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Assemblea Onu: un luogo dov’è pericoloso dire la verità

24 settembre 2011

La Carta costitutiva delle Nazioni Unite recita 

Articolo 1

Gli scopi delle Nazioni Unite sono:

  1. Mantenere la pace e la sicurezza,  a tal fine: prendere effettive misure collettive per prevenire e rimuovere  minacce  alla pace,  e per la soppressione di atti di aggressione o altre violazioni della pace, e per conseguire con atti pacifici, e in conformità con i principi di giustizia e leggi internazionali ,   la composizione o la soluzione di dispute internazionali che potrebbero condurre a violazioni della pace;
  2. Sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni basate sul rispetto, secondo il principio di eguali diritti e autodeterminazione dei popoli, e prendere altre appropriate misure per rafforzare la pace universale.

Dopo aver istituito il Consiglio di Sicurezza,  la Carta prevede il sistema cui attenersi nelle votazioni. Lo lascio in lingua originale,  con l’indirizzo dell’Onu  http://www.un.org/en/documents/charter/index.shtml   perchè è opportuno cimentarsi personalmente con queste disposizioni da azzeccagarbugli:

Each member of the Security Council shall have one vote.

  1. Decisions of the Security Council on procedural matters shall be made by an affirmative vote of nine members.
  2. Decisions of the Security Council on all other matters shall be made by an affirmative vote of nine members including the concurring votes of the permanent members; provided that, in decisions under Chapter VI, and under paragraph 3 of Article 52, a party to a dispute shall abstain from voting.

Non viene istituito un “potere di veto”, sono il tempo e la forza dei paesi membri permanenti ad averlo introdotto utilizzando la formulazione originaria. In tal modo questi paesi possono pilotare lo scenario internazionale favorendo i propri alleati, come nel caso degli Usa e di Israele.

All’Assemblea generale hanno diritto di intervenire i rappresentante di ogni nazione.

§§§

Intervento di M. Gheddafi – settembre 2009        

Il preambolo della Carta delle Nazioni Unite  stabilisce che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune. Questo è il preambolo che abbiamo concordato e sottoscritto, e abbiamo aderito alle Nazioni Unite perché volevamo che la Carta riflettesse ciò. Si dice che la forza armata deve essere utilizzata solo nel comune interesse di tutte le nazioni, ma cosa è successo da allora?

[…]Sessantacinque guerre sono scoppiate dopo l’istituzione delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza – 65 fin dalla loro creazione, con milioni di vittime in più rispetto alla seconda guerra mondiale. Sono quelle guerre,e l’aggressione e la forza utilizzata in quelle 65 guerre, nel comune interesse di tutti noi? No, erano nell’interesse di uno o di tre o quattro paesi, ma non di tutte le nazioni.

[…]Abbiamo aderito alle Nazioni Unite perché abbiamo pensato che eravamo uguali, solo per scoprire poi che un paese può opporsi a tutte le decisioni che prendiamo.
Chi ha dato ai membri permanenti il ​​loro stato nel Consiglio di Sicurezza?
Quattro di loro hanno riconosciuto tale qualifica a se stessi.
L’unico paese che noi in questa Assemblea abbiamo eletto a status di membro permanente nel Consiglio di sicurezza è la Cina. Ciò è stato fatto democraticamente, ma gli altri seggi sono stati imposti su di noi in modo non democratico attraverso una procedura dittatoriale effettuata contro la nostra volontà, e non dobbiamo accettarlo.

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Diciotto mesi dopo : Marzo 2011, inizia l’operazione militare contro la Libia

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Intervento di Ahmadinejad –settembre 2011   
Certuni si spingono a migliaia di chilometri di distanza dal proprio paese ed occupano la terra altrui per controllarne il petrolio o le altre risorse; altri ogni giorno devono assistere alla distruzione delle loro case ed alla morte dei loro bambini nella loro stessa terra.

Questi comportamenti non sono all’altezza della dignità umana e si rivelano contrari alla verità ed alla giustizia. La domanda ora è questa: in simili circostanze gli oppressi del mondo dove devono rivolgersi?
Quale persona o quale organizzazione difende i diritti degli oppressi e punisce gli oppressori?
Dove si trova la corte della giustizia mondiale?

[…]Il sistema dominante oggi è tale da elevare al di sopra della volontà di 180 nazioni, quella di un’unica nazione che si autodichiara pari al volere della comunità internazionale. Questo paese si sente padrone del globo e ritiene di seconda classe le altre popolazioni.

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18 mesi dopo: Marzo 2013 ?????

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28 settembre

Il parlar chiaro che ha contraddistinto Gheddafi e Ahmadinejad nei loro discorsi all’Assemblea, contrasta con il volare basso degli altri rappresentanti nazionali, ma ciò non significa che siano allienati con  i paesi leader nel Consiglio di Sicurezza. Proprio oggi, Christoph Lehmann ha pubblicato un articolo dal titolo  UN DONE The 66th Session of the General Assembly. dal quale traduco e quoto un paragrafo:

Vediamo la delusione negli occhi di ogni singolo leader  che ha parlato alla 66 sessione la cui nazione è caduta  alla mercé di ” coloro che dettano le regole”.  Avvertiamo nelle  loro parole più o meno celata la protesta contro di loro.
Parole più o meno abilmente  mascherate dall’eloquio diplomatico, spesso occorre essere osservatori acuti  del mondo della politica o della psicologia per avvertire la sotterranea corrente di  delusione, impotenza, intrappolamento, ma c’è  ed è tangibilmente presente. La loro sfida è mormorata, come voci di schiavi che parlano del loro padrone.

E’ tristemente appropriato “schiavi che parlano al padrone” e mi chiedo quale volontà autolesionista porti questi rappresentanti dei loro paesi ad inchinarsi, sia pure mal volentieri, al quintetto dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

§§§§§§§§

a questo link un articolo in inglese dell’agenzia indipendente Mathaba con un elenco di “deroghe” – si fa per dire – di Ban ki Moon al suo mandato

grazie a 4realinf’ per aver pubblicato la traduzione del duscorso di Ahmadinejad

grazie a coriinpempesta per aver pubblicato la traduzione del discorso di Gheddafi

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2 commenti leave one →
  1. Francesco permalink
    25 settembre 2011 2:50 am

    Ho buone ragioni di credere che non si azzarderanno a toccare l’ Iran, speriamo bene

    Mi piace

    • 25 settembre 2011 11:02 am

      ciao, benvenuto. le tue buone ragioni sono una buona notizia. Anche in Iran come in Libia si induce la gente a pensare che il popolo è stufo. Analizzando ci si accorge che il “popolo” che protesta è la classe sociale agiata e esterofila.-

      Mi piace

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