Skip to content

Israele, Siria, Libano e le conseguenze del giorno 18 luglio 2012

luglio 21, 2012

mcc43

-  Damasco: l’attentato fallito prima del 18 luglio
– 
Assef Shawkat, il siriano dai  molti nemici
-  Israele, Hezbollah e l’assassinio di Imad Mughniyeh
–  Bulgaria: l’attentato al bus israeliano del 18 luglio
–  La destabilizzazione del Libano

Molti file sono aperti in Siria, nonostante la rappresentazione semplificata dei fatti per farli rientrare  nello schema della “primavera araba”: rivolta di popolo e repressione, eccidi sui due fronti e soluzione finale, quella fin dall’inizio auspicata da USA e GB .

L’attentato che il giorno 18 luglio a Damasco ha ucciso il ministro della Difesa Dawoud Rajha, il predecessore Hassan Turkmani, il generale Assef Shawkat, ex capo dell’intelligence militare, il generale Hisham Ikhtyar, Capo del Consiglio Nazionale per la sicurezza, è stato rivendicato sia da un gruppo combattente islamista sia dal FSA, sigla dell’esercito siriano libero. Quest’ultimo ha modificato la versione della prima ora di un attacco suicida dichiarando l’uso di un ordigno comandato a distanza. Nessuno ha finora ipotizzato l’uso di un drone, probabilmente  per non confermare l’ assistenza concreta da parte americana all’opposizione.

L’operazione Vulcano per la liberazione di Damasco, come il FSA l’ha proposta ai media, suggerisce l’idea di un imprevisto atto di forza del fronte ribelle, capace di sferrare l’ultimo colpo al cuore del regime; la memoria registrata nel web disegna invece una sequenza precedente di annunci prematuri e tentativi falliti.

Assef Shawkat

Il 20 maggio un servizio video di Al-Jazeera mostra un ribelle che rivendica di aver ucciso un gruppo di dirigenti del regime, dando risalto alla morte di Assef Shawkat. Poiché nei giorni successivi il personaggio non fa comparse pubbliche nascono varie speculazioni, che l’attentato sia stato condotto utilizzando il veleno e che Shawkat sia  già stato inumato.
Sarà l’intelligence israeliana ad avvalorare indirettamente le affermazioni dell’opposizione :“Un assassinio di questa portata in futuro potrebbe accelerare il collasso del regime. L’opposizione ha i mezzi per raggiungere i leader e questo caso lo conferma”.

Israele sembra sposare, pertanto, l’ipotesi di una fine provocata dall’interno per il regime Assad, con il quale era in atto dal 1967, Guerra dei sei giorni, uno status quo dell’occupazione  delle siriane alture del Golan. Uno stallo non più conveniente dal 2010, anno in cui Assad inizia a stringere più stretti legami con gli USA, che non coinvolgono Tel Aviv, pur continuando l’alleanza strategica con l’Iran. Con questo nuovo scenario, i colloqui di pace per definire la questione del Golan avrebbero trovato Israele meno favorita che in precedenza.

L’implosione del regime di Assad consentirebbe il colpo di grazia a quelli che Israele considera i più antichi e irriducibili nemici: gli Hezbollah libanesi. L’organizzazione è la prosecuzione dell’ala combattente di Amal, il movimento fondato in Libano dall’Imam iraniano Moussa Sadr. Nel 1978 , Sadr parte dal Libano diretto in Libia, in seguito non vi sarà certezza sulla sua sorte,  tranne vaghe tracce di un arrivo in Italia. Da allora, Iran e Libano accusarono Gheddafi di averlo ucciso o imprigionato, ciò stranamente poiché tutta l’opera (unificare il fronte del mondo arabo) e le minacce di Sadr avevano come obiettivo lo stato di Israele e il suo carisma, non ancora spento nonostante il passare del tempo, ne  rendeva l’ attivismo concretamente pericoloso. [vd. Post Il caso Moussa Sadr e le inesistenti certezze ]

Assef Shawkat, l’uomo che l’esercito siriano libero affermava vanamente di aver già ucciso  in maggio,  era uno di quei  personaggi dalle molte ombre che abbondano in tutti i regimi. E non solo nei regimi.
Dopo l’ 11 settembre veniva considerato un referente delle intelligence di Stati Uniti ed Europa,  coinvolto nella creazione di un braccio della CIA in Siria per combattere il terrorismo.
Tutto cambiò dal 2005 con l’assassinio del primo ministro libanese Rafik al-Hariri: Washington  considerò Shawkat regista dell’attentato, architetto dell’annosa dominazione della Siria sul Libano nonché fomentatore del terrorismo contro Israele e  nel 2006 gli USA decretarono contro di lui delle sanzioni.

I contorni del personaggio diventano completamente confusi con il 2008. Nel febbraio, a Damasco una bomba uccide Imad Mughniyeh, esponente di spicco di Hezbollah che immediatamente accusa Israele. Nel mese di giugno Shawkat viene posto agli arresti dopo aver dichiarato in una intervista che la bomba usata per l’attentato era sistemata all’interno dell’auto poichè tale affermazione  venne equiparata all’ammissione che gli autori  fossero siriani. Rimosso da capo della sicurezza interna, non venne  estromesso dal gruppo dirigente; del resto sono recentemente emerse nuove rivelazioni che chiamano in causa Israele. Una giovane palestinese avrebbe offerto al Mossad informazioni per identificare e localizzare Mughniyeh, fino ad allora definito “uomo senza volto”

Mentre a Damasco il 18 luglio l’attentato uccide Shawkat, e un pezzo del vertice del sistema, anche Israele viene colpito.
Una bomba esplode su un autobus di turisti israeliani a Burgas, in Bulgaria, uccidendo sette persone e ferendone più di venti. A rendere ancora più straziante  la tragedia è  la ricorrenza: il 18 luglio  del 1994  in un quartiere di Buenos Aires, dove era la sede di un centro ebraico, una bomba provocò una strage. Furono 85 i morti e centinaia i feriti. La rivendicazione arrivò da un gruppo islamista, ma il governo israeliano accusò  Hezbollah come esecutore e l’Iran come mandante.

Per Burgas si parla fin dal primo momento di attacco suicida e nuovamente Israele accusa l’Iran.
Spunta in Facebook  la foto di un ex detenuto di  Guantanamo – somigliante al giovane ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto-  uno svedese di origine algerine di nome Mehdi Ghezali. La Svezia, che nel 2004 chiese la sua liberazione, ne smentisce il coinvolgimento, similmente fanno i servizi segreti bulgari.

Le voci si rincorrono e spesso appaiono  fandonie. Fra i deceduti vi sarebbe un agente esterno dello Shin Bet, il Servizio Segreto interno di Israele. Un bulgaro sostiene di aver rifiutato al sospettato il noleggio di un auto, ma lo descrive con i  capelli corti mentre il video mostra un lungo chiomato; qui torna alla mente l’identificazione fasulla di Al Megrahi a Malta che servì a incastrarlo per l’attentato Lockerbie, impedendo indagini in altre direzioni. Si spera che l’esame del DNA dia un’identità sicura all’attentatore, ma stupisce che la sola ipotesi di cui si parla sia un  singolo, il kamikaze,  anziché vagliare anche l’ipotesi di un commando. Al momento non esistono rivendicazioni.

La DebkaFile, sito vicino all’intelligence israeliana, ribadisce la colpevolezza di Hezbollah e dell’Iran. Alla radio israeliana Ehud  Barak ha dichiarato che il paese  “farà di tutto per trovare  responsabili  diretti e  mandanti, e li punirà.” Un linguaggio che sembra alludere alla ripresa degli assassini mirati contro individui e  fa tornare in mente i misteriosi omicidi degli scienziati nucleari iraniani.
L’Iran da parte  sua ha vigorosamente smentito il coinvolgimento.
Puntando il dito contro  Hezbollah , Israele indica quella che in Libano è sia un’organizzazione politica sia una milizia armata. Come tale Hezbollah è sia nel Parlamento unicamerale, con 12 seggi su 128, sia oggetto di sanzioni americane che impongono il suo disarmo. [aggiornamento: a un anno di distanza nulla è certo, tranne la persistenza dei sospetti su Hezbollah  ]

Poiché a fine giugno il fronte ribelle della Siria ha accusato Hezbollah di combattere per Assad , a Talkalakh e a Homs, il quadro completo della comunicazione  nelle ultime settimane ha costruito
-sia un’aspettativa sulla morte di Shawkat
– sia un’attesa di azioni terroristiche di Hezbollah
entrambe culminate negli eventi del 18 luglio.

Una costruzione di ipotesi che minaccia la fragile stabilità del Libano già scossa fin dall’inizio della rivolta siriana, con  bande di autentici terroristi che dominano nel corridoio per il rifornimento delle armi a nord del paese[ved. Post di febbraio:  Il confine Siria-Libano e la stoltezza Occidentale] e un fiume incessante di profughi che lasciano le zone di combattimento siriane per accamparsi in Libano- Per vivere in condizioni che è facile immaginare e  che una destabilizzazione completa della regione  renderebbe  irrimediabili.

****

<

p style=”text-align:justify;”>Le battaglie in Consiglio di Sicurezza Onu, che in questi giorni hanno tenuto con il fiato sospeso,  potrebbero essere più apparenti che reali. E’ possibile che non vi sia al momento la volontà di  un intervento Nato in Siria perché, diversamente dalle intenzioni sulla Libia, l’interesse strategico non è sul singolo paese ma sull’intera area.
Più che una guerra convenzionale, nei prossimi mesi persisterà la guerra dell’informazione. La manipolazione dei fatti e del loro significato attraverso i media, l’induzione dell’opinione pubblica a schierarsi pro o contro, e a sua volta accrescere la disinformazione, avranno un ruolo centrale,  insieme all’uso del  terrorismo manovrato.

A differenza dell’irriducibile complottismo che assume certa l’esistenza di un piano prefissato,  intravedo un work in progress: tentativi riusciti, fallimenti, continui adattamenti e nasce il  sospetto che  i centri del potere vero, i burattinai delle figure a noi note,  siano essi stessi coinvolti in una lotta senza quartiere .
Questo disegna per noi un  futuro diversamente ma gravemente  incerto quanto quello di coloro che oggi vediamo soffrire  sul terreno dove infuria lo scontro armato.

9 commenti leave one →
  1. agosto 10, 2012 9:49 am

    In quel mentre pare che il corso della storia stia per cambiare davvero. Un allegro raduno di autobombe ha raso al suolo una frotta di edifici, e secondo insistenti indiscrezioni ci sarebbe una vittima speciale: Bandar bin Sultan, il principe saudita che gestiva i rapporti tra il regno dei Saud ed i governanti di Washington. Il figlio del pretendente al trono morto di recente.

    Si mormora che l’attentato sia una vendetta siriana per il recente attacco. Nei giorni successivi alla morte di Bandar, Obama ha frettolosamente firmato decreti che facilitano la fornitura diretta di armi ai miliziani in Siria. Probabilmente la perdita del fidato reclutatore, nonché gettonato gestore di commercio di armi, ha obbligato a qualche rapido cambiamento di strategia.

    La notizia quale sarebbe? E’ sparito uno sceicco del terrore fedele agli Usa, ma che differenza farà? Fa differenza: perché pare che a dare il disco verde alla sua esecuzione (che altrimenti in suolo saudita sarebbe stata ovviamente inattuabile) sia stato nientemeno che il re in persona. E questa è la notizia vera, ammesso che ci sia del vero in queste storie: l’Arabia Saudita forse sta cambiando strada.

    Mi piace

    • agosto 10, 2012 4:37 pm

      Secondo me per comprendere le evoluzioni dei sauditi occorrerebbe un favolista delle Mille e una Notte con il suo approccio spiraliforme…. Se poi ci si mettono di mezzo i servizi di Israele la nebbia è fitta. La notizia della “morte” di Bandar zampilla, per quanto ne so, dal sito Debkafile http://www.debka.com/article/22225/Saudi-silence-on-intelligence-chief-Bandar%27s-fate-denotes-panic che sempre lascia trasparire la verità ruotando di 90 gradi le affermazioni: mai totalmente da rivoltare, mai da prendere alla lettera. Un avviso che gli Usa possono capire? Del genere non “scavalcateci con un puntello saudita, gli Usa in M.O. siamo noi”?
      Ma se risulterà che l’attentato è avvenuto davvero, come giustamente rilevi in Arabia Saudita non si dà un attentato non ammesso dal capriccioso vertice. Non credo alla capacità dei siriani in questo momento, semmai a faide interne per motivi che potrebbero restarci ignoti, oppure l’exploit dell’unico servizio segreto in grado di perforare qualunque barriera, il raramente fallibile Mossad.

      Mi piace

      • agosto 10, 2012 6:11 pm

        All’ipotesi Mossad potrei credere, ma questo logicamente porterebbe con sé il fatto di ritenere che gli israeliani non vogliano alcun cambio di regime in Siria. Lo dico perché il principe Bandar risultava essere negli ultimi tempi il primo coordinatore delle azioni condotte contro Assad; nonché notorio animatore delle guerriglie erranti che hanno fatto già esplodere la Libia.

        E quindi perché no: ma a patto di voler vedere in maniera meno banale del solito la posizione e le preoccupazioni degli israeliani.

        Mi piace

        • agosto 10, 2012 6:23 pm

          Mi dai da pensare… Sempre che Bandar sia davvero passato ad altra vita per un attentato, l’idea che a Israele non serva una immediata caduta di Assad sta in piedi abbatsanza saldamente se poniamo che l’obiettivo più urgente per Tel Aviv sia aver una copertura anche solo segreta degli usa per la distruzione degli impianti nucleari iraniani.
          Se non ci fossero le elezioni di novembre credo che avrebbero già provocato il rivolgimento in Siria e contestualmente l’attacco alle centrali iraniane. Invece tutto deve procedere al rallentatore, tenendo conto che a differenza del CNT libico, l’opposizione siriana non dà affidamento per la rapida costituzione di una facciata “democratica”.
          E intanto i siriani continuano a morire e a fare una vita d’inferno, ma questo non ha importanza là dove si decide.

          Mi piace

  2. settembre 1, 2012 1:35 pm

    In appoggio alla tua tesi di un cambiamento di rotta dell’Arabia Saudita
    http://aurorasito.wordpress.com/2012/09/01/imminente-svolta-nella-politica-estera-dellarabia-saudita/
    e sull’attentato a Bandar, parola di giornalista Usa: non vero
    http://www.aspentimes.com/article/20120824/NEWS/120829914/1077&ParentProfile=1058

    Mi piace

  3. settembre 2, 2012 12:34 pm

    Indubbiamente il principe può essere ancora vivo e vegeto. La vicenda ha contorni strani: non ci sono notizie di nessun tipo riguardo agli ipotizzati attentati, e questo al di là delle vittime reali o presunte. E gli arabi non hanno fornito molte notizie di prima mano, anzi: quasi nessuna. E’ il relativo silenzio a colpire.

    A parte i favolistici complotti, mi pare abbastanza evidente che molte divisioni in seno alle grandi nazioni del Golfo Persico stiano tramontando. Con o senza un principe in più o in meno, è questa la notizia. Il re che invita l’iraniano a sedere di fianco a lui non me lo sono è cosa sognato: lo hanno fatto vedere al telegiornale, è cosa acclarata.

    Mi viene anche da pensare che la storia dell’attentato possa essere un avvertimento, una minaccia tutta interna alla casa reale. Come dire “se non aggiusti il tiro potrebbe succedere per davvero”. In questo modo, le operazioni insanguinate resteranno solo ipotesi di lavoro; ma a patto che i destinatari degli avvertimenti si accordino con gli altri attori in maniera diplomatica. Per ora ci vedo più maneggio politico che manovra militare; e il principe forse sta benone, ma si sta muovendo con più prudenza.

    Mi piace

    • settembre 17, 2012 12:15 am

      aggiornamento sulla intrigante vicenda del Principe scomparso. Vari giornali se lo chiedono, i Sauditi rifiutano di rispondere, ma sembra che un’uscita pubblica l’abbia fatta:fotografato in data 16 agosto a un meeting –

      http://www.saudigazette.com.sa/index.cfm?method=home.regcon&contentid=20120816133317

      ma a creare i falsi non ci si mette molto, e nemmeno a scrivere il 4 settembre che fa parte di un comitato di censori http://www.menafn.com/menafn/1093553820/Saudi-Authority-to-monitor-audiovisual-media

      Mi piace

  4. agosto 4, 2013 6:46 am

    Ed ecco rispuntare il principe Bandar Bin Sultan. Secondo questo articolo a un anno di distanza dallo psyop israeliano è in viaggio diplomatico da Putin

    http://www.france-irak-actualite.com/article-syrie-le-prince-saoudien-bandar-negocie-a-moscou-119351068.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+LeBlogDeGillesMunier+%28Le+blog+de+Gilles+Munier%29#

    Mi piace

Trackbacks

  1. Decalogo contro l’intervento in Siria/ Stop the intervention in Syria | Cori in tempesta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 656 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: