Dopo l’appello di Gheddafi alla popolazione, è stato organizzato per il 14 ottobre un giorno di sollevazione popolare.

L’appello diceva: andate per strada coraggiosamente e pacificamente, ma sembra sia stata raccolta solamente la parte del coraggio! I lealisti combattenti di stanza nelle città, i cittadini stessi, sono mossi dall’indignazione e dalla rabbia. Un paese distrutto, una convivenza sociale compromessa alla base, lutti, violenze, furti, intimidazioni  e bombardamenti che non cessano, visto che le sortite Nato non vanno quasi mai sotto 100. Tutto questo con la profonda ferita di un’aggressione di mezzo mondo nei confronti di una nazione che non aveva minacciato nessuno.

Le notizie su questo evento e sulle difficoltà di realizzarlo, date nel modo più chiaro, sono nel post di  GilGuySparks     Libyan Uprising: Venerdì 14 ottobre 2011, il giorno della sollevazione libica?

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Nell’attesa di sapere se e in quale misura sarà possibile questa sollevazione, mi rivolgo al colore locale, se così si può dire, traducendo un appello al femminile. Le donne non erano discriminate nella Jamahiriya, aver fatto credere il contrario è stata pura propaganda  innestata su stereotipi che sono la conoscenza che gran parte dell’occidente  ha del mondo arabo.

A Sirte e a Bani Walid le donne fanno parte della milizia combattente; in particolare a Sirte la fazione femminile è comandata da ElMoujahida Fatima Kadhafia (il nome non inganni, chiamarsi come il rais significa essere della medesima tribù, non necessariamente in stretto legame di parentela) che ha rilasciato ad AlgerieISP una intervista dal piglio decisamente …. al testosterone.

Muove al riso pensare che qui c’è chi compiange le donne arabe sottomesse da una società patriarcale, costrette al velo ecc. ecc. Per come le ho conosciute io, sono potentissime prima di tutto entro la famiglia, ed in Libia erano molto  presenti nelle professioni, competitive e ambiziose, e consce di ciò che volevano.

ElMoujahida Fatima Kadhafiha dichiarato che a Sirte la battaglia si è calmata per il momento, dopo l’applicazione di nuove strategie che hanno dato rapidamente buoni risultati.
Le combattenti della resistenza erano incerte all’inizio, ma dopo aver visto la realtà dei ribelli, tutto è diventato chiaro, ora esse sanno che questi ribelli non sono che polli su cui è facile sparare. In molte imbracciano un’arma per la prima volta , ma sono riuscite a farli arretrare.

Ha aggiunto: bisognerà che tutte le donne della Libia  prendano le armi per difendere il loro onore e l’onore del loro paese, in particolare nelle zone dove gli uomini si sono femminilizzati o stanno nascosti in casa per non scontrarsi con il nemico.

Ha aggiunto ancora: quale donna accetta di avere un marito che ha perso la virità ed è diventato schiavo dei crociati? O come potrà accettare di unirsi a un uomo di Tripoli o Khamis o Zliten che trema quando vede un uomo armato di Bengasi o di Misurata entrare in  casa o provocare dalla strada senza essere all’altezza di rispondere?

Alla fine consiglia alle donne libiche, dopo la liberazione del paese, di sposare uomini di Sirte o di Bani Walid che sono ben motivati per la sollevazione popolare del 14 ottobre.

Non so dire che effetto  fa questo proclama a me che lo leggo a miglia di distanza, al sicuro.

Prevale su tutto un’immagine nuova: ragazze, studentesse forse, che non avevano mai maneggiato un’arma, di fronte – sì a molti tagliagole di professione, ladri e stupratori – ma anche a dei ragazzi di qualche villaggio della Cirenaica  aggregatisi  alla guerra per i quattro soldi di paga, che spesso mandano a casa. Ragazzi che fino a gennaio avrebbero fatto salti di gioia per un lavoro sicuro nella capitale o a Sirte, grande città di … 80.000 abitanti.

Incontrandosi, ragazzi e ragazze, avrebbero parlato dei loro interessi e poi, magari, i ragazzi avrebbero mandato la madre dalla mamma di lei per chiederla in matrimonio.
Poi le donne avrebbero cominciato i preparativi nuziali, una festa di tre giorni o di una settimana, con al culmine  la vestizione della  sposa fra le sue amiche, la decorazione con l’hennè, i canti…. e le feste dello sposo con gli amici e centinaia di parenti. Perchè anche con la laurea, l’auto, il cellulare e Facebook, in Libia si faceva così, e ne erano fieri.

Poi è’ arrivata la colazione come l’elefante nel negozio di cristalli.
Ma non era un elefante: erano droni.
Non erano cristalli: erano corpi, menti, cuori.

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