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Saif al Islam Gheddafi e i nuovi pirati libici

29 maggio 2012

mcc43

  I Pirati libici di ieri

La Philadelphia attaccata dai pirati

Nell’800 Tripoli era una capitale del traffico di esseri umani e della pirateria. Le navi battenti bandiera inglese erano costrette a pagare un tributo per non subire aggressioni. Quando le colonie americane conquistarono l’indipendenza furono costrette a stringere lo stesso accordo.
Sotto la presidenza di Thomas Jefferson il pascià di Tripoli aumentò le pretese: ulteriori 225.000 dollari per mantenere in vigore il lasciapassare.
Jefferson rifiutò. Il pascià fece abbattere la bandiera sul consolato americano di Tripoli. Gli Stati Uniti inviarono un gruppo di fregate  per  combattere i pirati.
L’anno seguente un giro di vite: aumentarono il numero delle navi per bloccare il porto di Tripoli (No Navigation zone!)

Durante un pattugliamento sotto costa  la nave  Philadelphia si arenò e i pirati tripolini andarono all’assalto. Il comandante e le centinaia di uomini d’equipaggio venero fatti prigionieri.
Cominciò così  la prima guerra combattuta dagli Stati Uniti in zona internazionale e, con molte perdite americane, si concluse nel 1805 con la conquista della Città di Derna in Cirenaica.

I “Pirati” libici di oggi
.

Non vanno per mare gli uomini della tribù di Zentan e usano altre armi più potenti, ma continuano ad industriarsi nel traffico di esseri umani.
Dopo aver catturato Saif al Islam, averlo trattenuto illegalmente per mesi, avergli negato ogni contatto con l’esterno, avergli impedito perfino di conoscere le accuse mossegli dal tribunale della “nuova” Libia (… oltre alla irregolare detenzione di cammelli e fauna ittica!)  oggi gli Zentan chiedono al CNT il pagamento di 1.36 milioni dollari come condizione della sua consegna alle autorità libiche.
Ovviamente non lo chiamano  riscatto o corrispettivo di merce umana, ma retribuzioni pregresse. Laute retribuzioni!


Lo racconta il Tripolipost http://www.tripolipost.com/articledetail.asp?c=1&i=8462
, che annuncia anche un altro furto di legalità.
E’ possibile, infatti, che le tanto magnificate elezioni, sigillo della conquistata “democrazia” a prezzo di un fiume di sangue, vengano rimandate. http://www.tripolipost.com/articledetail.asp?c=1&i=8461

Probabilità ventilata dal redivivo Mustafa Abdel Jalil  che adduce a pretesto la miriade di ricorsi presentati da persone la cui candidatura alle elezioni era stata bocciata.
Anche il capo della commissione elettorale Nouri al-Abbar ne aveva parlato nei giorni scorsi, curiosamente appena dopo che la Libia ha  firmato (dovuto firmare) un accordo con la UE accettando un monitoraggio internazionale sulla regolarità delle elezioni.

Ma che cosa c’è di non piratesco in Libia e verso la Libia?
A partire dalla manipolazione mediatica per nascondere le mire occidentali sul petrolio e le riserve auree del paese, scongiurare il pericolo dell’abbandono del dollaro come moneta nelle transazioni,  la costituzione di un Fondo Monetario Africano e di una Banca Centrale, nonchè  per procedere a  una rapida destabilizzazione del Sahel. Compito  impossibile  fino a che Gheddafi era in sella.
Come si è potuto tacere dei bambini scomparsi durante il conflitto?  Non comminare sanzioni internazionali  per l’eccidio della popolazione nera di Tawarga? E , dopo che i Governi occidentali  hanno salutato con entusiasmo  l’esecuzione di un capo di stato in diretta web- con l’intervento determinante delle loro forze speciali – accettare una “democrazia” che si regge sulle bande armate e che esclude dalle urne il voto di coloro che supportarono il governo Gheddafi?

Muhammar e Saif Gheddafi


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