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La malapianta del razzismo nelle crepe della società libica

4 ottobre 2011
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 mcc43

post aggiornato il 20 gennaio 2013 

“L’UNICA RAZZA CHE CONOSCO

E’ QUELLA UMANA”

Albert Einstein, genio ed Ebreo

Siamo tutti meticci! Tutti veniamo da un ancestrale melting pot. Fra un paio di secoli, grazie alla mobilità che dà lo sviluppo dei mezzi per  spostarci in tutto il globo, la geografia razziale non esisterà più, i tratti somatici distintivi  sarannno cancellati e, io spero, le tradizioni saranno valorizzate in quanto storia e non più come steccati per l’identità. Finalmente saremo liberi dal razzismo.

§§§§§§

1967

http://archiviostorico.corriere.it/2004/ottobre/07/Ebrei_fuggiti_Italia_Gheddafi_apre_co_9_041007040.shtml pagina 7 ottobre 2004

Ebrei fuggiti in Italia, Gheddafi apre dopo la cacciata. Furono costretti a emigrare nel ‘ 67. L’ incontro organizzato dal figlio Saadi

ROMA – Muhammar el Gheddafi sta per compiere un altro gesto di distensione verso l’ Occidente e l’ Italia. È un segnale che, sullo sfondo, ha come inevitabile destinatario perfino uno Stato del quale la Libia, dal punto di vista diplomatico, non riconosce l’ esistenza: Israele. Da domenica a giovedì prossimi, la «Gran Jiamahyria araba libica popolare socialista» aprirà le sue porte a una delegazione degli ebrei libici che vivono in Italia.
Si tratta dei rappresentanti di circa seimila persone che vennero costrette a cercare rifugio all’ estero soprattutto dal 1967. Sull’ onda della guerra dei Sei giorni – tra gli israeliani da una parte ed Egitto, Siria e Giordania dall’ altra – gli ebrei di Tripoli e Bengasi subirono assassinii e persecuzioni. Allora al potere c’ era re Idris, ma le spinte verso la campagna antiebraica partirono dal Cairo governato da Gamal Abdel Nasser. Dopo aver concordato nel dicembre scorso con Stati Uniti e Gran Bretagna la rinuncia ai propri programmi su armi di distruzione di massa, il Colonnello sembra orientato adesso a rivisitare quella parte del passato nazionale. I visti sono già stati concessi. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ne è al corrente.

Dunque il re Idris li “aveva lasciati” partire (con 20 sterline a testa…)  per togliersi dalle mani una patata bollente, sia in politica sia sociale, visto che i bravi libici, di Tripoli e Bnegasi, avevano il loro bel rametto di razzismo. Non bastò quello a salvargli il trono, da cui lo spodestò l’incruenta rivoluzione del ’69.
Gheddafiche credeva di non avere patate bollenti, dal momento che governava un paese sviluppato, prospero, messo al sicuro da Alqaeda per il pugno di ferro con cui aveva stroncato insorgenze islamiste del LIFG (libyan islamic fighting group) – voleva aggiungere al suo medagliere anche la normalizzazione degli errori della storia.

Non so, non credo, che vi siano stati ritorni o  new entry di Ebrei in Libia vista la situazione del Medio Oriente, vista l’assenza di contatti diplomatici con lo stato d’Israele. Ciò aveva  il suo peso, in modo simmetrico poiché un qualsiasi turista anche per entrare in Israele non deve avere sul passaporto un timbro libico.

2011

Colpo di stato internazionale Nato-Alqaeda che scaccia il governo da Tripoli, facendo piombare il paese nel caos di un fiume di sangue, sofferenze, privazioni, assoluta incertezza su quale futuro potrà nascere dopo questa guerra civile.

Un signore di religione ebraica, che qualche sito definisce “rappresentante mondiale” della comunità , decide di scendere a Tripoli “liberata” .

http://it.euronews.net/2011/10/02/ebreo-libico-riapre-la-prima-sinagoga/

E’ il primo ebreo libico che torna nel suo Paese, dopo l’espulsione da parte di Gheddafi dell’intera popolazione ebraica alla fine degli anni Sessanta. David Gerbi, psicoterapeuta, cittadino italiano, ha innanzitutriaperto la sinagoga Dar Bichi, nella vecchia Tripoli. Da qui ha intenzione di ripartire, 44 anni dopo essere fuggito dalla Libia, per fare di questo luogo religioso il simbolo della riconciliazione tra ebrei e musulmani e promuovere la tolleranza religiosa.

Io non credo sia stato il signor Gerbi a dire queste falsità storiche, è l’autore dell’articolo che ignora ciò di cui scrive, attribuendo  a Gheddafi un provvedimento della monarchia. Ma è certo che il signor Gerbi, che pure è uno psicologo junghiano e l’animo umano lo conosce bene, non ha tenuto conto della ragione per cui gli ebrei nel ’67 avevano lasciato la Libia!
Una ragione molto brutta: il razzismo.
Il razzismo della Libia, non del regime che ha accolto lavoratori sub sahariani, creando un malcontento nella popolazione. Un motivo di ostilità rimasto segreto fino a che le leggi della Jahamairya erano in vigore, palese ora che nel paese regna l’ordine di Alqaeda.
Non si può più fingere di ignorare il genocidio dei “neri” per l’unico motivo d’esser  “neri” e, pertanto,  amici di Gheddafi, nel quale si sono distinti prima di tutti e più di tutti gli abitanti di Misurata.
[ http://www.youtube.com/watch?v=T2IBT_dQpEY&feature=related&skipcontrinter=1 segnalo questo video per informazione, ma chi già conosce questo aspetto della tragedia libica si risparmi la visione delle immagini ]

Sto tacciando  in blocco i libici  razzismo? No, assurdo!  Rilevo però, anche ricordando sensazioni personali avendo ascoltato discorsi a Tripoli, che verso questo vi sia una non debole propensione.

http://libyanfreepress.wordpress.com/2011/10/04/i-libici-non-vogliono-ebrei-in-libia/

Due giorni fa un ebreo era andato alla vecchia sinagoga nel centro di Tripoli, nella cosiddetta medina, e dicendo che aveva un permesso speciale dal CNT aveva buttato giù il muro che fu issato davanti alla porta d’entrata nel lontano 1967 quando i libici, cavalcando l’onda nasseriana, avevano scacciato tutti gli ebrei e chiuso la sinagoga.

I tripolini stupiti e non convinti di quanto diceva l’ebreo, gli avevano richiesto di mostrare loro il permesso scritto del CNT, ma l’ebreo si era rifiutato.  Dopo un approfondito controllo presso il CNT, durato tutto un giorno, i tripolini hanno avuto la conferma che non era stato rilasciato nessun permesso per riaprire la vecchia sinagoga di Tripoli. Ieri sera una squadra di civili tripolini è ritornata alla sinagoga, ha buttato fuori l’ebreo e hanno ripristinato il vecchio muro che ostruiva l’entrata!

L’ebreo ha promesso di denunciare l’accaduto e sicuramente ci saranno ripercussioni diplomatiche, ma i libici se ne fregano. Non vogliono ebrei in Libia e hanno aggiunto che se l’ebreo non lascia subito il Paese possono anche farlo arrestare in quanto ha violato una vecchia legge tuttora in vigore. Sarkozy e Levy sono avvisati. Io non sono più a Tripoli, ma ho i miei amici libici che mi tengono costantemente informata. I libici sono amici veri. Jacynta Ryan, per LibyanFreePress – ( Perth,  4 ottobre 2011 )

In post precedenti nel sito questa signora così si descrive : Jacinta Ryan, free-lance australiana, sposata con un libico, professore alla Alfateh University, è da sei anni residente nel centro di Tripoli.
Avevo già letto certi suoi report,  ho avuto sempre  un sentore di ambiguità dal punto di vista della situazione politica.

In questo caso, però,  il suo commento è a dir poco odioso, non voglio credere che questo gruppo di fanatici rappresenti il sentire della generalità popolazione di Tripoli,  ma che lo sciovinismo in questa situazione di spaventoso stress esistenziale stia emergendo con forza sì. Purtroppo sì .

Come rilevavo nei post
https://mcc43.wordpress.com/2011/09/02/tripoli-i-giorni-dellodio-2-settembre/
questa ribellione non ha mai avuto istanze di maggior libertà o democrazia  nel senso proprio del termine, se non nei nostri media fiancheggiatori dell’intervento.
L’essere stato cavalcato e armato  dall’esterno lo ha trasformato in odio cieco. Quest’odio  si è rivolto, apparentemente contro Gheddafi e la sua famiglia, in realtà ha colpito  la Libia nella sua interezza, ricacciando la società indietro di decenni.

§§§§

Aggiornamento sulla vicenda Gerbi dal Wall Street Journal; la situazione appare diversa dal report di Jacinta. All’inizio l’atmosfera con i residenti era amichevole, il guaio è nato proprio con i rappresentanti locali del CNT,  i quali, al giornalista, hanno dichiarato che in questa fase, in cui stanno ancora cercando di organizzare un governo, la concessione di un permesso per la riapetura della sinagoga non è un problema all’ordine del giorno.
Per una volta si può anche concordare.
Gerbi, invece,  ha insistito e sono arrivati dei ribelli armati che lo hanno buttato fuori dall’edificio, così ha detto  in una conferezna stampa presso il suo hotel, assicurando di voler ripetere il suo blitz presso il cimitero.

Caro signore, gli chiederei io, ma cosa serve prendere ora questa posizione, se non c’è una comunità  di religione ebraica che la possa frequentare?

Come è strana la vita, vero? A Gerusalemme dei coloni hanno bruciato una moschea, mettendo gravemente in imbarazzo il premier Nethanyau, il quale si “limita” saltuariamente a dispiegare soldati davanti ad Al Aqsa per impedire che i musulmani vadano a pregare.

Quando la smetteranno i cosiddetti fedeli di usare DIO per le loro beghe
che da umane diventano subumane?

aggiornamento 8 ottobre: Qua e là spuntano notizie sull’impresa del nostro connazionale in Libia. Non è arrivato da poco, asserisce di aver combattuto con i Bengasini. Ora da ‘Associated Press:

AP journalist about Libyan Jew:
hadeelalsh Hadeel Al-Shalchi
A group of men just handed me a letter of protest, demanding to “open an investigation with #DavidGerbi” on how he entered #Libya … and they want to charge him with “sedition and sectarianism” and “demand to deal with him as a member of the #Gadhafi regime”

Non so più, quindi, se questa mossa del signor Garbi denoti una frettolosa ingenuità o una precisa volontà di provocazione. Certo lo sciovinismo, se non il razzismo in questo caso, lo ha fatto emergere.

DA NOTARE che questa voluta o inconscia provocazione a sfondo religioso coincide, temporalmente, con i fatti che stanno avvenendo nella West Bank e in Israele: il vandalismo nei cimiteri islamici e cristiani, due moschee bruciate e altro ancora secondo Haaretz, che riferisce in merito agli episodi avvenuti ieri, venerdì 7 a Jaffa, gli inviti alla calma dei leader musulmani ” Sono gli estremisti che vogliono aizzare le masse arabe” ha detto lo Sheikh Ahme Abu Ajwa, capo del Movimento islamico di Jaffa. Oggi, sabato, sempre da Haaretz: bomba Molotov trovata alla sinagoga di Jaffa! Per fortuna nessuna vittima, l’edificio era vuoto.

  Sento da ogni parte parlare di laicismo, invocarlo, farne il metro per misurare istituzioni e società di altri paesi, per contro vedo ovunque conflitti connotati religiosamente. Perfino dopo l’unità di piazza Tahir, l’Egitto è diventato teatro di una nuova caccia ai cristiani copti.
Nel nostro paese la richiesta di aprire una moschea provoca un fiume di discussioni che a volte mettono a rischio le giunte comunali  o suscitano proteste della popolazione , e non sempre dietro tutto questo c’è la solita Lega Nord.

Allora non è vero che al voglia di laicismo sia così diffusa; e le intelligence che sono perfettamente edotte sui paesi che intendono destabilizzare (tranne l’errore marchiano sulla Libia),  si servano delle minoranze religiose armandole fino ai denti, ne è la conferma migliore.

Depoliticizziamo “dio”, per favore, invece di pretendere che venga cacciato in cantina.
Si può cominciare a non confondere la fede con le tradizioni popolari.
Basti pensare alle torrentizie discussioni e accese avversioni-autodifese a proposito del velo delle donne  islamiche. Scemenze.
Buon per i cristiani se nessun’altra comunità religiosa si è ancora messa in testa di fare una crociata contro l’orgia emotiva per la liquefazione o non liquefazione del sangue di San Gennaro.

9 ottobre – in You Tube ho trovato una video intevista del Centro Wiesenthal a David Gerbi e finalmente si può conoscere, fuori dalle schematiche o paradossali rappresentazioni dei media l’origine di questo episodio.

E da molti anni che il dr, Gerbi cerca di ottenere il suo scopo: riaprire la sinagoda e restaurare il cimitero ebraico di Tripoli, sul quale oggi sorge un grattacielo. E’ questo aspetto a ferirlo di più, e racconta dia vere richieste in FB da altri che vogliono le “ossa” dei loro cari.  Dichiara di aver avuto buoni rapporti con Gheddafi, e di essere stato incaricato da lui di “contattare gli Usa e il Centro Wisenthal” per normalizzare le relazioni, di averlo fatto, ma che poi nel 2007 durante un suo viaggioa Bengasi di essere stato fermato e psicologicamete torturato, di aver subito il sequestro del suo denaro. Forse da questo episodio nasce lo split del suo focoso ragionamento?  La sua fuoriscita è avvenuta nel 67 sotto Idris, che aveva promesso agli Ebrei la futura restituzione dei loro beni, la sua collera oggi è con il CNT e Jalil che gli dicono che la sua richiesta è inopportuna in questo momento, e se ho ben compreso riceve addirittura delle minacce. Ma la colpa che egli attribuisce in maggior misura è a Gheddafi che si trova collocato in mezzo a questi due episodi, comprensibilmente senza sentirsi obbligato a mantenere le promesse di un re che li aveva fatti partire con soli 20 dinari a testa. Anche dalla comunità ebraica, dice, riceve inviti a pazientare e non esporsi, ma la furia ormai lo domina, Lo comprendo perfettamente quando dice di non voler fare come la generazione precedente che ha subito, ma constato oggettivamente che la sua battaglia solitaria, per la quale auspicherebbe una mobilitazione internazionale, riesce imbarazzante per la stessa comunità ebraica e ha l’effetto di risvegliare in Libia quell’astio antiebrei di cui erano stati vittime nel 67.

la sua posizione di oggi  verso Gheddafi . all’inizio delle rivolte, perlomeno non era supportata dal comunicato degli ebrei libici di Roma, che a chiare lettere ricordano che colpevole della loro emigrazione non fu Gheddafi.

2009 http://www.loccidentale.it/articolo/qaddafi+vuole+rappacificarsi+con+gli+ebrei+libici+a+roma.0073006

2011  http://www.kolot.it/2011/02/25/gli-ebrei-tripolini-romani-e-gheddafi/

aggiornamento gennaio 2013

Dopo l’attentato alla chiesa copta di Misurata, gli organizzatori del Convegno degli Amazigh, una minoranza libica, hanno invitato Gerbi a partecipare.

Il Servizio della Sicurezza nazionale, inefficace contro le milizie, ha ritenuto di “invitare”  Gerbi a non partecipare, quindi a non entrare in Libia.  A titolo di consolazione gi è stato consigliato di inviare il suo intervento in forma di video. Così, Gerbi, ha fatto ed il video è visibile nell’articolo del Jerusalem Post.

Libyan Jewish leader barred from Tripoli conference

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