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Israele, in ebraico & in arabo

21 agosto 2011

L’attentato di Eilat ha le sue conseguenze sul movimento delle Tende, che la stampa locale  chiama J14 dalla data in cui sono iniziate le proteste. Il lutto per le vittime dell’attentato terroristico ha giustamente resi cauti gli organizzatori.

Da un dibattito interno, circa il timore che la situazione di conflitto con Gaza causi un
raffreddamento della protesta civile e l’opportunità o meno di tenere manifestazioni in
questi giorni  di lutto, è nata la decisione di indire una fiaccolata silenziosa che ha visto la partecipazione di 5000 persone. Una parte dell’opinione pubblica pensa che la sinistra abbia, con questo, assunto un predominio sull’intero movimento visti gli slogan che chiedevano il cessate il fuoco su Gaza, altri ancor più  dirompenti: “Arabs and Jews refuse to be enemies.
Arabi e Ebrei rifiutano di essere nemici, uno slogan che mi riempie di solidarietà e di entusiasmo ma  che non va giù alla destra razzista..  Quando ha preso la parola, in lingua araba, un ragazzo di Hadash, Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza, un movimento di sinistra che si definisce “Arabo Ebraico”, un gruppo anti-manifetazione ha cominciato con gli insulti , ” andate a vivere a Gaza”, per passare poi alle vie di fatto. .

E’ un momento estremamente delicato perchè il movimento si trova ad essere un’assemblea popolare che riassume il tragico dilemma dello stato d’Israele. Voler diventare un paese “normale”, con tutte le difficoltà, i rischi e le contraddizioni che ciò comporta. Volersi sentire ancora e sempre un paese assediato, che anche in virtù di questa sensazione, non potrà sperimentare una diversa economia, perseguire un welfare, dovrà continuare a subire il boicottaggio economico, trattare i suoi cittadini arabi con sospetto pregiudiziale e temere la “bomba demografica” che in pochi decenni renderà i cittadini ebrei minoranza nello stato d’Israele.
Non sono questi “fatti loro”: sono fatti anche nostri per le alleanze di cui gode Israele in Occidente, per l’uso strumentale che il terrorismo di matrice islamica  fa dello scontento nei Territori occupati. Il rischio che Israele lanci una seconda campagna Piombo Fuso come quella che insanguinò Gaza è reale, che lo status quo con l’Egitto si incrini è talmente reale che sta accadendo, mentre l’Onu e l’Occidente sono troppo impegnati a salvare la faccia per il fallimentare intervento militare in Libia e a dare l’ultima spallata al regime.

PERCHE’ NON COSI’?

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