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Bamako live: quello che qui non si racconta del Mali

marzo 25, 2012

mcc43

per operazione Serval- Francia  vedere 

Francia: la sfacciata conquista del Mali

e ultime news in aggiornamento qui http://storify.com/mcc43_/raccolta-mali-and-azawad

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articolo precedente “I mali del Mali in tempo reale, 22 23 24 marzo”

Lo zampino dell’Occidente?

Ogni volta che in Africa avviene un colpo di stato si pensa – e ci si azzecca – a una manovra occidentale, Stati Uniti in prima fila. Ogni regola ha le sue eccezioni, altrimenti non è una regola, ma una fissazione. Potrebbe essere così questa volta?

Non  è necessario  complottare con precisione perché qualche testa calda locale decida di mettere in scena uno dei copioni localistici. Se per i paesi arabi è stato FB&le piazze giovani-apolitiche-libertarie e moti identificati da una data, per i paesi più a sud è il putsch militare che, secondo la legge del taglione, depone un leader a sua volta salito al potere con un colpo di stato delle forze armate. Lo sviluppo, poi,  ha un tasso di spargimento di sangue che cresce man mano si scende verso sud. Chissà perché.
Il Mali ha messo in scena un copione che ha un pò di uno ( twitter& televisione) e un po’ dell’altro (tre morti, vari feriti, tanto saccheggio). C’è qualche possibilità che sia spontaneo e maturato inaspettatamente ai più per ragioni tutte interne. Da questo momento, qualcuno cercherà di metterci sopra il cappello.

Non ben classificabile, questo poco cruento colpo di stato scivola fra le parole dei commentatori, pigri ormai se viene a mancare uno schema. Alcuni  ripiegano su una coda della primavera araba. Chissà perché, arabi non sono.

Naturalmente  nel coktail della vicenda non manca del tutto uno schizzo di Usa, che effettivamente c’è:  il  volto (terrorrizzato dall’enormità della sua impresa) del capitano Sanogo, allievo del programma militare antiterrorismo.
Prima di credere a Usa ex machina,  dovremmo sapere se dietro di lui stanno compatti gli altri militari addestrati dall/in America; chiederci perché non ci si è assicurati  il tradimento di ufficiali di alto grado, infine,  se  davvero gli Usa hanno voglia di scontrarsi con i francesi.

La bulimia africana della Francia

Di fresca realizzazione, l’intervento diretto in Costa d’Avorio, talmente becero, illegale e brutale … da non ricevere condanne dall’Onu. E’  invece il leader deposto, Laurent Ggbao, a finire sotto processo alla CPI.  L’accusa di crimini contro l’umanità calzerebbe meglio al suo successore, luogotenente  degli interessi francesi, Ouattarà.  Non è  capitato lo stesso in Libia?
Come ricordato negli articoli sulla lotta per l’indipendenza dei Tuareg  la Francia ha nella zona Mali-Niger grossi interessi e deve giostrare con l’Aqmi per i sequestri dei suoi tecnici. E’  stata accusata dagli organi di stampa del Mali di aver fomentato la ribellione Tuareg scoppiata a gennaio.
Se ora questi mutines, i soldati del putsch, siano manovrati  da Parigi se lo chiedono i commentatori dei media africani.  Perché, a loro, è noto che Christian Rouyer, attuale ambasciatore francese non aveva simpatia per ATT, il presidente Touré. Ben convinto della sua tesi di uno zampino francese nelle vicende maliane, Tourè il giorno stesso della rivolta militare è alla  Francia che si rivolge, e riceve  il consiglio di andarsene dal palazzo presidenziale che, effettivamente, poco dopo viene attaccato dagli ammutinati.
Dopo di che è l’ambasciatore francese a prendere in mano la situazione: emana  l’ordine di evacuazione delle scuole, si reca in visita di cortesia al ministro kenyota bloccato a Bamako,  nonchè  in visita – che ancora non sappiamo definire – alla giunta golpista.

“Il potere maliano è stato in questi ultimi mesi in disaccordo con la Francia sulla ribellione tuareg. Il Mali voleva sbarazzarsene, la Francia e certi paesi occidentali servirsene per la lotta all’Aqmi.” dicono i media maliani.


La nostra stampa considera i combattenti Tuareg di ritorno come  lealisti di Gheddafi [non è del tutto vero:    secondo una loro dichiarazione ufficiale (ved. )] e ciò può servire a mascherare alleanze straniere eversive con i Tuareg che avevano fiancheggiato il CNT libico.

Le sofisticate armi di cui dispongono non vengono tutte dagli arsenali di Gheddafi, secondo le autorità maliane provengono da paesi occidentali” scrive   una fonte ivoriana  che termina chiedendosi quello che  alcuni, e io pure, si chiedono : perché tutta questa richiesta di democrazia se si è alla vigilia delle elezioni, e per di più  ATT non è  candidato e uscirà di scena?

Allowing coup makers to run elections is like asking the same robbers to restructure a bank. #Mali


La chiusura delle frontiere

Un classico nei colpi di stato. Sta bloccando due ministri, Kenya e Zaire, con le loro delegazioni, cittadini stranieri intenzionati a lasciare il paese; camionisti con i mezzi carichi di materiale deperibile che non possono né esportare né far entrare (generi alimentari) .
Cosa significa “in pratica” vivere un blocco delle frontiere? Lo avevo già constatato nel caso Libia nell’articolo Drammi umani, troppo umani per le cronache di guerra : un gran disagio per la gente comune.
Da Bamakolive

C’è gente bloccata da diversi giorni e persone che si trovavano già in viaggio e arrivano ora. Come Abdoukader,  che vende ai turisti gioielli Tuareg a Dakar(capitale Senegal). Arriva da Niamey (capitale Niger), dove si era recato con cinque giorni di autobus da Dakar  per chiedere  un visto Schengen in un’ambasciata perché egli era stato detto che in Niger i  “visti scorrono come il caffè” , molto più facilmente che a Dakar. Ora eccolo qui, di ritorno dal suo tentativo di viaggiare oltre i confini del Sahara (in Europa, in questo caso), si scontra con l’inaspettato: in Mali non si passa più.

Ammesso che Abdoukader abbia potuto,  arrostendosi  per giorni  dentro un bus, viaggiare in linea retta, sono 2100 km da fare nei due sensi e Bamako è solo metà strada. Impressionante: per un percorso che è grosso modo la metà, si progetta e si profonde ricchezza per  la Tav per permettere – a chi è  frettoloso ma ha paura di volare – di fare Milano Parigi in tre ore. Stiamo parlando del medesimo pianeta? E chi deve vergognarsi di più: noi o l’Africa?

— Ultime notizie sul Mali, al 25 marzo:
calma precaria a Bamako,
combattimenti fra MLNA e esercito al Nord.

I media sono sintetici, ma scusabili,  si guarda al Senegal: oggi si vota.

*Anche a Bamako votano i senegalesi, e non hanno problemi per accedere alle urne. Tutto regolare.

*I ministri  stranieri hanno potuto lasciare il paese.
Le personalità politiche maliane sequestrate dai ribelli hanno minacciato di entrare in sciopero della fame.

*Il mondo politico reagisce, e si divide sebbene in modo diseguale.

–Da un lato il partito che nell’immediatezza del colpo di stato si era dichiarato favorevole: SADI, solidarietà africana per la democrazia e l’indipendenza; insieme a qualche altra forza ha creato il movimento M22(marzo… anche questi tengono alle date!)

–Dall’altro un fronte di 38 partiti che chiede l’immediato ritorno dell’ordine costituzionale; ad esso aderiscono anche associazioni della società civile, i sindacati e in blocco la Magistratura.

***** e ora spunta l’antropologo yankee!
Un americano che vive a Bamako in un articolo del suo blog passa in rassegna l’abbigliamento del capitano Sanogo, spulciando nel video immagine per immagine, individua qua e là amuleti, segni,  indumenti speciali, pezzetti di legno  che avrebbero funzione apotropaica. Un putschista scaramantico, insomma.


E con ciò? Non saranno fatti suoi questi? Trafiggere le culture altre come un entomologo trafigge le farfalle… in queste svanisce la vita, nelle altre svanisce il senso.

Italiani in Mali : da un blog de Il Sole24ore

“Non so come uscirò dal paese”, mi racconta in chat il mio amico italiano che è in Mali, (mi aveva già aggiornato qui subito dopo il colpo di Stato). “Forse passando dal Burkina, con un viaggio di 2 giorni e dei seri dubbi per passare la frontiera siccome non ho un visto e non lo fanno alla frontiera. Oppure potrei andare a Bamako, con un viaggio di 6 ore con vari punti senza copertura del telefono e non sapendo in che condizioni di sicurezza sia la strada”.
 “Probabilmente le frontiere verranno aperte martedì, ma il problema è c’è un grosso rischio che nel giro di qualche giorno qui scatti il panico. Prima o poi cercheranno di cacciare i militari, e nel momento in cui cercheranno di farlo ci sarà la guerra. Tra l’altro i tuareg hanno detto che approfittando della situazione confusionaria stanno prendendo sempre più parte di Paese e ieri hanno preso la città di Kidal e continuano a scendere”.

26 marzo: gli eventi avvengono a nord

*Le formazioni Tuareg minacciano sempre più da vicino Kidal e perdendo questa città, la giunta militare, che accusa il governo di ATT delle sue sconfitte, perderebbe molto della sua credibilità, di cui peraltro non ha mai ampiamente goduto.
Al fianco dell’esercito combattono milizie che l’articolo non identifica, ma che potrebbero essere la Ganda Koy, una milizia delletnia Songhai che già in passato si è scontrata con i Tuareg.In questi mesi è nuovamente in azione, rifornita di armi dal governo che tenta di cambiare la lettura dei fatti: da insurrezione per l’indipendenza   a guerra civile su base etnica.

Riassumendo: la Giunta militare non ha coperture internazionali (ufficialmente,,,)  all’interno ha solo una parte del mondo politico con sè, si è inimicata la popolazione a causa dei saccheggi che hanno commesso i soldati, sta subendo sconfitte dai nemici di ATT. Potrebbe dunque essere un putsch di breve vita, e se breve non è rischia di essere la distruzione dello stato del Mali, con l’effettiva indipendenza conquistata dai Tareg dell’Azawad. 

oggi per il Mali è un anniversario: 26 marzo 1991 Amadou Toumani Touré rovesciava il regime di  Moussa Traoré

*Ironia della storia, a questo anniversario ATT, golpista convertito alla democrazia non può partecipare pubblicamente! Non vi è neppure certezza su dove si trova, ma in mano dei ribelli o con i lealisti, tutti assicurano che sta bene, è solo molto provato.

* Secondo El Watan, a combattere contro i Tuareg sarebbe un gruppo fresco di debutto: Ançar Eddine. E fa temere il peggio, in quanto la sua prima dichiarazione ufficiale “vogliamo instaurare la sharia”. Finora lo scontro governo-Tuareg era tutto nell’ambito di una rivendicazione autonomista senza connotazioni “religiose”. Questa nuova formazione (promossa da chi?) fa temere una radicalizzazione e un ambito di contronto che potrebbe trascinarsi nel tempo con il semplice obiettivo di destabilizzare l’intera regione.

**BAMAKO: “A bas les putschistes” e “SANOGO  dégage!”  Il capitano putchista Sanogo ha battuto ogni record: giovedì notte ha preso il comando, lunedì mattina la piazza gli grida di andarsene.

Prima manifestazione popolare (un pò più di mille persone) cantano l’inno nazionale e gridano la loro contrarietà alla giunta. Un sindacalista:”Non accettiamo che ci sia portata via una democrazia che abbiamo pagato a caro prezzo”.

Sul cartello nella foto “Vogliamo 2 cose: restaurare la democrazia e la messa in sicurezza del Nord del Mali.

* Soumaila Cissé, capo di un partito (al quale i golpisti hanno devastato la casa – ved. post  precedente), informa di essere stato alla sede della giunta militare, di aver parlato con Sanogo e di avergli detto la sua contrarietà, invitando i militari a rientrare nelle caserme.(da Tv5)


Impossibile non fare un paragone con la Libia: se un lealista si fosse recato dai miliziani del CNT non sarebbe tornato indietro intero. E’ un’altra storia, altro popolo, con una confusa ma reale dialettica anche con i militari golpisti.

*** Costa d’Avorio. Il presidente Alassane Outtara è al momento anche in carica come presidente della Comunità economica degli stati africani (Cedeao). Ha indetto una riunione di tutti i capi di stato e ha avanzato una proposta per mettere intorno a un tavolo gli attori della crisi del Mali; se le trattattive dovessero fallire, propone di inviare UNA FORZA DI INTERVENTO MILITARE.  L’interventismo è un male contagioso. Outtara ha comunque ragione di essere preoccupato ancor più dei paesi confinanti avendo un confine di 500 km. con il Mali che può essere facilmente usato dai suoi oppositori politici (… non essendo ancora riuscito a sterminarli del tutto).

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