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Gheddafi e Obama: Il Tempo dei padri e quello dei figli

28 settembre 2011

Messaggio del 27 settembre
di Muhammar Gheddafi al popolo resistente di Bani Walid

tradotto dalla versione inglese del sito Libia 360°

a Bani Walid: il Passato nel Presente

Per la vostra  rettitudine vi è stato  accordato il coraggio e l’eroismo di grandi e onorevoli imprese per  la liberazione della Libia.

Voi fate onore ai vostri antenati.

Sappiatemi al vostro fianco nella battaglia. Mentono quelli che dicono che sono in Venezuela o in Niger.
Sono in mezzo al mio popolo.

Nei giorni a venire daremo un colpo inatteso a questa banda di traditori e agenti stranieri.

Gli eroi hanno resistito e sono caduti come martiri, e anche noi aspettiamo il martirio.

 

Stranissima per i nostri orecchi, per molti perfino disturbante, questa retorica altisonante, abituati come siamo alla nostra travestita di obiettività.

Mi colpisce in questo messaggio  un riferimento  emotivo e immaginifico che  noi abbiamo perso o tralasciato rendendolo estraneo anche alla razionalità.

“Voi fate onore ai vostri antenati.”

.

C’è in questo il collegamento al proprio passato, il senso del flusso storico collettivo che coinvolge  anche l’individuo. Il “resistente” di Bani Walid combatte per la sua comunità e lo fa sotto gli occhi di una comunità più grande e invisibile da cui sente di provenire e verso la quale è responsabile. Proprio nella  volontà di essere all’altezza delle generazioni che l’hanno preceduto, il resistente trova il compenso immediato: la capacità per grandi imprese.

Una visione, questa, continuamente reiterata anche nel libro sapienziale cinese I Ching. Per noi non è così, noi tendiamo a sottolineare il divenire, non ciò da cui proveniamo, ci troviamo soli davanti al futuro ignoto.

Inimmaginabile un riferimento simile in un discorso di Obama, il cui carisma è costruito, al contrario, sull’evoluzione dalle radici ancestrali  africane al cuore del mondo occidentale: la Casa Bianca.

Un contrasto che complica psicologicamente la gestione delle relazioni internazionali.

Un contrasto che si riassume nella psiche individuale,  e che solo lì si può risolvere:  tenendo presenti  entrambi lì dove essi si incontrano: il  Tempo Presente.

segue dal post: In fuga dal Presente 

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2 commenti leave one →
  1. 29 settembre 2011 12:24 am

    In questo caso direi che anche Gheddafi sa costruire bene la sua figura ed è proprio la frase altisonante “Voi fate onore ai vostri antenati.” che mi lascia perplesso seppur capisca, da un lato, il mordente di queste parole in alcune teste.
    Ma la Libia come terra di un unico “popolo” non è mai esistita se non nell’antichità. Ora come ora è un coacervo di tribù (brutto questo termine, ma rende l’idea) con radici e tradizioni spesso diverse. Il merito del potere di Gheddafi, come lo fu per Tito (ahimé), fu quello di mantenere unite le diverse etnie accomunandole tutte sotto una unica bandiera e portando loro un progresso che nei paesi arabi era impensabile: nemmeno l’Egitto lo potremo definire civilizzato a loro confronto (è sufficiente uscire dai percorsi turistici per scoprire un Egitto fermo ancora alle case in paglia e fango, spesso contaminate da un progresso becero e razziale).
    Quindi pur con molti dubbi, come già espresso, ho la sensazione molto forte che Gheddafi stia giocando una partita molto con abiti diversi…
    Mi auguro di no, ovviamente, ma rimane un mistero profondo il mancato uso della moltitudine di armi a sua disposizione utili non solo in un confronto di terra, ma sopratutto contro i velivoli…e questo non è comprensibile.

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    • 29 settembre 2011 12:43 am

      Verissimo quello che dici dellìEgitto, penso alle donne del Fayum che non è molto lontano dalla capitale, nella miseria più assoluta, abbandonate dagli uomini che non ce la facevano a sopportare il nulla o che sono emigrati non dando più notizie di sè. Queste e tutti quelli che vivono al minimo di lavori che ci sono un giorno sì e un mese no, non erano in piazza Tahir, quella è stata la rivoluzione dei borghesi.

      Come te ho molti interrogativi su Gheddafi e la Nato. Impossibile che non sappiano dov’è. Credibile che non lo vogliano prendere per tanti motivi che non sto a elencare. Credibile che qualche mese fa la notizia Debka, fitta di indicazioni a supporto, di abboccamenti fra esponenti del regime, emissari Nato, Onu, osservatori dell’unione africana sia avnenuta davvero, non portando a nulla di evidente, ma di non evidente…..? Se vuoi leggere, metti in CERCA le parole “vento speranza Djerba” e si apre il post.

      Come i ribelli ricevono armi dal Qatar, lui può riceverle da piste desertiche da uno dei tanti confini che è impossibile presidiare- e , tenendo conto della notizia debka, com che i ribelli si stanno vendendo le armi trovate nei depositi, per quanto sembri assurdo, siccome pecunia non olet, capace che Gheddafi si ricompera dai ribelli le armi sue.
      O tutto sta andando avanti improvvisando, e non è da escludere vista l’idiozia trionfante dal lato Nato-ribelli, o tutto deve portare a un fine che sempre meno sembra quello di mettere Jalil e Jibril, screditati sia dalla popolazione che dai combattenti, in una città che manifestantamente è ancora inquieta.

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