Il cielo è lontano anche quando si specchia nelle acque.
COSI’ E’ NEL  TEMPO CONSUETO.
A volte però una breccia si apre nel “consueto” dei sensi e accade che il punto di  contatto fra il visibile e l’Invisibile si sposti di quel poco  che consente la visione oltre il dualismo.

Nell’altipiano di Asiago il cielo non è mai veramente in alto sopra l’orizzonte, come intitolava  Alexander Calder un suo dipinto. E’ parte stessa del paesaggio terrestre.
Avvolge le alture, si fa bucare dai campanili, abbraccia la mole imponente del Sacrario militare e occhieggia fra i pini secolari.

Sono le nuvole che abitano questo cielo di Asiago a creare un febbrile via vai di forme e colori, un rimpiattino con il sole che dipinge mutevoli sfumature di verde sulle colline.
Il respiro della Terra  si solidifica in queste forme vagabonde che spesso  amo fotografare riflesse nelle acque.

                                 http://www.panoramio.com/photo/44126062

Così intendevo fare ieri arrivata al Lago Lumera. Quanto piccolo! Tanto da riderne dopo la breve passeggiata per raggiungerlo.

Che non devo contare  in modo assoluto sulle prime impressioni dei sensi lo so, e se  questa verità  ieri stavo scordando il laghetto lo ha ricordato. A  me e a Bianca, l’amica con la quale passeggiavamo sulle sponde e raggiungevamo il ponticello di legno.

In un momento, evidentemente speciale rispetto al consueto attimo precedente,  quelle nuvole, quell’azzurro  che guardavo sotto di me , in basso, hanno smesso di essere un riflesso.

Il cielo stesso era  lì dove prima i sensi mostravano acqua.

Vertigine, visione da Tavola Smeraldina del mitico Ermete Trismegisto,
che unifica l’Alto e il Basso.  

Nelle parole di Bianca:

“L’alto dei cieli è sceso nelle profondità degli abissi. L’acqua del lago ha accolto nel suo grembo materno l’energia del Padre.
L’unione alchemica del Maschile e del Femminile si sta compiendo. La Giustizia si fonde con la Misericordia.”

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