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Israeliani e Palestinesi: separati insieme

22 settembre 2011

mcc43

 

Il passato, il presente e “Isratin”

Uri Avnery ha combattuto. Lo ha fatto con le squadre dell’Irgun, un gruppo terroristico sionista, fino al ’48, poi

Uri Avnery e Yasser Arafat: due amici

come soldato nella prima guerra arabo-israeliana. Sa cosa si prova a uccidere, conosce la paura d’essere ucciso, com’è obbedire agli ordini, anche se li si giudica sbagliati, o subire le atrocità dal nemico.
Per queste ragioni Uri Avnery  e diventato pacifista.
Da allora le battaglie sono nelle idee e con le parole, da giornalista e da deputato. Ha fondato nel ’93 Gush Salom, il blocco della Pace.
Nel sito il giorno 17 settembre ha pubblicato un articolo, che si può leggere in italiano in Nena-news, di cui riporto alcuni passaggi. Sono fondamentali per rendersi conto che il disastro odierno fra ebrei e palestinesi non era inevitabile. Vi fu chi sbagliò e altri lo seguirono.

§ (1948)Noi abbiamo combattuto duramente e abbiamo vinto. I palestinesi hanno perso tutto. La parte di Palestina che era stata assegnata dall’Onu al loro Stato è stata inghiottita da Israele, Giordania ed Egitto, lasciandoli senza nulla. La metà del popolo palestinese è stata cacciata dalle sue case ed è diventata profuga. Era quello il momento – noi immaginavamo – per il vincitore di stupire il mondo con un atto di magnanimità e saggezza offrendosi, in cambio della pace, di aiutare i palestinesi a mettere su il loro Stato. Poi avremmo forgiato un’amicizia che sarebbe durata generazioni.

§ Vi sto raccontando un’altra volta questa storia per evidenziare che quando la soluzione dei «due Stati» fu concepita per la prima volta, dopo la guerra del 1948, essa esprimeva un’idea di riconciliazione, fraternizzazione e rispetto reciproco. Noi immaginavamo due Stati che avrebbero vissuto assieme vicini, con frontiere aperte al libero movimento di persone e merci. Gerusalemme, la capitale comune, avrebbe rappresentato lo spirito del cambiamento storico. La Palestina sarebbe diventata il ponte tra il nuovo Israele e il mondo arabo, uniti per il bene comune. Discutevamo di una «Unione semitica» molto prima che l’Unione europea diventasse realtà.

§ Ma questa soluzione fu respinta fermamente da David Ben-Gurion, a quell’epoca leader indiscusso di Israele, il quale era troppo impegnato a smistare i nuovi immigrati ebrei nelle vaste aree espropriate agli arabi e non credeva in alcun modo alla pace con questi ultimi. Ben-Gurion tracciò il sentiero che, da quel momento in poi, tutti i governi israeliani, compreso quello in carica, hanno sempre seguito.

§ Yasser Arafat mi disse più volte – dal 1982 alla sua morte nel 2004 – che avrebbe appoggiato la soluzione «Benelux» che, sul modello dell’unione tra Belgio, Olanda e Lussemburgo, avrebbe incluso Israele, Palestina e Giordania (e, perché no, anche il Libano?).

§ (2011) Qualche settimana fa ho lanciato il campanello d’allarme sui tiratori scelti che avrebbero potuto essere impiegati – come è già accaduto durante la seconda intifada – per trasformare cortei pacifici  in qualcosa di molto diverso. Questa settimana è arrivata la conferma ufficiale: i cecchini saranno utilizzati per proteggere le colonie. Tutto ciò equivale a un piano di guerra per gli insediamenti. Per dirla in parole povere, un conflitto per decidere se la Cisgiordania appartiene ai palestinesi o ai coloni.

Quando questa generazione che ha vissuto i fatti non ci sarà più, si perderà la memoria di quella possibilità straordinaria di fare del Medio Oriente una casa per tutti, anche per noi, stranieri, di  una cultura sulla quale aleggia da secoli  Gerusalemme, un simbolo, con  eterni e alterni conflitti.
Non è andata così,  quel che ci tocca è non peggiorare la situazione restando ancorati a ideali che nel tempo, lo spiega Uri, sono mutati e hanno perso il significato originario. Quello era il Passato.

IL PRESENTE

La richiesta di riconoscimento che Abu Mazen porta all’Onu, lo si deve capire, è anch’essa un atto simbolico.
Il riconoscimento,  da mesi sappiamo, non potrà avvenire su richiesta del Consiglio di Sicurezza a causa del veto Usa.
Si  dovrà scegliere fra attendere gennaio e la formazione di un nuovo Consiglio di sicurezza, oppure andare direttamente all’Assemblea per un riconoscimento di “osservatore “non membro.

E’ talmente nell’ordine delle cose riuscire in questa seconda possibilità, visto il già accertato orientamento favorevole dei paesi che compongono l’Assemblea, che Israele ieri lo  ha suggerito. Mossa sagace per depotenziare una residua possibilità palestinese, come si apprende  da un’intervista di Mutaz Qafisheh, docente di diritto internazionale all’Università di Hebron.  All’Assemblea i Palestinesi potrebbero chiedere l’immediata applicazione della risoluzione Onu “Uniting for Peace” Resolution 377 , secondo la quale in stato di emergenza diventa possibile riconoscere uno stato come membro dell’Onu.

***

Nel caso del  riconoscimento come osservatore, la Palestina avrebbe comunque la possibilità di appellarsi alla International Criminal Court e denunciare Israele per crimini contro l’umanità. Con un  pronunciamento favorevole, gli insediamenti in Cisgliordania diverrebbero un crimine e ,  secondo la Convenzione di Ginevra, i  palestinesi nelle carceri israeliane verrebbero considerati prigionieri di guerra e  immediatamente rilasciati (Suppongo che lo stesso dovrebbe accadere per il soldato Shalit, l’unico israeliano detenuto a Gaza).

Si arriverebbe mai ad un pronunciamento simile contro Israele?

E cosa avverrebbe in Cisgiordania se i Territori occupati dovessero essere restituiti?

Consiglio a chi è veramente interessato alla domanda di andare a questo link dove tutto è spiegato con diretta cognizione di causa da Yossi Gurvitz,  giornalista israeliano. Io mi concentro su pochi fondamentali problemi, ma prima occorre dare uno sguardo al territorio e conoscere l’evoluzione della presenza dei coloni ebrei  prima della fondazione dello Stato e poi il suo progressivo espandersi.

Colore verde: territori occupati dai Palestinesi, colore bianco dagli Ebrei

Come già prevede Uri, il governo si lancerebbe in un nuovo conflitto (che potrebbe coinvolgere l’intero Medio Oriente) per assicurarsi definitivamente il territorio, anzichè evacuarlo.
Potrebbe fare diversamente “questo” governo israeliano ancora nel solco ideologico di Ben Gurion?

Atteniamoci alla pratica: quando si era affermata la soluzione dei due stati, in Cisgiordania i coloni ebrei erano circa 30.000, ma con la politica degli insediamenti che ha chiamato migliaia di emigranti soprattutto dall’Unione Sovietica sono ora 300.000.
E’ possibile immaginare come reagirebbero queste persone se venissero a trovarsi sotto un governo arabo?
Potrebbe Israele, qualora accettassero disciplinatamente di lasciare ciò che in questi anni si sono costruiti, hanno coltivato, sul quale hanno investito speranze  e rabbia nelle quotidiane tensioni e violenze con gli arabi, accoglierle e dare una nuova prospettiva di vita?
Sarebbe la bancarotta dello stato, sarebbero lotte fra la popolazione.

A me non sembra più possibile nei fatti perseguire la soluzione dei due stati, e lo pensano molti di quelli che conoscono la situazione e non l’affrontano in modo ideologico ma umanamente concreto. Allora?
Dalla posizione di maggiore forza che questa mossa di Abu Mazen dà alla causa palestinese i negoziati potrebbero riprendere, e su basi diverse. Dovranno essere gli Usa a volerlo. Questa volta seriamente, non solo nelle dichiarazioni, e non potranno sottrarsi.

 ISRATIN

E’ prematuro pensarlo, ma la soluzione potrebbe essere proprio quella di cui parlavano Uri e Arafat decine di anni fa. Le idee veramente  buone resistono al tempo, nonostante l’arrogante stupidità della politica. Una federazione, un Benelux dicevano, come primo passo.

Non molti ne sono a conoscenza, ma  proprio nel periodo dell’elezione di Obama e della  fine della guerra Israele-Gaza, la proposta di un unico stato  era stata rilanciata da Saif al Islam e  formalizzata nel cosiddetto Libro Bianco.

La proposta intendava essere la soluzione del conflitto fra i due popoli:
uno stato laico e binazionale federato, di cinque regioni, che assicurasse anche il diritto al ritorno dei palestinesi della diaspora; per Gerusalemme, essa pure ormai in condizione di non poter essere divisa,  la dichiarazione di città stato.

Sull’immagine il link a una pagina dove,  facendo scorrere il puntatore sulle parole, si apriranno  ipertesti esplicativi.

 


Il New york Times aveva pubblicato una intervista di Muhammar Gheddafi che caldeggiava la proposta, dando allo stato il nome di Isratin, ovvero ISRA(ele)(pales)TIN(a).

§§§§§§

23 settembre:Standing ovation per Mahmud Abbas che presenta all’Assemblea formale richiesta di adesione come stato indipendente “Non è una mossa unilaterale, ma fiducia nella diplomazia quello che ci porta qui”. E un portavoce di AP ha detto “Quello che si serve sono 9 voti a favore e nessun veto. I nove li abbiamo, speriamo di non avere nessun veto”. Chiarissimo: Obama con il suo veto mette gli Usa nella posizione di essere una democrazia che nega a un popolo il diritto di avere diritti.

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