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MALI: Tre fronti e un convitato di pietra

aprile 6, 2012

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I Tuareg, indipendenza o fregatura?

Il 6 aprile il Movimento di liberazione dell’Azawad, MNLA, si ufficialmente distaccato dal Mali e proclamato l’indipendenza della regione,[qui il testo integrale in francese] rassicurando sull’intenzione di rispettare i confini con le nazioni vicine.  Una mossa che non ha ufficialmente il supporto della comunità internazionale e che, a causa della prepotente entrata in scena delle milizie islamiste, potrebbe non avere l’appoggio nemmeno della maggioranza della popolazione.
Il movimento ha sempre dichiarato di non volere uno stato etnico Tuareg, ma per tutte le componenti che lo abitano, ciò a causa della marginalizzazione della regione imputata negli anni che sono seguiti agli accordi di Algeri, che sancivano il cessate il fuoco di una precedente ribellione, al governo di Amadou Toumani Touré.
Sono arrivati a questo risultato in tempi rapidi, considerando che l’offensiva contro l’esercito è iniziata in gennaio, per due concause: il colpo di stato militare che ha esautorato ATT (un Presidente da trattative più che da campagna militare) e l’irruzione, anch’essa antigovernativa, degli islamisti in massima parte emanazione di Al Qaeda nel Maghreb (AQMI).
Il movimento denuncia la campagna di stampa diffamatoria su una loro alleanza con l’AQMI; allo stesso modo avevano sconfessato le accuse di essere manovrati dalla Francia.  Se le accuse fossero vere, il risultato  evidente sarebbe l essere stati utilizzati come copertura iniziale e ora abbandonati alla corrente degli
eventi. Ma questo stesso risultato può essere derivato da una loro iniziativa autonoma, in seguito all’afflusso degli ex combattenti in Libia, sulla quale altri hanno costruito le proprie “fortune”.

Giunta Militare: navigazione a vista

Jeune Afrique ha intervistato il capo Amadou Sanogo per chiarire la posizione della Giunta. Risponde di essere al momento il capo dello stato, ma affiancato da un comitato nel quale spicca il suo braccio destro della prima ora, il luogotenente Konaré, e un colonnello, Moussa Coulibaly.
Dal giorno del golpe non ha avuto contatti con il presidente, ma chiarisce che avrebbe potuto farlo e di essere pronto a prenderlo sotto la sua protezione per garantirne l’integrità fisica.
Esclude di aver fatto dei “prigionieri” , opta per l’espressione  “tenere in custodia”, aggiungendo che cinque di loro si sono presentati di propria volontà e che tutti possono ricevere visite da parte di organizzazioni come la Croce Rossa.
Per quanto riguarda le elezioni, la cui data ormai è slittata, propone l’immediata formazione di una Convenzione nazionale composta di membri della società civile e da militari per provvedere alla preparazione delle votazioni. Solo dopo l’elezione del nuovo presidente, afferma, i militari rientreranno nelle caserme: “Siamo entrati dalla porta principale, egualmente vogliamo uscire”
Alla domanda su cosa pensa della situazione al Nord del paese e quale sostegno si aspetti dall’ECOWAS (Comunità economica dell’Africa Ovest, CEDEAO in francese) dà la risposta più importante e sibillina:
“Tutte le questioni politiche possono attendere, le vite umane no, e oggi le vite umane sono in pericolo nel Mali nel quale la situazione si degrada… Il nemico procede a una velocità incredibile e dopo il Mali, chi può escludere che attaccheranno il Burkina Faso o il Niger? Bisognerà che ECOWAS pensi a darci mezzi militari per fronteggiare quest’aggressione”
Da militare chiede armi, da politico – accantonando il golpista – si pone a fianco dei paesi vicini (e alleati della Francia) contro un nemico comune; poiché auspica un accantonamento delle questioni politiche, il nemico che individua è l’AQMI

Ansar Din, la follia jihadista

Il gruppo islamista Ansar Din insediato a Timbuctu, dove ha scacciato il MNLA e ricevuto la visita dei tre pezzi grossi dell’AQMI, ha diffuso un video nel quale dichiara di essere contro ogni forma di ribellione o di indipendenza che non sia in nome dell’Islam e non miri a imporre la sharia.

Questo vocabolo, sharia, è come un feticcio, perchè, pur essendo chiamata “legge”, non ha alcun connotato definito e valido per tutti i paesi arabi. E’ “come” viene redatta la sharia, ovvero un ordinamento legislativo che si richiami ai principi dell’Islam, a renderla oscurantista o meno.

E’ una dichiarazione che ufficializza l’essere su sponda opposta al MNLA e oltrepassante l’Azawad per una jihad senza frontiere.
L’oratore del video, un capo militare di nome Omar Hamaha, con la barba rosseggiante di henné fra grida di giubilo dei suoi armati, conclude in un delirio “Abbiamo fermato quelli che volevano appiccare il fuoco ai depositi di benzina, li abbiamo disarmati, catturati e bastonati, siamo pronti a sgozzarli”
Questa truce promessa, rende credibile il diniego dei Tuareg – subito dopo l’eccidio in una caserma nel mese di febbraio – di aver commesso delle atrocità. Infiltrati o come banda indipendente, questi fanatici jihadisti erano probabilmente già presenti fin dall’esordio della ribellione.

Il Convitato di pietra: la Francia

L’Eliseo ha condannato la dichiarazione d’indipendenza dell’Azawad, ma attraverso i suoi satelliti dell’ECOWAS tiene sulla corda la Giunta golpista, e spinge Sanogo a richiedere aiuti militari. Ponendosi come potenza che manovra gli attori principali, la Francia si prepara a ottenere ciò che l’ex presidente Tourè le ha sempre negato: basi militari francesi sul suolo del Mali.

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