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Quali “carte” restano a Gheddafi?

6 settembre 2011

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aggiornato 8 settembre

La domanda se la pone la rivista SlateAfrique e cerca la risposta al Cernam, Centro studi e ricerche sul mondo arabo mediterraneo, nella persona del Direttore Hasni Abidi, feroce oppositore di Gheddafi (testo dell’intervista completa  in francese)  (per comodità quoto anche da un altro sito che aggiunge alle sue parole altri riferimenti)

Niente è più complicato e costoso di una guerra strada per strada. Dato il piccolo numero (in tutta la Libia i ribelli hanno solo poche decine di migliaia di combattenti) le truppe del CNT potrebbero trovarsi in serie difficoltà prima di imporre effettivamente il loro controllo sulla capitale. Lo scrive il quotidiano Indipendent di Londra.

Inoltre, l’Indipendent riporta un contrattacco lealista a Zlitan (nota: la città dove la Nato ha fatto in colpo solo più vittime che altrove) e le Brigate (nota: si tratta di un esercito regolare pertanto questa è la definizione tecnica) di Khamis al-Gaddafi, di cui sventatamente la Nato aveva annunciato la morte, combattono a Zawhia e Zaruwha, 50 km dal centro di tripoli.
“Gheddafi mantiene la capacità di colpire” scrive  Hasni Abidi, direttore del Centro Studi e Ricerche dell’ Area del Mediterraneo Arabo, autore  del “Manifesto of the Arabs” e ferocemente critico di Gheddafi.  A suo parere  “ I sostenitori di Gheddafi non hanno ancora detto l’ultima parola. Gheddafi aveva preparato il suo piano in caso d’insurrezione . Una delle brigate della Sicurezza era stata formata con un solo scopo: come difendere Gaddafi in caso d’insurrezione.  Cioè,  Gaddafi era consapevole di questo rischio. Non si aspettava che l’insurrezione sarebbe stata così brutale e determinata, ma si è preparato per il post- Bab al-Azizia. la sua capacità di colpire è peggiore di prima, di quando era in Bab al-Azizia. Oggi la sua capacità di colpire è diffusa. Non ha più un “santuario” che possa diventare un facile target. Egli è dovunque e da nessuna parte.

§§§

Segue nell’intervista l’analisi psicologica di Gheddafi, che viene definito uomo incapace di abbandonare il potere.
La tendenza a patologizzare gli avversari è tristemente nota dai tempi dellUnione sovietica, e comune a tutte le mentalità totalitarie
, ma si potrebbe anche dire che “non poteva” abbandonare il potere, in quanto unica figura in grado di mantenere unita la Libia. Si può anche dire, che non abbandonando il potere, mostra quello cui nessuno pensa più: non è sempre facile agli stati più potentemente armati del mondo stracciare i principi democratici e intervenire per rovesciare un governo straniero.

Infine nell’intervista  un’osservazione che è di attualità:

Gadafi dispone di importanti dossiers.*** In una logica suicidaria, potrebbe divulgare informazioni rilevanti per la sicurezza di molti stati o conversazioni private imbarazzanti, come per il finanziamento della campagna elettorarle di Sarkozy; Seif al Islam l’ha detto, ma per ora non abbiamo avuto prove sufficienti.
Per l’occidente Gadafi è stato l’alleato privilegiato dopo l’11 settembre. Ha dato agli americani vari nomi di islamisti importanti, i più pericolosi. Gli americani dicono che la Libia è uno dei paesi che hanno collaborato in maniera esemplare nel reperire certi elementi. Ma a quale prezzo?

Io non so a quale prezzo! Non so cosa abbia chiesto a Sarkozy, a Bush, a Obama per la sua collaborazione, perchè non me lo rivelano? Se è infamante per Gheddafi gioverebbe loro, visto che l’euforia dei creduli per la No Fly Zone è diventata incubo quotidiano e perfino il Wall Street Journal comincia a scalpitare.

Mi aspetterei – qualora davvero Gheddafi ,oltre ai file che già ha fatto trovare, facesse filtrare altre info-  un autentico peana da parte di quelli che amano Wikileaks e Assange.
Ma forse è per questo che mr. Abidi parla di “logica suicidaria”. Non le bombe Nato possono uccidere Gheddafi , che è ovunque e da nessuna parte. Ma se spiffera ai quattro venti quello che sa, allora è suicidio?

Un’osservazione alla buona: 
come tutti quelli che amano arrampicarsi in vetta e restarci, può ben darsi che sia un “caratteriale”,   però in questa storia è lui lo stratega. Al comando politico e operativo della coalizione mondiale, invece, si sono arrampicati degli apprendisti stregoni.

*** appena postato,  leggo un puntuale l’articolo di Voltaire net  sui file “trovati” negli uffici governativi sul capo dell’Intelligence inglese Mark Allen.

“Andato in pensione, è diventato consigliere politico della BP (British Petroleum) e consulente del Monitor Group: un centro lobbistico che ha difeso gli interessi personali  di Saif el-Islam e ha concluso contratti di relazioni pubbliche con la  Jamihiriya.”

Saif si faceva curare gli affari. Ciò  è molto capitalistico!
Che il capo degli 007 si sia messo a disposizione come consulente di un regime dittatoriale … come definirlo?

AGGIORNAMENTO 7 SETTEMBRE,

la bufala quotidiana, che tecnicamente consiste nella nuova tecnica di guerra le manipolazioni, dette   PSYOP o psyops  da psychological operazions

Non ha giocato la carta della fuga in Niger, come i titolavano ieri i media, aggiungendo che era scappato con l’oro  perchè questo sempre colpisce la fantasia, specialmente in quest’epoca di crisi e manovre finanziarie.

A chiedere aiuto in Niger è staot un alto ufficiale e la sua famiglia, accolto per ragioni umanitarie, e non si ha notizia che si tratti di una defezione.

In quanto alla colonna di mezzi, 250, che avrebbe varcato al frontiera scortata dai Tuareg e da militari locali,   data come certa,  oggi  in conferenza stampa:

il Ministro degli interni del Niger Abdou Labo dichiara

“Per quanto mi consta, non è entrata alcuna colonna di veicoli dalla Libia”

Se non lo sa lui, chi lo dovrebbe sapere?

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LE “CARTE” CHE NON HA IL CNT

Questo è il Telegraph, un dei quotidiani  che avevano  dato per conquistata la Libia, che ora inizia a ragionare un pò diversamente. http://blogs.telegraph.co.uk/news/robcrilly/100103347/libyas-rebels-face-tough-decisions-over-move-to-tripoli/

Riassumo il contenuto

I vuoti di potere sono pericolosi, insegna l’Iraq, urge insediare un governo a Tripoli, dicono in Occidente, Jalil, il presidente del CNT concorda e promette di farlo entro questa settimana, ma niente si muove.

Perchè Gheddafi è ancora uccel di bosco e con le sue truppe ben armate, perciò la sicurezza a  Tripoli è ben lontana dall’essere  garantita.

A Sirte si combatte, come a Bani Walid

E poi Jalil ha bisogno di soldi: fare alleanze politiche costa soldi, le milizie che combattono per una Libia libera vogliono essere pagate (ma non era Gheddafi che aveva i mercenari?) 

E perchè disturbare i leader delle milizie e suscitare rivalità, visto che i ribelli controllano solo un piccola striscia sul mare e il resto del paese è con i lealisti che ben potrebbero riaccettare indietro transfughi pentiti del CNT?

Eccolo il dilemma di Jalil: devo andare a Tripoli presto, ma che non sia troppo presto.

Come fa il CNT ad avere problemi di denaro visto che si fa a gara nello “scongelare” i fondi congelati all’inizio della rivolta?

Risposta: la risoluzione che congela i fondi è complessiva, andrà revocata,  quindi, come  cifra complessiva. Quando una nazione annuncia di aver scongelato Xmiliardi intende dire che li anticipa di tasca sua!

Chi può credere una cosa del genere?
Anche se il CNT avesse già dato in garanzia tutto il petrolio libico, è ancora ben lontano dal far riprendere la produzione. Non solo: è ben lontano dall’aver messo mano all’urgenza di creare un nucleo di Istuzioni nazionali in stile occidentale, oltre a non aver ancora messo piede in Tripoli se non per  brevi comparsate a uso mediaticoi.

Grave, gravissima la situazione.

Una notizia anticipa che la Gran Bretagna intende richiamare i suoi 135 operativi sul campo (non confermata la voce che abbia avuto delle perdite) e questo lascerà maggiore margine di azione ai ribelli.
I mercenari creditori del CNT e con legami con  Bengasi  sono ai ferri corti con i ribelli berberi del Nafusa; si sono divisi Tripoli in zone di influenza e più saranno padroni del campo, più la situazione diverrà incandescente.
Che fare? Truppe del Golfo, così il CNT che ha sempre detto “nessun piede straniero in Libia” (anche se ci sono eccome) potrà salvare la faccia e accettare degli occupanti … che parlano arabo.

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