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La morte non è mai la fine di una storia

3 agosto 2011

“La donna che canta” è solo un grande  film?

E’ di più:  

la rappresentazione di tutti gli imbarbarimenti che inevitabilmente producono le guerre

l’evidenza che le vere vittime sacrificali sono le donne ed i bambini, violati nel corpo e nell’anima

la traccia che indica che anche dal male assoluto c’è una via verso una possibile e necessaria catarsi.

Rivedere questa storia inscritta in una delle più crudeli guerre civili dei nostri tempi: quella che ha funestato il Libano e della quale si può solo sperare che tutti i semi siano disseccati, impone alla mente un ricordo:

In questo momento  nel mondo   sono in corso 31 conflitti

 

 

Come nella favola del Pifferaio Magico noi seguiamo le notizie che ci vengono proposte dai grandi media dei paesi occidentali, e l’informazione, anche quando corretta, riguarda solo quello che interessa ai governi occidentali  far conoscere in un dato momento.

Dobbiamo interrogare il website di  PeaceReporter, dove la professionalità dei giornalisti è al servizio di un’idea: l’abolizione della guerra, per sapere quante sono numericamente  le vittime   dei conflitti noti e ignorati, celebrati o dimenticati

http://it.peacereporter.net/conflitti/9/1

E poi ci sono le ribellioni, le rivendicazioni, le proteste che degenerano in scontri fra fazioni o fra manifestanti e polizie. Lì c’è l’aggravante “Caino e Abele” che rende ancora più cieco e cruento e malvagio lo scontro. A questo post di altrocampo                 http://altrocampo.altervista.org/?p=443
c’è un video sulla Siria: manifestanti  trattano i corpi dei nemici,  i progovernativi e i poliziotti, come carne da macello. I corpi lanciati nel fiume, l’acqua che si fa rossa di sangue, la folla blasfema che grida “Dio è grande”.


L‘ elenco dei morti di PeaceReporter non  può dire nulla delle vittime il cui cuore batte ancora e  che portano nell’anima il peso della violenza vista, subita e anche perpetrata. Perché quando la follia della guerra acceca, si è vittime , pur se nella mano c’è un’arma che sputa proiettili.  

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Ed è per questa ragione che  La donna che canta o
Incendies nel titolo originale del regista canadese Denis Villeneuve,
è più che un grande film 

Film completo a questo link: 

http://playnow.watchmoviesking.com/play.php?movie=1255953

 

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4 commenti leave one →
  1. Erica permalink
    3 agosto 2011 5:02 pm

    L’avevo visto quando è uscito, impossibile dimenticare la storia. E’ come dici: si può e si deve trovare una catarsi. Dobbiamo sapere che in ognuno c’è il seme della violenza e che quando scoppia un conflitto non si può sapere fino a che punto la malapianta può crescere; ma là dove accade l’orrore, l’orrore stesso deve illuminare e far guarire.
    Fai un bel blog, complimenti

    Mi piace

    • 3 agosto 2011 5:07 pm

      Dobbiamo crederlo, è l’unica speranza ora che gli strumenti per stravolgere l’intero pianeta purtroppo ci sono. Grazie e benvenuta. Ti è capitato uno strano avatar, diciamo che quelle mani rosse sprizzano energia 🙂

      Mi piace

  2. Marc permalink
    5 agosto 2011 6:54 pm

    Visto, piaciuto anche a me, resta nella testa. La morte non è la fine di una storia è verissimo. Ci muore una persona e di colpo cominciamo a vederla i modo diverso, non solo come era verso di noi ma in maniera globale. Conosco un caso che letteralmente, dopo la morte, ha rivelato di quella persona delle attività che i parenti ignoravano. Non cose straordinarie come nel film, ma che li hanno costretti a cambiare radicalmente l’opinione che ne avevano avuto quando era in vita.

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    • 6 agosto 2011 11:43 am

      Hai ragione, può diventare un specie di terremoto interno, un po’ perché non dovendo più agire i soliti comportamenti ci si “libera” intellettualmente, ma ancora di più quando capita, o si fa capitare cercando, di scoprire dati reali ignorati. Perfino il trailer del film è fatto bene. Qualcuno dice “a volte è meglio non sapere”, ma poi passa la scritta “se la vostra storia è segreta, allora la vostra famiglia è una menzogna”, Terribile.
      Al di là del caso che si verifica con la morte di qualcuno, sempre questa scelta tra il “meglio non sapere” e “solo se sai sei fuori dalla menzogna” è secondo me fondamentale nella vita. Trovo legittime entrambe le possibilità, ma vile non porsi la scelta. Ciao Marc.

      Mi piace

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