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Never ending (dirty) story in Libia

14 settembre 2011

“Era iniziato  tutto con brontolio cupo che veniva dal cielo notturno, un respiro roco dell’aria che si faceva sempre più incombente. Madut si era svegliato per le grida del capo villaggio “ Bombardano, scappate, scappate, rifugiatevi nelle buche!” Alle sue grida se ne erano aggiunte altre : grida strozzate di uomini, lamenti acuti delle donne, strilli di bambini, i muggiti delle vacche. Era come se tutto avesse preso voce, gli alberi, la terra, le rocce. Un coro scomposto e stridente; poi all’improvviso i borati delle esplosioni lo avevano sovrastato, zittito, annichilito. Schianti così forti che riempivano le orecchie di sordità.”

E’ Vauro che descrive un villaggio del Sudan
nel libro La scatola dei calzini perduti
che lo ha rivelato  a me,  tardiva,  come grande scrittore.

Sudan, Iraq ieri, Libia oggi, domani chissà chi. Che importanza ha il luogo, l’inferno è sempre lo stesso. Oggi sono Sirte e Bani Walid, dove la popolazione non si è ancora arresa alla potenza straniera e alla ferocia islamista.

La scena nella realtà continua così, secondo gli articoli dei media del mainstream, come il Guardian:

La popolazione fugge da  Bani Walid, lunedì e martedì , dove infuriamo I combattimenti strada per strada. Si comincia a sfollare.  dopo che  alla città sono stati dati due giorni prima di sferrare l’assalto furioso (onslaugt … questo significa) . 

Un supporter dei ribelli  della città racconta che sono state date taniche di benzina sufficienti per arrivare a Tripoli. La gente si allontana su auto cariche di bagagli, con i bambini, con ciò che possiede e riesce a portare con sé.

Con quali criteri di scelta  è stata data la benzina, se è stata data? Che sarà di questa gente nella Tripoli dominata da bande, fra loro ai ferri corti?  Perché i ribelli continuavano a invocare i bombardamenti Nato se la città era ancora affollata di civili?
Non lo sapremo mai, perché i reporter indipendenti sono stati costretti a fuggire per le minacce ricevute e per  il boicottaggio dei colleghi delle grandi testate.

La Associated press oggi: “Le sue città sono piene di armi, missili e depositi di munizioni”, ha detto Fadl Allah-Haroun, un comandante di unità rivoluzionaria vicino a Bengasi. “E ‘una forza incredibile”.

Questo Haroun e il giornalista che lo interroga, si rendono conto che i ribelli si erano messi contro un esercito regolare? E’ stato prodotto uno slittamento dalla realtà delle situazioni alla loro rappresentazione, per cui
*un gruppo di persone di cui non si conosce completamente l’identità, ad eccezione di quel paio che fino ai primi di febbraio avevano incarichi istituzionali sotto Gheddafi e nel giro di due settimane sono diventati i “legittimi” rappresentanti di tutto il popolo libico,

* un’ eterogeneo e non calcolato insieme di uomini armati accorsi da ogni angolo del mondo,  con un passato jihadista o di collaborazione con la Cia, mercenari,  un battaglione dell’esercito qatariota, squadroni di unità speciali inglesi e francesi … sono diventati l’esercito libico.

Purchè sia detta con convinzione e ripetuta molte volte una cosa diventa “vera” per il pubblico.

Ancora secondo il Guardian

” Colonne di fumo nero oleoso nell’aria ancora  Martedì pomeriggio dalle case abbandonate alle fiamme nella città occupata dai ribelli nella città di Tawarga.
Un capo della polizia locale, che ha rifiutato di dare il suo nome e ha cacciato  i giornalisti fuori della città, i fuochi erano opera di piromani pagati da Gheddafi, che speravano di  rovinare la reputazione delle nuove autorità. Tawarga è una città dormitorio povero 20 minuti da Misurata, di cui la maggior parte della popolazione nera, da sempre invisa ai benestanti di Misurata, come da noi i Rom, era fuggita in agosto, quando le forze ribelli l’hanno occupata. Il giorno stesso in cui Amnesty ha accusato le milizie ribelli di violenze sulla popolazione e chiesto a Jalil di farle cessare, un gruppo si è accanito sulle case abbandonate  di Tawarga incendiandole.” (rapporto Amnesty International in it.) +  (grande articolo di appofondimento )

C’è da stupirsi? E’ la guerra, qualunque sia la parola d’ordine, non ha onore, misura, umanità.

Gli immani sforzi  Nato non riescono a dare “forma” a quella che viene chiamata la nuova Libia. Chi sono i ribelli? ha chiesto una intervistatrice a un esperto di geopolitica “Se lo chiede anche la Nato” è stata la risposta.

Io oso chiedere “chi è la Nato” se non si interessa dei corpi speciali inviati da Gran Bretagna, se non risponde sdegnata alle accuse di usare armi chimiche vietate dalla Convenzione di Parigi e mostrando le prove di averle eliminate dalla sua dotazione dopo la ratifica del CWC  ( post)

Presidente e Primo Ministro, Jibril e Jalil, vengono contestati a Bengasi come a Tripoli.
Sabato al suo arrivo Jalil durante uno spostamento si è trovato in mezzo al fuoco, per due giorni non  si è saputo più nulla di lui, poi è uscita la notizia del suo discorso nella piazza Verde, davanti a migliaia di persone. Ma non è stata una notizia di primo piano, né lo è il video che ritrae prima Jalil sul palco (con alle spalle le mura del Castello Rosso) e poi un gruppo di manifestanti dai quali non si può arguire né il luogo, né la data, né l’entità.

Le notizie corsare da Tripoli negano che vi fosse una grande folla.
C’è da stupirsi? In una città con l’acqua e l’elettricità a singhiozzo, con la benzina ottenuta dopo lunghe file alle pompe, probabilmente con approvvigionamento di viveri alla borsa nera, chi ha voglia dia andare ad ascoltare un discorso politico, per di più sfidando  le scaramucce fra ribelli armati, fra ribelli e lealisti? Anche chi è felice  del rovesciamento di regime ha umane priorità: sopravvivere.

Invece, per chi scrive da un hotel per  un network o monta i servizi in un ufficio del Qatar la realtà concreta di Tripoli non sarebbe in linea con gli ordini di scuderia e non farebbe audience.  Si esce soltanto per i servizi del prime time, come per la  CNN una trionfante corrispondente da Tripoli durante il saccheggio della città era su un veicolo con i mercenari. Intanto, è bene aggiungere anche un po’ di colore locale ai servizi e un cammello smuove sempre il riso.

§§§§§§§§§

Com’è  vivere a Tripoli lo si comprende anche da Twitter.
Qualcuno,
con un’indignazione che un pò  mi ricorda
-non buttate la carta per terra, ragazzi, usate i cestini
scrive

Quante volte abbiamo detto di non sparare in aria, una donna è in ospedale adesso per un proiettile che ha trapassato il tetto della macchina”


Resta da capire dove l’autore di questo  tweet,  che non contesta lo sparo ma la direzione, vorrebbe veder puntata l’arma.  

§§§§§§§§§§§§§§§§

A Bengasi, madre della rivoluzione non stanno meglio. Ansia, pericoli e verità ufficiali che sanno di presa in giro creano un  caos è palpabile. Un’auto esplode: due feriti e centinaia di persone terrorizzate. Il portavoce dei militari  dice: è un’auto bomba e, siccome il fatto avviene a 200 metri dal quartier generale dei ribelli quotidinamamente oggetto di azioni di gruppi pro-Gheddafi, la cosa è credibile. Ma non si deve lasciarlo credere! Il giorno successivo lo stesso portavoce militare comunica che si è trattato di un incidente:  il giovanotto, proprietario dell’auto,  si è presentato alle autorità per  dire che è sua abitudine tenere in auto del TNT per festeggiare!  Strane abitudini , giovanotto, visto che oltre ad essere esplosivo il TNT è anche velenoso.

L’’spedale è al collasso, mancano i medicinali e perfino l’anestetico, anche a Misurata la situazione è insostenibile. Ban Ki-moon ha dichiarato che 3,6 milioni di persone o più in Libia potrebbero aver bisogno di aiuto umanitario.

Si può dire “faccia tosta” al Segretario Generale delle Nazioni Unite? Dell’organizzazione che ha reso legale l’intervento e provocato questo disastro? Credo di sì e lo si può dire anche a quelli fra noi  che marmoreamente  ripetono che era necessario  intervenire per salvare la popolazione di Bengasi .  Ban ki-moon  è ai vertici del sistema mondiale proprio per fare il notaio dei potenti veri, lo possiamo capire, ma questi no.  Questi no.

Siccome ho appena letto dal sito amico Coriintempesta   una puntualizzazione degli Usa di cui avrebbero motivo di vergognarsi e non di vantarsi

Gli Stati uniti, tiene a far sapere Daalder, hanno effettuato più raid aerei di qualsiasi altro paese, il 26% dei circa 22mila. Francia e Gran Bretagna, insieme, ne hanno effettuato un terzo e attaccato il 40% degli obiettivi. Un «lavoro straordinario», riconosce il rappresentante Usa presso la Nato, ma mette in chiaro che esso è stato reso possibile dal fatto che «gli Stati uniti hanno diretto questa operazione in modo tale che altri potessero seguire e contribuirvi».

voglio essere politically correct e riconoscere un lato buono degli Usa. Che cosa?  Ma il country!


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per i post precedenti, aprire la Categoria Libia

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3 commenti leave one →
  1. 16 ottobre 2011 6:00 pm

    Notizie fresche di un mese, forse di due, da corriere.it. Per carità, meglio di niente, ma che Tawarga fosse stata epurata, vuoi sgozzando vuoi mettendo in fuga, già il Guardian lo aveva detto, da allora in molti abbiamo ripreso la notizia e ora il quadro non è più “una città”, ma un paese intero nel quale sta avvenendo la pulizia entica della gente di colore.

    L’articolo pubblicato da corriere.it è questo : Incendi, terrore, caccia all’uomo
    La città dei neri non esiste più: http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_16/cremonesi-incendi-terrore-caccia-uomo_75667202-f7c6-11e0-8d07-8d98f96385a3.shtml

    e fa un effetto comico che sotto questo vecchia notizia compaia in automatico “riproduzione vietata”. Raramente riproduco media italiani, cerco di avere notizie fresche, ad ogni modo meglio tardi che mai

    Mi piace

  2. 16 ottobre 2011 6:12 pm

    …”riproduzione vietata” come dire “divieto di concepimento”

    Mi piace

    • 16 ottobre 2011 6:41 pm

      dovesse mai qualcuno concepire un sano disgusto per quello che sta accadendo…

      Mi piace

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