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Le notizie sulla Libia stanno scemando, non più “guerra” visto che gli aerei non decollano più, ma guerriglia sì , che  – per ora – in fase di sganciamento della Nato, la coalizione  non ha convenienza a far sottolineare.

Da vari post precedenti  sottolineavo  i dubbi sulla credibilità delle notizie circa la cattura di Gheddafi senza alcuna tesi preconcetta, dal momento che molte ipotesi sono possibili e tutte più credibili di quella ufficiale.

Il  perno intorno al quale ruotano i dubbi è la figura di Mansour Daw, l’addetto alla sicurezza di Gheddafi , ora prigioniero ma,  stranamente, intervistabile. Egli afferma
“ Con Gheddafi ero fuggito da Tripoli a Sirte il 18 o 19 agosto. E laggiù poi siamo rimasti tutto il tempo fino alla fine dei combattimenti.”

Le ragioni dell’incredulità per esteso sono in Anatomia di una menzogna http://wp.me/p1E4hC-Sv,
In sintesi: Mansour era stato rintracciato in Niger ai primi di settembre, quando una colonna di automezzi aveva attraversato il confine, e si supponeva che vi fosse anche Gheddafi con 20? 200? veicoli carichi d’oro

Primo dubbio: dunque Daw era tornato? Perché e quando e come, dal momento che Sirte era accerchiata? 


La perplessità sulla continua presenza di Gheddafi a Sirte è avvalorata per me da una fonte, che è  un contatto personale in Libia,  e riferisce le parole di uno dei funzionari preposti alla caccia del rais

Gheddafi ha lasciato Tripoli attorno tra il 18 e il 19 agosto e si è spostato a Sirte con i figli compreso Saif. Da lì si  si spostava in direzione di Bani Walid, dalla quale poteva arrivare al confine con  Niger o Algeria. Poi il .il 19 ottobre  Bani Walid è stata conquistata. Questo gli ha tolto  i punti d’appoggio per gli spostamenti, bloccandolo a  Sirte.  Gli è stata lasciata una via di uscita, probabilmente come trappola, e lui c’è entrato.

( Questa voce ufficiale conferma l’ambiguo  Daw, su quando Gheddafi avrebbe lassciato Tripoli; ma  è più attendibile la dichiarazione del consigliere militare russo di Gheddafi, di cui al post Anatomia di una menzogna, il quale descrive minutamente le ore che precedono la partenza da Tripoli il 23, durante l’attatto a Bab AlAlazizya), ma purtroppo non specifica la destinazione, dice soltanto “un posto sicuro”

Secondo dubbio: Gheddafi ha avuto, secondo coloro che avevano incarico di cercarlo, due mesi libertà di movimento senza essere mai rintracciato dal sistema di controllo della Nato?

Se l’agenzia cinese ha decrittato parola per parola la telefonata del 18 marzo, quando Obama diede l’ultimatum e ricevette in risposta l’epiteto di amico di AlQaeda, non è credibile che gli avanzatissimi  sistemi di avvistamento  non abbiano individuato Gheddafi nel suo viavai nella striscia nord della Libia.

E’ nell’ordine delle possibilità che la sua cattura sia avvenuta in una fase precedente, a partire dal 6 ottobre data dell’ultimo messaggio vocale  inviato al popolo dal Rais – o proprio in virtù di quella comunicazione fatta all’emittente o a un intermediario.

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Che quel 20 ottobre dovesse accadere qualcosa d’importante  l’aveva fatto trapelare il Ministro della Difesa francese che alla catena televisiva I-Télé, come riporta Michel Collon di Investig’action , aveva comunicato ben prima della sua cattura : “Oggi si può considerare che la guerra è al termine”

Dalla  fonte in  Libia traggo anche questa notizia

Saif invece era rimasto a Bani Walid, e prima della caduta della città, è riuscito a spostarsi verso il confine del Niger, che con buone probabilità avrebbe già passato

    Se Saif abbandona il campo addirittura prima dell’arrivo dei ribelli, rinunciando a difendere la città, è possibile  che egli fosse  a conoscenza della cattura del padre ore prima che la notizia del “fatto avvenuto” venisse diffusa. QUANDO E’ STATO RAPITO GHEDDAFI è ancora tutto da chiarire, e solo appurando il “quando” si conosceranno i motivi per i quali, dopo un periodo di stasi, improvvisamente si arriva all’epilogo.

C’è, infatti, un probabile PERCHE’ :



L’indiscrezione, riferita nel post Sulla morte di Gheddafi, un altro punto di vista    introduce  un rapimento  parecchi giorni prima e  una sua lunga detenzione motivata dall’esigenza di scoprire il nascondiglio di quell’oro e quel denaro che già da settembre occupavano le cronache dei media, vuoi per le transazioni (con chi?) vuoi per lo spostamento in Niger.

Mettendo insieme i pezzi si può dare come più credibile: una cattura qualche giorno prima, la notizia a Saif affinchè Bani Walid diventasse conquistabile e aprisse al completo scoraggiamento dei difensori di Sirte,  il  trasferimento del prigioniero, stremato e drogato, nei pressi di Sirte per  lasciarlo “trovare” dai ribelli opportunamente là convogliati.
Si tenga conto che si tratta di bande estranee alla città, pertanto gestibili sia attraverso i militari stranieri sul territorio sia attraverso i libici della diaspora, tornati dall’America e dall’Inghilterra, e facenti parte delle bande stesse.

Sono state messe in dubbio via via dagli organismi internazionali le quattro o cinque versioni sull’uccisione e un’indagine ufficiale è in corso. Qualcuno  avanza l’ipotesi di un sosia, individuandolo in  un cugino somigliante come una goccia d’acqua e mancante all’appello. Romanzesca, tuttavia queste salme esposte al popolo, che aveva visto i personaggi  vivi solo a distanza, e non consegnati a una équipe medica indipendente… ( Le mani di Che Guevara, le ceneri di Gheddafi )
Nessuno, però, né nei media né dalla resistenza, si interroga, pur avendo tutte le notizie da collegare, sul racconto di un “Gheddafi  uscito da Sirte quel mattino per percorrere  20 km pianeggianti, completamente allo scoperto, e arrivare al suo luogo natale” ( insieme ai suoi soldati che a volte sono 400 altre volte una cinquantina, ma sempre con lo stesso interrogativo: che avrebbero fatto lì lontani dal conflitto?)
Una versione troppo sentimentale e ingenua, ma utile alle parti in gioco.
Il CNT vede vinto e umiliato l’odiato tiranno,
La Nato manda un avviso ai “dittatori” ancora in sella,
La resistenza inneggia al condottiero che combatte fino alla morte.


Un dato, però, è incontrovertibile: poteva fuggire fin da marzo  ed è certo che non lo avrebbero mai “trovato” per consegnarlo alla ICC e dargli una platea. Non lo ha fatto. Anche nell’ultimo atto è stato diverso dai bellimbusti occidentali e dalle cariatidi arabe, è stato quello che tuonava all’ONU contro il Consiglio di sicurezza, e alla Lega Araba “Non sono nostri amici, ci impiccheranno tutti, come Saddam”.

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Una delle mosse vincenti, non autorizzata dalla risoluzione 1973,  compiute dalla coalizione è stata tacitare la televisione libica dalla quale Gheddafi infiammava gli animi, ma non era il solo. L’anchor man giornalista più seguito e accreditato in Libia, Yusuf Shakeer, non ha più avuto modo di controbattere alla disinformazione delle uniche emittenti che entravano nelle case libiche:  AlJazeera, ovvero la tv del Qatar che in loco aveva, ha tuttora, le sue truppe, e Al Arabia.

Intervistato il 20, Shaaker ha detto

Ne ho sentito abbastanza per oggi. Abbastanza insulti alla nostra intelligenza dicendo che ora la Libia è libera. Non eravamo mai vissuti sotto assedio, perseguitati, uccisi, imprigionati e in questa distruzione.

aggiungendo di non credere che Gheddafi,  figli, personalità governative stessero tutte insieme appassionatamente a Sirte.

L’attenzione sulla Libia non dovrebbe affatto spegnersi, sia per arrivare ad appurare quale sia stato l’evolversi della situazione fino al 20, sia per conoscere le reazioni della società che non ha più il polso del regime a tenere unite  regioni ed  etnie, mai veramente amiche. Fare numero contro il governo è stato facile, ora le divergenze stanno esplodendo e chi ha  armi non le vuole consegnare.
Anche la Nato andandosene scioglie la sua coalizione,  lasciando ogni paese libero di intervenire a piacimento.
Esperimento Libia, dopo esperimento Egitto, ma  nessuno dei due è concluso.

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31 ottobre da Libyanfreepress

Il sito “Geotribune” sostiene tale versione: “L’attacco al convoglio di Gheddafi non sarebbe stato eseguito solo dall’aria, ma anche da terra. Il comando NATO aveva sospettato la presenza di Gheddafi o uno dei loro figli nell’ultima roccaforte di Sirte. Prima della caduta del ultimo edificio difeso dagli patrioti libici, gli apparati NATO avevano intercettato l’ubicazione delle macchine che vi si trovavano all’interno ed i veicoli avevano smesso di cercare di fuggire dalla città distrutta dagli invasori.

E ‘in quel momento che l’ordine è stato dato ad un comando britannico per l’azione. I soldati dell’elite militare non avevano tardato a eliminare ogni resistenza intorno a Gheddafi  per rapirlo. Solo successivamente è stato consegnato vivo ai mercenari del NT affinchè lo facessero scomparire”.

Questa indiscrezione fa giustizia dell’assurda versione secondo la quale Gheddafi avrebbe deciso improvvisamente di uscire allo scoperto e farsi intercettare dagli aerei Nato. Una precisa azione di terra, di marca Nato, per un rapimento ,  (e  la probabile somministrazione di sedativi per renderlo remissivo) successivamente mascherato dalle  atrocità dei ribelli.
Fa giustizia anche dell’assurda intervista del suo bodyguard, probabilmente costretto a recitare un copione senza possibilitàò di scelta essendo detenuto dalla coalizione più potente al mondo e nelle mani di mercenari drogati .

Ma è da notare che non vi sono ancora precise indicazioni sui tempi; aspettando nuove fughe di notizie, non è improbabile che si arrivi ad accertare che il rapimento è avvenuto nei giorni precedenti, riportando d’attualità la tesi citata nel post Sulla morte di Gheddafi, un altro punto di vista

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vedere anche i commenti
e sulla stranezza dei prigionieri cui è concesso rilasciare interviste “funzionali” alle versioni ufficiali vedere
Il caso Moussa Sadr – Gheddafi e le inesistenti “certezze”

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