinesi , rubare e distruggere i loro beni , sparare e ferire degli innocenti sono cose che non puoi evitare quando sei li. La tua missione è bendare e ammanettare i Palestinesi e ne vedi così tanti ogni giorno che per te non sono più esseri umani. Non ti chiedi più cosa pensano o cosa provano. Questo ragazzo sta qui da 14 ore ammanettato, ormai non è più un ragazzo.” (54’57”) “Tutto dipende dal potere politico dei coloni che possono influenzare il comandante della brigata. Ogni comandate di brigata sa che, se si oppone ai coloni. la sua carriera militare è finita.”

 

Gosiame Choabi,  Visitatore dal Sud Africa

“Come Nero sudafricano non riesco a capire quello che gli Israeliani stanno facendo ai Palestinesi . Alcuni comparano i due scenari, ma per me non sono comparabili. Noi non avevamo muri, una sola via di accesso e di uscita, check point. Potevamo muoverci nella stessa città, nelle strade, non c’erano vie per l’altra etnia, potevamo entrare negli stessi negozi . E’ incomparabile, la chiamano apartheid ma è molto peggio,  veramente angosciante” (46’)

 

 I Coloni ebrei di Hebron

 I ragazzi (49′) “Tu  e il tuo fottuto Gesù potete baciarmi il culo” “Non prendere foto, via la telecamera o te la rompo, fottuto nazista”  “Abbiamo ucciso Gesù e ne siamo fieri” “Fottiti, vi uccido, voi e i Palestinesi, Nazisti . Questa è casa mia, questa la mia terra, Dio me l’ha data e voi andate a fare in culo”

 Una donna (53′) “Volete distruggere gli Ebrei e lo fate usando gli Arabi “

Fotogrammi dal film sottotitolato in italiano

 

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Nota Il Convegno indetto dal rabbino Levinson che ha dato inizio all’insediamento era in memoria del massacro del 1929. Da Wikipedia 

Il successivo venerdì, 23 agosto, elementi arabi, eccitati da voci secondo le quali due arabi erano stati uccisi da ebrei durante una manifestazione della destra sionista a Gerusalemme, scatenarono un’aggressione contro gli ebrei della Città Vecchia della città. La violenza rapidamente si allargò ad altre parti della Palestina.

I morti furono più di 60 e altrettanti i feriti

La maggior parte degli ebrei (435[2]) riuscì a sopravvivere nascondendosi nelle case di 25 famiglie arabe, che salvarono così 280-300 ebrei.[3] Aharon Reuven Bernzweig testimoniò che un Arabo, di nome Hājj ʿĪsā al-Kurdiyya, aveva salvato un gruppo di 33 ebrei, insistendo che essi trovassero rifugio nella sua cantina. Altre decine di ebrei scamparono trovando rifugio nella stazione di polizia britannica di Beit Ramon alla periferia della città o scappando. Gli ebrei sopravvissuti furono più tardi evacuati verso Gerusalemme.

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PER I PALESTINESI E’ SEMPRE … 1967

luglio 23, 2014

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1967  “LA GUERRA DEI SEI GIORNI”
Le forze israeliane occupano:
#Gaza e #Sinai a danno dell’ #Egitto
#Cisgiordania e parte araba di #Gerusalemme a danno della #Giordania
gli 
altopiani del #Golan a danno della #Siria.

 

DA ALLORA, PER I PALESTINESI IL TEMPO SCORRE SEMPRE TRAGICAMENTE UGUALE MENTRE TUTTO NEL MONDO CAMBIA 

 

 

Jews for peace Gaza

Neturei Karta, Jerusalem

Gente di Gaza, vittime da sacrificare a Moloch

luglio 22, 2014

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- Vita da “Palestinese cittadino d’Israele”
– I “Gazawi”, sfruttati e sacrificati allo stato Moloch
E Fu Mattina, di Sayed Kashua

I Palestinesi_Israeliani sono una nazione umana dentro uno stato burocratico e segregazionista che su di essa scarica le correnti della politica nazionale e internazionale, allo stesso modo di un padre padrone che dà o trattiene, a misura dell’obbedienza dimostrata.

Sayed Kashua Sayed Kashua è uno di quei Palestinesi-Israeliani che  sono riusciti ad emergere nella società e cultura israeliana. E’ uno dei migliori scrittori contemporanei in lingua ebraica, columnist di Haaretz, il quotidiano della sinistra “illuminata”, autore di tre romanzi di successo nei quali, fin dal primo Arabi Danzanti, descrive com’è crescere in un paese, che è il tuo, ma fra connazionali che ti respingono.

Nel secondo best-seller E fu mattina, il protagonista è un giornalista che lascia la grande città per il paese natio, una delle enclave di cittadini arabi_israeliani, stanco del sospetto, dell’esclusione, delle frecciate dei colleghi: “Allora, hai buttato via le pietre prima di entrare in redazione?”.
E Fu Mattina si svolge durante un periodo di imprecisate trattative internazionali per “accordi israelo-palestinesi” nel quale emerge in tutta evidenza la potenza concreta dello stato che blocca – senza dare alcuna motivazione e nell’obbligato silenzio dei media -le vie di accesso al paese con un dispiegamento di mezzi blindati. Impedito il transito delle persone, trasformate in prigionieri, e delle merci. Interrotta l’erogazione dell’energia elettrica, con tutto quello che ciò significa in una stagione calda. Ma ad emergere tragicamente è anche la presa che  lo stato ha sull’immaginazione dei cittadini palestinesi, una presa che ne devasta il senso di solidarietà e la qualità morale. Continua a leggere…

ISRAELE colpisce dal mare. Spiaggia di GAZA fatale per i bambini

luglio 16, 2014
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il recupero di quattro piccoli corpi
16 luglio 2014

#OperationProtectiveEdge

 

 

 

 

°°°°°°°°°°

C’è tutto lo spavento del mondo in questo pianto
e negli occhi una domanda:

PERCHE’ ?

bambino di Gaza

Moaied El Aaraj , un anno e mezzo

Razzi e scudi umani: Gaza e le accuse di Israele

luglio 12, 2014

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Chi spara i razzi da Gaza? Scudi umani o genocidio? Perché “ora” l’attacco Operation Protective Edge?

La profezia di Hannah Arendt, nel 1948 alla vigilia della proclamazione dello stato di Israele

“Gli ebrei vittoriosi vivrebbero circondati da una popolazione araba interamente ostile, segregati entro confini perennemente minacciati, a tal punto occupati a difendersi fisicamente da eliminare ogni altro interesse e ogni altra attività. L’intero popolo smetterebbe di interessarsi allo sviluppo della cultura ebraica; rinuncerebbe agli esperimenti sociali, quasi fossero lussi privi di importanza pratica; il pensiero politico sarebbe incentrato sulla strategia militare, lo sviluppo economico sarebbe determinato esclusivamente dalle necessità della guerra. E questa sareb-be la sorte di una nazione che – indipendentemente dal numero di immigrati che  potrebbe ancora assorbire e dall’estensione del suo territorio  (nella quale secondo la folle richiesta dei revisionisti, dovrebbero rientrare Palestina e Transgiordania)- continuerebbe a essere un piccolo popolo soverchiato dalla prevalenza numerica e dall’ostilità dei vicini”

Dopo quasi un mese di raid aerei israeliani e lanci di razzi dalla Striscia di Gaza, il governo ha autorizzato il richiamo di 40.000 soldati riservisti e l’esercito ha lanciato l’8 luglio l’operazione internazionalmente denominata l’Operation Protective Edge , in ebraico “Tzuk Eitan”, in inglese “solid cliff”,  solida scogliera. L’operazione coincide con una tensione già alta in Israele e in Cisgiordania dopo il rapimento e assassinio di tre adolescenti israeliani e di un adolescente palestinese di Gerusalemme Est.

I Razzi da Gaza Continua a leggere…

Come addestra i poliziotti Israele per renderli così ?

luglio 6, 2014

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2014, Gerusalemme: i poliziotti 

“Che diavolo hanno costoro? che c’è d’allegro in questo maledetto paese? dove va tutta quella canaglia? “
L’innominato, Promessi Sposi, A. Manzoni

 

da NY Times 

Qui sotto da un’altra angolazione –  ancora dal NY Time che dà rilievo ai fatti perché la vittima ha la cittadinanza americana – così da avere la certezza che non si tratta di un falso.

La prima reazione di una persona normale è l’incredulità, ma poi si rammentano casi della cronaca italiana e ci si rende conto che indossare una divisa non è cosa da tutti.

Indossare la divisa dovrebbe significare  “ho una maggiore responsabilità “per” e “di fronte” alla collettività nazionale” ma i deboli la intendono come “fa’ ciò che vuoi, sia la rabbia la tua legge“.   Indossare degnamente una divisa è da persone forti. Chi non lo è non deve essere arruolato. Chi smette di essere forte quando è in servizio deve essere cacciato e portato in Tribunale, l’accusa deve comportare l’aggravante di “teppismo praticato a nome dello Stato“.  Continua a leggere…

Israele-Palestina, l’elenco dei dubbi e le tifoserie cretine – Ennio Remondino

luglio 3, 2014

Le nuove tensioni tra Israele e Palestina dopo l’uccisione di tre giovani israeliani in Cisgiordania, mettono in crisi il difficile patto di unità tra Hamas e Fatah. Le intransigenze radicate sia nel mondo arabo che in quello ebraico. Intanto la vendetta su un ragazzo palestinese assassinato

via  Israele-Palestina, l’elenco dei dubbi e le tifoserie cretine – Remo contro – La virtù del dubbio – Remo contro – La virtù del dubbio. di ENNIO REMONDINO Ennio Remondino

I fatti per quanto noti,
le domande che ne derivano,
le ipotesi che si affacciano al momento tra gli analisti

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Quando è Ramadan, in Palestina gli Israeliani….. 1948/2014

luglio 2, 2014

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Ramadan 2014 (giugno)

Ramadan 1948 (luglio)

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Elezioni parlamentari in Libia: astensione, attentati e diversivi dell’informazione

giugno 29, 2014

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Quando non sai che fare, falli votare” In Libia applicano questo vecchio trucco della democrazia facendo tornare alle urne i cittadini,  il 25 giugno, per eleggere  un parlamento in sostituzione di quello instaurato appena due anni fa. Una chiamata al voto che segue quella del 20 febbraio per eleggere i membri della Commissione che deve redigere la Costituzione.
In entrambi i casi partecipazione scarsa, tuttavia  c’è chi dichiara agli intervistatori: “Continueremo a votare fino a che avremo trovato le persone giuste”.

Questa elezione parlamentare coincide con una situazione complessivamente aggravata per due ordini di motivi. Continua a leggere…

Pace in Medio Oriente: dopo la Preghiera a Roma, la Conferenza a Tel Aviv

giugno 26, 2014

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Roma, 8 giugno 2014
L’incontro di preghiera dei leader in Vaticano

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Tel Aviv, 8 luglio 2014

 Haaretz: Parlare di pace di nuovo

Nel corso degli anni, Haaretz ha sostenuto gli sforzi per la cessazione del conflitto e per giungere a una risposta politica alle sfide che Israele fronteggia, che non sia una risposta basata sulla forza bruta.
La maggior parte degli israeliani crede che la pace sia vitale per la sicurezza dello Stato d’Israele, ma questa visione è ancora da concretizzare. Haaretz convoca la Conferenza d’Israele per la Pace onde fornire una piattaforma per discutere questa critica nazionale.
La Conferenza per la Pace è destinata a riportare la parola mancante nel dibattito pubblico israeliano. 

Haaretz Conferenza  di pace Israele

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Sarà presente Shimon Peres,
Parlerà in conferenza preregistrata Mahmoud Abbas

Scarica il Programma della Conferenza

Program Israel Conference on Peace

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da Haaretz articoli

How Israel can avoid a hellish future

Reviving the dormant idea of peace

For Palestinians, life is without horizon or hope

Israel cannot ignore international law

& aggiornamenti: qui

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RITORNO ai CAMPI dei PROFUGHI PALESTINESI in LIBANO

giugno 12, 2014

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logo Un ponte per

Edizione ampliata dell’originale pubblicato   da Un Ponte per……

 

Profughi  in Libano 2014

 

 Ricordi, impressioni, apprendimenti

 

 

Il Ritorno

La parola più importante per i Palestinesi lo è stata nel 2014 anche per me. A distanza di quattro anni, è avvenuto il mio Ritorno in visita ai loro Campi Profughi nel Libano con la delegazione di  Un Ponte per , nell’ambito dell’iniziativa  Sulle rotte dell’Euromediterraneo.

Tornare per ritrovare quell’ atmosfera che non si dimentica e che lascia molti punti interrogativi… Il via vai indaffarato di certe stradine cessa di colpo appena si svolta in un cunicolo buio, non di rado percorso da un Campi Profughi Palestinesirigagnolo. Il chiasso liberatorio dei bambini che tornano da scuola, ma sullo sfondo i volti impassibili di anziani assorti nei ricordi. Nelle piccole botteghe  un volto di donna, tra pile di sacchetti e lattine, s’illumina con un sorriso che equivale al benvenuto nella sua casa, mentre da un locale di ritrovo uomini silenziosi osservano i passanti. Ogni espressione che si coglie nel piccolo universo dei  Campi è da decifrare, il sorriso lascia trasparire tristezza, l’impassibilità non riesce a nascondere  un punto interrogativo “chi sono questi … perché sono qui?”. E’ l’atmosfera che ricordavo cercando segnali di chiarezza, di miglioramento delle condizioni, ma no: la vita dei Profughi non migliora, il numero non diminuisce, lo spazio fisico e le risorse materiali si restringono perché qualcosa di terribile è accaduto nel frattempo. Ovunque, dopo le espressioni di benvenuto, la prima frase che ci veniva rivolta era “Adesso dobbiamo pensare anche ai Profughi siriani!” Continua a leggere…

La CIA e la guerra in Libia _ The CIA and the War in Libya

giugno 10, 2014

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followers Ansar al Sharia

2012, Brigate Ansar al-Shariah Bengasi

 [...]Qualsiasi analisi del conflitto in corso in Libia, e in particolare a Bengasi, deve tener conto del ruolo dei servizi d’intelligence degli Stati Uniti (e di altre nazioni’) che sono  profondamente coinvolti fin dall’inizio. In particolare, esaminando la natura dei combattimenti, Bengasi deve essere intesa sia come una [  turf  war ] guerra tra gang che come uno scontro ideologico.

Da un lato, si tratta di un confronto per il controllo della città più importante del paese, dopo la capitale Tripoli. Dall’altro, è una lotta vitale per il futuro della Libia. La fazione del generale Khalifa  Haftar [Hiftar] immagina una Libia prevalentemente laica aperta a finanzieri occidentali, speculatori e multinazionali. Ansar al-Sharia e gli altri gruppi terroristici vedono  in Libia gli elementi costitutivi di uno Stato islamico (*nota 1) per imporre la sharia. In agguato sullo sfondo, sopra e dietro a tutti i principali attori del conflitto, ci sono la CIA e l’agenda geopolitica degli Stati Uniti. E così la guerra continua; la fine non s’intravede.

continua a leggere con il traduttore  Google  l’analisi di Eric Draitser, giornalista indipendente

*nota 1

ISIS flag

Jihadisti ISIS

Di oggi la notizia che in Iraq la città di Mosul e l’intera provincia di Ninive sono sotto il controllo dell’ ISIS, acronimo del gruppo terroristico   Stato Islamico dell’Iraq e Grande Siria.  L’Isis si è formato durante la seconda guerra  in Iraq alleandosi temporaneamente con AlQaeda nel 2004,  combatte tuttora sia in Siria  sia in Iraq dove si rafforza e il suo obiettivo è il medesimo di Ansar Al Sharia in Libia – responsabile dell’uccisione dell’Ambasciatore americano  Chris Stevens – e tale obiettivo è la fondazione di un califfato islamico.
Solo superficialmente è questione d’imporre regole di condotta secondo la morale e la prassi di 1500 anni fa, in realtà si tratta di una generica rivolta anti-Occidente che le stesse  lobby occidentali delle armi hanno interesse a che sia portata avanti più a lungo possibile. Si assiste a una catena ininterrotta di uccisioni e raramente l’opinione pubblica pensa alla distruzione psicologica, all’arretramento culturale ed economico che vengono imposti alle popolazioni; non si comprende ancora se anche questo sia un obiettivo dentro un disegno geopolitico più ampio.    

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[...]Any analysis of the current conflict in Libya, and specifically in US soldier IraqBenghazi, must take into account the role of the US (and other nations’) intelligence agencies that have been deeply involved from the very beginning. In particular, in examining the nature of the fighting, Benghazi must be understood as both a turf war, and an ideological struggle.
On the one hand, it is a competition for control over the most important city in the country with the exception of the capital in Tripoli. On the other hand, it is an existential struggle for the future of Libya. Hifter and his faction envision a mostly secular Libya open to Western financiers, speculators, and corporations. Ansar al-Sharia and the other terror groups see in Libya the building blocks of an Islamic state to be governed by sharia. And, lurking in the background, above and behind all the principal actors in the conflict, is the CIA and the US geopolitical agenda. And so the war continues; no end in sight.

more …. by Eric Draitser,  independent geopolitical analyst

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Lo Spirito della Pace sulla Palestina: incontro dei leader in Vaticano

giugno 9, 2014

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I Presidenti d’Israele e Palestina si sono incontrati su invito di papa Francesco in Vaticano per una comune preghiera per la pace e, in Vaticano. l’8 giugno 2014 si sono incontrati tre amici. Shimon Peres desiderava la visita di Papa Francesco in Israele prima della fine del mandato e il desiderio realizzato è all’origine di questo incontro. Con Mahmoud Abbas, Peres ha in comune il vissuto della travagliata storia della Palestina del secolo scorso: si sono abbracciati più volte. Negli sguardi di Abbas verso Papa Francesco si leggeva una devota ammirazione. Con loro la presenza rispettosa e attenta del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I.

Papa Francesco Patriarca Bartolomeo Shimon Peres Abu Mazen

Alla vigilia: un incontro senza precedenti, un gesto che si spera sarà capace di “ricreare un desiderio, una possibilità” di rilanciare processo di pace in stallo del Medio Oriente scriveva Haaretz. “Nessuno è così presuntuoso da pensare che la pace scoppierà Lunedi” si legge nell’articolo che riporta le dichiarazioni di Fra Pierbattista Pizzaballa, custode della  Terra Santa, che ha svolto un ruolo chiave nella creazione dell’incontro. “L’intenzione è riaprire una strada che è stata chiusa, per ricreare un desiderio, una possibilità, un sogno” e ha aggiunto che il Papa non intende coinvolgersi nei dettagli, come i confini o gli insediamenti.

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Molte mani sopra la Libia

giugno 6, 2014

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Fuoristrada in bilico su una duna

Molti paesi hanno le mani in pasta nella disastrosa situazione della Libia, ma non emerge un’ idea capace di riportare l’ordine. Crisi generale dell’Occidente è lo sbandamento e la moltiplicazione degli d’interessi in gioco nel paese  impedisce sia di convergere su un compromesso sia di contrastarsi apertamente. Gli attori politici locali rappresentano interessi stranieri o settari e ad avvantaggiarsene non può essere altri che la galassia del terrorismo trainata dalle milizie che impazzano sul terreno. A Tripoli la Libya Shield di fatto installa il Primo Ministro Ahmed Maiteeq , contro il parere di molti – e anche contro il recente pronunciamento della Corte Suprema - che ritengono illegittimo il metodo con cui era stata validata l’elezione. Da Bengasi continua l’insurrezione guidata dal generale Khalifa Haftar iniziata in febbraio, e via via acquisisce appoggi dagli Stati Uniti e dall’esercito dell’Egitto. La Croce Rossa ritira il personale dopo l’assassinio di un suo rappresentante avvenuto in un agguato a Sirte. Gli Usa in testa, altri paesi poi, hanno richiamato in patria i cittadini. Incredibilmente, nella visione collettiva della popolazione libica sembra affermarsi il biasimo per l’Occidente che , dopo aver rovesciato Gheddafi, “non ha finito il lavoro” (video CNN). Come esistono persone incapaci di autocritica, lo stesso si può dire dei popoli.

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Francesco I , il Papa necessario

giugno 2, 2014

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 «In questo luogo, dove è nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a lei, signor presidente Mahmoud Abbas, e al signor presidente Shimon Peres, a elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento»

 

Papa Francesco e Abu Mazen

Papa Francesco e Abu Mazen

L’invito è stato accettato. 

Papa Francesco e Shimon Peres

Papa Francesco e Shimon Peres


Avverrà l’8 Giugno.  

Stranamente, l’unica data possibile per i due presidenti e il monarca spirituale coincide con la Pentecoste. Una festività ebraica, “compleanno della Torah” che significa  la costituzione di Israele  come popolo distinto e che similmente per i Cristiani significa la nascita della Chiesa attraverso l’effusione dello Spirito Santo. Nel calendario dell’Islam l’8 giugno 2014 cade nel mese di Shaban che, secondo il Profeta Muhammad, prende tale nome perché è il mese in cui “Dio sparge benefici immensi”. Per i razionalisti tutto ciò non ha significato alcuno, ne ha invece per le menti che intravedono nessi esoterici negli eventi mondani.

Allo stesso modo, vi sono animi religiosi che riconoscono la propria fede nel visibile, i riti, gli apparati, le persone del proprio culto.  I Cattolici che guardano al Vescovo di Roma come loro capo sono circa 1 miliardo e 200 milioni, più del 17 % dell’umanità; ciò che proviene da Roma influisce sulla formazione del sentire collettivo anche attraverso il credito che al Papa conferiscono i rappresentanti delle altre religioni  e i leader politici.
Gli Ebrei o, per meglio dire, la popolazione cresciuta nell’alveo della religione ebraica è composta, secondo i dati demografici dell’Università di Gerusalemme nel 2010, da oltre 13 milioni di persone.
Gli aderenti all‘Islam sono, ancora secondo dati del 2010, oltre il 23% della popolazione mondiale, che corrisponde a 1 miliardo e 600 milioni di persone .
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Quando non ci sono più sfumature, è il tempo della barbarie

maggio 28, 2014

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“Lei è rimasto in Africa troppo a lungo, Bruno”

“Che cos’è l’Africa, o l’Asia , o l’America?” ringhia disgustato “E’ ovunque la stessa cosa.
Bordelli o case chiuse, quel che conta è lo spirito che li anima. Che si dica puzza o odore sgradevole, l’aria resta viziata comunque. Il Polo Sud non è che il Nord a testa in giù, e l’Occidente non è che l’Oriente ribaltato.
E lo sa perchè, signor Krausmann? 
Perchè non ci sono più sfumature. E quando non ci sono più sfumature, chiunque può razionalizzare qualsiasi cosa, compresa la barbarie più spietata

 L’equazione africana
di Yasmina Khadra

 

da Buongiorno Africa di Raffaele Masto

In Africa spesso l’inconcepibile diventa realtà e in un paese dove regna il caos e il disordine sociale,vige la legge del più forte e la forza è guerrigliero Africadeterminata dall’avere un arma. Muoversi è complicato, lo sanno i giornalisti, lo sanno i militari e lo sanno anche le ONG che troppo spesso si concentrano in un solo villaggio perchè più raggiungile, o perchè “protetto” dai soldati stranieri, dimenticandosi completamente che questo paese è vasto e necessita di aiuti concreti ma sopratutto di stabilità. Inutile riempire magazzini improvvisati che durante la notte sono alla mercè dei tanti sbandati che compiono scorribande ferendo, o peggio, i volontari disarmati che fanno la guardia. Sembra assurdo ma in alcuni quartieri c’è abbondanza, capita di vedere gente che rivende il proprio sacco di riso perchè non ne ha bisogno, gente che si presenta alle distribuzioni con una bomba a mano perchè non è nella lista dei beneficiari e pretende, gente che muore ammazzata da un colpo d’arma da fuoco perchè i francesi non scherzano e non ti puoi presentare con un coltello, o con un piede affettato perchè neanche i balordi col macete non scherzano. Insomma regna la confusione…. E i deboli? Gli ultimi? Quelli senza armi, senza risorse? Quelli che non vivono nel quartiere dove arriva il camion stracarico?….

da Ucraina: l’inizio della strage in attesa di Pinochet di Pino Cabras

Ucraina donna vittima Quando le proporzioni sono queste, dove si muore quasi solo da una parte e quasi soltanto fra i non combattenti, non è più una guerra codificata dalla ragione e dal diritto, ma una strage. Strage è la parola più adatta a descrivere quel che sta accadendo nell’est dell’Ucraina. Un’immane ecatombe a opera del governo di Kiev, per colpire e terrorizzare la popolazione con la benedizione e il silenzio di Obama, dei maggiordomi europei e della stampa a trazione NATO.
Il neo-eletto presidente ucraino Poroshenko giustifica tutta questa ferocia pianificata in nome della lotta al terrorismo. I morti che vengono accatastati negli obitori di Donetsk sono però civili sorpresi nella loro vita quotidiana.
Nelle elezioni appena svolte, lo stesso giorno in cui si votava in Europa, i partiti paramilitari nazistoidi ucraini hanno ottenuto pochissimi voti, rastrellati invece da satrapi, plutocrati e oligarchi mafiosi. Ma le urne non danno misura del loro potere reale negli apparati repressivi, essendo detti nazistoidi, sin da subito, inquadrati nelle nuove milizie della premiata macelleria “cilena” di Kiev. E a che servono partiti nazisti, quando nazista è l’operato del regime, nazisti i metodi e le rappresaglie? Si sarà capito che non è il consenso dei cittadini né la loro rappresentatività la preoccupazione numero uno dell’operazione in atto.
L’edizione ucraina di Forbes, il 23 maggio, scriveva che all’Ucraina sarebbe servito ripetere la positiva esperienza del Cile di Pinochet, che aveva portato il suo paese ai fasti e i miracoli del vero capitalismo. L’esperimento sul corpo vivo dell’Europa è agli inizi, ormai non lo nascondono nemmeno.

Comprarsi una sposa in Facebook o un organo per trapianto… tutto made in Siria

maggio 24, 2014

mcc43                                                                                                                                                                          Google+

Porte aperte in Libano per i profughi siriani? In realtà non è stato possibile bloccarli, ma si può negare loro i visti o non rinnovarli costringendoli a vivere allo sbando o a prendere la via della Libia,  imbarcarsi su una carretta e arrivare, se ce la fanno, in Sicilia.

Quelli che non riescono a trovare una Ong, come la Beit Aftal Assoumoud e poche altre, che li aiutino sono merce di tutti…

Le donne possono essere vendute come spose, magari attraverso una pagina di Facebook come questa

 

spose vendute Face book

Come se questo non fosse abbastanza, c’è di peggio….

Donne siriane partoriscono per le strade , perché gli ospedali libanesi non vedono i pazienti come malati, ma come clienti… e un cliente deve pagare. Le bambine vengono rapite e vendute come schiave, a tutte le età le ragazze sono preda del racket della prostituzione.

I rifugiati con permesso di soggiorno sono strozzinati da proprietari di case che chiedono affitti folli. Bande criminali  offrono soldi a chi ormai è allo stremo in cambio di organi da trapiantare.  I bambini diventano mano d’opera praticamente gratis, mentre i loro padri finiscono sfruttati dai “caporali” nei cantieri delle lussuose costruzioni.

lustrascarpe sciuscià profugo SiriaNemmeno il governo va per il sottile. Ho visto nella Downtown di Beirut  un cantiere di scavo archeologico – che certamente non è un business privato – dove un furbastro libanese a fine giornata imbarcava sul suo pulmino un gruppo di profughi di tutte le età, uno di loro molto anziano, per riportarli al loro rifugio chissà dove.
Confrontato con tutto questo, il ragazzo siriano che si è improvvisato  Sciuscià   e fa la spola davanti agli hotel aspettando gli stranieri appare  “fortunato” .

 

La giornalista libanese Ana Maria Luca segue da mesi per il quotidiano NOW Lebanon  questa tragedia in espansione, come lei  molti enti a difesa dei diritti umani hanno lanciato l’allarme.
Il mondo è sordo, ma questa immagine della crescita esponenziale dei Siriani profughi in Libano aiuta chi non è mentalmente cieco a capire le dimensioni della catastrofe siriana  e le molteplici drammatiche  implicazioni:  per i profughi, per il Libano, per il Medio Oriente e anche per noi.

Tabella Profughi  Siria in Libano

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