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La Libia e il pacifismo timido

agosto 30, 2011

GUERRA, COSA SI SAREBBE DOVUTO FARE E NON SI E’ FATTO di MARINELLA CORREGGIA 

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di “atto di aggressione” l’accoglienza che l’Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l’eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano “mercenari”, e con l’epurazione di libici vicini all’ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall’Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato Onu per proteggere i civili stessi

…e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldati, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l’Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all’uomo degna del miglior far west (di nuovo il “wanted” sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l’unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell’Alba, accettata dalla Libia: MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c’erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l’intervento. Invece non si è fatto.

 

SI’,  si doveva fare. Perché non si è fatto?
Non si è fatto perché la gente si è abituata agli interventi umanitari e non le chiama più guerre, perché da tempo di Gheddafi si dava solo la rappresentazione ridicola, perché si scrive ancora che ha represso una ribellione senza dire, però, che si trattava di islamisti, quei terroristi spauracchio dell’Occidente, che l’avrebbero voluto come leader e gli avevano offerto il Califfato, senza dire nemmeno che su quel terrorista di nome Bin Laden, rifugiatosi a Bengasi, è stato lui  il primo a spiccare un mandato di cattura, nell’indifferenza generale.  E ora non dicono che uno di questi terroristi dalla lunga carriera  criminale, Abdelhakim Belhadj, armato  dall’Occidente ,  è ora comandante militare di Tripoli!

Non si è fatto nulla o certamente  non abbastanza  perché la gente ha scelto la delega: aderisce a quello che più è ripetuto, gridato, scritto a caratteri cubitali.
Non si è fatto perché della sinistra sono rimasti i salotti,  mentre i luoghi dove lottava, le fabbriche, sono stati smantellati, perché i sindacati confederali si sono americanizzati nel rapporto con la controparte e distaccati dalla base, perché la sinistra guardando i tumulti di piazza negli altri paesi li definisce libertari, quando sono in val di Usa storce la bocca, perché si è innamorata di Obama, mentre il leader degli afroamericani ha dichiarato “ A cosa ci serve un presidente nero se fa le stesse cose di un presidente bianco?” , non si è fatto perché molti italiani non facevano mistero che la  migliore soluzione sarebbe stato  “farlo fuori”.

Non si è fatto perché la crisi induce a ripiegarsi su di sé, sulla paura di non aver di che sopperire al necessario o la rabbia di dover ridurre il superfluo, perché il berlusconismo ha reso più superficiali i dibattiti trasformandoli in vuote chiacchiere

ORA E’ DURA RIMPIANGERE DI NON AVER FATTO, MA E’ PIU’ DURA ANCORA PER NOI CHE AVEVAMO CAPITO E SIAMO RIMASTI INASCOLTATI.

In una fluviale conversazione nel blog Cor-pus ho esposto fin da prima della risoluzione Onu  una radicale contrarietà a quello che veniva strumentalmente diffuso e l’anticipazione di dove ci avrebbe condotti, questi sono solo due citazioni

2 marzo commento in mcc43- Tunisia apripista delle ribellioni arabe – E perché nessuno guarda la carta geografica e ci ragiona su? Tripoli è nella tenaglia della Cirenaica e di Zawhya, dove i ribelli possono ricevere aiuti e armi rispettivamente da Tunisia e Egitto. Non dai governi certamente, i quali anzi sono immobilizzati dalla pressione della massa di emigranti in fuga dalla Libia che minaccia di diventare emergenza nazionale. Che se ne vadano filippini, cinesi, egiziani tunisini, europei, americani significa che Tripoli cadrà per fame e ricaduta nella preistoria. Sono questi lavoratori, alla fame o di lusso, che fanno funzionare i servizi, hanno le conoscenze tecniche, insegnano nelle scuole straniere che le famiglie tripoline agiate scelgono per i loro figli. Negozi chiusi, mancanza di viveri, immigrati neri che non possono girare per le strade perché ormai la propaganda ne ha fatto indiscriminatamente mercenari sanguinari (e molti di loro, come gli Etiopi, sono invece rifugiati politici). Caos da cui si spera nasca l’esasperazione che cacci via Gheddafi attraverso una sanguinosa guerra civile.

21 marzo  da mcc43. Von Clausewitz in Libia Pacifisti, sinistre e  liberi pensatori che approvano solo la guerra giusta dovrebbero prendere come  strumento di lavoro “Della guerra”  di Karl Von Clausewitz. L’ho letto proprio perché –  da pacifista –  non mi bastano gli slogan, volevo sapere cosa deve essere una guerra dal punto di vista di chi la vuole combattere. Avevo imparato: “Condizione del successo della guerra è una chiara distinzione fra immaginazione  e realtà.”  Invece in questo come in altri interventi militari precedenti  non vi è attenzione alla realtà, solo nascondimento alterazione manipolazione. Giochi di parole  verso  i lettori e gli spettatori, ma soprattutto fra nazioni  aggregate  nella muta da caccia. Un consigliere  Von Clausewitz  nell’animo del pacifista avrebbe preteso 
Prima mostrate le foto dei  satelliti spia che dimostrino massacri dell’esercito libico sui  dimostranti, date una possibilità all’opzione Chavez e che avvenga in fretta,  fate mettere per scritto dagli insorti di tutte le città l’elenco delle richieste, concrete e di diritto per le quali chiedono il nostro intervento”.

Non considerare la realtà, è anche aver tralasciato la minaccia di Gheddafi di armare il popolo e non pensare che ciò è un rischio al calor bianco di guerra civile che solo una occupazione  terrestre potrebbe tenere sotto controllo. Capita di essere d’accordo con il nemico  e dire come Gheddafi: occidente non hai capito nessuna delle lezioni della storia. Ma ha torto quando dice che  non riusciremo a vincere: sul campo vinceremo distruggendo. Ma è altrettanto vero che abbiamo anche perso fin da ora. Cosa  è servito liberarsi di Bush  senza liberarsi anche della sua passione per la caccia? A sostituirlo con Sarkozy , che lancia su Gheddafi gli aerei che non è riuscito a vendergli.

Si doveva e si poteva ma troppi pacifisti sono diventati timidi e s’imbarazzano a scendere in piazza e  dire come Gino Strada “sono contro tutte le guerre” .   Si fanno attirare sul terreno degli altri: quelli della “guerra giusta”.
Ma questi  sono i veri fautori della guerra! Si è mai sentito qualcuno dichiarare impunemente  “sono per la guerra in ogni caso, perché mi piace” ?
No, parlano di guerra per motivi giusti e li individuano nelle menzogne raccontate dai media del mainstream. Non voler sapere, è questa la colpa.

Ma, almeno ora,  vorranno chiedersi se  La No Fly Zone ha protetto i civili in Libia?
(per ignote ragioni a volte questo link al video non funziona; ma si può arrivare bene alla pagina di altrocampo dalla barra dei Feed a destra)  

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3 commenti leave one →
  1. agosto 31, 2011 10:21 pm

    Se invece volessimo rileggere tutta la faccenda nell’ottica del professionista che pianifica la guerra , ogni particolare non detto o falsato acquisterebbe il giusto valore logico: Dopo molto tempo ho imparato che le guerre non scoppiano per motivi “economici, sociali, politici o religiosi”come eventi fatali della storia; le guerre (le guerre importanti) scoppiano perchè sono pianificate dai vincitori

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  2. agosto 31, 2011 10:50 pm

    …. e più infrangono ogni norma del diritto internazionale, rispecchiano la competizione segreta fra le stesse nazioni coalizzate, si innestano sulle loro passate responsabilità, tanto più è diabolica l’abilità di scegliere per la guerra i tempi dell’opinione pubblica distratta e facile da illudere sulla giustezza e rapidità dell’operazione.

    Von Clausewitz partiva dal concetto di limitare le perdite di vite e di beni. Gli strateghi moderni contano al contrario sulla massima distruzione perché i “datori di lavoro” sono coloro che poi si arricchiranno nella ricostruzione, nella depredazione e nell’asservimento ideologico.
    Gli scherzi del Tempo, il teorico della guerra sarebbe oggi più vicino ai pacifisti che ai guerrafondai. :)

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  3. settembre 1, 2011 1:49 pm

    La mia amarezza però è inconsolabiie al pensiero che di tutte le nostre verità faticosamente cercate, fuori , sulle TV e sui giornali nazionali, non passa nulla.

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