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LIBIA, NATO, GOOGLE E LE CAPRIOLE ALL’ INDIETRO

13 settembre 2011

 LIBIA

Bengasi, centro della cosiddetta rivoluzione è stufa dei  caimani del CNT che vivono all’estero, vanno in tv, stringono mani e non rispondono alle richieste della popolazione. Non è chiaro quali siano queste richieste perché , ci hanno solamente detto che la gente richiedeva democrazia e libertà. Non si dà una piazza che chieda dittatura e servitù, perciò quello che interessa è come vogliono realizzarle. Nessun media lo ha raccontato ai tempi in cui inventavano le 10000 vittime fatte in giorno dal governo libico.

In queste manifestazioni, ahi ahi, rispuntano bandiere verdi della gheddafiana Jamayria

Il Primo Ministro Mahmud Jibril arriva il 9 a Tripoli e viene contestato: “arrivi solo dopo 15 giorni dalla conquista della città? “ è stato, in sintesi, il benvenuto. Perfino un  portavoce del CNT rincara: “dovrebbe guidare da davanti, ormai la gente vuole impegno e vuole risultati”. In pratica una città che funzioni invece che con l’acqua e l’elettricità a singhiozzo, ma poveretto cosa può fare? In quattro e quattrotto si può solo distruggere. Doveva pensarci prima di chiamare la Nato.

Ma come un buon papà che cerca di tenere insieme la famiglia Jibril si appella ai giovani: “ in questa fase bisogna stare uniti e avere onore nazionale, non attaccarci l’un l’altro perché la battaglia non è ancora finita”. Parole sante.

I ribelli – che invece la Nato continuano a chiamarla perché dopo aver dato per conquistate Sirte e Ban Walide sono al palo come a Sebha-   proprio mentre fuggivano da Ban Walide, inseguiti da una tribù furibonda, hanno  cominciato a mitragliarsi fra di loro.  Forse attaccare prima della scadenza dell’ultimatum dato alla città non era una proposta democraticamente presa. Lì chi arriva per  primo a mettere il cappello, se ce la fa,  poi comanda e si siede a tavola.

Però in un’intervista  Daily Telegraph, Anders Rasmussen,  Segretario Generale della Nato, ammonisce contro il rischio degli estremisti islamici, mentre forze lealiste attaccano Ras Lanuf , che tutti credevamo saldamente tenuta e protetta dai  ribelli –

Il giorno 10 anche Mustafa Jalil, presidente del CNT,  è arrivato a Tripoli: tappeto rosso, dicono i media, però le stesse riserve sul ritardo con cui si è presentato città e dubbi sulle effettive capacità del Consiglio transitorio.

Ha strizzato l’occhio agli islamisti :“uno stato di legge, prosperità uno stato dove la  legge della Sharia islamica sia la base della legislazione”, poi è sparito dalle cronache, mentre su qualche sito corsaro corre voce che durante uno spostamento vi sia stata un’azione di un gruppo lealista, che ci siano stati dei feriti, di lui non si sa. Personalmente ritengo che ogni paese debba poter fare come ritiene meglio – la maggioranza dei cittadini, beninteso –  ma se Jalil  la ricorda e l’ha messa  già nella bozza di Costituzione,  non significa che alla Sharia  vuole dare un  peso effettivo e non solo formale – come futuro paese membro della Lega Araba,  e  come nell’ordinamento giuridico dell’era Gheddafi dove la sharia, sì,  era nominata? E allora, basta criticare l’Iran, no?

***ore 9 – lancio del Gardian che recita ” Il resoconto  della BBC è più sfumato di quello iniziale di Reuters” , ciò in riferimento alla Sharia, inoltre pone il  comizio nella serata di ieri, con la stranezza  che non vi sono video e nemmeno foto della piazza plaudente e imbandierata.   Anche i giornalisti a questo punto sono confusi come noi lettori e non riescono più a nasconderlo.

Conclusione, al momento la Libia ha fatto una capriola a prima del 1969: ha un governo fantoccio che sta in piedi grazie alle potenze straniere, Usa e Gb pari pari come al tempo di re Idris che appena si è allontanato non ha più riavuto il trono, e  di nuovo con la sharia come base fondante dell’ordinamento legislativo.

GOOGLE

In cerca di notizie sul desaparesido  Mustafa Jalil ho continuato a consultare Google. Gli articoli del giorno 13 ribadiscono che ha tenuto il suo primo discorso a Tripoli, ma ormai sono trascorsi tre giorni e la notizia è vecchia, trann per un tocco aggiunto da Reuteers; ad ascoltarlo sulla piazza verde erano 10000 – evidentemente i media hanno una cotta per questo numero.

Ed ecco che da Google arriva una  sorpresa molto spiacevole che si può vedere qui sotto, nell’immagine dello schermata. Mettendo nella barra di ricerca delle news  in lingua inglese il nome di Jalil compare , alla stregua di  un annuncio pubblicitario la scritta che il CNT supporta la taglia di due milioni di dollari che qualche  “businessman” ha posato sulla testa di Gheddafi.

(l’immagine è del 12 sera, le ultime notizie su Jalil sono ancora sul suo arrivo e le tensioni montanti)

Google sceriffo! Si sapeva che è “in bed” con l’intelligence americana, ma ora prende apertamente parte alla politica? E’ mai possibile un tale salto all’indietro? Viva Firefox, Yahoo e Polymeta e tutta la compagnia degli altri motori di ricerca.

NATO

Esiste una Convenzione di Parigi del 1993: la CWC ovvero la Chemical Weapon Convention con la quale gli stati si impegnano a non costruire, non usare e distruggere gli arsenali di

“ tutte le sostanze chimiche tossiche e i loro precursori, salvo se destinati a scopi non proibiti, vale a dire per usi pacifici, a fini di protezione contro sostanze chimiche tossiche, a scopi militari non connessi con l’uso delle armi chimiche e al controllo dell’ordine pubblico, purché prodotti e detenuti in tipologia e quantità compatibili con tali scopi.”

Esiste anche  l’OPAC un’apposita organizzazione che fa capo al Segretario Generale delle Nazioni Unite che deve vigilare sulla faccenda.

Stante che i paesi della coalizione Unified Protector l’hanno ratificata, perché la Nato bombarda i libici, specie quelli più “cattivi”: Ban Walid e Sirte, con queste armi?

Poiché i grandi media raccolgono decine di dichiarazioni via telefono dei  ribelli,  ma non dei lealisti, trovo opportuno pubblicare un annuncio di tale fonte Libyanfreepress, free significa liberi dalle veline Nato

 I residenti di Ban Walid testimoniano che armi chimiche sono utilizzate dalla NATO nella loro città, alcuni testimoni dichiarano che  è stata usata  l’iprite (Al – Rai TV) .La NATO è nota per il suo uso di armi chimiche, e rapporti preceddenti hanno concluso che fin dall’inizio della sua operazione terroristica ha usato ‘uranio impoverito, armi chimiche e NDU.Queste ultime notizie non possono essere confermate perché i giornalisti non possono entrare in città. C’è un completo black out informativo.  La NATO sta cercando di controllare il flusso di informazioni, per creare false percezioni e una realtà basata su una propaganda unilaterale. Molti sostengono, viene tentato dalla Nato che un lento genocidio in Libia, se è per intenzione o stato dei fatti resta da vedere.

Seguo anche Leonor , una giornalista che dalla Libia via blog, in lingua spagnola, comunica le informazioni che riesce a raccogliere. Ha pubblicato delle interpellanze alla  Nato – che in effetti è disponibilissima a dare delle (non) risposte:

quoto dal post 12/9 intitolato osabini envia – che è leggibile in italiano:

6. E’ ufficialmente noto : ci sono da tempo truppe speciali straniere sul terreno che fanno strada al Cnt, in violazione della 1973. Risposta: “Siamo a conoscenza del fatto che alcune Nazioni hanno dichiarato di avere personale in Libia, ma queste non ricadono sotto il comando Nato e non si configurano come personale Nato».

Dunque mentre la Nato svolge la Unified Protector qualunque paese può condurre la sua piccola missione indipendente. Lo sapevamo, ma l’aveva mai detto chiaro

Quante capriole ha fatto la Nato all’indietro: rispetto alle norme internazionali, ma già lo sappiamo da tutte le altre missioni di peacekeeping, e  rispetto al suo presunto controllo sulle operazioni – tenendo conto altresì degli scatti di nervi contro i ribelli già ricordate nel post  https://mcc43.wordpress.com/2011/09/11/libia-la-frustrazione-degli-insorti-larroganza-della-nato-la-resistenza-dei-lealisti/

Del resto tutto è nato  volteggiando allegramente all’indietro, no?  https://mcc43.wordpress.com/2010/09/03/amarcord-berlusconi-e-gheddafi-soltanto-un-anno-prima/

E poi chi ricorda le dichiarazioni di Ignazio la Russa che, per inspiegabili ragioni,  è nostro Ministro della Difesa?

10 marzo «Non considero probabile l’ipotesi dei bombardamenti»

20 marzo «Abbiamo trasferito sotto il comando della coalizione otto aerei, quattro Tornado Ecr e 4 caccia con funzione antiaerea»

Che dire?

Sapranno rimettersi in piedi?

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3 commenti leave one →
  1. 14 settembre 2011 7:40 pm

    Ho i mei dubbi per l’Iprite, sopratutto perché le armi chimiche sono poco utili, per non dire inutili, nelle operazioni militari (ed infatti non si usano quasi più da cent’anni, malgrado ci siano state migliaia di guerre).
    Però, attenzione, una delle prime regole sulle armi chimiche (applicata sempre, dal 1915 alla guerra Iran-Iraq) consiste nel accusare prima il nemico del loro uso.

    Invece i proiettili all’uranio impoverito sono stati usati ampiamente dagli USA, durante il loro “breve e piccolo” coinvolgimento nella campagna aerea, sopratutto verso Aprile, con i cannoni degli A-10.
    Attualmente dubito che se ne faccia largo uso, oltre tutto sono un’arma prevalentemente anti carro, mentre i carri armati dichiarati (come distrutti) dalla NATO sono sempre meno, perché Gheddafi né usa sempre meno.

    Per quanto riguarda i Warfalla, ed in generale le tribù della Libia devo aggiungere che le tribù in Libia hanno ormai un peso minimo e diversissimo da quello che, per esempio, hanno ancora in Yemen.

    I capi tribù o capi clan yemeniti, selezionati secondo norme tradizionali di ereditarietà e cooptazione, amministrano la giustizia all’interno del loro clan, si fanno da mediatori con i clan vicini, ed organizzano rappresaglie e guerre private nel caso che altre tribù violino regole tradizionali, d’onore e non solo.
    Sono soggetti che trattano con lo stato da pari a pari e sono indipendenti e tendenzialemente riottosi al controllo centrale.
    Quindi sono veri soggetti politici-militari tradizionali, dotati di carisma, autorevolezza, autonomia, in un quadro economico ancora in buona parte tradizionale.
    Inoltre la popolazione yemenita tende a sposarsi all’interno del proprio clan-tribù (endogamia), che vive in luoghi ben identificabili.

    In Libia, il paese più ricco d’Africa, ha un’econimia e una struttura della famiglia completamente diversi.
    é vero che Sirte e, sopratutto, Bani Walid, sono città che si differenizano da altre perché abitate con netta prevalenza da pochi clan (Bani Walid quasi solo da Warfalla), e quindi alcune delle norme tradizionali sono rimaste.
    Però i clan libici non erano più liberi e in grado di nominare i propri leader ed anziani secondo le pratiche consuetudinarie (almeno dal 1977, quando la struttura tribale venne incorporata dalla jamaria e da questa controllata), non si fanno più la guerra dal 1930 circa, non amministrano più la giustizia da decenni (direi dal 1969, se non da prima), ecc. ecc.

    Insomma buona parte dei capi tribù hanno perso il loro ruolo carismatico e sono diventati simili a dei dipendenti statali. Mentre l’economia e la società libica cambiavano enormemente e si modernizzavano. Anche grazia ad una poderosa migrazione interna (Misurata, Bengasi, Tripoli e molte altre città hanno una popolazione mista e rinnovata), che causava anche l’emergere di numerose coppie miste. Con una popolazione in maggioranza molto giovane.

    Quindi il richiamo continuo ai capi tribù ed al tribalismo di Gheddafi mi sembra più che altro retorico, molti dei nemici di Gheddafi, negli ultimi 30-40 anni, sono stati Warfalla, ma non ha mai combattuto contro i Warfalla.

    Seguo, un po’ distrattamente, la battaglia di Bani Walid e concordo con la tua ricostruzione: tutti vogliono essere i primi a mettere la loro bandierina in città (accumulando potere), ma nessuno vuole morire per farlo.
    Mentre l’esercito libico continua a combattere e la NATO bombarda (ma in maniera molto meno coordinata rispetto ad agosto, quindi suppongo che abbiano ritirato un bel po’ dei loro consiglieri, che io credo siano, come dimostrato da un’inchiesta del Guardian, di paesi NATO e non di altri paesi).
    La rivalità tra le varie brigate (e le varie anime) del CNT e dei ribelli sta salendo, anche perché tutti i soggetti più giovani (non solo quelli islamisti, ma anche quelli liberal o dal partito democratico) si sentono sempre meno rappresentati da questo governo. Eppure sono loro che si trovano in prima linea a tirare la carretta.
    Almeno Gheddafi poteva mandare due dei suoi figli al fronte (lui no, ma occasionalmente anche Saif), due principi che potevano dimostrare ai soldati che la famiglia condivideva i rischi con la truppa.

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  2. 14 settembre 2011 9:08 pm

    Prima di tutto, Valerio, un GRAZIE maiuscolo, vorrei poterlo mettere in grassetto, per il tuo contributo pregevolissimo.

    Sull’iprite concordo, e ho riportato tal quale la traduzione, non sapendo nemmeno io cosa sostituire alle definizioni tecniche di “mustard gas”, di “orange” e quant’altro i commentatori citano come se fossero tutti grandi esperti in materia. Ma che gli stati violino allegramente la Convenzione è cosa che nemmeno più stupisce, e che in passato nella ex-Yugoslavia per esempio abbiano perfino testato nuove formule si sa, ma ovviamente chi vuole “le prove” dovrà arruolarsi e arrivare ai vertici delle strutture militari. Noi ci dobbiamo arrivare con le denunce dei soldati e con i tassi di mortalità e malattie della popolazione.

    I rapporti tribali possono essere meno cogenti nella Libia di oggi, proprio per le ragioni che hai esposto, il benessere porta i giovani a studiare nelle molte scuole straniere di Tripoli o all’estero, in questo molto favorite dallo stato, con borse di studio, e per effetto della “grande maestra”: la televisione satellitare. Poi c’è la bomba demografica: secondo le percentuali del 2010 (quoto da camera.it) i giovani fra i 15 e i 24 anni erano il 17% , ovvero persone cresciute, parlo delle città costiere ovviamente, nel benessere suddetto.
    Però un conto è un fenomeno in declino e un conto è considerarlo ininfluente. Nei mesi scorsi 20 capi tribù compilarono un documento contro i ribelli, e il fatto che questi – ovviamente non i leader in doppiopetto del CNT – continuino a parlare di trattative con i “capi tribù” significa che al momento hanno, forse perfino aumentato, la loro capacità di rappresentanza.

    Volere che Saif e Saadi andassero a combattere… ma tu lo vorresti accanto un sociologo, o cosa sia Saif, e un calciatore figli di papà mentre ti fischiano le pallottole vicino alle orecchie? No ha mandato Khamis, quello che hanno dato per morto non so quante volte, che è militare di carriera. Perchè si tende a dimenticare che quello è un esercito, non una serie di gruppi autorganizzati.

    Beni Walid invece io la seguo, come Sirte, e bisogna farlo perchè ha un qualche senso ancora da scoprire se non le hanno del tutto spianate, e perchè non hanno ancora intercettato Gheddafi. Se la Libia fosse coperta di foreste potrei anche capire, ma in quel catino di sabbia e di rocce ai satelliti non sfugge nemmeno il fazzoletto che hai in tasca. O ci hanno sempre raccontato storie 🙂
    ciiiiiao!

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  1. Never (dirty) ending story in Libia « MAKTUB

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