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L’estate parla ebraico, i media non sentono

7 agosto 2011
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segue da https://mcc43.wordpress.com/2011/08/01/primavera-in-arabo-estate-in-ebraico/

I dimostranti nelle piazze, accampati nei viali delle città di Israele accusano i grandi media internazionali: BBC, Sky, CBS  di non dare adeguata rilevanza all’evento.

Perché? 

Già al  2 agosto me lo chiedevo…

In un’intervista un giornalista che da anni lavora per la stampa israeliana spiega: perché forse non era così interessante; non si sa come trattare i fatti, è una protesta sociale? una rivoluzione? non è chiaro come lo furono altri movimenti di piazza del medioriente. Malauguratamente Israele fa notizia solo in rapporto ai Palestinesi, o quando si tratta di conflitti.

 Dunque veniamo a sapere che un fatto non esiste fino a quando i media internazionali  non sanno come classificarlo.

Siccome di solito gli input su come classificare una dimostrazione di piazza (o un omicidio come quello di Vittorio Arrigoni) arrivano prontamente dai titoli della debka, sito israeliano dell’antiterrorismo, questa volta, trattandosi di fatti israeliani, la debka glissa  e  i poveri media internazionali non sanno come esprimersi, pertanto tacciono?  Con buona pace della “libertà d’informazione” …

Danny Schechter, il “Dissacratore delle notizie”, giornalista, film-maker e blogger americano, rileva che i media ci danno l’impressione che Israele sia un paese monolitico, mentre la società è variegata.

Verissimo, quello che passa in generale è la sovrapposizione “coloni”&”governo”, e sono ben lieta di scoprire che le voci in dissenso che supponevo marginali sono invece importanti. E che ora stanno movimentando la vita politica con le loro richieste che sono economiche, certo, ma che per questo diventano politiche in quanto la scarsa attenzione al welfare è una conseguenza della militarizzazione dello stato portata avanti da tutti i governi, destra e sinistra.

Guardando questo video

(che contiene anche le interviste sopra citate)  con le piazze di Tel Aviv affollate all’inverosimile, i drappelli di soldati, le scene che avvengono è chiaro che  per qualunque altra nazione provocherebbero  titoli choc.

§§§§♦§§§§

Non è affatto un bene per Israele tanto timore reverenziale, che la sua immagine sia equivalente a una statua insanguinata dagli attentati subiti o al muro che separa da Gaza o un carroarmato che spiana case e frutteti.

In Israele vivono persone, molte delle quali con una storia di emigrazione che non li ha portati alla terra promessa dalla propaganda governativa dei tempi della guerra fredda. Anche lì ci sono i “giovani” che tanto fecero notizia a Piazza Tahir.
Proprio perché Israele non è un monolito, perché pur volendosi trasformare in stato confessionale, il popolo continua ad avere molteplici sensibilità religiose e agnostiche, ho sempre pensato che il boicottaggio di Israele che molti chiedono sia un grave errore e una profonda ingiustizia per la popolazione tutta.

Se ne parli, si aiuti Israele a liberarsi dell’aparthaid, quella praticata sui suoi cittadini di appartenenza araba, quella subita dagli stereotipi occidentali.

7 agosto

Ieri sera, Sabato 6 agosto, dopo il tramonto è avvenuta in Israele quella che è definita la più grande manifestazione di piazza dalla nascita dello stato.  Ho atteso tutto il giorno delle notizie, interviste, anticipazioni, commenti, ma ho trovato solo in un quotidiano locale la burocratica notizia di come la polizia organizzava il traffico nelle zone della manifestazione.

Questo silenzio antipatico è diventato irritante nel corso della serata quando i lanci in Tweet già annunciavano che la folla oceanica che gli organizzatori avevano auspicato si stava effettivamente radunando.

Oggi non è più possible tacere, magari si può dire 200.000 persone mentre Haretz parla di 300.000, e nelle news di Google appaiono delle testate internazionali.

Strano understatement, stridente con il bombardamento  mediatico non appena si erano mosse le piazze arabe, è ragione di perplessità anche fra i manifestanti, e qui è il commento di un ex-editor di Haaretz da  http://www.globalpost.com/dispatch/news/regions/middle-east/israel-and-palestine/110803/foreign-press-protests-media

Ami Kaufman, un blogger della sinistra 972mag.com, tornato a casa dalla marcia di 150.000 della notte Tel Aviv Sabato ha pubblicato un post dal titolo: “Così improvvisamente Israele non fa più notizia?”
“Ho controllato i miei soliti due giornali internazionali, il New York Times ed i siti Guardian.Ma non c’era niente. Oh beh, potrebbe essere troppo presto. Farò il check-in del mattino.Questa mattina, 7 ore dopo la fine e 10 ore dopo l’inizio della dimostrazione,  niente si trova sulla home page di entrambi questi media di tutto rispetto. Non una parola, ” Kaufman ha scritto.

Capisco il suo sconcerto, è anche il mio.

Doveva essere diffusa invece la notizia di questo movimento molto concreto e preciso, che dà corpo all’espressione democrazia. Iniziato, pare,  da una signora della media borghesia che, venendosi a trovare nell’impossibilità di pagare l’affitto esorbitante che le era richiesto, si è installata in una tenda in un viale di Tel Aviv per dare visibilità alla sua protesta. Come un richiamo, un suono di sveglia, il suo esempio è stato imitato.

E a quel punto qualche notizia c’era. Dal Corriere dell’11 luglio

«Rivoluzione», «intifada», «risveglio della società civile». Gli «indignados» di Tel Aviv rubano spazio sulle prime pagine dei media israeliani ai raid su Gaza e alla pace forse vicina con la Turchia. Accampati in tende con tanto di cucina da campo, divani ed elettricità (mancano solo i bagni), centinaia di giovani stanno occupando pacificamente piazza Habima e parte del viale Rothschild. Va avanti da giovedì e sono sempre di più, sostenuti da migliaia di abitanti: non per chiedere un cambio di regime come era stato in piazza Tahrir, ed è ancora nelle manifestazioni di molti, anzi tutti i Paesi vicini. Né per dire basta allo strapotere dei grandi partiti, come i ragazzi spagnoli in maggio. Oggetto dell’insolita iniziativa è l’aumento degli affitti che rende impossibile vivere nella Città Bianca alla nuova generazione. Perché qui più che altrove, in un momento di boom dell’economia israeliana, le locazioni e i prezzi degli appartamenti da due anni sono saliti alle stelle, contribuendo a fare di Tel Aviv la città più cara del Medio Oriente, la 26esima al mondo, più di Milano.

Forse proprio perché stornavano l’attenzione dai raid su Gaza che per i media sono ormai una notizia straripetuta se ne era parlato, ma quando da cronachetta locale l’evento è diventato la quotidianità di una cittadinanza è calato il silenzio, per le ragioni suddette.

Una cosa non comprendo: molti associano queste dimostrazioni alle piazze arabe, anzi i media locali parlano di ” ‘Tahrirization'” con riferimento al Cairo e ai dimostranti di piazza Tahir, ma non vedo una somiglianza. Là si chiedeva la fine di un regime, qui si chiede al governo in carica una diversa politica sociale. E’ credibile che  molti israeliani mormorassero  “gli arabi si muovono, perchè noi no?”, ma in quanto alle richieste c’è molta più somiglianza con gli indignados spagnoli. In quanto alla gestione dell’ordine pubblico non ho visto notizie di violenze della polizia. In quanto a risposte date,  il Governo si muove un pò come tutti gli altri: finge di non capire, prende tempo, vara misure che la piazza rifiuta. Almeno per quanto riguarda il problema della casa che è in definitiva e semplicizzato ai minimi termini uno comune con altri paesi: misure di privatizzazione degli immobili dello stato che incrementerebbero ulteriormente la speculazione edilizia.

Continuo a credere che questo movimento che non ha bandiere politiche, dal momento che è trasversale, potrà avere un enorme influenza sui rapporti con i paesi vicini, distogliendo una parte dell’attenzione e delle risorse dalla difesa/offesa alle necessità interne della società. Che lo sappiano o no, che lo vogliano o no, quei manifestanti lottano per il Medio Oriente.

§§§§♦ §§§§

Ci sono dei commentatori che vedono in questa protesta un segno “borghese” più che da working class.

Gilad Atzmon

è uno scrittore e artista israeliano che vive ora in Gran Bretagna, abitualmente molto critico sull’andamento delle cose in patria, cito da http://www.gilad.co.uk/writings/gilad-atzmon-the-landlord-wannabe-protest.html

Eppure, in realtà, quello che stiamo realmente vedendo svolgersi in Israele (almeno per il momento) è l’esatto opposto di un risveglio della ‘classe operaia’. In effetti, alcuni in Israele la chiamano la ‘protesta Real Estate,’ perché in fondo, quelli che protestano desiderano avere proprietà, una casa propria. Vogliono essere padroni di casa.Vogliono la chiave, e la vogliono subito. Quello che vediamo a Tel Aviv non ha alcuna somiglianza alle lotte che si svolgono in al-Tahrir o ad Atene. Al massimo, le manifestazioni israeliane mimano alcune manifestazioni di lotta per la giustizia o protesta socialista.

11 agosto

http://doppiozero.com/materiali/david-grossmann/la-%E2%80%9Cprotesta-delle-tende%E2%80%9D-tel-aviv

Un bellissimo articolo, ch eriposta anche le dichiarazioni dello scrittore David Grossman, i cui punti salienti sono “dove siamo stati finora?” e “cosa succederà se avremo “troppo” successo? Se i cerchi che tengono insieme questo fragile Paese si spezzeranno?”

Nessuno può dire, ma non è possibile far vivere una società continuamente sotto il ricatto della paura del nemico, della sensazione di non potersi permettere un dissenso perchè ciò minerebbe la sopravvivenza del paese.
La realtà è come la vedi, vale anche per le nazioni. Le certezze assolute non esistono, vale anche per le nazioni. La politica è cercare soluzioni sulla base del presente, avere continuamente lo sguardo rivolto al passato, alle guerre vinte non garantisce di vincerne altre, anzi non garantisce nemmeno una sopravvivenza che dipende in tutto e per tutto dall’amicizia degli Stati Uniti.

12 agosto

L’unica notizia lanciata internazionalmente da Google English:
http://www.huffingtonpost.com/2011/08/12/israel-protests-poorest_n_925446.html

GERUSALEMME – Arabi ed ebrei ultra-ortodossi sono tra i più poveri in Israele, ma quasi non si sono visti tra le centinaia di migliaia di persone che protestavano contro la  disuguaglianza sociale del paese. Quasi il 60 per cento degli ultra-ortodossi e e metà degli arabi israeliani vivono sotto la soglia di povertà.
“E ‘una classica protesta laica, ebraica e urbana. La partecipazione araba avrebbe aperto la porta a delle divisioni “, ha detto Tamar Hermann, politologo presso l’Israel Democracy Institute.

Voilà, quanto è “sociale” questa protesta. Ha ragione Azmon che la chiama la protesta degli aspiranti proprietari.

 5 settembre

La costanza è il marchio distintivo di questa protesta che ha superato perfino il grande ostacolo dell’attentato di Eilat, delel ritorsioni su Gaza, delle tensioni con l’Egitto, oltre che con la Turchia. 

Sabato tre un’altra manifestazione , superiore a quella del 7 agosto: 400.000 persone. Questa è Tel Aviv

 Eva Illouz dell’Università di Gerusalemme 

Alla dimostrazione di sabato sera a Gerusalemme, lo slogan più gridato  era: “La risposta a privatizzazione è rivoluzione.” Questa è una grande e preziosa idea, ma accadono le vere rivoluzioni quando i contestatori diventano più chiari sulla struttura di potere che vogliono cambiare. Nel caso dell’Israele, questo vuole dire, quando i contestatori mettono in questione la distribuzione della ricchezza, perchè gli insediamenti ultraortodossi sopportano meno oneri delle organizzazioni secolari, delle classi medie e dei lavoratori, perchè i politici sono così pesantemente renitenti ai bisogni di eguaglianza dei cittadini. Per eguaglianza intendo non solo fra ricco e povero, ma anche fra coloro che godono privilegi senza doveri e quelli che hanno molti doveri e pochi privilegi.
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4 commenti leave one →
  1. 15 agosto 2011 12:13 pm

    IMolto importante questo articolo, mi ero rassegnata anch’io a vedere lo stato d’israele, monolitico e sanguinario. Io credo che ultimamente, a livello mondiale, le decisioni politiche non riguardino più la popolazione , ma solo governi manovrati dalle banche centrali.
    In Europa infatti la politica la fa la Banca Centrale Europea.
    Ps : è sempre un piacere trovarmi in questo blog, non ho potuto leggere il link che mi hai mandato , perché non riesco ad accedere alla mia posta, vedrò in seguito.

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    • 15 agosto 2011 10:24 pm

      guarda quanto è puntuale quello che scrivi:

      “L’articolo 1, Sezione 8 della Costituzione Usa stabilisce che il Congresso deve avere il potere di coniare moneta (creare) e di stabilirne il valore. Tuttavia, attualmente, la FED, che è una società privata, controlla e trae profitto dal produrre moneta attraverso il Tesoro, e controllandone il valore.”
      http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23534

      Da quando ho saputo, da un lungo lavoro di Left Hook, che chi batte moneta negli Stati Uniti non è il governo, tutti i vari complottismi sulle sorti del mondo di cui ho sentito parlare negli anni mi sembrano meno incredibili.

      Quel link che ti ho mandato, riguarda un report dei lavori di una commissione americana incaricata di prevedere osa sarebbe accaduto se nel mondo si fosse instaurata un’era di pace. Non ti voglio sciupare la sorpresa della lettura (puoi trovare delle sintesi in italiano) ma collima perfettamente con gli articoli che pubblicihi e il ns dialogo nel tuo blog. E’ tutto così verosimile… che sembra inventato!
      ps. grazie, il tuo blog è mia preziosa fonte 🙂

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  2. 17 agosto 2011 11:28 pm

    A proposito di complottisti vorrei dire qualche cosa :
    parlare di prassi politica come complotto è in un cero senso ovvio e addirittura banale, da molto tempo infatti la politica è strategia di potere e chi lo nega o è un ignorante o è in malafede .Da quello che ho potuto vedere la strategia politica non è fatta dalle masse nè dagli ideali, questi sono solo strumenti, saperlo è già fare Politica. Questa visione realistica può però essere ridicolizzata, basta infarcirla di aspetti esoterici, parlare di Illuminati …e subito chi cerca la realtà dietro l’apparenza viene trasformato in “complottista” da scartare a priori
    Quanto alle banche centrali nella storia prova a dare uno sguardo al canale auroramarcoaurora su You Tube..

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  3. 18 agosto 2011 9:21 pm

    Interessante la tua osservazione, squalificare attraverso la farneticazione esoterica. Mi fa ricordare che l’esoterismo attraversa tutta la storia, oggi come superstizione risibile, ma nel secolo scorso come status intellettuale raggiungibile solo dagli “iniziati”, mi riferisco per esempio ai gruppi che videro in Hitler un uomo del destino e concorsero a costruire il suo i carisma sulle masse (vd. Hitler e il nazismo magico di Giorgio Galli).
    Ma anche dopo, nei campus americani le sette segrete non furono solo un divertimento da studenti. A Yale la società segreta Skull and bones, che si dice in qualche modo connessa a agli “illuminati” che opportunamente citi, a parte certe attività di affermazione del potere attraverso atti di sfregio come rubare il cranio di personalità quali Geronimo e Pancho Villa, mantiene vivi i legami fra i membri per tutta la vita.. E si sa che da Yale non escono fattorini, ma gente come Bush padre.,
    Il potere accresce se stesso con il segreto, che poi si eserciti anche in modo ridicolo non ne diminuisce la famelicità, anzi.
    .
    Al canale YouTube 😉 mi sono iscritta, affascinata dalla serie di video che con estrema chiarezza,, ricapitolano la storia (pazzesca) della Fed. L’avessi saputo prima non avrei faticato tanto sui post di Left Hook.
    La butto lì… non è che tu possiedi i testi in italiano e li puoi assemblare come post nel tuo blog? 🙂
    ciao, ogni volta che torni è un grandissimo piacere.

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