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Masse aizzate dal Potere

15 settembre 2011
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Nel 1922 a Francoforte, lo studente diciassettenne Elias Canetti si trovò ad assistere a una manifestazione.
Quel giorno egli sentì che la massa esercita un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione. Nel 1927 a Vienna, compiva un ulteriore passo. L’esperienza di essere nella massa, partecipando al grande corteo del 15 luglio quando fu incendiato il Palazzo di Giustizia. La polizia sparò, 90 morti. Nelle memorie Canetti scriverà a proposito della massa

“ E’ un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma non di meno è restato tale.”

Il qualcosa cui qui si allude è Massa e Potere che apparve nel ’60, dopo trentotto anni di elaborazione. E’ il libro da cui traggo una pagina.

Canetti classifica molti tipi di massa, li analizza, li suddivide in base a concetti come ritmo, staticità, l’apparire e lo scomparire, la lentezza, la lontananza della meta, l’invisibilità. Una categoria fondamentale è il tipo di dominante affettiva della massa, a proposito della quale scrive:

Le forme affettive principali della massa risalgono molto indietro. Esse sorgono molto presto: la loro storia è antica quanto l’umanità stessa, e due di queste forme sono ancora più antiche. Ciascuna di esse si distingue per una peculiare colorazione unitaria, una singola passione dominante.  […] La Massa aizzata e la Massa in fuga sono le due più antiche. Si trovano fra gli animali, così come fra gli uomini, e probabilmente la loro formazione tra gli uomini è sempre tornata a ispirarsi a esempi animali.

a proposito delle Masse aizzate:

La massa aizzata si forma in vista di una meta velocemente raggiungibile. La meta le è nota, precisamente designata e vicina. Essa si propone di uccidere e sa chi ucciderà. Con incomparabile determinazione, essa persegue il suo scopo; è impossibile distoglierla. Basta annunciare quello scopo, basta far sapere chi dovrebbe perire, perché la massa si formi.
La concentrazione sull’uccidere è del tutto particolare: nessun’altra la supera in intensità. Ognuno vuol partecipare, ognuno colpisce. Per poter vibrare il proprio colpo ciascuno si fa dappresso alla vittima. Se non può colpire, vuole almeno vedere come gli altri colpiscono. Sembra che tutte le braccia siano di una sola creatura. Ma le braccia che colpiscono hanno maggior valore e peso. Lo scopo è tutto, la vittima è lo scopo; ma essa è anche il punto di massima concentrazione: essa riunisce in sé le azioni di tutti. Scopo e concentrazione coincidono.

Un’importante ragione della crescita della massa aizzata è l’assenza di pericolo nell’impresa. Non c’è pericolo poiché la superiorità della massa è schiacciante. La vittima non può nuocere. Fugge o è legata. Non può colpire; inerme, è soltanto una vittima, è stata messa a disposizione per essere oppressa. E’ destinata alla sua sorte; per la sua morte nessuno deve subire  sanzioni. L’omicidio autorizzato compensa di tutti gli omicidi cui si deve rinunciare, di tutti quelli che farebbero temere pesanti punizioni. Un omicidio senza pericolo, permesso, raccomandato e spartito con molti altri, è irresistibile per la maggioranza degli uomini. Si deve aggiungere che la minaccia della morte cui sottostanno tutti gli uomini e che è sempre viva sotto molteplici maschere, sebbene non stia continuamente dinanzi agli occhi, crea il bisogno di deviare la morte su altri. La formazione di Masse aizzate viene incontro a quel bisogno. L’impresa è così facile e si svolge così rapidamente che occorre affrettarsi per prepararsi in tempo, la fretta, lo slancio e la sicurezza della massa aizzata hanno qualcosa di terrificante. E’ l’eccitazione di ciechi che sono più ciechi nell’istante in cui credono di vedere. La Massa si spinge sulla vittima e sull’esecuzione per liberarsi subitaneamente e per sempre dalla morte di tutti coloro che la compongono. Ciò che poi veramente le accade è l’opposto. A causa dell’esecuzione, ma solo dopo di essa, la massa si sente più che mai minacciata dalla morte, si scioglie e si disperde in una sorta di fuga. Tanto più alta era la vittima. Tanto più grande è l’angoscia della massa. La massa può restare unita solo quando una serie di avvenimenti analoghi si susseguono velocemente.
La massa aizzata è antichissima; essa risale alla più remota unità dinamica conosciuta fra gli uomini: la muta da caccia.

[…] Il disgusto per l’uccisione collettiva è di recentissima data. Non bisogna sopravvalutarlo. Anche oggi ognuno partecipa alle esecuzioni pubbliche attraverso i giornali. Solo che oggi anche ciò – come tutto –è più agevole. Non è necessario scomodarsi e fra cento particolari ci si può soffermare su quelli che eccitano in maggior misura. Si applaude soltanto quando tutto è fatto, e neppure la più piccola traccia di complicità guasta il godimento. Non si è responsabili di nulla, né della condanna, né dei testimoni oculari, né della loro deposizione, neppure del giornale che stampato la loro deposizione. E però se ne sa di più che nei tempi passati, quando bisognava camminare e stare in piedi per ore e alla fine si vedeva abbastanza poco. Nel pubblico dei lettori dei giornali è sopravvissuta una massa aizzata più moderata ma più irresponsabile per la lontananza degli avvenimenti – si sarebbe tentati di dire: la forma più spregevole e al tempo stesso più stabile. Poiché non deve neppure radunarsi; tale forma di massa può anche evitare la propria disgregazione: il giornale, nella sua ripetizione quotidiana, si prende cura della sua distrazione.  

§§§

Neppure la più piccola traccia di complicità guasta il godimento… non si è responsabili di nulla.

E’ un’osservazione agghiacciante, ma occorre avere il coraggio di ammettere che oggi, mentre l’uccisione perpetrata o comandata da un singolo individuo è universalmente considerata un crimine, l’uccisione voluta da una massa di persone assume connotati positivi.

La massa, che designiamo come opinione pubblica, si forma allorché un grido di allerta, che presto si fa allarme, aggancia la sfera profonda delle emozioni. Da quel momento, attratti dalla gravitazione della massa in formazione, nell’individuo la razionalità  entra in sonno. Come dice Canetti, si è ciechi quanto più si crede di vedere. Ciò è quanto mai vero oggi che non sono solo i giornali a radunare le disperse opinioni intorno alle poche linee guida che formeranno l’opinione pubblica, ma la televisione e internet che ampiamente li superano.
Il sempre online adempie egregiamente al compito di tener desta l’attenzione e  la ripetizione delle stesse scene, da fonti diverse, crea un alone di emergenza, ingigantisce la portata emotiva dei fatti, crea la sensazione dell’urgenza d’intervenire “per fermare”.

Dalla prima guerra del Golfo in poi, quando una grande coalizione ha attaccato un singolo paese,  ho visto ripetersi questo schema tante volte da restarne stupita. Funziona sempre. Sembra che nessuno ponga attenzione all’esistenza di questo schema, tranne ovviamente le élite che se ne intendono servire .
In tutta evidenza, Canetti è giunto al nucleo reattivo che può illimitatamente espandersi sotto parvenze diverse, vittime diverse, motivazioni economiche o ideali mutati, zone geografiche differenti. Cambia il  contenitore per un identico veleno.

La subitaneità con cui Muhammar Gheddafi – da mad dog della scena politica internazionale, previa  trasformazione mediatica in “carnefice”,  precondizione della formazione della massa aizzata – è diventato target, da colpire e sacrificare sull’altare della salvezza collettiva, risponde essa pure allo schema.
Con una particolarità: a livello palese la massa si è messa in moto per proteggere le potenziali vittime, a livello occulto l’intenzione di uccidere era già accettata e presente nella massa stessa.

Non vi è stato il momento critico, quello in cui dai fatti emerge la necessità di dichiarare un cambio di scopo. Come per una parola d’ordine non pronunciata ma presentita, a un certo momento Gheddafi è diventato l’oggetto dell’uccisione desiderata, auspicata, perseguita negando ogni dato di realtà che fosse in contraddizione con i presupposti, perché uccidendo “lui”, si sarebbe sconfitta la “morte”.

Scopo da raggiungere velocemente dice Canetti, infatti  l’impresa era presentata sotto quest’aspetto temporale. Ma la “vittima” designata, ancor meno di altre, non è stata al gioco. E’ scomparsa alla vista, diventando un fantasma ubiquo e costringendo le braccia atte a colpire materialmente, l’armata dei ribelli e gli aerei della Nato, ad accumulare morti supplenti  nel perseguire la sua.

Ora la massa richiede d’essere tenuta insieme affinché non si disperda, demotivata pertanto pericolosa per l’immagine di chi l’aveva aizzata. Non solo. Gli ultimi avvenimenti in vari paesi europei hanno rivelato l’esistenza di un disagio, vissuto come senso di impotenza e proprio per questo si è rovesciato in un’esibizione di violenza. Le “masse dello scoppio” direbbe forse Elias Canetti, masse di individui che sentono di vivere un’oppressione, una costrizione e all’improvviso si formano in masse aperte, volte soltanto alla crescita.

 

7 commenti leave one →
  1. Rosanna permalink
    17 settembre 2011 2:57 pm

    il giornale, nella sua ripetizione quotidiana, si prende cura della sua distrazione.
    “più’che prendersi cura” incanala la distrazione che qualche volta,complice la rassegnazione,ci rende simili ai pupazzetti ricaricabili di quando ero bambina! un giro alla chiavetta ed ecco che il coniglietto di turno iniziava a girare. Così noi,una notizia ,ripetuta dalla tv,dai giornali,dalla radio è data per certa,come la verità assoluta.Allora mi chiedo: siamo ancora in grado di distingere i fatti dalla “realtà proposta”? o la verità è soggettiva come “vogliono farci credere”?

    Mi piace

    • 17 settembre 2011 3:09 pm

      Benvenuta! Sai che hai reso magnificamente l’idea con quel pupazzetto a cui vine girata la chiavetta? Fin dall’importanza che si dà o non si dà a un evento che. Magari è in corso da mesi, i giornali o la tv tacciono e per la stragrande maggioranza delle persone è come se non accadesse nulla. Poi ecco una serie titoloni e quello diventa IL fatto, l’evento grave di cui occuparsi.
      Un mondo di parole….
      grazie di esserti iscritta!
      ciao e alla prossima, spero.
      ps. se hai qualche pensiero da comunicare o un argomento da proporre, In Welcome può farlo come comemnto pubblico o in via privata. Mi farà molto piacere. Aggiungo che, in questo periodo sto molto seguendo la Libia, come emblema della disinformazione, ma i miei interessi non si restringono … alle guerre !

      Mi piace

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