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Pinocchio, l’informazione e l’Eni

7 ottobre 2011

con video del discorso di J.F.Kennedy 1961

Non è cosa da poco l’attività dell’Eni e le forniture di petrolio al nostro paese, vero?  Si diceva perfino che entravamo nella coalizione bombardiera per proteggere, appunto, i nostri interessi petroliferi.

Allora abbiamo diritto di sapere se quello che spendiamo in questa impresa, le nostre imposte&tasse, è un investimento ben fatto oppure economicamente fallimentare, come lo è sul piano etico essendo noi un paese che per Costituzione rifiuta la guerra come soluzione dei conflitti internazionali?

§°§°§

Ricerca in Google la sera del 7 ottobre con le parole: Eni, Libia, impianti danneggiati

Risultati, datati lo stesso giorno: 6 ottobre

Milano Finanza

Il responsabile di Eni in Libia, Mustafa Abougfeefa, ha dichiarato ieri in un’intervista che il campo petrolifero Elephant è stato gravemente danneggiato durante la guerra. Il sito, il più grande tra quelli gestiti dalla società nel Paese, produceva 130mila barili di petrolio al giorno.

Reuters
L’Ad di Eni , Paolo Scaroni, dice che gli impianti di idrocarburi del gruppo in Libia, incluso Elephant, non hanno subito danni, così come le linee di trasporto.Parlando nella conference call con gli analisti, a seguito di un field trip dal Congo-Brazaville, il manager ha confermato che “in Libia stiamo lavorando con il nuovo managament per avviare le nostre operazioni. Nelle ultime due settimane siamo stati a Bengasi e Tripoli e abbiamo avviato la produzione di 70.000 barili al giorno del giacimento Abu Attifel. “

Allora: chi ha ragione il tecnico sull’impianto nel cuore del Sahara o l’amministratore delegato che va ai meetings di Bengasi? E se l’impianto Elefante, che dal nome denuncia di essere il più grande, non è danneggiato perché oggi non pompa e produce? 

Voglio sottolineare che la ricerca è stata fruttuosa perché già sapevo del danneggiamento dai siti che trasmettono i report della resistenza libica, e l’avevo riferito in  http://wp.me/p1E4hC-In  , data 7, ma postato nella notte alle 3.57, ragion per cui, cercando come sempre le conferme, ho aggiunto “danneggiato”. Senza l’aggettivo  avrei ottenuto soltanto la rassicurante, politica, dichiarazione dall’Italia.

[Reuters si distingue per essere la più entusiasta, e con Al Jazeera la meno veritiera, dell’intervento in Libia]

8 ottobre- aggiornamento: la notizia è pervenuta direttamente da Moussa Ibrahim, portavoce del governo libico, che precisa il numero dei pozzi danneggiati nel complesso, che in arabo si chiama Babou Afel: sono 15.
Manda anche un invito ironico a noi italiani

 «Rallegratevi, voi Italiani, bevetevi l’acqua del mare invece del petrolio libico.»

Direi che possiamo girarlo al nostro governo e a quelli che hanno appoggiato la No Fly Zone, senza sapere cosa significasse e dove ci avrebbe sicuramente portato.

§°§°§

Questo blog all’inizio era nascosto ai motori di ricerca, ma da quando la vicenda libica ha rivelato la disinformazione metodicamente perseguita ho creduto utile renderlo pubblico per condividere le notizie e le opinioni taciute dai grandi media; quelle indispensabili per  il quadro della situazione o che rivelano le menzogne propagandistiche.

Oggi, dunque, andando alla ricerca di Pinocchio in redazione, nei briefing della Nato, nelle dichiarazioni dei politici,  mi sono imbattuta nel Pinocchio dell’Eni. E – per quelle sincronicità illuminanti, che esigono di essere condivise – sempre oggi ho ricevuto da un canale amico di You Tube service2others –  questo video

http://www.youtube.com/user/service2others#p/a/f/0/mRQ_9wHX7_A

di un discorso del 1961 di  John Fitzegerald Kennedy, nel quale il Presidente si pronuncia con forza contro l’uso del segreto in politica, non in modo generico, bensì apertamente allusivo alle centrali occulte che manovrano  politica e politici, e lancia una vibrata richiesta di collaborazione ai mezzi d’informazione.

Non sto chiedendo alla stampa di sostenere l’amministrazione, sto chiedendo di aiutare nel compito fondamentale di informare e allertare la popolazione perché ho completa fiducia nella risposta e nell’impegno dei cittadini.
Senza dibattito e senza critiche nessuna amministrazione può riuscire e nessuna repubblica sopravvivere.

Ecco perché la nostra stampa è protetta dal primo emendamento della  Costituzione. L’unica attività di profitto specificatamente protetta  dalla Costituzione, non solo per  suscitare emozioni o dare al pubblico ciò che vuole,  ma per informare, suscitare dibattiti, riflettere.

Questo significa maggiore attenzione e maggiore analisi delle notizie internazionali, perché non c’è più nulla di lontano ed estraneo, tutto è vicino e ci riguarda.

Significa usare maggiore attenzione per capire le notizie e attuarne una perfetta divulgazione.

Significa che il Governo, a ogni livello, deve onorare il proprio dovere di fornire quante più informazioni è possibile- al di fuori dei più stretti limiti della sicurezza nazionale- e questo noi intendiamo farlo.

All’ inizio del XVII secolo, Francis Bacon commentava tre invenzioni che stavano cambiando il mondo: la bussola, la polvere da sparo, la stampa.
Ora che i legami tra le nazioni tracciati inizialmente con la bussola ci hanno resi tutti cittadini del mondo, le speranze e le minacce del singolo sono diventate le speranze e le minacce di tutti.

Molti ritengono che in questo discorso del 27 aprile 1961 vi sia la chiave della cospirazione e del suo assassinio  a Dallas due anni dopo. Non sembra a me un sospetto infondato. 

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One Comment leave one →
  1. 8 ottobre 2011 12:58 am

    Il problema di fondo è che la stampa USa è in mano a pochissime persone…che le conti sulle dita di una mano, realmente!!

    Mi piace

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