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ISRAELE costretta a procedere con i piedi di piombo

novembre 5, 2011

ISRAELE  è davanti a delle opzioni di grande complessità

verso GAZA

I palestinesi si sono dimostrati capaci di colpire con i loro razzi fin dentro Tel Aviv, ma ora, senza  Mubarak  l’Egitto è meno cieco sulle Conflitto soldato e donna palestineseritorsioni israeliane.
La rivoluzione egiziana ha sdoganato i Fratelli Musulmani  che acquistano un peso crescente e sono motivati a sostenere Hamas e  fare di Gaza una loro enclave. Israele deve dunque pensare due volte prima di lanciare un’altro Piombo Fuso  come nel 2007-2008. Per quanto sia  possibile, e secondo alcuni perfino  provato, che si sia servita in circostanze particolari di gruppi aderenti ai  Fratelli musulmani, una cosa  è convergere  per  destabilizzare un terzo incomodo, un’altra è venirsi a trovare in diretto contrasto d’interessi.

verso IRAN

Il progetto nucleare iraniano va lentamente avanti. Poiché sul piano internazionale non si crede all’affermazione di uno scopo puramente civile,  la domanda è quando  l’Iran sarà in grado di armare con testate nucleari  i missili terra-terra , creando un reale pericolo dal punto di vista israeliano.
Netanyahu e BarakSu questo si basa la tattica di far crescere l’allarme e coinvolgere i paesi amici, ma l’establishment israeliano non è concorde. A favore di un attacco di propria iniziativa (come nel 1981 contro l’Iraq) sono il premier Netanyahu e il ministro della difesa  Barak , ma è un consiglio di sicurezza nazionale composto da otto membri ad avere l’autorità per  decidere. Lì non è certo che vi sarebbe,  per ora, un accordo.

La domanda che si pongono gli osservatori israeliani è: Conviene fare per conto nostro? I “no” sono molti.

Prima di tutto, nuovamente l’Egitto: è  meno ostile all ‘Iran di quanto fosse con Mubarak. Poi la Giordania  il cui spazio aereo si dovrebbe sorvolare. Infine  un ovvio immediato convergere sul territorio israeliano  di razzi di Hamas ed Hezbollah, oltre al fatto che  Bashar Assad  avrebbe una formidabile

Bashar Assad e Gheddafi con i bambini

Bashar Assad e Muhammar Gheddafi con i figli

occasione per  distrarre dalla situazione interna.

Non è finita: tutta l’area del Golfo è spalmata di truppe americane, non si può non coordinare l’azione con gli USA. Obama in crisi di consensi e a un anno dalle elezioni, non potrebbe prendere le distanze da “l’autodifesa di Israele” per non alienarsi voti e fondi degli ebrei americani [e non sarebbe nemmeno troppo fantastico temere di peggio]. Considerando, però, la non avvenuta crescita di consenso con l’intervento in Libia, nemmeno con il cinematografico  linciaggio di Gheddafi, sembra che il resto dell’elettorato, una volta giustiziato il fantasma Bin Laden,  sia tornato a una  sovrana indifferenza per le vicende estere.

E ancora: pur godendo Israele della genuflessione dei paesi occidentali, dovrà calcolare che un attacco all’Iran sarà un’altra grossa perturbazione sul  mercato petrolifero. Aumento di prezzi  che non entusiasma nessuno.

Il Jerusalem Post oggi già discute la “preoccupazione” degli Usa per un attacco all’Iran lanciato  in autonomia, anche perché “l’Iran dispone di forti difese aeree“. Osservazione che  potrebbero essere avallata perfino da  Ahmadinejad!
In America c’è chi dice “Obama è il peggior presidente che Israele abbia mai avuto” e questo probabilmente perché Obama , per parte sua, rappresenta già una icona: l’ essere il primo presidente afroamericano, il primo a impersonare l’american dream in cui tutto è possibile. Israele, in quanto icona della vittima dell’odio di razza, gli serve meno di quanto servisse a un Reagan o a un Bush.

 Dagan, ex capo MossadPerfino il capo del Mossad, al quale il recente pensionamento ha sciolto la lingua, Meir Dagan non fa mistero che un attacco solitario sarebbe una sciocchezza. La sua presa di posizione  è stata violentemente attaccata come minaccia alla sicurezza nazionale, al che Dagan ha risposto da par suo. Se dovessero sottoporlo a  indagini giudiziarie rivelerebbe quello che avevano  affermato sul problema della  sicurezza nazionale  il ministro delle  finanze,Yuval Steinitz, e i suoi amici, ha detto, aggiungendo “Io ho buona memoria”. Non ne dubitiamo, ma da questo momento dovrebbe far annusare  al gatto  la sua minestra.

****

La politica estera dittatoriale si sta ritorcendo in modo seccante contro se stessa: la  potenza militare di Israele  non può dispiegarsi perché ha troppo contribuito a cambiare  la situazione del M.O. rendendolo  instabile al punto di essere una minaccia per  lo scenario mondiale. Ragion per cui, volendo chiudere i conti con l’Iran  dovrà acconciarsi a passare per un voto del Consiglio di sicurezza.
L’Iran non è isolata come la Libia. Non è,  per l’appunto, la Libia del 1988 alla quale  si potè appioppare l’attentato Lockerbie e tenerla sotto scacco per decenni. Si è ben visto il flop dell’accusa di  complotto iraniano contro l’Ambasciatore Saudita in America.

Nonostante sia una nazione con le istituzioni della democrazia, Israele ha avuto governi  assimilati dall’approccio dittatoriale e cospirativo  in politica estera;  i dittatori finiscono sempre per eccedere perchè  privi della cognizione  del limite.
Ora la nazione è sotto test  e tutto si può dire, ma non che  manchi di fine intelletto nella propria salvaguardia.
Certe dichiarazioni  di urgenza dell’intervento contro i siti nucleari iraniani sono come appare a prima vista l’avvisaglia  di un’azione diretta e solitaria? Non necessariamente,  di sicuro servono a far  crescere l’attenzione internazionale e a distrarre  quella interna dalla protesta sociale che negli ultimi giorni di ottobre  si è di nuovo manifestata nelle strade.
Anche l’Iran ne trae  vantaggi: migliaia di dimostranti nelle strade appoggiano il governo al grido di morte, un pò  a Israele, un pò agli USA.

Teatro drammatico della politica ovunque, ma prima o poi, a furia  di far le prove, arriva il momento dell’entrata in scena.

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prosegue dal post:  Never ending war: capitolo Iran

 

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