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LIBIA E NUOVO DIS-ORDINE MONDIALE

10 settembre 2011

Ben  Walid è un piccolo centro a un centinaio di kilometri da Tripoli. Nella composizione tribale — che nella Libia di Gheddafi non era nascosta come  in altri paesi arabi, ma incorporata nel sistema di rappresentanza popolare —  risulta essere il centro della tribù lealista dei Walfalla.

In questi ultimi giorni è servita per distogliere l’attenzione da Tripoli  – e suscitare l’impressione che sia una città pacificata invece che cantonizzata in  quartieri controllati da diversi gruppi armati- Bani Walid è  oggetto di un susseguirsi di notizie di trattativa, assedio, lealisti che tengono in ostaggio la popolazione, figli di Gheddafi che vi avrebbero trovato rifugio. Tutto ciò sotto l’etichetta: i ribelli non attaccano per evitare un bagno di sangue.

Mettendo insieme le notizie non addomesticate si comprende che i ribelli aspettano rinforzi perché la città è decisa a difendersi e che la Nato continua gli attacchi dal cielo per indebolirle.

E’ una guerra, e nella tattica di guerra entra anche l’informazione. I report quotidiani delle missioni Nato sono redatti in un modo che lascia due sole alternative: dubitare dell’intelligenza degli alti comandi militari o aver la certezza che essi poco stimano la nostra.

Questo è il report delle missioni del 9 settembre emesso dal comando di Napoli http://www.nato.int/nato_static/assets/pdf/pdf_2011_09/20110910_110910-oup-update.pdf

Sorties conducted 09 SEPTEMBER: 110

Strike sorties conducted 09 SEPTEMBER: 40
*Strike sorties are intended to identify and engage appropriate targets, but do not necessarily deploy munitions each time.
Key Hits 09 SEPTEMBER:
In the vicinity of Sirte: 1 Surface to Surface Missile Facility, 1 Multiple Rocket Launcher, 1 Armed Vehicle.
In the vicinity of Hun: 1 Command and Control Node.
In the vicinity of Al Jufrah: 1 Military Facility.
In the vicinity of Sebha: 1 Tank.
In the vicinty of Bani Walid: 1 Armed Vehicle.

Questi rapporti sono simili ogni giorno, non citano mai vittime umane e non si capisce come occorra tanta profusione di sforzi e di denaro per eliminare “un veicolo armato nelle vicinanze di Ben Walid”. I ribelli sono armati fino ai denti, non potevano usare i loro missili?
Da notare che non è citata Sirte, ma  è credibile che non vi sia un “aiutino” ai ribelli che dicono di averla accerchiata? Viene citata un’azione a Sebha, di cui i media parlano raramente ma che è ancora inespugnata.

Cumuli di menzogne nei documenti ufficiali, cumuli di fandonie nelle dichiarazioni dei ribelli, cumuli di favole negli spostamenti del rais ormai trasformato in un onnipresente jinn del deserto.

Che cosa accade in Libia veramente? Che cosa sarà di questo paese che ha da mesi un completo vuoto di potere locale, sostituito dalle intelligence e dai militari dei paesi Nato? Quanti sono i corpi speciali stranieri sul territorio, in violazione della risoluzione Onu e delle dichiarazioni verbali del CNT? Quanti sono i militari occidentali uccisi? Come s’intende rimediare allo sfruttamento dei jihadisti che non vogliono abbandonare il campo? A quanto uranio impoverito e altri veleni si troveranno esposti i libici nei prossimi anni? Come si arriverà a una riconciliazione dopo tanto sangue?  Perché tanti ragazzini armati nelle foto di gruppo dei ribelli? E soprattutto

QUANTO SONO LE VITTIME CIVILI IN TUTTA LIBIA, CONSEGUENZA DI UNA MISSIONE CHE AVEVA L’OBIETTIVO DICHIARATO DI PROTEGGERE I BENGASINI?

Questa è la Mission dichiarata della Nato come la leggiamo nel suo sito

Mission
NATO took control of all military operations for Libya under United Nations Security Council Resolutions 1970 &
1973 on 31 March 2011. The aim of Operation UNIFIED PROTECTOR is to protect civilians and civilianpopulated areas under attack or threat of attack.

Non è così, ma tutto scorre nell’indifferenza. La scena madre: la cattura del “cattivo” va per le lunghe e in questo spettacolo le vittime che si accumulano sono come l’intervallo, quando gli spettatori passeggiano nel foyer discorrendo d’altro…

Il mestiere di giornalista è spesso strumentalizzato per servire da copertura alle azioni di spionaggio. Chi sono realmente i 400 “giornalisti” e/o questi dipendenti di società di “sicurezza” – come Black Water – sbarcati a Bengasi, chi ne ha sentito parlare in Italia? E chi erano quei tre sedicenti giornalisti e poi lavoratori della sicurezza che si erano introdotti in Libia, miseramente finendo in galera?E perché così poco battage mediatico e niente interviste nei talk show né per loro né per quei quattro autentici ma stolti giornalisti di un “sequestro” tanto lampo quanto imbarazzante le nostre autorità?

Quanta fatica si deve fare per venire a sapere che il febbrile viaggiare dell’autodefinito filosofo Bernard Henri Levy in M.O. , ha prodotto l’intesa con la quale il CNT ha ceduto la Montagna Verde, la più bella zona della Cirenaica per una base militare di Israele? Quanti comprendono le implicazioni di questa non auspicabile possibilità?

E’ in atto un ridisegnazione della costa nord dell’Africa che nulla ha a che fare con “rivoluzioni arabe” alle quali possono credere solo quelli che non capiscono nulla di quei paesi o che sono interessati a disinformare. 

Considerare rappresentanti legittimi di un popolo

“rivoluzionari” di paccottiglia – tra cui ladri, imbroglioni, prigionieri liberati di Bengasi e Guantanamo, islamisti graziati, elementi di AQMI (AlQaida nel Mghreb islamico), giovani disoccupati e stupidi, felloni di recente dissidenza, rinnegati, sconosciuti oppositori dell’ultimo minuto ”  fa parte della fine programmata della democrazia.

Si assiste negli ultimi anni, sotto il nome di mondializzazione, a un progressivo spostamento del potere dagli stati verso organizzazioni non elette. Con le Banche centrali erroneamente credute pubbliche rispondenti a gruppi di potere dai connotati indistinti, che si lasciano individuare solo il tanto necessario perché s’intuisca che le sorti del mondo sono rette da poche mani ma non si possano avere le prove. E si sa che una delle frasi favorite dell’utente medio dell’informazione è “dove sono le prove?”

Per invadere l’Iraq Colin Powell sventolò all’Onu un campioncino delle armi letali di Saddam, ma noon era una prova, era un inganno ammesso perfino dall’interessato –  perché a cadenza storica spesso la verità trapela.

A volte le prove inconfutabili arrivano a posteriori: se qualcuno dubitava della creazione di una bomba atomica, Hiroshima è stata la prova.

A conferma della crescente mancanza di sovranità degli stati, la dichiarazione di Silvio Berlusconi al Corriere della sera del 30 luglio- la riporto come viene espressa nei siti internazionali

“What choice did I have considering America’s pressure… President Georgio Napolitano’s stance, and the Parliament’s decision?

Poteva farne una buona Berlusconi, sventolare il trattato di amicizia e dire “smettiamola con l’Italia voltagabbana”, ma non l’ha fatto. Sono mesi che è iniziata  la distruzione della sua credibilità  “appositamente” per un attacco finanziario all’Italia e si specula sul nostro default in modo spudorato:
§§§§§§§§§§§§§§§§§
… intanto aspettiamo la “caduta” di Ben Walid e la “vittoria” dei “ribelli”
alle ore 19,30 BBC online, una delle voci più tardive nell’ammettere falle nell’operazione Nato,che intendeva essere mordi e fuggi, descrive senza chiamarla con il suo nome una disfatta dei ribelli, a motivo del numero di lealisti dentro Ben Walid maggiore del previsto.
Ogni ribelle dice la sua, e qualcuno ha parlato di 1000 uomini. Mi chiedo: in una cittadina accecrchiata da giorni, viene detto, dove non entra nemmeno uno spillo, dove forse mangiano cavallette per sopravvivere, come si sarebbero nutrita questa compagnia di soldati? Ma qualche domanda in più i giornalisti non la potrebbero fare , per dirci qualcosa di sensato?
a mezzanotte la Voice of America, diminuisce il numero dei lealisti quasi della metà, e aggiunge
” But as NATO planes circled overhead, the sound of explosions and heavy fighting could be heard at a checkpoint 3 kilometers north of the town, indicating a situation more serious than a simple mopping-up operation.  “
Visto? bombing bombing bombing La Nato sta facendo piazza pulita e poi i ribelli (mercenari rotti a tutte le battaglie!) arriveranno a piantare la bandiera di re Idris, ma quando tutto sarà finito si chiamerà Libia “nuova” e “liberata”.
– Questo non è d’attualità, ma c’entra con il “dis-ordine” politco-mediatico e poi … è troppo gustoso. Quoto da un post di Gianni Cipriani in  Globalist.ch
Le “frattinate”. I diplomatici italiani, quando non devono essere diplomatici, ma ti possono parlare in privato, amano raccontare le “frattinate”, ossia le sortite del nostro geniale ministro degli Esteri, considerato una macchietta. Dopo aver rivelato ad Uno Mattina l’esistenza di una diplomazia segreta tra l’Italia e gli insorti (e quindi, visto che era segreta, perché raccontarla alle casalinghe che a quell’ora guardano la Tv?) il nostro, a metà maggio, ha provocato un serio incidente e ha messo a rischio gli italiani in Libia. Infatti ha pensato bene di dire che Gheddafi aveva le ore contate. Ore contate? I ribelli di Bengasi, malfidati e fumantini, hanno pensato che l’Italia fosse in possesso di informazioni riservate che stava nascondendo. Così si sono minacciosamente presentati davanti alle nostre sedi di rappresentanza di Bengasi. Non sono stati momenti piacevoli. Alla fine si è tutto risolto con la confessione di Frattini. La fonte della notizia sarebbe stata (ma sarà vero?) il vescovo di Tripoli, monsignor Martinelli. Voci di terza mano diventate pompose dichiarazioni del titolare della Farnesina. Poi da metà maggio ad oggi, di ore ne deve aver contate parecchie Gheddafi.
oh se ne ha contate di ore… 🙂
xxooxxooxxooxxooxxxxooxxooxxooxxooxxxxooxxooxxooxxooxx
Per chi non è giustamente occupato a informarsi su quel che sta avvenendo fra Egitto e Israele oppure non ha niente da fare e tanto desidera capire, questo articolo di Peacelink è fondamentale

La Top Ten dei Falsi Miti sulla Guerra in Libia

di Maximilian Forte,  professore associato al dipartimento di Sociologia e Antropologia alla Concordia University di Montreal, Canada. Il suo sito è: http://openanthropology.org/ Articolo tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink   

http://www.peacelink.it/mediawatch/a/34656.html

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