Hilary a Tripoli (o è un Photoshop di tre scatti diversi?)

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Ecco quello che chiederei alla ex first lady americana, politicamente sopravvissuta ad uno degli scandali più grotteschi della Casa Bianca, dimostrandosi  “lady di ferro”.
Nella sua visita a Tripoli intende “focalizzarsi sulle donne, i giovani e i leader della società civile”, afferma un articolo di Global Post   Un sito che dichiara questa sua mission: Fornire report internazionali con radici nell’integrità, accuratezza e indipendenza, e “powerful storytellig” che informino riempiendo i vuoti di mass media americani.

Il powerful storytellig oggi dice che   Hilary avrà colloqui con Mustafa Abdul Jalil e con il ministro delle finanze del CNT –
Coraggiosissimi tutti, pensando che Tripoli è la città meno sicura del Nord Africa, nonostante le migliaia di soldati-ombra inviati anche dall’America.
Per focalizzarsi sulle donne e sui giovani, però, mi sembra fuori luogo incontrare il ministro delle finanze;  sarebbe meglio contattare gli operatori  di Amnesty o Human rights watch o CRI  o qualunque altra organizzazione umanitaria che sia stata costretta ad ammettere a denti stretti che in questi mesi sono avvenuti innumerevoli violenze, rapimenti, strupri, scomparse, ammazzamenti che hanno la dimensione del genocidio, anche a danno dei bambini.

Quando l’esercito libico si è ritirato, e Misurata “è stata liberata”,  dall’orfanatrofio sono scomparsi 105 bambini.
Scomparsi – perchè l’ultima cosa che si è saputa di loro  è la dichiarazione di una persona del posto:  sono stati imbarcati su una nave, non si sa se italiana o turca.
Per portarli in salvo? Magari! Però in tal caso le interrogazioni delle ong avrebbero avuto risposta o l’avrebbe avuta la denuncia di Franklin Lamb, di  Global Civilians For Peace In Libya  come si vede nel video del post Se 105 vi sembra pochi, potrebbero essere di più i bambini scomparsi in Libia  

Lamb sostiene a chiare lettere che a Bengasi sapevano di questi bambini. Bambini  di cui all’epoca nessuno pensò di dichiarare il colore della pelle, ma ora sarebbe una informazione fondamentale, visto che abbiamo capito che a Misurata,  dopo la caduta del governo Gheddafi, avere la pelle nera è un passaporto per l’inferno.
L’incontro con Jalill sarebbe  proprio l’occasione perfetta per Hilary d’interrogarlo a quattr’occhi e farsi dire la verità. 

 So bene che 105 sono un piccolo numero

paragonato a quelli che sono morti o

stanno morendo di stenti a Sirte e a

Bani Walid – o si stanno nutrendo,

se va bene, di carne di cane o di topo,

come è stato concesso fare in violazione

alle regole religiose.


Ma se per 1 soldato israeliano si sono

liberati 1027 palestinesi, non potrebbero

essere questi 105 desaparecidos

il “simbolo” per salvare e dare giustizia a

migliaia di altri?


Sì che potrebbero, se Hilary volesse.

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