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Dopo la Libia, a chi tocca?

17 luglio 2011
post aggiornato  il 14 agosto

Un accorato commento nel  post

https://mcc43.wordpress.com/2011/07/14/drammi-umani-troppo-umani-per-le-cronache-di-guerra/#comments

di un lettore (presumibilmente) cittadino libico rigetta l’ipotesi  che alla fine dei giochi di guerra si avrà una  Libia divisa. Intanto un amico libico mi ha  segnalato, con altrettanta indignazione, un articolo di Lucio Caracciolo,  Repubblica dell’8 luglio,  sotto il titolo  La Primavera finita,  dove è scritto che sulla Libia ” aleggia il fantasma della Grande Somalia”.

Più ci avviciniamo al colpo finale,  più voglio tenere a mente gli inizi di questa avventura guerresca,  quando, a fronte di un’opinione pubblica sdraiata sulle versioni ufficiali,  si era ben in pochi a percepirne l’inutilità.

Arrivarci con il semplice buon senso, come nel mio caso,  oggi non conta, ci vogliono le voci degli esperti e specialisti.  Ok.


Allora come mai è passata inosservata l’intervista  del Generale Fabio Mini?  E’ o non è uno che ne sa di come vanno le marziane avventure?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/19/crisi-libica-il-generale-mini-la-no-fly-zone-portera-a-uninvasione-di-terra/98755/

Un’ultima domanda, generale Mini. Quale può essere l’esito finale della no-fly zone?
L’occupazione militare. Data l’esperienza passata, non esiste un solo esperimento di no-fly zone che si sia concluso senza ricorrere all’intervento delle truppe di terra. E’ ovvio che sia così. Di solito il Paese cui viene imposta la zona di esclusione aerea continua a massacrare i suoi nemici, a reprimere i civili, a produrre fenomeni migratori. Le forze straniere sono costrette a intensificare gli attacchi. Il passo successivo è la guerra totale, con l’invasione da parte delle truppe di terra.

Perfino i marines nicchiavano :

http://affaritaliani.libero.it/politica/sasinini100311.html

I DUBBI DEI MARINES: RISCHIO DANNI COLLATERALI – Anche sul fronte militare vi sono interrogativi. Il generale americano James Amos, comandante in capo dei marines, esprime il dubbio più autorevole: “ Sono gli elicotteri russi delle forze armate di Gheddafi la minaccia numero uno in Libia, non gli aerei, il cui numero è relativamente limitato. Le no-fly zone danno maggiori risultati contro i caccia, ma hanno effetti limitati sugli elicotteri o sulle operazioni terrestri che abbiamo visto finora, inoltre in questo caso la promiscuità delle forze in campo è troppo elevata ”. Come dire che i “danni collaterali” potrebbero superare i vantaggi.

Allora, i militari sapevano. Pertanto anche  i governanti sapevano che le reazioni di Gheddafi sulla popolazione sarebbero diventate, da ipotetiche, a sicure. Volevano proteggerli o li volevano massacrati per poterlo dichiarare “criminale contro l’umanità” e levarselo dai piedi?

Era stata malissimo impostata la questione nei media: pacifisti contro interventisti, mentre era era solo una questione di comune buon senso e di pratica efficace della guerra.

ACCADRA’ ANCORA? SI COMINCERA’ UN’ALTRA GUERRA SENZA SAPERE COME PORTARLA A TERMINE?

Nel blog altrocampo un post con video riassume la questione delle “primavere” che regolarmente negli ultimi anni scoppiano nei paesi dove esiste una dittatura che nella stragrande maggioranza dei casi viene poi sostituita da un’altra dittatura, ma filoccidentale.  

http://altrocampo.altervista.org/?p=313

Nulla da eccepire, al contrario le stesse notizie avevo raccolto anche io nel corso della collaborazione ai commenti del blog Cor-pus,  e io pure mi pongo la domanda finale del video (al 4′)

Dopo Gheddafi, chi? Mentre gli occhi sono puntati, stancamente, sulla Libia, cosa ribolle nel M.O. ? 

IRAN?

Dalle iscrizioni a Google reader,  traggo questa segnalazione dagli Stati Uniti

http://www.sanfranciscosentinel.com/?p=141969

Baer ha detto che “C’è la quasi certezza che Netanyahu sta pianificando un attacco (contro l’Iran) … e probabilmente sarà nel mese di settembre prima del voto su uno stato palestinese. Ed è anche la speranza di coinvolgere gli Stati Uniti nel conflitto,”ha spiegato. L’ex funzionario della CIA ha continuato prevedendo che l’aviazione israeliana potrebbe attaccare  “Natanz e altri impianti nucleari per depotenziare le loro capacità . Gli iraniani risponderanno colpendo dove potranno: Bassora, Baghdad, ” effettivamente costringendo gli Stati Uniti a” saltare nella lotta “con  attacchi contro obiettivi iraniani.

Allora  alla memoria mi ritorna uno studio di Algerie Focus letto alcuni mesi fa,

http://www.algerie-focus.com/2011/02/14/etude-l%E2%80%99option-militaire-israelienne-contre-l%E2%80%99iran/

che elenca punto per punto le ragioni per le quali un prossimo attacco israeliano alle installazioni iraniane sarebbe, non solo credibile, ma strategico per Israele.

Sappiamo che la tattica militare è spesso quella di  porsi in situazione di “rispondere” , allora mi chiedo e sto cercando  risposte .

*se si parla di un imminente attacco finale alla Libia, cui Gheddafi già risponde minacciando sfracelli, non sarà da quell’evento che potrebbe nascere una buona scusa per saltare il fosso e attaccare l’Iran?

Attenta Iran, se la muta da caccia comincerà a latrare non conteranno più le tue ragioni, che spieghi tanto male.

Attenta Israele: non distrarti dai tuoi problemi interni, un nuovo Welfare non nascerebbe certo da un conflitto


AGGIORNAMENTO 14 AGOSTO

Uno studio pubblicato dal blog altrocampo,  descrive le ragioni per cui l’Iran potrebbe essere davvero il prossimo target

                                         http://altrocampo.altervista.org/?p=496&cpage=1#comment-37

§§§

Da Russia Today  in una intervista Ahmadinejad non nasconde di prendere in considerazione questa possibilità

http://rt.com/news/rt-exclusive-mahmoud-ahmadinejad/

Campagna militare contro l’Iran

Il leader iraniano considera la possibilità degli Stati Uniti e Israele, lanciando una campagna militare contro il suo vero paese, ma l’Iran, dice, è pronto.

“Vogliono farlo, vogliono farlo, ma cononoscono la nostra potenza. Sanno che ci accingiamo a dare loro una risposta decisa “, ha detto. “Abbiamo un modo di dire nella nostra lingua: ‘Se qualcuno getta una pietra più piccola, si dovrebbe rispondere con una pietra più grande.’ Ci difenderemo alla nostra portata.”

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4 commenti leave one →
  1. 17 luglio 2011 12:22 pm

    Ottimo lavoro!

    Mi piace

    • 17 luglio 2011 12:27 pm

      🙂

      Mi piace

  2. 22 luglio 2011 2:59 pm

    Segnalo questo post che analizza la situazione siriana. C’è da chiedersi se il fatto che finora l’Occidente abbia tenuto un profilo basso per indurre il governo a rafffeddare i rapporti con l’Iran, allo scopo di isolarla progressivamente in vista di farne il nuovo target post-Libia

    http://lamartire.wordpress.com/2011/07/22/ramadan-alle-porte-e-due-possibilita/

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Trackbacks

  1. Il 2012: ruggiti all’alba « MAKTUB

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