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Vittorio Arrigoni, il bersaglio notoriamente designato

9 settembre 2011

E’ il 27 gennaio 2009, Vittorio Arrigoni scrive da Gaza al giornalista Giulietto Chiesa,  per chi non lo ricorda era l’epoca dell’operazione Piombo Fuso, iniziata il 27 dicembre 2008 e protratta al 18 gennaio 2009

Caro Giulietto,
ti sono grato per l’inquietudine, equivalenza di un empatia rara in questi tempi, per essere rimasto umano.
Dici bene, la guerra non è terminata. Solo i morti ne hanno visto la fine, per i vivi non c’è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza.
Le reiterate e costanti minacce di morte rivolte a me e ai miei compagni dell’International Solidarity Movement se non destassero reale preoccupazione, le avremmo considerate trofei. Evidentemente a chi olia gli ingranaggi della macchina della morte israeliana dà estremamente fastidio chi da questa parte si impegna così estenuamente per la pace e i diritti umani.
Il nostro non sarà un sacrificio invano se consentirà uno stato di allerta verso questo di lembo di terra martoriata e il suo milione e mezzo di abitanti. Una popolazione palestinese che non chiede altro se non di poter godere degli stessi diritti degli israeliani, dei diritti di qualsiasi altro popolo del pianeta.
Mi auguro che Frattini, da te sollecitato, distolga un attimo lo sguardo da Sderot e rivolgendolo verso di me si accorga dell’ammasso informe di macerie a cui è ridotta Gaza, e delle lunghe file di minuscole bare bianche contenenti le spoglia di centinaia di bimbi uccisi. Al ministro chiedo che venga concentrata maggiore attenzione e stima verso le migliaia di operatori umanitari distribuiti nei luoghi più caldi del pianeta, magari la stessa cura e ammirazione espressa dal governo ai soldati italiani ipotetici esportatori di democrazia in Afghanistan oggi come in Iraq ieri. Non esigiamo una medaglia, chiediamo solo più protezione.
Sulla mia schiena bruciano ancora i dieci punti di sutura necessari a ricucire una ferita riportata a settembre, in seguito ad un assalto dei marines israeliani (link: QUI ). Ero semplicemente al largo del porto di Gaza con degli amici pescatori. A Novembre, sempre in acque palestinesi, soldati israeliani mi hanno sparato, rapito, quindi rinchiuso in una pidocchiosa prigione a venti chilometri da Tel Aviv. Dietro le sbarre, il consolato mi fece avere un paio di vestiti di ricambio. Ho ancora la ricevuta, un mese di tempo per ripagarli.
Sul mio ferimento e successivo rapimento, nulla, non un fiato dal suo governo, Ministro Frattini.
Alla Farnesina non si è mossa un foglia. Ora vogliono uccidermi, le assicuro che prestando i soccorsi sulle ambulanze in questo ultimo mese mi sono reso conto quanto siano essi puntigliosi e puntuali nel sopprimere vite umane. Con il consenso del suo presidente Berlusconi che non ha mancato più volte di tifare per le bombe. Lei lo sa che spesso fra macerie trovavamo i corpi ridotti in poltiglia? i frammenti di ossa più grandi potevano stare in un cucchiaino, lo riferisca al suo presidente.
Pensateci, magari la prossima volta che rigirate lo zucchero sorseggiando un caffè assieme.
Vogliono ucciderci, ministro Frattini, veda un po’ lei se è il caso di trovare cinque minuti di tempo per me sulla sua agenda fitta di incontri diplomatici.
Giulietto, un abbraccio.
Restiamo umani.
Vittorio Arrigoni , attivista per i diritti umani,Gaza city li 27 gennaio 2009

§§§

Il 14 aprile Vittorio viene rapito, immediatamente viene diffuso un video1 nel quale un gruppo auto etichettato salafita  chiede la liberazione di un leader in prigione, ponendo il 16  come scadenza dell’ultimatum,  ma il corpo viene ritrovato poche ore dopo.

Ciò che Vittorio realmente viveva, scritto nella lettera a Giulietto, non viene minimamente preso in considerazione. Il marchio salafita viene identificato sia  come ideatore che come esecutore e la tesi dell’uccisione per “mano amica”:  opera dei Palestinesi per i quali stava spendendo le sue forze e l’intelligenza, viene cavalcata dall’opinione pubblica frettolosa. Sostenendo questo nei post del blog Cor-pus ne ho avuto conferma diretta. Non ebbe importanza il seguito, che sia spuntato  un giordano, prontamente suicida, che un altro  braccato dalla polizia sia stato ucciso

Restano quattro imputati per il processo che si è aperto il giorno 8 settembre, immediatamente rimandato al 23, per la richiesta dell’accusa di presentare nuove prove.
L’avvocato della famiglia Arrigoni  dall’Egitto non è riuscito a entrare nella striscia di Gaza, il suo sostituto prontamente nominato è stato respinto dalla Corte perché una “nuova” disposizione non consente “la costituzione di parti civili nei processi penali” .  Lo slittamento mette in agitazione gli amici palestinesi di Vittorio,  all’Ansa Ebaa Riziq, una delle migliori amiche palestinesi di Vittorio Arrigoni, presente in aula, “ un processo istruito in modo quasi clandestino e del cui inizio si è saputo per caso e per vie traverse. Temo sia tutto già deciso a priori” .  Ecco il punto, già rilevato dalla madre di Vittorio: l’ambiguità delle autorità di Gaza.

§§§

 

Perché la dirigenza di Hamas appare ambigua?

In quale situazione era venuta a trovarsi Hamas? L’assassinio di Vittorio è stato perfettamente funzionale per mettere in difficoltà la dirigenza della striscia, e  sotto vari punti di vista.
Il secondo nemico di Hamas, dopo Israele, sono i gruppi jihadisti manovrabili da AlQaeda come da qualunque intelligence interessata, ed è vitale per Israele dimostrare che Hamas non governa la striscia e che effettuare propri attacchi militari è autodifesa.
All’epoca, Hamas stava trattando con ANP, che governa la Cisgiordania, un riavvicinamento sull’onda delle numerose manifestazioni popolari che lo richiedevano. Ciò è fortunosamente  avvenuto lo stesso.

Nessuno aveva rilevato a quel tempo che il caso di Vittorio era preceduto dall’assassinio di Juliano Mer Khamis, il regista palestinese, di origine ebraiche, che con il suo teatro di Jenin era una voce libera contro Israele, e non solo. Non si è arrivati, dopo un arresto farsa, ad accertare alcuna verità; ciò è ammesso dagli esponenti della ANP, ma  sulla scena internazionale nessuno preme perché si trovino gli assassini di un palestinese scomodo.

Non si può, ribadisco, chiudere gli occhi davanti alla convergenza di  questi due omicidi,  mirati a bloccare il fragile avvicinamento fra Hamas,  che è in carica per elezioni regolari, e Mahmud Abbas, presidente della West Bank con carica scaduta nel gennaio 2009, interlocutore accettato, tuttavia, dagli Usa e Israele.

Nell’immediatezza della morte di Vik, vi fu da parte della dirigenza di Hamas l’allusione ad Israele come mandante del rapimento, ma sostenere oltre questa tesi, assolutamente razionale nel contesto mediorientale, avrebbe significato cadere nella trappola: i media avrebbero magnificato il pericolo che Hamas è per lo stato di Israele. Occorreva trovare  delle pistole fumanti  per dimostrare il proprio antiterrorismo e di essere in grado di controllare il territorio.

Si è riusciti a   portare in Tribunale. Mohamed Salfiti, Tamer Hasasnah, Khader Gharami e Aamer Abu-Ghula, tutti originari della Striscia, scrive lettera 43, ma non è esatto.

La leggerezza con cui viene trattato il problema palestinese fa sì che non si sappia e non si dica che la striscia di Gaza ospita campi profughi. La vita di un profugo è ad un grado infernale rispetto al purgatorio dei residenti, ovunque e Gaza non fa eccezione.
Ai profughi un eventuale stato di Palestina non darebbe ancora nulla, perché molti sono originari di zone ormai stabilmente possedute da Israele.  Il diritto al ritorno per loro è sancito dall’Onu e negato nei fatti.
La loro esistenza scorre fra il nemico di sempre – Israele – e la tradizionale indifferenza dell’Anp cui si è aggiunta l’apatia di Hamas, che al suo esordio, invece, del “Ritorno” era portabandiera e va verso un futuro indistinto. Tanto si è complicato il problema palestinese.

Per ora degli altri tre conosciamo solamente il nome, non sappiamo da dove provengano e perché fossero nel territorio di Gaza.  La famiglia non ha avuto copia dei documenti investigativi, l’unica cosa che è dato sapere sono le notizie dell’avvocato di  Khader Jram,

L’avvocato Najar ha una lunga risposta a questa domanda che da mesi si pongono tanti. «Dalle confessioni e dichiarazioni del mio assistito e dagli altri imputati emerge che l’intento del gruppo, informale non una vera e propria organizzazione, era quello di sequestrare un occidentale per ottenere la liberazione dello sceicco Abdel-Walid al-Maqdisi, arrestato da Hamas per attività sovversive», ha spiegato Najar. «Breizat era tornato a Gaza (vi era entrato la prima volta un anno e mezzo prima e vi aveva fatto ritorno, grazie a documenti falsi, tra febbraio e marzo 2011, ndr) allo scopo preciso di trovare un modo per liberare lo sceicco Maqdisi che era stato suo maestro in Giordania», ha aggiunto l’avvocato sostenendo che «attraverso il rapimento i giovani volevano affermare l’esistenza della loro cellula armata (ideologicamente legata a Tawhid wal Jihad, ndr) e non avevano intenzione di uccidere l’italiano».

Ma forse non molti ricordano che codesto “ sceicco” nell’immediatezza aveva dichiarato di non conoscere la sigla salafita del video. Lui dovrebbe saperlo visto che è un esponente di questo franchising del terrorismo.
Allora può essere vero che la banda voleva costituirsi e farsi conoscere in Gaza, riuscendovi avrebbe dimostrato di tenere in scacco Hamas. Giovando forse alla causa palestinese? Certamente no.

E se venendo a conoscere di più, scoprissimo che molti degli autori sono autoctoni della striscia, proprio la gente per la quale lottava Vittorio, la teoria della mano amica resta tanto crudele quanto falsificante della situazione: offende crudelmente la memoria di Vittorio facendolo apparire, al meglio, un ingenuo, mentre la sua azione pro-palestinesi  nasceva proprio dalla situazione reale che può consentire di indurre dei disperati ad agire contro se stessi e a favore della disgregazione di una coscienza nazionale palestinese.

Quanto fosse importante l’azione di Vik a Gaza lo testimoniano i nemici, quelli che hanno dichiarato guerra senza quartiere all’ISM, International Solidarity Movement, che organizza le Flotilla per portare aiuti di prima necessità a Gaza. C’è un sito che continua serenamente la sua missione istigatrice di crimini (mentre le pagine dei corrispondenti indipendenti dalla Libia vengono bloccati) pubblicando le  generalità degli attivisti,  invitando a segnalarne altri e…

“The following names and passport numbers are members of the ISM who have interfered with anti-terrorism activities of the Israel Defense Forces in the West Bank and Gaza. If you want to make a real effort for peace in the world, note these names and individuals. In the US or UK, if you recognize them as from your area or neighborhood, contact your local law enforcement, local police, FBI. …..”

Per chi vuole cercarlo, si chiama stoptheism, io non pubblico il link, e lì troverà il il nome di Arrigoni, corredato di insulti, e seguito, lui solo, da una serie di articoli denigratori (gli amministratori del sito hanno ritenuto opportuno pescare anche dal blog di Fiamma Nirenstein andando oltre, io credo, le sue intenzioni critiche). Non so come definire il fatto che nessuno dei grandi media, cara tv rete, abbia citato queste minacce, come del resto la lettera a che Giulietto Chiesa aveva resa pubblica dopo aver interpellato il ministro Frattini. La completezza dell’informazione lascia molto a desiderare, a dir poco.

Quanto sia importante il processo lo testimonia lo slittamento dell’udienza a dopo la votazione Onu sul riconoscimento dello stato di Palestina. Non ci sono le condizioni perchè ciò avvenga, visto che il Consiglio di Sicurezza bloccato dagli Usa non può raccomandare il  riconoscimento come ” paese membro”. Ma c’è già una maggioranza assembleare favorevole, che potrebbe essere usata per il riconoscimento di uno status di “osservatore esterno”. Ovviamente Hamas non vuole aggiungere altra legna al fuoco dell’ostilità. La dimostrazione di voler perseguire gli attentatori è stata data con l’apertura del processo, l’andamento del dibattimento dipenderà poi  anche dal risultato all’Onu.

—————- 22 settembre

seconda udienza : gli imputati  hanno smentito le confessioni che avevano reso dopo essere stati catturati e denunciato che avevano ammesso la loro responsabilità solo perché costretti con la forza.

Assolutamente credibile, la pressione internazionale su Hamas era enorme, Israele soffiava sul fuoco per dimostarre che Hamas non riesce a controllare Gaza. I mandanti, e quindi anche gli esecutori, si potrebbero trovare solo partendo dalla lettera di Vittorio a Giulietto Chiesa, il che si potrebbe fare solo se i Palestinesi avranno uno stao indipendente. Il processo è stato aggiornato al 3 ottobre,

in aggiornamento dopo la ripresa delle udienze

post collegato a

https://mcc43.wordpress.com/2011/08/25/dopo-eilat-in-medio-oriente/

https://mcc43.wordpress.com/2011/08/15/una-volta-eravamo-insieme-dietro-il-cancello/
1  Con fatica e dolore, mi accingo a scrivere un dubbio che ho avuto fin dalla prima volta in cui ho visto  il video You Tube che mostra Vittorio nelle mani dei suoi rapitori. E’stato interpretato da tutti come l’ immagine di un uomo torturato ma in vita;  ciò è confermato, secondo l’avvocato Najar, dalla confessione del suo assistito. Invito a riguardarlo con attenzione: c’è sincronicità fra il movimento della mano che muove la testa e quindi anche le labbra,   il che può dare solo l’illusione della respirazione. Troppi misteri ancora su questa tragedia. un’azione iniziata e conclusa tanto in fretta….

aggiornamento 24 novembre
e ancora non si sono ascoltate deposizioni e testimonianze

La strada della verità è lunga e tortuosa, quando non si è una nazione sovrana, ma un’entità considerata “terrorista”, come la striscia di Gaza. L’aggiornamento da NENA news sull’andamento del processo ne è la prova

Gaza, 24 novembre 2011, Nena News –Niente da dare anche la sesta udienza del processo ai rapitori ed assassini di Vittorio Arrigoni si è chiusa senza alcun esito di rilievo. Anzi, possiamo dire che oggi non c’è stata proprio l’udienza. Stamani, di fronte al prolungarsi di altri processi in corso davanti alla Corte Militare di Gaza City e al fatto che i testimoni, rimasti in attesa per ore, erano andati via, la Pubblica Accusa ha chiesto l’aggiornamento del processo. Il presidente della Corte ha accolto la richiesta e ha convocato le parti per il 5 dicembre.Si spera che il dibattimento potesse finalmente entrare nel vivo. E invece anche questa volta non c’è stato alcuno sviluppo nel processo. Anche l’ultima udienza, ad inizio novembre, non aveva fatto registrare novità di rilievo e si era chiusa dopo pochi minuti. Sul banco degli imputati ci sono Tamer Hasasnah, Mahmud Salfiti, Khader Jram e Amer Abu Ghoula, che durante le indagini hanno detto di far parte di un gruppo salafita e ammesso di aver rapito Vittorio. Tutti però negano di aver ucciso l’attivista italiano e chiamano in causa i loro “capi” Abdel Rahman Breizat e Bilal Omari che però non possono confermare o smentire. Entrambi sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia di Gaza un paio di giorni dopo l’assassinio di Vittorio. Sui motivi del rapimento la famiglia Arrigoni aspetta che venga fatta piena luce, in considerazione dell’impegno costante a favore dei diritti dei palestinesi di Gaza sotto assedio israeliano, portato avanti da Vittorio.

E Juliano? Dopo tanti mesi il mistero resta fitto, conferma Le Monde

         aggiornamento 5 dicembre  

             
Nulla di fatto alla settima udienza, gli accusati ammettono il rapimento ma della morte incolpano i due terroristi uccisi nel blitz delal polizia che ha condotto al loro arresto. L’udienza aggiornata al 19 dicembre 

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