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La guerra deprime Obama?

11 settembre 2011

(aggiornato)
A un anno dalle elezioni,  i repubblicani parlano chiaro. Chiarissimo addirittura con Ron Paul, un congressman   costituzionalista, soprannominato  “Mr. No”, per la quantità di voti contrari della sua carriera politica,  motivati dal rispetto della Costituzione americana. Nel video c’è lo speech originale,

http://www.youtube.com/watch?v=CVoZeGxLSrs&feature=player_embedded

qui la traduzione (di Cristina Bassi) dei passi salienti

L’ammnistrazione Obama ha attaccato la Libia senza una dichiarazione di guerra costituzionale, senza una significativa consultaizone con il Congresso e senza che fosse stato autorizzato un dollaro dalla Camera o Senato. E’ stata una guerra iniziata da un presidente che si è rivolto all’ONU per la sua autorità e che ha ignorato l’autorità del Congresso USA.

Stiamo meglio come nazione avendo ignorato e svalutato la nostra Costituzione?  Stiamo meglio avendo speso più di un miliardo di dollari per attaccare un paese a migliaia di chilometri da noi e che non ci ha minacciato?

Siamo più sani finanziariamente nell’aver allargato l’impero fino ad includere un altro protettorato  e probabilmente una occupazione militare a lungo termine? Siamo più ammirati nel mondo per essere nuovamente coinvolti in un’altra guerra?

Tuttavia molti affermeranno che disfarsi di Gheddafi ne è valsa la pena. Diranno che il fine giustifica i mezzi. Questo mentre il pedaggio dei civili bombardati dalla NATO aumenta, in una guerra travestita da “protezione della popolazione civile”: persino la discussione iniziale se intervenire o meno è ridicola

Non dovremmo dimenticare che non c’erano massacri in Libia prima dell’attacco della NATO.
L’attacco è stato soprannominato intervento umanitario preventivo. Ma non appena gli aerei della NATO hanno cominciato a bombardare, i civili hanno cominciatoa morire.


Gheddafi sarà pure stato un tiranno, ma come tale non è stato peggio di molti altri che sosteniamo e annoveriamo tra gli alleati. E’ disturbante la cosa ma vediamo uno schema in cui leaders, relativamente secolari, nel mondo arabo divengono obiettivi di “regime change” (cambio di regime) con il risultato che ne deriva un vuoto di potere che viene riempito da elementi più radicali.

L’Iraq post-Saddam è certamente più vicina all’Iran di quanto lo fosse prima dell’invasione USA. La Libia sarà diversa?

[…]
Hanno puntato gli occhi poi successivamente sulla Siria, dove gli USA si stanno muovendo costantemente verso un intervento in un altro conflitto interno che non ha nulla a che fare con gli USA. Il presidente USA ha già richiesto un “regime change” in Siria, aggiungendo nuove sanzioni contro il regime siriano. I bombardieri USA sono già pronti?

§§§

Perchè mai Obama si è accodato a Sarkozy e Cameron, dal momento che, volendo, mezzi di pressione per fermarli e dare una svolta diplomatica la Casa Bianca ne ha in quantità?
La risposta è qui sotto, documentata da Gallup: la forbice fra chi approva e chi disapprova l’operato del presidente era da tempo ridotta a zero, con un drammatico crollo dei favorevoli, e siccome gli interventi militari funzionano spesso per ricompattare intorno al presidente le simpatie, deve aver pensato di cavalcare l’occasione LIbia.


Ma il risultato non è stato nemmeno magro finora è disastroso – la linea verde scuro che segnala l’approvazione è al 43 %. Se si votasse ora, è un livello che statisticamente non ha mai consentito la rielezione, tranne che a George Bush jr. (!)

Ma manca ancora tanto tempo, il premio Nobel per la Pace Barack Obama potrà esporre lo scalpo di Gheddafi e, se il sospetto di Ron Paul fosse giusto, anche quello di Assad. O chi lo sa, con le tasche a secco forse sempre più americani vorranno tenere la pistola nella fondina.

[aggiornamento 21 settembre

Sfiducia sù di 1 punto,  fiducia giù di 1 punto. La forbice si allarga. Forse gli americani hanno una memoria migliore della sua?
In  questo video di pochi secondi    la  fulminante promessa di un “veni vidi vici” in Libia.  Obama era  un giovane ambizioso e non perdeva tempo ad approfondire,  ciò ne ha fatto un presidente  di mezza età che non sa di dover approfondire.  Dovrebbe almeno imparare qualcosa dall’improvviso declino di Silvio Berlusconi.
]

agg. sondaggio Gallup 4 ottobre:
fiducia al 38 %, sfiducia al 53% –

ancora nessuno scalpo alla cintura del Presidente, il paese in subbuglio per il movimento “Occupy Wall Street”- se si votasse ora perderebbe contro qualunque altro candidato.

§§§

ANNIVERSARIO dell’attacco alle Torri Gemelle e cosa pensano gli americani sul terrorismo.

Conta, in America soprattutto, la fiducia verso la persona del Presidente, ma a discarico di Barack Obama c’è un basilare scetticismo dell’opinione pubblica sulla effettiva capacità di vincere la guerra al terrorismo.
L’immagine che segue mostra  l’evolversi del sentiment collettivo verso questo problema. Obama entrò in carica in un periodo di massima sfiducia sulla possibilità degli Usa  e degli alleati di prevalere( lo slogan elettorale Yes, we can era certamente ben studiato). Tale  caduta emotiva era la reazione alla spavalda euforia post attentato, al bisogno della nazione di mostrarsi forte anche davanti a se stessa.

Il danno che provocano le azioni terroristiche è immediato: le perdite umane e le distuzioni, ma c’è un danno a lunga scadenza, un malessere che si instaura nell’animo e corrode anche i rapporti tra la società e l’establishement.

Tuttavia… potenza delle statistiche, alla domanda se sia probabile un altro attacco agli Usa come quello del 2001 la paura risulta ora al minimo – Sembra esserci, mettendo insieme le due statistiche una sorta di “è probabile, ma li sconfiggeremo” seguito da un apatico “non succederà, anche se non siamo in grado di vincere contro i terroristi”

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One Comment leave one →
  1. 11 settembre 2011 5:55 pm

    Dopo le Twin Towers, diritti umani, addestramento soldati, regole d’ingaggio, contractors…
    http://altrocampo.altervista.org/?p=587

    Mi piace

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