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Libia: Sirte resiste, Gheddafi parla alla nazione

6 ottobre 2011

mcc43

segue da post http://wp.me/p1E4hC-HF

Messaggio audio di Muhammar Gheddafi, 6 ottobre  attraverso la TV siriana Al Rai

Chiamo il popolo libico, uomini e  donne, a uscire nelle strade
e nelle piazze di ogni città.


Uscite pacificamente, coraggiosamente, a testa alta. Andate nelle strade con le bandiere verdi sventolanti verso il cielo.


Non abbiate paura di niente e di nessuno.
Voi siete il Popolo.
Voi avete il diritto dalla vostra parte.
Voi siete il popolo legittimo
di questa nazione. 

◊Ο◊ ◊Ο◊ ◊Ο◊ ◊Ο◊

Domani la riunione Nato farà il punto sulla situazione e ciò che verrà detto, corrispodnente o meno alla realtà, verrà dai media considerato verità. Dal campo arrivano queste notizie:

-°- SIRTE -°-

L’attacco delle milizie CNT, che secondo il portavoce militare Bani, deve impadronirsi entro domani della città oggi non ha conquistato posizioni.  Secondo quanto riferito alla BBC dai ribelli, nella città vi sarebbero ancora centinaia di civili.

In realtà: la popolazione di Sirte era di 100 mila abitanti; alcuni sono fuggiti alle insopportabili condizioni create dai bombardamenti, dalla mancanza di cibo e di medicine e sono riparati in campi dove, egualmente, mancano i soccorsi; contemporaneamente altri sono arrivati, sfollati da villaggi occupati dai ribelli. Anche ipotizzando un saldo negativo, la versione data dai ribelli è palesemente assurda e non si comprende la ragione. Molti sono i combattenti ribelli uccisi negli attacchi di queste settimane, per giorni gli aitanti hanno chiesto aiuto per seppellire i cadaveri; lo hanno fatto da soli, si parla di 700 caduti, oltre alle vittime civili e ai militari: allorchè saranno trovati questi siti si parlerà di “fosse comuni” e si accuseranno i “gheddafiani” .

Nel combattimento odierno, riporta Algerie Isp, ai ribelli è stato permesso di entrare in città e un combattente della resistenza si è avvicinato fingendo di accoglierli con gioia, poi ha fatto deflagrare  la cintura esplosiva; pochi minuti dopo sono entrati in azione i militari e i ribelli hanno lasciato sul campo una cinquantina di caduti.

E’ la stessa tattica attuata a Bani Walid e A Sebha, evidentemente i ribelli non sono coordinati, non hanno direttive per come rispondere al nemico. Vengono mandati al macello, in cambio lasciati liberi di saccheggiare e commettere tutte le violenze di animi incattiviti e abbrutiti dalla guerra. E’ tragico essere presi di mira … dalle mire dei paesi della coalizione ed essere target della Nato, ma non è sorte migliore l’essere strumento di questi disegni. Come si potrà comporre la società futura?

-°- TRIPOLI -°-

da Algerie Isp

Secondo il sito della resistenza libica Zengtena, il governatore militare di Tripoli  Abdelhakim Bel Hadj è stato raggiunto da un proiettile mentre si trovava nei pressi del Club Itihad da un commando armato della tribù Alzentan e trasportato all’ospedale di Meikta, ma secondo indiscrezioni verrà trasportato in Italia.
Belhadj aveva dato ordine alla città che tutte le armi fossero consegnate. Questo non poteva essere accettato dai gruppi ribelli che si contendono i quartieri, anche in questa prospettiva si può intendere questo attentato – che nessuno ha smentito – e che è meglio attribuie al nemico anzichè evidenziare le lotte intestine.

Gruppi di resistenti, cecchini, commando che fanno brillare i depositi di armi dei ribelli, questa la realtà di Tripoli “liberata”.

<

p style=”text-align:justify;padding-left:60px;”>Mi ricorda sempre più il campo dei profughi Palestinesi a Chatila, vicino a Beirut, dove avevo imparato che in certi vicoli (imbandierati) non dovevo scattare fotografie e nemmeno curiosare troppo,  mentre in altri quatieri la fazione dominante lo consentiva. E questa impressione stona enormente con il ricordo che ho di Tripoli e che chiamavo fra me e me “bomboniera” per quel certo chè di paciosa sicurezza che era nell’aria della città vecchia.

… poi arrivarono Sarkozy, Cameron, Obama di malavoglia, e Berlusconi tirato per la giacca. Non voleva, lo ha confessato in una intervista, ed era l’idea migliore che avesse avuto da tanto tempo. Male, signor Presidente, molto male aver avuto più fifa di Angela Merkel e molto meno coraggio di Hugo Chavez.

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