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Stefano Zecchi, a muso duro contro il laicismo ignorante

febbraio 15, 2014

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Stefano Zecchi

Stefano Zecchi

Da laico e liberale, Stefano Zecchi si ribella alla propaganda Lgbt per gli alunni. «Trasformano una questione culturale in un fatto ideologico.È il risultato di un laicismo ignorante che pensa di poter arrivare a un’educazione scientifica tale da garantire a tutti i bambini e poi a tutte le persone una libera criticità. Questa è una delle supposizioni più arroganti e sbagliate del pensiero scientifico, perché distrugge la simbolicità della vita. »

***

Le fiabe gay propinate ai bambini dell’asilo per “sensibilizzarli” sulla causa Lgbt cambieranno in positivo il mondo? Non lo possono sapere nemmeno quelli che lo sperano. Di certo l’indottrinamento infantile nella scuola pubblica italiana su un tema che non gode di largo consenso – e che spesso si contrappone all’educazione impartita in famiglia – fa infuriare tanto i genitori cattolici e religiosi quanto i laici come Stefano Zecchi. Il noto giornalista e docente di Filosofia estetica all’Università statale di Milano ha scritto di recente un articolo infuocato contro il Comune di Venezia per aver proposto la lettura di fiabe gay agli asili cittadini. A suo parere, la diffusione di libelli sulle famiglie omosessuali nelle scuole dell’infanzia producono «una violenza psicologica» sui bambini. «Quello che ha fatto il Comune di Venezia è stato superato soltanto dalle linee guida dell’Unar». «Mette i brividi questo tentativo di sottrarre i bambini all’educazione dei genitori, contrapponendo ai valori e alle tradizioni della loro famiglia, qualcosa di imposto dallo Stato e di aleatorio». «Una cosa degna del peggior comunismo stalinista», commenta.

Professor Zecchi, la proposta della presidenza del Consiglio di portare la “teoria del gender” nelle scuole pubbliche è passata quasi inosservata fino a pochi giorni fa. Come mai?
Anch’io mi chiedo perché si sia subita questa iniziativa senza che nessun politico abbia fatto nulla. È mai possibile che a livello governativo ci sono funzionari che portano avanti queste azioni di propaganda, senza che i ministri sappiano nulla, o non dicano niente? Questi documenti sono il frutto di un lavoro partito quando c’era al governo Berlusconi, poi proseguito sotto Monti e infine sotto Letta. Possibile che chi non è d’accordo, come non dovrebbe esserlo il centrodestra, non abbia strumenti di conoscenza da contrapporre a questa deriva?

Si dice che l’omosessualità è naturale. Che non c’è nulla di male nell’insegnare la naturale diversità delle scelte sessuali ai bambini.
I progressisti hanno sostituito il marxismo con la teoria del gender e ora vogliono imporla anche ai bambini. Quale sostenibilità scientifica abbia non lo so e la cosa non mi interessa. Quello che mi importa è la questione culturale. Il vero problema è trasformare una questione culturale in un fatto ideologico che entra a far parte dell’educazione del bambino in contraddizione con il diritto di una famiglia a educare i figli come crede. La cosa è grave anche perché questa proposta culturale si oppone a un’idea di famiglia, quella tradizionale, che comunque rimane il cardine della società.

La teoria del gender sostiene che il modello di famiglia tradizionale non sia l’unico e che andrebbe superato in nome della libertà sessuale.
Gli omosessuali possono benissimo fare ciò che vogliono. Le proprie propensioni sessuali uno se le gestisce come crede. Dal punto di vista culturale, però, per quanto riguarda la libertà sessuale, bisogna porre dei limiti. Se questa teorizzazione libertaria sulle propensioni sessuali contempla la pedofilia non è lecito opporsi? Se in questa teoria che propaganda l’assoluta libertà di scelta sessuale c’è anche l’incesto, bisogna tacere? La libertà sessuale, che noi accettiamo, è comunque anch’essa un fatto culturale. Non è un fatto naturale. Se è naturale la pedofilia, non credo che la nostra cultura debba accettarla. Non credo che la nostra cultura debba accettare l’incesto. Se per qualcuno queste sono propensioni naturali, non significa che si debbano accettare e propagandare. Questa richiesta di assoluta libertà sessuale è valida fino a un certo punto.

In Svizzera si è tentato di sperimentare le “sex box”, scatole contenenti fra gli altri gadget anche peluche a forma di organi sessuali, per educare i bambini sotto i cinque anni a una libera e consapevole sessualità. Cosa ne pensa?
È il risultato di un laicismo ignorante che pensa di poter arrivare a un’educazione scientifica tale da garantire a tutti i bambini e poi a tutte le persone una libera criticità. Questa è una delle supposizioni più arroganti e sbagliate del pensiero scientifico, perché distrugge la simbolicità della vita. Quando la scienza pensa di avere la capacità di ridefinire la razionalità dell’uomo nel suo complesso si arriva sempre a una visione totalitaria della vita delle persone. In queste cose ci vedo un principio di violenza simile a quello nazista.

Non è inutile opporsi? Ormai sembra che questo sia il futuro che ci attende.
Non direi. Bisogna fare una battaglia culturale. A posizioni di questo tipo bisogna contrapporsi con forza: difendere la famiglia, la sessualità, che è uno degli elementi e non l’elemento fondamentale della vita dell’uomo. A una cultura ideologica così forte, bisogna contrapporre un’altra cultura, non ideologica, ma critica, mitico-simbolica se si vuole, della vita della persona. Dal punto di vista cristiano-ebraico ci sono elementi molto forti per combattere questa battaglia. Sono i laici che non mi sembrano determinati. C’è una forte determinazione da parte di chi abbraccia questa ideologia laicista, progressista, scientista, invece dall’altra parte c’è una visione sempre dimessa, che si limita al lamento, a parlare dell’egemonia culturale della sinistra, a rivolgere canti pietosi al cielo. Bisogna agire, non aspettare. E per farlo bisogna contrapporre idee forti.

fonte:  Scuola Lgbt. Zecchi: «Degno del comunismo stalinista» | Tempi.it

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Umorismo involontario

Emma Baumgartner docente di Psicologia dell’educazione alla Sapienza di Roma, Corriere della Sera : «Iniziativa assolutamente lodevole perché gli stereotipi legati al genere sono molto precoci. Gli studi ci dicono che già a tre anni i bambini hanno dei pregiudizi di ordine sessuale».
Cerchi ancora, prof, magari troverà pre-giudizi sessuali anche nei feti nell’utero. Potrà istituire corsi di ri-educazione sessuale via cordone ombelicale!

Laicismo pavido

Al protagonismo aggressivo e intollerante delle truppe LGBT  che identificano gli avversari fra le  persone che seguono una fede religiosa, fa riscontro una pavida reticenza dei laici in disaccordo. Tanto grande il timore di passare per “moralisti” ? Sarebbe una colpa così grave? Non esiste più un laicismo morale ed etico da contrapporre sia al moralismo codino sia alla lapidazione della morale?
Perchè assecondare l’inganno che travisa l’evoluzione antropologica trasformandola in una questione da moralisti?

2 commenti leave one →
  1. Donatella permalink
    febbraio 17, 2014 5:48 pm

    Un articolo interessantissimo su cui molto ci sarebbe da dire e da riflettere. Una cosa in particolare mi viene da sottolineare: il passaggio in cui Zecchi dice <<Mette i brividi questo tentativo di sottrarre i bambini all’educazione dei genitori, contrapponendo ai valori e alle tradizioni della loro famiglia, qualcosa di imposto dallo Stato e di aleatorio».

    In effetti, proprio in un momento in cui la Scuola crea alibi per le sue mancanze educative additando le famiglie come lontane e ostili nei confronti del corpo insegnante la forbice dell'incomunicabilità tra famiglia e scuola rischia di allargarsi ulteriormente.

    La sessualità è poi un argomento che non ha età precise per essere imparata o essere "materia di studio", ogni bambino e ragazzo arriva con i propri tempi, le proprie esperienze in famiglia (sottolineo io), le proprie domande. Non dovrebbe essere permesso a nessuna istituzione di forzare questi tempi, come invece fa con prepotenza questo progetto del Comune di Venezia.

    Grazie per aver segnalato questo articolo.

    Donatella
    ex Presidente di Consiglio di Istituto in un Istituto comprensivo scuola primaria e secondaria di primo grado

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    • febbraio 17, 2014 7:57 pm

      Ti sono particolarmente grata del commento, sia per la ragione scritta in calce all’articolo (la paura corrente di apparire “moralisti” ) sia perché hai centrato un aspetto importante: la competizione scuola – famiglia che si viene a instaurare su una materia delicatissima, fondamentale per la crescita psicologica serena del bambino. Dovrebbe aver luogo una reazione molto forte sia dei genitori sia degli insegnanti obiettori rispetto a questa, che appare a me, una grave prevaricazione dello Stato. Anzi di organismi sovranazionali poichè tutto questo ha origine all’Onu.
      Grazie ancora :)

      Mi piace

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