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INDIPENDENZA, sogno e lotta dei TUAREG del Mali- 2a parte

marzo 2, 2012

Dalla sera del  21 marzo la situazione politica del Mali è in evoluzione, militari hanno attaccato il palazzo presidenziale, dal governo si è definita la questione come una protesti di disertori.
Il 22, il sito ufficiale del governo è irraggiungibile, AllAfrica riporta una dichiarazione secondo la quale il presidente Touré preferisce farsi da parte piuttosto che rispondere agli insorti con le armi.

Non si comprende la ragione di tutto questo a poche settimane dalle elezioni .  Il seguito nel post I mali del MALI, in tempo reale 

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segue da INDIPENDENZA, sogno e lotta dei TUAREG del Mali 1a parte 

                 DIS-INFORMAZIONE

Commando AQMI e i due sequestrati francesi

La Francia ha nella regione influenza bastante per deciderne le sorti. Gli organi d’informazione del Mali l’accusano di fomentare la ribellione dei Tuareg per destabilizzare il paese, tra l’altro in fase pre-elettorale. Le  illazioni sono perfino   sorprendenti : il rapimento di due francesi, Français Philippe Verdon et Serge Lazarivic , sarebbe stato un trucco francese  per mettere a disposizione dei  ribelli due esperti di operazioni militari. Si consideri che il loro rapimento è stato rivendicato dall’Aqmi.  il che porta a concludere che  da parte di Bamako si tratti di un modo obliquo per reiterare l’accusa di connivenza dei Tuareg con Al Qaeda del Magreb, in questo caso associando indirettamente nell’accusa anche il disinvolto, assai sospetto, governo francese. Tutto ciò ricorda le “sparate” mediatiche cui ci ha abituato la guerra in Libia.
Infine, ponendo come ipotesi che l’accusa di Bamako alla Francia corrisponda alla realtà, la denuncia del MLNA (vd 1a parte:  “uno stato potente” aiuta il governo di Bamako rifornendo l’esercito assediato) induce a chiedersi chi è la nazione che si oppone alle mire francesi sul Nord-Mali.

In realtà, la Francia si muove attivamente sul fronte diplomatico, in modo diretto e indiretto. Nelle settimane scorse in missione a Bamako  è arrivato Blaise Campaoré, il presidente del Burkina Faso che la Francia stessa ha messo, e conservato,  al potere  con il colpo di stato del 1987 contro Thomas Sankara .

Nel polverone che inizia a sollevarsi sugli eventi di un paese di cui il mainstream ha sempre raccontato poco e male, la comprensione degli eventi è fortemente incerta, ma  allo stato attuale è lecito dubitare che i Tuareg si accordino con l’ex-potenza coloniale che, a suo tempo, non aveva sostenuto la loro richiesta d’indipendenza. Personalmente ritengo che la real politic in quell’ambito culturale trovi ancora argini nella lealtà verso la propria storia, ma è altrettanto vero che la situazione degradata in cui il governo maliano ha voluto conservare la regione può spingere a qualsiasi alleanza nella speranza di dare alla gente una vita meno ardua e una speranza per il futuro.

  CRIMINI CONTRO L’UMANITA’
DEL GOVERNO DEL MALI

Che un governo scarichi bombe sulla regione dove è scoppiata un’insurrezione è cosa che indigna l’opinione pubblica. Su questo si costruirono informazioni non veritiere contro Muhammar Gheddafi, ma non c’è indignazione se manca l’ informazione.  
 E’ passato sotto silenzio il comunicato di Amnesty sulla repressione nel Mali.

Gaëtan Mootoo, Amnesty International’s  West Africa  
Giovedì 23/02/2012
Il governo del Mali deve porre fine alle operazioni di bombardamento contro la popolazione civile nel nord del paese, Amnesty International ha dichiarato oggi dopo che  una bambina di quattro anni è stato uccisa nei bombardamenti. Fata Walette Ahmedou è stato ferita ieri pomeriggio dopo che un elicottero dell’esercito ha bombardato il campo di Kel Essouck vicino alla città settentrionale di Kidal, circa 1600 km a nord-est della capitale Bamako. Morì a causa delle ferite giovedi mattina e almeno altre 12 persone sono rimaste ferite durante l’attacco, tra cui Khawlata Walette Alladi che ha subito gravi ferite pelviche e l’amputazione di una gamba amputata, mentre una puerpera ha subito lesioni alla testa.

E ‘la popolazione civile che sta portando il peso di questi bombardamenti indiscriminati. Oltre a perdite umane, gli attacchi hanno ucciso decine di bovini, cammelli e capre che rappresentano la sussistenza della popolazione. Questi bombardamenti violano il diritto internazionale umanitario e il governo deve fermarli immediatamente.
L’area di Kidal è stato bombardato da elicotteri dell’esercito del Mali dall’ 11 febbraio. Un testimone ha raccontato ad Amnesty International che sono state rinvenute 15 cartucce di proiettili a elica (shelling cartridges with propellers) dopo l’ultimo attacco.  
[...]Amnesty International esprime preoccupazione  per la notizia che il 17 febbraio due Tuareg  che fanno parte del personale della Croce Rossa sono stati fermati e malmenati dai militari nei pressi di Kidal. L’esercito del Mali e il MNLA devono fare il massimo per proteggere tutti coloro che non prendendo parte attiva alle ostilità, come indicato nelle Convenzioni di Ginevra.


TUAREG
CON LE ARMI, CON LA PENNA, CON LA MUSICA
**** 

Le armi

I combattenti MLNA sono ben armati perché i reduci dalla Libia hanno portato con sé molto di quanto  uscito dai depositi del regime caduto. I capi tengono a sottolineare che questi combattenti rientrati erano in parte lealisti, ma molti avevano  combattuto per il CNT. Non possibile sapere se questa è una dichiarazione di stampo politico; ma se corrisponde alla realtà, ogni divisione è stata messa da parte per aderire agli scopi del Movimento di liberazione.
In questo video France24, un’esauriente intervista a uno dei capi militari

****
La penna

MOUSSA Ag ASSARID è uno scrittore Tuareg; in italiano è stato tradotto il suo libro  Non ci sono ingorghi nel deserto. Cronache di un Tuareg in Europa. Lo strano titolo si spiega con la su constatazione del nostro stile di vita:

“Qui non si ascolta il Silenzio.
Qui non si ha lo Spazio.
Io sono un nomade, ma in un modo
non comparabile con la velocità del TGV
” 

Parla, nell’Articolo di Tamoudre.org, delle ragioni profonde che oggi lo legano al movimento di liberazione.

“Nel 1991 frequentavo l’ottavo anno delle superiori quando l’attuale ministro dell’agricoltura Aghatam Ag Alhassane, che mi dava ospitalità, si è unito alla rivoluzione. Io ho preso la mia sacca, sono sceso dalla sua macchina e gli ho detto: non intendo lasciare la scuola perché all’istruzione credo profondamente e poi… non mi sento ancora veramente pronto. Ho deciso allora che la penna sarebbe stata la mia arma e ho proseguito gli studi, terminandoli in Francia.
In seguito mi sono impegnato a creare istituzioni scolastiche per permettere ai bambini nomadi una luce per il futuro e mezzi per creare il loro destino, Con la mia penna ho scritto tre libri  e mi sono ripromesso di non abbandonare mai il mio paese natale.
Tocca a noi, fratelli e sorelle del Nord–Mali, di tutte le etnie, liberare il popolo dell’Azawad  dall’ignoranza e dal potere centrale di Bamako. Sia chiaro a tutta la gente del nord: non c’è via di mezzo fra la pace e la guerra.  Non si può vivere in pace mentre altri sono in guerra e non dimentichiamo che la nostra storia e il nostro destino sono uniti da legami di sangue, dalla terra e dalle nostre relazioni con il resto del mondo.

L’articolo, intitolato Les raisons profondes de ma révolte et de mon adhésion au MNLA,  prosegue elencando le conquiste necessarie per il progresso del popolo dell’Azawad. Al primo punto pone proprio la scolarità per i nomadi, affinché si ponga fine alla discriminazione che dura fin dal giorno dell’indipendenza.  Ma non basta giungere al diploma o alla laurea, dice, perché nel Mali il sistema è fortemente corrotto e i posti di responsabilità vengono venduti al miglior offerente. La pubblica amministrazione ha subito un processo di militarizzazione: soldati e  ufficiali, che dovrebbero essere nelle caserme, sono negli uffici a svolgere il lavoro dei civili.
Nella conclusione, infine, p
one come condizione della pace la fine della politica di divisione incentrata sulle differenti etnie e il lassismo del governo nella lotta contro il terrorismo:

 Da  molti anni una galassia terrorista, l’AQmi, ha trovato rifugio nel nord del Mali con la complicità delle massime autorità del paese. I servizi di intelligence degli stati confinanti, Algeria, Niger e Mauritania, oltre ai paesi occidentali , accusano  il Mali d’inerzia e di essere l’anello più debole nella lotta contro il terrorismo.
Si parla dei sequestri di occidentali, ma non si dice che anche  la popolazione locale è tenuta in ostaggio perché ormai tagliata fuori dal mondo. Non c’è più turismo, che era una fonte di reddito per la popolazione; sono andate via la maggior parte delle ONG, non si fanno progetti di sviluppo e progressivamente se ne vanno anche i rappresentanti dello stato. Perfino  giornalisti e documentaristi non possono più venire a testimoniare la situazione caotica in cui vivono le popolazioni povere.
Tutto questo serve da pretesto al governo di Bamako per dirottare dal Nord-Mali  i finanziamenti ottenuti   per lo sviluppo.

****
La musica
 

Tinariwen è il nome di un gruppo leggendario che da anni unifica e ispira l’intero Sahel con la sua musica.
A partire dal desert blues, nato fra le dune libiche di Murzuq unendo sonorità berbere al soul e al reggae, I Tinariwen hanno creato il loro stile, timbro e poetica fondendolo con il rai , l’uso degli strumenti elettrici e l’ispirazione di grandi artisti rock. Per loro le classificazioni non hanno senso e la notorietà non li ha allontanati dalla loto storia, nemmeno ora con l’arrivo, in febbraio, di un Grammy Award.

Tessalit nell’Awazad è la regione nativa di Ibrahim Ag  Alhabib, voce e chitarra dei Tinariwen, ex combattente degli anni ’90 formatosi nei campi del colonnello Gheddafi. Ora Ibrahim  morde il freno.
Bastien Gsell, manager del gruppo, sostiene ” Non dobbiamo lasciare che la situazione sopravanzi la musica. Tinariwen è trasmissione di conoscenza, esperienza, ricerca di saggezza. E deve essere perpetuata”. Conclude allusivamente:  “Ibrahim è cosciente di questo” , però, fra le due possibilità, andare a cantare in tour mentre due suoi fratelli sono stati uccisi o restare nell’Awazad, Ibrahim ha scelto la seconda e ha disertato dal grande Festival algerino dell’Agghar. “Sono a casa, occupato con la mia famiglia” ha laconicamente comunicato. 
L’arte è cuore.
Ma anche andare in tour, come fa il resto del gruppo, nonostante la defezione di due componenti, è un modo di combattere. Con suoni e nostalgia s’infrange il silenzio dei media.

“Il deserto non ti dà niente, lo devi trovare”

dicono le loro canzoni, un’ispirazione per la resistenza contro il governo autoritario di Bamako.

Music of resistence è intitolato questo video-reportage di AJazeera del 2009 che dedica la prima puntata ai Tinariwen.
Il video narra del passato dal quale nasce la loro musica, mostra il paesaggio dell’Awazad, le pitture rupestri, i volti delle donne; Issa Dicko, storico e musicista nel gruppo, illustra la loro filosofia di pace e davanti al fuoco dell’accampamento il carismatico Ibrahim racconta della prima ribellione del 1963 quando, a tre anni, gli uccisero il padre.

francese con sottotitoli in inglese

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articoli relativi ai Tuareg del Mali nella collezione http://storify.com/mcc43_/raccolta-mali-and-azawad

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