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Tre “carovane” da Fortezza Europa alle coste del Mediterraneo  

aprile 16, 2014

mcc43                                                                                                                Google+

La Carta di Lampedusa/Chi sono i migranti/Carovane Tunisia, Turchia, Libano / Conoscere e cooperare/ Profughi Palestinesi in Libano

La  Carta di Lampedusa  del  primo febbraio 2014  trae  origine dalla tragedia  dell’ottobre 2013, quando più di 600 persone  persero la vita nel  Mediterraneo.

La Carta di Lampedusa è un impegno ad affermare che la vita
e i diritti essenziali di ogni essere umano
vengono prima delle normative formali.

Il dramma di migliaia di persone costrette ad abbandonare le loro case per sfuggire a conflitti e tensioni avviene nel mare che lambisce le nostre coste. Chi sono queste persone? Quale il vissuto personale e collettivo di chi affronta i viaggi della speranza? Quali i muri da oltrepassare? In quali campi profughi sopravvivono, prima di partire? Quali ricatti e speculazioni strangolano le loro vite? Globalproject si propone una mappatura collettiva dei paesi di partenza dei migranti con lo scopo di stabilire un contatto, politico nel senso alto del termine, con le realtà locali. La prima iniziativa sarà in corso dal 18 aprile fino all’inizio di maggio:

TRE CAROVANE IN PARTENZA PER TURCHIA, TUNISIA, LIBANO

coordinate per incontrare la realtà, raccontare in forma plurale quello che accade ai confini, trasportarlo come dato di realtà dentro la discussione volutamente strumentale che si accompagna al tema dell’ingresso in Europa. Si potranno seguire quotidianamente le attività  con l’hashtag #caromed di Twitter e dagli organi d’informazione che avranno la sensibilità di diffonderne i resoconti.

CAROVANA LIBANO

Sabra e Chatila

Campo profughi Sabra & Chatila

Si confronterà con la complessità socio-politica e culturale del Libano, paese con un’articolata composizione confessionale. La vita istituzionale si basa su una ferrea distribuzione in quote prefissate, fra le diciotto confessioni, in tutti gli incarichi pubblici a qualunque livello.

La Carovana Libano è organizzata dalla storica Ong italiana Un Ponte per… e partirà  il 24 aprile. Presenta due particolarità.

Usufruirà della pluriennale collaborazione con l’organizzazione palestinese Beit Aftal Assomoud, alias The National Institution of Social Care and Vocational Training (NISCVT).  Metterà al centro del percorso i Profughi Palestinesi, avrà accesso ai loro campi e alla vita quotidiana che vi si svolge, incontrerà operatori locali , di organizzazioni umanitarie e dei media, riceverà gli aggiornamenti dalla precedente visita [qui il report  scritto a due mani con il blogger Bortocal di Cor-pus ] dell’anno 2010. La situazione  nel frattempo si è largamente deteriorata con l’afflusso in Libano dei profughi siriani e siro-palestinesi, il cui numero è stimato intorno al milione.

La coordinatrice di Beit Aftal Assomoud , Fatima Khaizaran, responsabile del progetto Family Happiness che assiste i bambini dei campi era nelle settimane scorse in visita in Italia. L’intervista  descrive le condizioni presenti e le difficoltà che l’esodo aggiunge al Libano e in particolare a quelli che in Libano già vivevano segregati e privati di ogni diritto.

Tel Aviv, 6 aprile 1917: evacuazione generale della città, esodo degli Ebrei

aprile 6, 2014

mcc43                                                                                                                                  Google+

mappa Impero Ottomano 1914

Impero Ottomano, 1914

Prima del 1918 la Palestina era parte dell’Impero Ottomano.
Alla fine dell’800, dal punto di vista religioso, la popolazione contava 86% di Musulmani, 10% di Cristiani, e 4% di Ebrei.
Tutti loro si pensavano connazionali e sudditi dell’Impero Ottomano. In “quella” Palestina il problema era il medesimo di ogni altra comunità, da sempre: il dislivello economico, le tensioni fra i ricchi e i poveri.
Poi scoppiò la guerra.
Con la Prima Guerra mondiale, si forma un sistema di alleanze che vede da un lato Germania, Austria-Ungheria, Regno di Bulgaria e Impero Ottomano, dall’altro Russia, Francia e Gran Bretagna.

La componente ebraica in Palestina inizia a rafforzarsi dagli inizi del ’900 con il diffondersi dell’ideologia sionista che attrae nuovi migranti. Una folta colonia di ebrei russi, da poco tempo insediatisi, veniva guardata con sospettodalle autorità ottomane fin dallo scoppio della guerra. Un sospetto fondato sul loro diffuso orientamento laico e sulla possibilità di persistenti legami con la ex-madrepatria, ora parte del fronte nemico.

Per prevenire il rischio di avere entro i propri confini una quinta colonna pro-Russia, nel novembre del 1914 le autorità ordinarono un controllo capillare sui residenti di Tel Aviv e Jaffa per individuare quelli privi della cittadinanza ottomana. Il mese successivo 750 ebrei russi furono deportati a Alessandria d’Egitto.

Tel Aviv 1909

Tel Aviv, 1909

Da gennaio 1917 le forze britanniche si preparano a entrare dal Sinai nella Palestina.

In previsione dell’attacco, il marzo 28, Ahmed Jemal Pasha, governatore militare della Siria (comprendente quello che oggi è territorio israeliano) convocò i capi della comunità ebraica di tel Aviv. Ordinò, “per la loro sicurezza” di lasciare la città e diede una settimana per organizzare la partenza e trovare una nuova località di residenza.

Il provvedimento di evacuazione interessava tutta la popolazione civile: i musulmani poterono rientrare entro pochi giorni, gli ebrei solo nel dicembre, quando le forze britanniche conquistarono la Palestina.


La data stabilita per l’evacuazione di Tel Aviv
era il 6 aprile, vigilia di Pasqua.

Un primo gruppo di ebrei riparò a Petah Tikva e Gerusalemme, ma la settimana seguente venne loro ordinato di spostarsi più a nord. Altri si diressero a Kfar Saba, Zichron Yaakov e Haifa, trasportati su carri a Tiberiade, altri vennero dislocati a Damasco.
Nonostante l’assistenza delle organizzazioni caritative americane e l’aiuto di altre comunità ebraiche, fra gli ebrei di Tel Aviv vi furono alti tassi di mortalità.
I più poveri non avevano un tetto sotto cui risiedere continuativamente e furono costretti alla vita nomade. Molti morirono di tifo, di freddo, di denutrizione; si pensa che un totale di 1.500 ebrei sia deceduto per gli stenti, parecchi di loro sepolti in tombe ignote.

Dal dicembre 1917, dopo la conquista inglese di Jaffa e Tel Aviv, gli ebrei deportati presero la via del ritorno, mentre la guerra continuava fino alla resa dei turchi il 31 ottobre 1918.

sintesi da Haaretz

 

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sulle persistenti responsabilità occidentali nel conflitto fra Israeliani e Palestinesi vedere Il sostegno a Israele è la “religione civile” dell’Occidente

Algeria alle urne, col fiato sospeso

aprile 4, 2014

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Solo marginalmente toccata dall’ondata delle “rivoluzioni arabe”, l’Algeria è alle prese con una fase economica sociale e politica molto critica. Il settore energetico, pilastro delle finanze nazionali, subisce il calo della domanda globale. La giovane popolazione (70% sotto i 30 anni) soffre di una cronica disoccupazione. Il 17 aprile avverranno le elezioni presidenziali e Abdelaziz Bouteflika si presenta per la quarta volta.

Abdelaziz BouteflikaLa sua candidatura non dispiace all’Europa e all’America, clienti del suo export petrolifero, che contano sulla stabilità algerina per la lotta al terrorismo della regione. Con l’appoggio dell’esercito, dai cui ranghi proviene,  Bouteflika è riuscito nel compito di mantenere stabile il paese, ma ora l’età avanzata e la salute malferma dopo l’attacco ischemico che lo ha tenuto per due anni lontano dalla scena pubblica – e anche dal paese per una lunga ospedalizzazione in Francia – pongono interrogativi che non è eccessivo definire angosciosi. Alla porta dell’Algeria pre-elezioni  ha bussato John Kerry per  “rallegrarsi” della trasparenza con cui si svolge il processo elettorale. Un “endorsement” americano dello status quo. Un messaggio criptato per i molti che denunciano l’irregolarità di questa quarta candidatura.

Scrive il quotidiano Lematin.dz  “La realtà è che il Consiglio costituzionale avrebbe dovuto dichiarare inammissibile la candidatura di un uomo colpito da grave malattia al ruolo di presidente che ovviamente gli sarà impossibile esercitare. […] L’articolo 88 della Costituzione prevede espressamente che “in caso di malattia grave e duratura, il Presidente può sospendere la propria attività per un periodo di 45 giorni. E se non è in grado di riprendere la sua funzione di fine di questo periodo, sarà dichiarato lo stato di vacanza (della Presidenza) ”.

 

Una decina di candidati sfida la quarta candidatura di Bouteflika.  

  [vedere la foto in fondo all’articolo]  Continua a leggere…

Posti di lavoro addio! Bill Gates, i governi ottusi e i cittadini disinformati

aprile 2, 2014

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Diffusione dell’automazione e lamento per la disoccupazione/ Il monito di Bill Gates e il ritardo della politica/ L’incombente minaccia sulla classe media

job seekerParlando al think tank The American Enterprise Institute ,  Bill Gates ha detto che entro 20 anni, un’enormità di posti di lavoro sparirà e sarà sostituita dai software d’ automazione 

Nemmeno Leibnitz potrebbe affermare che è il migliore dei mondi possibili quello in cui avviene un’abissale dicotomia fra l’esperienza reale e la ricerca delle soluzioni per i problemi.

Ciascuno si rende conto che nell’eseguire le quotidiane normali attività è sempre più a contatto con macchine o costretto a interagire con il computer. Dall’emissione del biglietto di viaggio fino ai controlli in treno, tram, metropolitane l’esistenza della persona-lavoratore non è più la norma della necessità. Lo stesso avviene  con le banche, l’Inps e altri uffici pubblici. Gli acquisti, dalla spesa settimanale a quello di libri e perfino medicinali, si possono fare in rete senza intervento del venditore. Mansioni di operai dell’industria, autisti, portalettere, facilitatori che erogano informazioni e assistenza sono drasticamente in riduzione. I barman? Muti metallici distributori di prodotti confezionati nella plastica.

 

Un ristretto gruppo di esperti nella creazione dei software sostituisce milioni di lavoratori.
La dicotomia consiste nel gaudio con cui la generalità delle persone celebra l’automazione e contemporaneamente si straccia le vesti per la mancanza di posti di lavoro. 
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Il dono del Sahara

marzo 30, 2014
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«C’è nella solitudine,
una volontà di rifuggire dalle cattive frequentazioni »

Tamasheq nel Sahara

Omar Ibn Khatta( La Mecca, 581 circa – Medina, 3 novembre 644) 

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Il buon compleanno di Abu Mazen

marzo 27, 2014

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Mahmoud Abbas alias Abu MazenE’ nato il 26 marzo 1935 e il suo nome è  Mahmūd Abbās , ma  si fa chiamare ABU MAZEN, Padre di Mazen, dal nome dei figlio morto improvvisamente per un attacco cardiaco. Questo dice qualcosa dell’uomo, mentre del politico  dice molto il non esser mai stato nemmeno lontanamente avvicinato ad atti di terrorismo, l’aver avuto la visione e la capacità di portare all’ONU il nome Palestina” insieme alla parola “stato”, e il suo perseverare nel tentativo di un percorso di pace con Israele.

Contro di lui si può dire che persiste a capo dell’Autonomia Palestinese oltre il mandato elettorale. Per ambizione? Difficile affermarlo tenendo in considerazione la situazione della galassia del popolo palestinese nella quale in troppi cercano di aprire sempre più grandi spaccature. La presenza continuata di Abu Mazen è un argine contro le manovre di ambiziosi doppiogiochisti come Mohammad Dahlan.

Il giorno del suo 79_mo compleanno l’ha trascorso con John Kerry, il quale aveva Kerry e Abu Mazen interrotto la visita a Roma per incontrarlo nella capitale giordana. Obiettivo  ufficiale era “riavvicinare le posizioni” tra palestinesi e israeliani. “Costruttive” sono state definite queste discussioni, il che realisticamente significa che nessuno si  è ancora dato definitivamente per vinto.

Ismail Haniyeh e Abu MazenGli si può imputare la spaccatura con Hamas che governa la Striscia di Gaza? Il nodo sta nel diverso atteggiamento sul dialogo/lotta aperta verso Israele di Abu Mazen e di Ismail Hanyeh, leader di Hamas. Quello che si può imputare a entrambe le parti palestinesi è la rigidità sulle proprie posizioni.
Questo il passato, il presente è cominciato il 4 maggio 2011, appena crollato il regime egiziano di Mubarak, quando Abu Mazen, come presidente dell’Autorità palestinese (Ap), e Khaled Meshal, come capo dell’ala politica di Hamas, hanno firmato a Il Cairo un accordo di riconciliazione. Obiettivo: la nascita di un governo di unità nazionale composto di tecnici, con il compito di organizzare, entro un anno, le elezioni per il rinnovo del presidente e del parlamento dell’Ap e per il Consiglio nazionale palestinese, l’organo legislativo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), e di intraprendere la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Tutto va a rilento, ma  è riconfermato Politico di buona volontà, Abu Mazen, e di questi tempi è molto.

BLOG DEDICATO : PALESTINA-FILISTINIA 

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L’Italia dei macachi

marzo 23, 2014

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Il revisionismo dell’Unità d’Italia / Europa: le confessioni religiose e i livelli culturali/ La crisi dello stato moderno

Italia divisa

A T T E N Z I O N E !

Il “macaco rhesus” è la scimmia più intelligente, il “macaco”, invece, è l’essere umano che si presta con apostolico zelo alle operazioni che si risolvono a suo danno. Manca del reticolato che collega un’idea al contesto e non sa elaborare il futuro, ma non va confuso con l’ingenuo. Da questo innocente tipo umano si differenzia per l’attivismo da guastatore del buon senso, sabotatore del confronto, agente infettante il malcontento collettivo. 

Il revisionismo dell’Unità d’Italia 

Con la questione_Crimea sbucano dalle crepe di un dibattito mai seriamente condotto sull’ Unità dell’Italia quel genere di revisionisti fervorosamente intenti a ridurre l’unificazione della penisola a semplice conquista territoriale del ricco e pacifico meridione da parte dell’indebitata e aggressiva orda nordista. Continua a leggere…

Il sostegno a Israele è la “religione civile” dell’Occidente

marzo 21, 2014

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Creano perplessità le quotidiane notizie delle tattiche vessatorie di Israele, stato che rivendica anche formalmente il suo essere ebraico, verso i Palestinesi, nei territori occupati, a Gaza, a Gerusalemme, anche sulla Spianata delle Moschee.  

palestinese sotto i fucili Israele

Pregare Allah sotto i fucili israeliani

La sua politica è stata condannata  come genocidaria nel processo celebrato presso il Tribunale di coscienza di Kuala Lumpur. Non spiegano nulla  le squalifiche superficiali, come l’accusa di Sionismo, né le semplicistiche giustificazioni di autodifesa. Occorre comprendere l’origine culturale di un atteggiamento che, con l’andar del tempo, risulterà rovinoso per la stessa popolazione israeliana. 

Il saggio dell’accademico e politologo Enzo Traverso intitolato “La fine della modernità ebraica” ha come sottotitolo “Dalla critica al potere”. Ciò lascia intuire che una profonda metamorfosi è avvenuta nel mondo culturale ebraico a partire dal 1791 quando la Costituente francese, votando il decreto che dichiarava “libero qualsiasi uomo vivente sul territorio francese, qualunque sia il suo colore”, poneva termine alla millenaria condizione di “popolo paria” per gli ebrei che, via via in ogni paese, ottennero la parità con gli altri cittadini.

La “modernità ebraica” si è realizzata come dialettica tra il popolo ebreo legalmente “emancipato” e il persistente antisemitismo nella società. Gli intellettuali ebrei svolsero una funzione critica e progressista che ha prodotto vette della cultura di tutti i tempi. Marx e Freud cambiarono radicalmente la visione dei rapporti dentro la società e l’immagine che l’uomo ha di se stesso, ma dagli anni ’30 del secolo scorso fino al termine della guerra mondiale gran parte di questa componente progressista e orientata a una visione cosmopolita si è trasferita dal cuore dell’Europa all’America. L’impoverimento europeo è stato l’arricchimento degli Stati Uniti, che iniziarono a prendere coscienza di sé come paese plurale, etnicamente e culturalmente. 

La “modernità ebraica”, scrive Traverso, è stata interrotta dalla Shoah. Dopo Auschwitz l’antisemitismo nelle società occidentali cessa di essere atteggiamento diffuso nel percepire l’alterità ebraica, ed è stata integrata nella coscienza storica europea provocando un effetto catartico. Ha eliminato l’antisemitismo dallo spazio pubblico, dalla vita politica, dalle amministrazioni statali, dalle istituzioni culturali ma – ed è l’aspetto cruciale – non ha prodotto il superamento delle tendenze all’esclusione d’intere comunità umane.

E’ scomparso, almeno nel dibattito colto, il concetto gerarchico delle etnie, ma è traslato alle specificità culturali e ,con perverso meccanismo sostitutivo, la scomparsa dell’antisemitismo classico ha individuato un nuovo popolo “paria”: gli arabi musulmani.
Banalmente presente dopo l’attacco alle Torri Gemelle, il meccanismo di esclusione l’Occidente l’aveva già esibito in Palestina con il riconoscimento dell’autoproclamato stato di Israele e il supporto nella prima guerra arabo-israeliana, pur nella contemporaneità delle uccisioni e forzate migrazioni del popolo autoctono di Palestina. Sarà solo con la Guerra fredda che l’Urss si schiererà in difesa della causa palestinese. La memoria della Shoah e il sostegno a Israele, scrive Traverso, sono diventati la nuova religione civile e dei diritti umani dell’Occidente e lo stato israeliano, il suo avamposto nel mondo arabo.

Due argomenti sono assenti dal comune discorrere.   Continua a leggere…

Da Sigonella, il blitz Usa contro i traffici della Cirenaica

marzo 19, 2014
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La vicenda della nave Morning Glory si è conclusa con l’intervento delle forze americane della base di Sigonella, quel pezzo di Italia a “sovranità limitata“.

blitz Usa tanker Morning Glory“Un’operazione in alto mare. Una manovra condotta da un team dei Navy Seals americani per “riconquistare” la petroliera trafugata da miliziani della Cirenaica che ne volevano vedere il carico.”
.

Così inizia  Guido Olimpio sul Corriere della Sera  il racconto dell’azione, alla John Wayne del mare, decisa Obama. Un blitz il cui significato trascende  il caso della petroliera fuggitiva e ribadisce,  ufficiosamente ma con grande evidenza, che la sovranità nazionale della Libia è limitata. Lo stay behind durante il conflitto continua a evolversi in persistente vigilanza attiva. Questa volta l’intervento cade in una fase politicamente molto critica, dopo la precipitosa sortita dello sfiduciato Ali Zeidan e la nomina di un primo ministro ad interim dalla personalità politica opaca come Abdullah Al-Thinni.  L’impossibilità dei membri del Congresso di accordarsi su un nome nuovo alla guida del governo, e le persistenti diatribe sulla legalità del voto di sfiducia a Zeidan, stanno orientando larga parte dei congressisti verso la conferma di Al-Thinni fino alle elezioni, scrive Libya Herald. Il colpo di freno alle pretese della Cirenaica sulle transazioni petrolifere impresso dagli americani dà a Tripoli e al rissoso Congresso un minimo  di respiro… condizionato.
Intanto il comandante federalista del terminal petrolifero, Ibrahim Jadhran, si è rivolto alla Lega Araba definendo il sequestro americano del petrolio – proprietà della Cirenaica – un furto. Continua a leggere…

La Comune di Parigi 18 marzo 1871 – 28 maggio 1871 | O capitano! Mio capitano!…

marzo 18, 2014

 

La Comune di Parigi, è il governo rivoluzionario popolare e operaio istituito dal popolo parigino nella capitale francese a seguito della rivoluzione scoppiata il 18 marzo 1871 dopo la sconfitta francese a Sédan, si colloca in una situazione di ampi mutamenti nella storia d’Europa, era la cosidetta “svolta dell’anno ’70″, caratterizzata in particolare dalla guerra franco/prussiana, con il crollo dell’impero di Napoleone III e la costituzione di quello tedesco, dall’annessione di Roma al regno d’Italia e dalla trasformazione del principio di nazionalità in nazionalismo.

viaLa Comune di Parigi 18 marzo 1871 – 28 maggio 1871 | O capitano! Mio capitano!….

L’Aborto e gli opposti estremismi

marzo 17, 2014

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Le (non) scelte culturali/Strumentalizzare le tragedie/Abortire fra coffee break e pranzo/ Opposti estremismi/ Aborto “off label”

Donna ospedale Esisteva la convinzione che l’aborto fosse tra le peggiori esperienze da vivere e stupisce che lo slogan delle piazze sia stato “libertà di abortire”  anziché  “libertà di non dover abortire”. La forza acquisita nel secolo scorso dalla componente femminile nelle società occidentali rendeva possibile ottenere che l’educazione alla contraccezione diventasse normale quanto l’obbligo di imparare a leggere e scrivere. Oltre a strutture mediche, economiche e psicologiche che risparmiassero a molte una scelta abortiva non desiderata.
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Le (non) scelte culturali

E’ stata compiuta, invece, la scelta “culturale” di presentare l’aborto come vicenda banale per la quale basta un ambulatorio efficiente e senza liste d’attesa. Ciò è‘ stato possibile attraverso un’altra imposizione “culturale”: l’idea dello sviluppo graduale dell’essere umano, ipotesi che appare razionale solo abrogando per convenzione l’esistenza di una dimensione spirituale.

Non è stata tanto una intromissione scientifica quanto affaristica. Continua a leggere…

Morning Glory dei separatisti, tramonto di Zeidan, fallimento di Obama

marzo 12, 2014

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La Morning Glory e i separatisti di Sidra /
Ali Zeidan defenestrato/Il volto nuovo Abdullah Al-Thinni/
Il fallimento dello stay behind di Obama

Non è bastato al Primo Ministro  Ali Zeidan “comprare” il prigioniero Saadi Gheddafi dal Niger per salvare la sua scomoda poltrona. Il Congresso l’ha sfiduciato, chiamando il Ministro della Difesa Abdullah Al-Thinni per un incarico ad interim. Due settimane per scegliere chi accompagnerà alle elezioni fissate per luglio la Libia che resta secondo Obama, patron della “rivoluzione”, una grave minaccia.

Il carico di petrolio conteso

Ali Zeidan

Ali Zeidan

La situazione del paese, forse, non consentiva a Zeidan il conseguimento di risultati brillanti, tuttavia sul piano della comunicazione si è dimostrato certamente fallimentare e a rivoltargli contro i membri del Congresso sono state le sue sortite durante la crisi della Morning GloryPetroliera battente bandiera nord-coreana, di proprietà degli Emirati Arabi Uniti,  era attraccata a Sidra per ritirare il petrolio che i ribelli separatisti della Cirenaica rivendicano di voler vendere in autonomia. Immediata diffida del governo libico, doppiata dall’ordine dato dal paese asiatico al capitano della petroliera: sospendere le operazioni e rientrare subito. Il capitano risponde di non poter obbedire: la milizia è a bordo e comanda le operazioni di carico. Ali Zeidan replica minacciando di “bombardarla” se cercherà di lasciare il porto con il greggio. La Corea del Nord ribatte: sarebbe un atto di guerra.  Continua a leggere…

I Diritti “foglia di fico”

marzo 10, 2014

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-le conseguenze del rendere “donna” una categoria politica
-le diverse priorità della “cittadina” e della “parlamentare”

quote rosaSono giorni caldi sull’argomento “quote rosa”, che nella versione attuale significa “cinquanta per cento di femmine” in prima posizione nelle liste elettorali. E’ l’interpretazione numerico-burocratica della demolizione  di quel “soffitto di vetro” che tiene le donne in posti subalterni. E’ la foglia di fico che copre la non volontà di risolvere il problema vero: assicurarci una classe politica dignitosa attraverso criteri di competenza, etica e senso dello stato.

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Lotta dura senza paura: operai del 1905 negli USA

marzo 9, 2014
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 Dal  Blog unlucano

An Injury to One – Se Toccano Uno (Toccano Tutti)| di Travis Wilkerson

un post che merita molti AWARD.
Li merita per il sentimento sotteso, che è un grido contro la persistente repressione della solidarietà e dei diritti. Per il film, susindacalista in prigionell’ Industrial Workers of the World, radicale ed inclusivo sindacato di massa degli USA che riuniva maestranze qualificate e non, immigranti e nativi, donne e uomini, bianchi e di ogni colore. Per le vivide immagini della poesia e per la sapiente traduzione  di Francesco Giannatiempo.

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C’è un “Gheddafi” per ogni occasione. Ora è Saadi

marzo 7, 2014

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Saadi  Gheddafi è stato estradato dal Niger e consegnato alle autorità libiche il 6 marzo 2013. A Roma era in corso la conferenza internazionale sulla Libia che sta sprofondando nella disgregazione politica e sociale. Come ridare smalto a una dirigenza imbelle? Giocando una carta  Gheddafi!

Saadi Gheddafi Saadi Gheddafi non era il delfino, non era nemmeno il più scadente della famiglia, ruolo meglio indossato dal manesco Hannibal. Nel 2011 aveva lasciato il paese in circostanze che meriterebbe chiarire; i media avevano parlato molto, quel settembre , della lunga fila di auto che varcava il confine del Niger “con l’oro di Gheddafi”. Poi, dopo la l’uccisione del rais,  non più.
(ved. post  DOSSIER GHEDDAFI, la morte: tante versioni pubbliche e la taciuta pista dell’oro ).
Di Saadi si ricorda l’opaca carriera di calciatore in Italia,  dato certo,  e il ruolo di “capo delle forze speciali libiche”, dato molto opinabile.

Saadi era un ricercato dall’ Interpol  (ved. qui  Continua a leggere…

Arriva dall’Estonia la verità su piazza Maidan a Kiev

marzo 6, 2014

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Era stato il Telegraph online a fare chicchirichì “cecchini professionali del governo hanno ucciso i manifestanti” di piazza Maidan, e da lì iniziarono il coro sdegnato dei media internazionali, le dimissioni a valanga dal partito del presidente Yanucovich,  il voto sulla sua defenestrazione e l’azzeramento del Governo. La UE ha inviato in missione nell’Ucraina sconvolta un politico estone non del tutto incallito e, sia pure senza averne l’intenzione, ci ha raccontato il retroscena.

 Very disturbing: behind the snipers  was not Yanukovich but some members of the new coaliton

Ucraina: quei cecchini di piazza Maidan ingaggiati dall’opposizione

di Maria Carla C. – 6 marzo 2014 Continua a leggere…

Il gran pasticcio: la distruzione delle armi chimiche della Siria

marzo 4, 2014
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Quando Obama e Putin, nel settembre 2013, si accordarono sulla distruzione dello stock di armi chimiche della Siria, molti si chiedevano quale dei due presidenti aveva “vinto” la partita siriana. Oggi possiamo rispondere con certezza che qualcuno ha perso: l’Italia e Gioia Tauro.

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Rotta da Latakia a Gioia Tauro

Rotta da Latakia a Gioia Tauro

Dal comunicato stampa dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) del 26 febbraio traspare la soddisfazione “Il governo della Siria ha consegnato oggi una quarta partita di armi chimiche, classificate prioritarie, per l’eliminazione“. Sono container di mustard (iprite) caricati a Latakia sulla nave danese Ark Futura diretta al porto di Gioia Tauro. Il direttore Opac, Ahmet Üzümcü,  chiosa “Sviluppo incoraggiante e positivo, anche se molto resta da fare”. Continua a leggere…

I Mercenari: lo status, l’ ingaggio, le azioni

febbraio 27, 2014

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L’ONU e le Compagnie di Sicurezza Private
Evoluzione: la privatizzazione della guerra
I Giganti : Academi & altre Private Security Company
Status internazionale dei mercenari/contractors
La giornata del mercenario
Memorie: John Banks,  Stefano Delle Fave

-L’Onu e le Private Military Security Company (PMSC)

ContractorSotto l’etichetta   “sicurezza privata”, c’è un’attività che aumenta del 7,4 percento all’anno. Per il 2016  si prevede un volume di 244 miliardi di dollari. L’esperto delle Nazioni Unite Anton Katz  nel novembre 2013 sottolineava la necessità di un accordo internazionale giuridicamente vincolante per disciplinare il ricorso alle compagnie di contractors e regolarne l’attività perchè “L’esternalizzazione della sicurezza a queste società da parte degli Stati crea rischi per i diritti umani. ” Dal 2005 è attivo il “Gruppo di lavoro sull’utilizzo di mercenari come mezzo per violare i diritti umani e ostacolare l’esercizio dei popoli all’autodeterminazione” e i documenti prodotti si possono trovare in questa sezione del sito dell’ Onu. E’ questo solamente il tentativo di rimediare a una sconfitta. Nel 2001 era stata varata la “Convenzione delle Nazioni Unite contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari” che è rimasta lettera morta.
In un’interrogazione del 2011 Pino Arlacchi, Rita Borsellino, Gabriele Albertini, Mario Pirillo e altri chiedevano al Parlamento Europeo strumenti giuridici più completi ed efficaci a livello internazionale (testo e risposta qui) .

L’Evoluzione: la privatizzazione della guerra

L’espansione delle PMSC risale agli anni ’90, ma i mercenari sono tornati più recentemente nella cronaca durante la rivolta in Libia in funzione di propaganda anti-Gheddafi, tacendo la massiccia componente di contractors nelle milizie ribelli.
Il continente Africa è la zona planetaria d’elezione per il business delle guerre privatizzate. L’instabilità dei governi, inoltre, induce le multinazionali a far ricorso alle compagnie militari per la sicurezza degli impianti e delle zone di sfruttamento delle risorse naturali. Pentagono e Dipartimento di Stato ricorrono alle PMSC appaltando servizi militari logistici e d’intelligence, combattimento e spionaggio, ogni volta in cui risulterebbe impopolare la presenza dell’esercito regolare degli Stati Uniti.

La privatizzazione della guerra sfugge alle normative internazionali e, accanto alle attività belliche e alle azioni mirate a neutralizzare personalità designate dal committente, le PMSC offrono una varietà di servizi: preparazione al conflitto e consolidamento dell’obiettivo, monitoraggio della cessazione delle ostilità e delle elezioni, sminamento, repressione delle insorgenze popolari, consulenza per la formazione degli eserciti, addestramento di truppe regolari, polizia, corpi militari d’élite.
donna-contractorPer talune situazioni si è constatato che le unità di genere misto hanno maggiore flessibilità e polivalenza operativa, oltre a contribuire alla diminuzione dei rischi. Nelle operazioni di peace-keeping la donna-mercenario è percepita dalla popolazione come meno minacciosa e ciò concorre a disinnescare le tensioni. Si tratta di una figura numericamente marginale ma non nuova, come si vede nell’immagine scattata nel 1963 durante la convergenza internazionale sulla repressione della breve stagione dello stato libero e multirazziale del  Katanga. Continua a leggere…

Lo “sdoganamento” del nazismo mentre l’audience sta a guardare

febbraio 23, 2014

mcc43                                                                                                                      Google+

Ucraina, UE, FMI, Sebastopoli, Russia

Krzysztof Kieslowski disse “All’industria televisiva non piace vedere la complessità del mondo . Predilige i report lineari  con idee semplici : questo è bianco , questo è nero, questo è buono, questo è cattivo “. La medesima osservazione si applica oggi alla generalità dei mezzi di comunicazione.
Un carattere tipico dei fascismi consiste nell’individuare “un” responsabile dei problemi di un paese, avviarne la demonizzazione, cancellarne la presenza. Lo fece il nazismo con la colta classe ebraica della Germania come oggi il feldmaresciallo Al-Sisi con i Fratelli Musulmani, lo stesso  sta avvenendo in Ucraina.

Victoria Nuland

Victoria Nuland: “Fuck Europe”

Dalle dimostrazioni di Kiev la narrazione esclude tutto quello che esula dal “popolo vuole entrare in Europa”. Quasi rispondendo a un segnale di  ultrasuoni, i più hanno improvvisamente iniziato a parlare di regime  vs Europa-libertà, nonostante le trattative con la Ue  non riguardassero per nulla l’ingresso dell’Ucraina nella Comunità, ma il libero scambio commerciale. La piazza è dominata da bande di estrema destra dichiaratamente  razziste. “Combatterò Ebrei e Russi fino alla morte” è il programma di  Aleksandr Muzychko, un ex combattente in Cecenia dalla parte dei terroristi, islamici e non, inviati dall’Occidente e dalle monarchie del Golfo.  Agitando il Kalashnikov  “Se domani questi bastardi [i poliziotti] a Kiev non si fermeranno, prenderemo le unità militari, ci impadroniremo dei carri armati, perchè sappiamo come farli funzionare, e la vittoria sarà nostra”. Non è stato necessario arrivare a tanto: gli inviati di Germania, Francia e Fondo Monetario accorsi in loco  - dopo la raffica di incontri di Victoria Nuland  con gli uomini d’affari – hanno tenuto per mano l’Ucraina nel corso dell’ impeachment, della fulminea abrogazione del reato d’  abuso d’ufficio e conseguente scarcerazione di Julia Thymoshenko, aureolata reincarnazione di Evita Peron, secondo la mitologia da essa stessa proposta. Continua a leggere…

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