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Drammi umani, troppo umani per le cronache di guerra

luglio 14, 2011

mcc43

 Certe cose vanno scritte subito, non importa se con poco stile perché è l’indignazione la molla.

In Libia scorre il sangue da mesi e l’opinione pubblica è poco interessata ormai.

Ricordando Elias Canetti,in Massa e Potere,  direi che la muta da caccia latrava lanciandosi alla ricerca della belva, ma la belva è nel nascondiglio, cadaveri e macerie aumentano, la festa per il bottino si allontana. Che imbarazzo e che  noia se non c’è qualche video con violenze efferate da una e dall’altra parte da far cliccare o mandare in tv all’ora di cena.

 Ma non c’è solo sangue, tradimenti, pestaggi, linciaggi, stupri. C’è la violenza morale e la disfatta pratica di chi era all’estero  per qualche temporanea necessità e ora non può più tornare e , forse al contrario, qualche lavoratore straniero dall’incarico troppo utile al governo che dalla Libia non può più uscire. per l’ ultimo aggiornamento  al 6 agosto, leggere il seguito

Parlavo con Namek, l’amico libico  bloccato in una città inglese da quando la Nato ha iniziato i bombardamenti:  bloccata anche la persona libica alla quale aveva fatto visita, bloccati decine e decine di studenti che hanno terminato il corso di studi ed esauriti i fondi della Borsa di studio. Lo si può dire per mille altri casi di gente uscita per affari o per cure mediche che ora vive in un limbo.

Con quali risorse economiche affrontare la vita di tutti i giorni? Come regolarizzare la posizione all’estero?

Il governo libico in stato di guerra ha ridotto i prelievi bancari del cittadini a 300 dinari mensili, le ragioni si possono ben immaginare.

Le banche non hanno fondi poiché gli scambi commerciali sono bloccati, il gas che è ancora sotto controllo governativo non può essere venduto, i crediti esteri sono inesigibili. E anche se i fondi ci fossero, certo il governo intende impedire che dei cittadini abbienti  costituiscano capitali all’estero in attesa di  fuggire dal paese. 

Così, racconta Namek, le famiglie che hanno un parente bloccato all’estero tagliano le proprie risorse e cercano fortunosamente di far arrivare un aiuto attraverso qualcuno che abbia possibilità di spostarsi nei paesi adiacenti.

Immedesimatevi per un momento: sono problemi da poco?

Sofferenze trascurabili se, per esempio, in patria c’è un  genitore anziano e infermo o il proprio matrimonio da celebrare, un figlio neonato da abbracciare per la prima volta?

La guerra nei poemi e nei romanzi ha il suo fascino: ideali, eroismi, il nemico che attenta alla libertà, ma nella vita vera la guerra è sempre e solo  sporca. Nasce con le bugie, il processo alle intenzioni di chi si vuole abbattere e sostituire.   Andiamo ad uccidere il mostro che sta per …. usare le armi chimiche o sterminare i ribelli o altro ancora.

Il copione è lo stesso con battute minimamente diverse.

E cosa accade poi, dopo le promesse di libertà?  Chi ricorda i recenti eventi in Costa d’Avorio, visto che i  francesi hanno “liberato” gli ivoriani dal cattivone Gbaagbo che non mollava la poltrona al nuovo eletto, il buon Ouattara?   Breve citazione  da http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=9422
Se Alassane Ouattara all’indomani del colpo di Stato avesse istaurato uno Stato di diritto e messo fine alle epurazioni e alle violenze contro i sostenitori e i politici del presidente Gbagbo, se avesse fatto gli interessi della Costa d’Avorio e non della Francia e degli Stati Uniti, allora forse il popolo ivoriano lo avrebbe accettato come suo presidente. Ma a distanza di tre mesi dal suo insediamento al potere, nessuno di quei “se” è stato messo in pratica. ”
In altre parole: cambiare tutto per lasciare gli ivoriani sempre allo stesso punto.

No Fly zone è stata la formula magica per scatenare l’inferno libico, un  inferno che diverrà purgatorio per  chissà quanti anni dopo che un governo della Libia (o due?) avrà ricominciato a inviarci petrolio e gas alle condizioni che la volonterosa coalizione avrà fissato, ben tenendo conto delle risorse spese per “liberarli”.

Yes war zone era,  non difficile immaginarlo,  difficile farlo accettare  nelle discussioni. Mi è capitato, quando cercavo accoratamente e lapalissianamente di spiegare che far volare aerei perché altri non si alzino  in volo ha per conseguenze che questi spareranno e i primi dovranno rispondere: tutte bombe  sulla testa dei libici.   Il pensiero unico dei media riusciva a nascondere al pubblico l’ovvio, che non dissuasione ma istigazione sarebbe stata, per qualunque governo.

Non intendo riprendere in questa circostanza le argomentazioni, estesamente esposte nei commenti in Cor-pus, su come è nata realmente questa ribellione libic,  che non era solo della Cirenaica. Ma lì c’erano già emissari dei governi occidentali, ex mercenari  dell’Afghanistan, l’apparato che doveva far scoppiare la rivolta approfittando di un provvedimento scandaloso del governo. E farla continuare ad ogni costo, bloccando il tentativo popolare di fondare una repubblica islamica locale, dando come traguardo non le libertà e la democrazia, ma la morte di Gheddafi.
Osservo però che mi disgusta l’assassinio come soluzione dei conflitti internazionali e altrettanto  che questa opzione fosse caldeggiata anche da semplici cittadini della democratica Italia, retroguardie sedentarie della muta da caccia.

Tanto spreco di vite e di risorse, pericoli di distruzione di un patrimonio archeologico unico al mondo, fratture fra le componenti sociali… per uccidere un “criminale contro l’umanità” al quale, però, avevano poco  tempo prima affidato la commissione Onu sui diritti umani!Quando sarà finito tutto nei libri di storia si scriverà quale grande vittoria a prezzo di centinaia di vite umane in tutta la Libia  si è riusciti a riportare su colui che “stava per” soffocare  la ribellione in Cirenaica a prezzo …. di centinaia di vite umane.

Cosa bisogna far credere ai posteri, per non dire papale papale  “ Volevamo il suo petrolio perché   minacciava di nazionalizzare le compagnie petrolifere, chiedeva preventivi di aerei francesi che poi non comperava, se la faceva troppo con i cinesi. Sì era un dittatore, ma fino a che se la prendeva solo con i suoi, pazienza. Sono i nostri interessi che non doveva toccare “

Mi chiedo se quelli che cantano la canzone delle nostre vergogne coloniali conoscono cosa c’è  dopo il primo giubilante verso del ritornello. E se sono felici che ancora una volta, povera Tripoli, si sia  concretizzato: 

“Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon,
sventoli il Tricoloresulle tue torri al rombo del cannon!

Naviga, o corazzata:
dolce è la stagion. Tripoli, terra incantata,
sarà italiana al rombo del cannon.Tripoli bombardata


AGGIORNAMENTO del 25 luglio

Michel Collon  è stato due settimane in Libia con una delegazione di giornalisti belgi. Ha visto di persona i risultati dei bombardamenti e verificato l’inconsistenza delle motivazioni sulle quali si è deciso l’intervento Nato. In questo video chiede ragione al primo ministro del suo paese, il  Belgio, nazione  coinvolta nell’attacco alla Libia. Dovremmo farlo anche noi con il governo italiano.

Le corrispondenze di questo genere non trovano spazio nei ns media. E sono anche di difficile fruizione perché i programmi scolastici italiani hanno sacrificato lo studio di qualunque lingua che non sia l’inglese. La lingua degli Stati Uniti (… per ora, visto quanto è rapida la crescita degli ispanici e per conseguenza l’uso del castigliano anche nei media)

http://www.dailymotion.com/babaluccio#videoId=xk1ym4

AGGIORNAMENTO del 2 agosto

Fino a che il governo di Tripoli è in carica e tuttora riconosciuto dalla maggioranza degli stati, il Trattato di amicizia Italia Libia è in vigore. E lo sarà anche con l’eventuale emarginazione di Gheddafi, in quanto la sua attuale carica è puramente onorifica. Non serve dire che in definitiva, anche senza altra carica che quella di “Guida della rivoluzione” detiene il potere reale, perchè anche nelle nostre democrazie chi detiene il potere reale e condiziona i governi non ha cariche ufficiali. Ne sappiamo qualcosa noi in Italia, se ricordiamo la nostra storia del dopoguerra.

Allora ha molto senso che il 30 agosto, anniversario della firma del Trattato di amicizia, ci siano delle mobilitazioni che mettano in evidenza l’ipocrisia, il pressapochismo della politica estera del governo Berlusconi, ben assecondati dalla maggior parte dell’opposizione di sinistra.

Ringrazio il blog 4realinf. per aver ricordato questa ricorrenza, l’articolo è a questo link

http://4realinf.wordpress.com/2011/07/21/appello-per-il-30-agosto-2011/#comment-210

AGGIORNAMENTO AL 6 agosto

Che cosa “stiamo” facendo alla Libia di domani?

Fin da marzo l’Ong inglese Stop the War Coalition ha annunciato che le forze Nato hanno usato bombe e missili all’uranio impoverito per i bombardamenti della Libia. In questo articolo

Malformazioni da armi biologichedi Paola Manduca, docente di genetica all’Università di Genova sono descritte le conseguenze sulla salute delle persone e l’integrità dei nascituri. Lo “abbiamo” già fatto agli Iracheni, agli Afghani… quando “smetteremo”?

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18 commenti leave one →
  1. luglio 15, 2011 7:30 pm

    Prima la revoluzione non era solo in cerenaica , non dimenticate Misurata e la Montagna Naffusa, piu la rivolta di Zawia/Zware che sono trattate con armi besante.
    Non dovete mettervi in testa un governo o due sarà solo UNO.
    Lasciamo fuori mercinari del Afghanistan e concentriamoci sui mercenari pagati da gerdafi(non sbaglio)per combattere il suo proprio popolo.
    Grazie ,da continiuare

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  2. luglio 15, 2011 7:55 pm

    Shukran, “non metto nome” e benvenuto.
    Sei prezioso con le tue parole, comprendo che il tuo cuore batte con la ribellione contro il regime e voglio rassicurarti. Se sei in Italia sai che la maggioranza è a favore di un cambiamento che dia un futuro di diritti al popolo, non solo agli amici del rais. Ma devi capire che i pericoli sono molti e non basterà rovesciare la dittatura.
    Puoi dirmi cosa pensi delle prossime settimane? Si parla di un piano di attacco definitivo della Nato, e Gheddafi minaccia di far saltare la capitale. Anche tu devi accontentarti del web o hai notizie dalla Libia?

    A me interessa soprattutto questo: la vita nelle città in questo periodo di guerra. Gharyan? Sebha?

    Spero di aver scritto con chiarezza per farmi capire e che tornerai- se preferisci scrivere inglese o francese io tradurrò-
    Alhamdulilla, che presto sia la pace

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  3. luglio 16, 2011 9:17 pm

    Grazie al tuo commento sul mio blog ho conosciuto il tuo sito: una vera oasi!
    ne approfitto per chiederti se hai notizie precise sull’esercito di Gheddafi perchè sembra che non ci siano notizie certe sui mercenari.

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    • luglio 16, 2011 9:55 pm

      Grazie a te, sto ancora navigando a vista sono agli inizi. Mi interessano soprattutto le notizie che smontano i fake, per questo sono capitata nel tuo e ho trovato anche quella intervista utilissima del giornaiista, e ora il video di Quale primavera.
      Ma non trovo dove iscrivermi per avere notizia dei post. :)
      Sulla faccenda Libia seguo , per come è possibile, i blog di due giornalisti americani disallineati., Wayne Madsen, e Western Tarpley. Sulla storia dei mercenari -come la raccontano in Africa trovi qui.

      http://america20xy.com/blog6/?p=21848

      la riproposizione dell’articolo di Madsen, e personalmente lo trovo convincente.
      Ciao, alla prossima :)

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      • luglio 19, 2011 9:53 pm

        grazie dei suggerimenti! ho inserito nel blog l’intervista a Webstern Tarpley, per l’iscrizione provvederò. Tieni presente però che non ho intenzione di trattenere nel mio spazio solo ciò che condivido pienamente, Alcune cose sono li come dati di fatto da sottoporre a giudizio mio e di altri , senza fretta . Il mio blog non è lo spazio del mio pensiero ma lo spazio di alcune mie relazioni: quindi benvenuti sono i tuoi contributi

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        • luglio 20, 2011 10:51 am

          Blog che danno panorami completi e non asserviti sono esattamente quanto più apprezzabile. Ben volentieri mi addentro spesso in … altrocampo :) Ciao e grazie

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  4. luglio 18, 2011 10:29 am

    Guerra per proteggere i civili?
    Perchè i civili siriani no?
    Guerra per il petrolio?
    “A loro (francesi, ndr) il petrolio a noi gli immigrati” (U.Bossi…). Il piccolo neo-napoleone di Parigi ha spedito emissari di Total e Bnp Paribas a Bengasi poche ore dopo aver deciso (praticamente da solo) che la guerra si doveva fare. Pochi giorni fa la nostra benzina aumentava di 5 cent di accisa per pagare i trasferimenti dei migranti da Lampedusa.
    Guerra sarà breve!
    ahh, ahhh, ahhh
    Libia sarà liberata!
    Come e quando? E chi saranno i gestori delle neo-liberata Libia? I più stretti ex-collaboratori di Muammar, ammesso che lo si riesca a cacciare?
    Merkel si sfila subito, il Silvio nazionale dice che ha dovuto soccombere ai voleri del Presidente Napolitano che dice -in sostanza- di aver dovuto soccombere ai trattati Nato (?????).
    Obama nicchia e lo capisco, solo la guerra in Afghanistan è costata fino ad ora 4000 mld di dollari (molti di più, secondo altre stime ufficiali), qualche migliaio di morti tra i soldati occidentali, qualche centinaia di migliaia tra i civili ed avrà costi che andaranno avanti per decenni anche dopo il ritiro dell’ultimo soldato (pensioni di invalidità, etc.). In compenso gli Usa -il Paese guida del mondo occidentale- non hanno più i soldi per pagare gli impiegati del Minnesota. Io non so davvero più cosa dire…
    Un saluto

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    • luglio 18, 2011 11:07 am

      Dolorosamente vero, condivido tutte le riflessioni. Una delle menzogne e delle manipolazioni di quest’età degli inganni. E già penso a chi toccherà dopo la Libia.
      Dramma nel dramma, ci sono quei rivoltosi o fiancheggiatori, gente che ha subito le repressioni del regime, che hanno creduto e credono di combattere per lse stessi e iberarsi del tiranno. Di loro ho rispetto, rammaricandomi della ingenuità che rischia di portarli dove non vorrebbero.
      Grazie del commento.
      *** tra poco ti risponderò anche nella Botte di diogene, e ho già visitato il tuo sito. Amante degli spazi aperti eh? Ne so qualcosa :)

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  5. luglio 18, 2011 2:23 pm

    Guarda, tra una 15ina di giorni me ne andrò (Inshallah..) in Nepal in luoghi dove non esistono news se non quelle del viallaggio (“è nato un figlio a Kumar”, “Tara ha fatto la torta di mais”, “il cugino di Mingmar arriva domani da Delhi”…). Conto le ore, non perchè io voglia sottrarmi alla consapevolezza di quello che accade ma perchè comincio seriamente a non poterne più. Quanto a quei poveri libici che credono di combattere per la libertà vera spero che non finisca come purtroppo è probabile e cioè come nella “Fattoria degli animali” di Orwell.
    Ciao, a presto

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    • luglio 18, 2011 3:11 pm

      aha ah … è solo qui da noi che l’arrivo del cugino e le prodezze in cucina della sora Rosa hanno sapor di pettegolezzo. In un mondo sano significano partecipare alla vita degli altri che partecipano alla nostra. Scommeto che non sanno nemmeno cosa significa la depressione. Fai buon viaggio, un gran buon viaggio ;)

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  6. Karim B. permalink
    luglio 29, 2011 9:27 pm

    La primavera araba. L’effetto domino. La diffidenza nei confronti del mondo arabo. Il mondo arabo che si esprime con un nuovo linguaggio. L’occidentale che non riesce a non pensare all’estremismo religioso. L’analista esperto militare che all’improvviso deve pronunciarsi sulla situazione libica ma il suo cervello aveva aderito al patto di non ingerenza negli affari interni della Libia, quindi coatretto a pensare all’Afghanistan per parlare della Libia. 2 stati. Anzi no; tanti emirati islamici. Anzi no una societa’ tribale. Bisogna parlare con il capo tribù. Il complottismo. La CIA……………..
    E se tutto fosse più semplice?
    E se fossero semplicissime ribellioni alle dittature? Voglia di liberta’ e democrazia.
    Con tutte le complicazioni a seguire……
    Karim B. (libico)

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  7. mcc permalink
    luglio 30, 2011 5:35 pm

    Ciao Karim, benvenuto a un altro figlio della Libia- Voglio risponderti punto per punto.
    Non ho mai pensato che vi fosse una primavera “araba”, ma tante realtà diverse e sollevazioni popolari per motivi diversi, con un differente grado di spontaneità e una diversa risposta dei regimi.

    Secondo me, nessun effetto domino, perchè due soltanto sono i paesi che hanno avuto un cambiamento e molto superficiale ancora.

    Purtroppo sta montando in Europa una brutta aria, per cui si parla di estremismo o terrorismo islamista ad ogni piè sospinto, salvo poi scoprire che il terrorista è un perfetto esemplare nordico !

    Sulla LIbia che rischia di venire divisa, spero vivamente che non accada, ma ho raccolto indicazion i preoccupanti e le ho messe nel post intitolato “Libia Dove vai?” Mi piacerebbe molto sapere cosa ne pensi, cioè se i cittadini libici, anche all’estero, non pensano a questa ipotesi o la sentono come un pericolo da cui difendere il paese.

    La voglia di libertà e democrazia, con conseguenti complicazioni…. Hai detto bene. Ne sappianmo qualcosa in Italia. Dopo aver lottato contro il fascismo ed aver instaurato una democrazia…. abbiamo passato decenni avendo solo i governi che piacevano agli americani.
    La democrazia, purtroppo, non garantisce la vera libertà, occorre che i cittadini continuino ad esigerla anche quando non c’è più un dittatore ma dei rappresentanti eletti con le votazioni.

    Sarò felice quanto te, il giorno in cui in Libia sarà pacificata, le divisioni saranno dimenticate e mentre i libici andranno a votare, spero di poter passeggiare per l’amata Tripoli, e non solo…

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    • Karim B. permalink
      luglio 31, 2011 8:21 pm

      Grazie della risposta.
      A benghazi si puo’ già passeggiare tranquillamente. Anche in altre citta liberate. I giornalisti girano tranquillamente senza essere scortati. Ed il dibattito e acceso. Decine di testate giornalistiche, 2 stazioni televisive e qualche stazione radio. La gente si e abituata subito a parlare liberamente. Ci sono tante manifestazioni. Ovviamente non e stato instaurato un sistema democratico in questi 6 mesi, ragione per la quale le opinione della gente vanno raccolte sulla piazza.
      Esiste una lealtà di tutti verso i popoli delle zone non liberate. Per questo motivo non si e proceduto alla creazione di un vero governo ad interim. Il motto è ” Libia unita e Tripoli capitale”
      Non estiste nemmeno una divisione geografica in quanto il fronte e a macchia di leopardo. Esistono citta vicino a Tripoli che sono gia’ state liberate.
      Emigrazioni nel passato hanno mescolato le varie provenienze.
      Un’altro motto della piazza: “No al tribalismo”. Non esitono ne capi tribu’ ne ordini gerarchici tribali, ne sedi.
      In questi anni Gheddafi ha fatto delle atrocità indicibili. Penso che la gente punti direttamente alla democrazia e penso che l’estremismo religioso, se ci sara’, sara’ un problema interno alla Libia e sara’ combattuto. Nessuno ha voglia di perdere altro tempo.
      Nell’attesa della passegiata a Tripoli, ringrazio.

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  8. agosto 1, 2011 10:36 am

    Leggevo questa descrizione confortante del clima di Bengasi mentre laggiù, ieri, infuriavano gli scontri fra soldati al comando del CNT e altri che non lo erano.

    Definire questi ultimi una “quinta colonna” di Gheddafi o, peggio, dei traditori, è un modo di esprimersi, ma in realtà così noi veniamo a sapere ciò che i nostri media generalisti tacevano: il CNT controlla un territorio dove c’è una forte presenza anti-rivoluzione, dove ci sono combattenti autonomi che non rispondono al Consiglio e che non si sa che cosa faranno e vorranno in futuro.
    Se poi fosse vero quello che ho letto da una sola fonte, ma è plausibile, che le squadre che combattono con tanto successo nel Nafussa sono indipendenti, c’è da temere che , convergendo i combattenti su Tripoli da est e da ovest, si vengano a fronteggiare uomini accomunati solo dall’odio per il rais.
    Non sto certo a dire quali sarebbero le conseguenze fra la popolazione e quali misure dovrebbe prendere la coalizione straniera per continuare a supportare il CNT.

    Un bel futuro, secondo me, si prepara pensando al peggio e cercando di prevenirlo. Ho la sensazione che ci sia ancora molto da sapere e scoprire su questa ribellione libica, come su quella siriana e nell’insieme trovo che non sia assolutamente possibile accomunare le rivolte di questi mesi nei paesi arabi se non sotto una sola etichetta: l’idea che i modelli occidentali siano di per se stessi migliori in assoluto. Il mondo arabo aveva, secondo me, la possibilità di percorrere vie diverse per cacciare i suoi dittatori che aveva finora colpevolmente accettato.

    Grazie ancora per il tuo commento, spero che le mie opinioni non feriscano la tua sensibilità, visto che nascono dal rispetto per il tuo paese e dall’auspicio di un futuro libero sia da dittature che da intromissioni colonialiste.

    — ho letto ora questa analisi che mi sembra molto realistica: conferma alcune “luci” che ci sono nel tuo commento, ed espone anche delle “ombre”, oltre ad una certa ingenuità finale: il pensare di poter usare l’aiuto occidentale momentaneamente e di potersene poi liberare dppo la caduta di Gheddafi. http://internationalviewpoint.org/spip.php?article2227
    infine, supponendo che sei musulmano, sinceramente ti auguro Ramadan Karim

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    • ottobre 20, 2012 4:35 pm

      Karim, mi chiedo se rileggendo questa descrizione idilliaca non penseresti di aver visto a Benghazi quello che desideravi vedere, non la realtà. Credo che da persona intelligente ti sentiresti un pò imbarazzato.
      Io penso a tutti quei libici che -come ogni cittadino di ogni parte del mondo – poco si curano di chi governa e guardano a chi promette di farli stare meglio, quelle persone che desiderano uscire il mattino e tornare la sera senza essere incappati in un gruppo che gli spara, magari per sbaglio…
      Per questo auguro alla Libia che un giorno quei componenti del CNT che rifiutarono di dialogare e concordare l’uscita di Gheddafi siano chiamati a rispondere in un Tribunale Internazionale di tutte le morti e la distruzione che ancora oggi ricadono sulla Libia.

      In quanto al tribalismo, non si fa che sentirne parlare apertamente dai commentatori libici nei social network : sono orgoglios edella propria, altro che dimentircarsi l’appartenenza tribale! Se a un anno di distanza non si è stati capaci di costringere Misurata e Bani Walid a convivere, il futuro della Libia è nerissimo, chi può se ne andrà, di nuovo come gli oppositori al tempo di Gheddafi, e sarà una nuova diaspora arrogante e cospiratrice come quella che si è impossessata oggi della Libia.

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  9. settembre 1, 2011 11:44 am

    il tempo passa e si constatano i risultati

    http://mcc43.wordpress.com/2011/09/01/tripoli-che-fu-italiana-al-rombo-del-cannon-1-settembre/

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