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SIRTE: Hic sunt leones!

10 ottobre 2011
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Segue da Guernica, Stalingrado, Sirte 

Dal 19 marzo, giorno in cui Sarkozy ha bruciato le tappe della risoluzione Onu 1973, la Libia è  sotto attacco. Da un numero di giorni che non so più quantificare, Sirte è sotto pressione con bombardamenti quotidiani, mentre nella città progressivamente sono spariti medicinali e cibo, con incursioni dei ribelli e con il terrorismo mediatico “ultime ore per Sirte”.

L’impressione è quella di assistere a un derby calcistico, con la squadra dei  “nostri” – la galassia di mercenari e jihadisti scatenata dalla Nato – sul punto di segnare il goal della vittoria. Un goal che non arriva mai, e gli spettatori cominciano a perdere interesse.

La presenza pervasiva della tecnologia ha abituato a considerare allo stesso modo tutto quello che passa su uno schermo. Un film di guerra o la guerra reale provocano la medesima risposta emotiva: chi vince, chi perde?
E’ sfumata la percezione che nella realtà  sono persone vere: corpi, emozioni, affetti, relazioni, bisogni, e ci sono lavoro, necessità materiali, case, scuole, ospedali, strade. Su questa umanità e le sue cose cadono bombe e proiettili veri, non effetti speciali cinematografici. Leggendo “ospedale bombardato” noi pensiamo a un bell’edificio affollato, sì, ma funzionante, invece “ospedale” a Sirte significa un luogo senza medici, dove sono gli studenti e gli infermieri a fare ciò che possono, senza le medicine indipensabili, senza la possibilità di effettuare interventi chirurgici. Senza cibo significa letterarlmente senza niente da mettere nello stomaco, e senza acqua potabile, nonostante la città sia il terminale del Grande Fiume che portava l’acqua dal deserto. C’è da stupirsi se molte famiglie sono fuggite, straziate dal lasciare parenti che invece non potevano o non volevano andarsene. E dove poi? In mezzo al nulla per un pò di cibo della CRI e nel completo silenzio della sedicente organizzazione per i diritti umani della Libia che “non vede” gli ammazamenti e le ruberie dei ribelli?

In questa finzione collettiva, che si regge sulla complicità dei registi negli alti comandi militari e nelle sedi internazionali, degli attori – i media che narrano- e degli spettatori dello schermo, tv , pc o prima pagina del quotidiano, Sirte è fittiziamente posta come l’ultimo muro, poi “vissero felici e contenti in mezzo ai barili di petrolio”.

Non è così.

Quando/Se la resistenza eroica di abitanti, volontari e soldati sarà piegata ( e altrettanto a Bani Walid)  e verrà detto: operazione conclusa, Libia “libera”, sarà invece il moltiplicarsi ovunque di ciò che sta avvenendo, e cito solo le più sorprendenti per i distratti, a Bengasi e a Tripoli. A tutti quelli che fin dalla prima ora si sono armati contro l’aggressione e contro il CNT continueranno ad aggiungersi coloro che ostili lo sono diventati per ciò che ai ribelli è stato concesso di commettere a danno della popolazione e per la manifesta estraneità del CNT al paese.

Chi sopravviverà al massacro coscientemente perpetrato a Sirte nell’intento di sterminare la tribù cui appartiene Gheddafi potrà mai accettare di essere sotto il governo del CNT che lo ha avallato?

Quoto dall’articolo di Christof Lehmann

Sirte 200 Dead for 1 Minute TV Victory; Jibril withdraws TNC-Fighters from Sirte.

un paragrafo che illumina sulla reale situazione

Una fonte di nsnbc vicino al CNT ha riferito stasera alle 02.00 GMT che il leader del CNT Mahmud Jibril ha richiamato “tutti i combattenti a lui fedeli” dalla zona operativa di Sirte, dicendo: “e ‘ insensato di sacrificare 200 combattenti per un minuto vittoria su Al Jazeera “.

Jibril, che recentemente è sopravvissuto a un attentato, nel quale sono stati uccisi sette delle sue guardie del corpo, ha anche detto di aver dato l’ordine di ritiro per salvare i suoi uomini da un prevedibile scontro tra frazioni CNT.

Secondo la stessa fonte “un’agenzia di Intelligence USA di cui non si conosce il nome ha avvicinato i leader TNC, suggerendo la divisione della Libia in uno stato settentrionale e uno meridionale, come contesto diplomatico necessario per portare delle truppe ONU di peace-keeping in Libia. 

Proposte che siano un contesto diplomatico per trattative?

 La situazione è sfuggita di mano?

E’ esattamente come la si voleva configurare per poter occupare il paese?

E’ un piano B per frenare l’emorragia di consenso al CNT e il ricompattamento del paese intorno a Gheddafi?

La situazione è tale per cui non si può ora immaginare un paese che passa dalla guerra civile all’unione sotto un solo governo. Ma, a questo punto, non  si può più  immaginare come dividere la Libia. Il nord non è con la Nato, lo si vede bene, e il Sud è più che mai con Gheddafi. Solamente un coup de théâtre gheddafiano può introdurre una terza variante che scongiuri la somalizzazione del paese.

Maledetti apprendisti stregoni! 

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2 commenti leave one →
  1. 11 ottobre 2011 1:58 am

    Le ultime vicende dell’Egitto, la situazione in precario equilibrio in Siria con truppe Nato che si esercitano ai confini in Turchia, i disordinitaciuti dai media con morti ammazzati in Arabia Saudita mi fanno pensare che l’ora è vicina. La stessa Russia ha evidenziato la possibilità di dare armi a lunga gittata alla Siria in caso di attacco Nato e il piano è già molto vicino alla sua attuazione.

    Israele, per contro, anche se nessuno ne parla, soffia sul fuoco della discordia ed ogni occasione per lui è comunque buona per la conquista di terreno sul quale piantare la stessa di davide.
    Siamo in una situazione di non ritorno, ormai e ciò che accade in Libia è, purtroppo, un gioco molto, molto pericoloso e mi auguro che le forze lealiste abbiano un asso nella manica.

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  2. 11 ottobre 2011 10:44 am

    Probabilmente hai letto in Prove tecniche di quarta guerra mondiale? o meglio ancora nel post originale a cui ho rimandato, questa frase buttata lì con naturalezza dal colonnello russo: [—] l’attacco alla Libia – fa parte di azioni previste. Le prossime saranno: Siria, Algeria, Yemen, Arabia Saudita, Iran, Asia Centrale e Russia. Non importa in quale sequenza. Ma la Russia rischia di pagare un prezzo prima […] circondata da radar e basi militari ostili […] mentre cresce la corruzione e il dissenso all’interno del paese.-
    Dice anche di come è entrato e uscito dalla Libia e di come Gheddafi pure si sposti- il che non può sfuggire alla Nato, lo capiamo bene. Da questo e dallo scenario che descrivi tu (di alcuni fatti si parla di altri no, si soffia su alcuni per spegnerli su altri per accenderli) si capisce che qualcuno – non necessiaramente un singolo, ma per esempio un nucleo di intessi- ha un piano che contempla una destabilizzazione totale.
    Per quell’ironia che a volte ha la storia, troviamo un uomo descritto sempre come “dittatore e pericolo internazionale” a difendere il principio della legalità internazionale. Ora hanno smesso un pò, ma quante volte abbiamo sentito “Ormai ha perso, perchè non si arrende?” E’ una psicopatia occidentale: hanno deciso che deve perdere, ed è lui che si dovrebbe adattare al copione. Il colonialismo ha molte facce, ma parte da una diabolica presunzione di superiorità.
    grazie 😉

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