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 Certe cose vanno scritte subito, non importa se con poco stile perché è l’indignazione la molla.

In Libia scorre il sangue da mesi e l’opinione pubblica è poco interessata ormai.

Ricordando Elias Canetti,in Massa e Potere,  direi che la muta da caccia latrava lanciandosi alla ricerca della belva, ma la belva è nel nascondiglio, cadaveri e macerie aumentano, la festa per il bottino si allontana. Che imbarazzo e che  noia se non c’è qualche video con violenze efferate da una e dall’altra parte da far cliccare o mandare in tv all’ora di cena.

 Ma non c’è solo sangue, tradimenti, pestaggi, linciaggi, stupri. C’è la violenza morale e la disfatta pratica di chi era all’estero  per qualche temporanea necessità e ora non può più tornare e , forse al contrario, qualche lavoratore straniero dall’incarico troppo utile al governo che dalla Libia non può più uscire. per l’ ultimo aggiornamento  al 6 agosto, leggere il seguito

Parlavo con Namek, l’amico libico  bloccato in una città inglese da quando la Nato ha iniziato i bombardamenti:  bloccata anche la persona libica alla quale aveva fatto visita, bloccati decine e decine di studenti che hanno terminato il corso di studi ed esauriti i fondi della Borsa di studio. Lo si può dire per mille altri casi di gente uscita per affari o per cure mediche che ora vive in un limbo.

Con quali risorse economiche affrontare la vita di tutti i giorni? Come regolarizzare la posizione all’estero?

Il governo libico in stato di guerra ha ridotto i prelievi bancari del cittadini a 300 dinari mensili, le ragioni si possono ben immaginare.

Le banche non hanno fondi poiché gli scambi commerciali sono bloccati, il gas che è ancora sotto controllo governativo non può essere venduto, i crediti esteri sono inesigibili. E anche se i fondi ci fossero, certo il governo intende impedire che dei cittadini abbienti  costituiscano capitali all’estero in attesa di  fuggire dal paese. 

Così, racconta Namek, le famiglie che hanno un parente bloccato all’estero tagliano le proprie risorse e cercano fortunosamente di far arrivare un aiuto attraverso qualcuno che abbia possibilità di spostarsi nei paesi adiacenti.

Immedesimatevi per un momento: sono problemi da poco?

Sofferenze trascurabili se, per esempio, in patria c’è un  genitore anziano e infermo o il proprio matrimonio da celebrare, un figlio neonato da abbracciare per la prima volta?

La guerra nei poemi e nei romanzi ha il suo fascino: ideali, eroismi, il nemico che attenta alla libertà, ma nella vita vera la guerra è sempre e solo  sporca. Nasce con le bugie, il processo alle intenzioni di chi si vuole abbattere e sostituire.   Andiamo ad uccidere il mostro che sta per …. usare le armi chimiche o sterminare i ribelli o altro ancora.

Il copione è lo stesso con battute minimamente diverse.

E cosa accade poi, dopo le promesse di libertà?  Chi ricorda i recenti eventi in Costa d’Avorio, visto che i  francesi hanno “liberato” gli ivoriani dal cattivone Gbaagbo che non mollava la poltrona al nuovo eletto, il buon Ouattara?   Breve citazione  da http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=9422
Se Alassane Ouattara all’indomani del colpo di Stato avesse istaurato uno Stato di diritto e messo fine alle epurazioni e alle violenze contro i sostenitori e i politici del presidente Gbagbo, se avesse fatto gli interessi della Costa d’Avorio e non della Francia e degli Stati Uniti, allora forse il popolo ivoriano lo avrebbe accettato come suo presidente. Ma a distanza di tre mesi dal suo insediamento al potere, nessuno di quei “se” è stato messo in pratica. ”
In altre parole: cambiare tutto per lasciare gli ivoriani sempre allo stesso punto.

No Fly zone è stata la formula magica per scatenare l’inferno libico, un  inferno che diverrà purgatorio per  chissà quanti anni dopo che un governo della Libia (o due?) avrà ricominciato a inviarci petrolio e gas alle condizioni che la volonterosa coalizione avrà fissato, ben tenendo conto delle risorse spese per “liberarli”.

Yes war zone era,  non difficile immaginarlo,  difficile farlo accettare  nelle discussioni. Mi è capitato, quando cercavo accoratamente e lapalissianamente di spiegare che far volare aerei perché altri non si alzino  in volo ha per conseguenze che questi spareranno e i primi dovranno rispondere: tutte bombe  sulla testa dei libici.   Il pensiero unico dei media riusciva a nascondere al pubblico l’ovvio, che non dissuasione ma istigazione sarebbe stata, per qualunque governo.

Non intendo riprendere in questa circostanza le argomentazioni, estesamente esposte nei commenti in Cor-pus, su come è nata realmente questa ribellione libic,  che non era solo della Cirenaica. Ma lì c’erano già emissari dei governi occidentali, ex mercenari  dell’Afghanistan, l’apparato che doveva far scoppiare la rivolta approfittando di un provvedimento scandaloso del governo. E farla continuare ad ogni costo, bloccando il tentativo popolare di fondare una repubblica islamica locale, dando come traguardo non le libertà e la democrazia, ma la morte di Gheddafi.
Osservo però che mi disgusta l’assassinio come soluzione dei conflitti internazionali e altrettanto  che questa opzione fosse caldeggiata anche da semplici cittadini della democratica Italia, retroguardie sedentarie della muta da caccia.

Tanto spreco di vite e di risorse, pericoli di distruzione di un patrimonio archeologico unico al mondo, fratture fra le componenti sociali… per uccidere un “criminale contro l’umanità” al quale, però, avevano poco  tempo prima affidato la commissione Onu sui diritti umani!Quando sarà finito tutto nei libri di storia si scriverà quale grande vittoria a prezzo di centinaia di vite umane in tutta la Libia  si è riusciti a riportare su colui che “stava per” soffocare  la ribellione in Cirenaica a prezzo …. di centinaia di vite umane.

Cosa bisogna far credere ai posteri, per non dire papale papale  “ Volevamo il suo petrolio perché   minacciava di nazionalizzare le compagnie petrolifere, chiedeva preventivi di aerei francesi che poi non comperava, se la faceva troppo con i cinesi. Sì era un dittatore, ma fino a che se la prendeva solo con i suoi, pazienza. Sono i nostri interessi che non doveva toccare “

Mi chiedo se quelli che cantano la canzone delle nostre vergogne coloniali conoscono cosa c’è  dopo il primo giubilante verso del ritornello. E se sono felici che ancora una volta, povera Tripoli, si sia  concretizzato: 

“Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon,
sventoli il Tricoloresulle tue torri al rombo del cannon!

Naviga, o corazzata:
dolce è la stagion. Tripoli, terra incantata,
sarà italiana al rombo del cannon.Tripoli bombardata


AGGIORNAMENTO del 25 luglio

Michel Collon  è stato due settimane in Libia con una delegazione di giornalisti belgi. Ha visto di persona i risultati dei bombardamenti e verificato l’inconsistenza delle motivazioni sulle quali si è deciso l’intervento Nato. In questo video chiede ragione al primo ministro del suo paese, il  Belgio, nazione  coinvolta nell’attacco alla Libia. Dovremmo farlo anche noi con il governo italiano.

Le corrispondenze di questo genere non trovano spazio nei ns media. E sono anche di difficile fruizione perché i programmi scolastici italiani hanno sacrificato lo studio di qualunque lingua che non sia l’inglese. La lingua degli Stati Uniti (… per ora, visto quanto è rapida la crescita degli ispanici e per conseguenza l’uso del castigliano anche nei media)

http://www.dailymotion.com/babaluccio#videoId=xk1ym4

AGGIORNAMENTO del 2 agosto

Fino a che il governo di Tripoli è in carica e tuttora riconosciuto dalla maggioranza degli stati, il Trattato di amicizia Italia Libia è in vigore. E lo sarà anche con l’eventuale emarginazione di Gheddafi, in quanto la sua attuale carica è puramente onorifica. Non serve dire che in definitiva, anche senza altra carica che quella di “Guida della rivoluzione” detiene il potere reale, perchè anche nelle nostre democrazie chi detiene il potere reale e condiziona i governi non ha cariche ufficiali. Ne sappiamo qualcosa noi in Italia, se ricordiamo la nostra storia del dopoguerra.

Allora ha molto senso che il 30 agosto, anniversario della firma del Trattato di amicizia, ci siano delle mobilitazioni che mettano in evidenza l’ipocrisia, il pressapochismo della politica estera del governo Berlusconi, ben assecondati dalla maggior parte dell’opposizione di sinistra.

Ringrazio il blog 4realinf. per aver ricordato questa ricorrenza, l’articolo è a questo link

http://4realinf.wordpress.com/2011/07/21/appello-per-il-30-agosto-2011/#comment-210

AGGIORNAMENTO AL 6 agosto

Che cosa “stiamo” facendo alla Libia di domani?

Fin da marzo l’Ong inglese Stop the War Coalition ha annunciato che le forze Nato hanno usato bombe e missili all’uranio impoverito per i bombardamenti della Libia. In questo articolo

Malformazioni da armi biologichedi Paola Manduca, docente di genetica all’Università di Genova sono descritte le conseguenze sulla salute delle persone e l’integrità dei nascituri. Lo “abbiamo” già fatto agli Iracheni, agli Afghani… quando “smetteremo”?

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