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Vita (d’inferno) in Libia: aggiornamento dai molti fronti/2 – agg. 7 novembre

6 novembre 2011

§ Oggi è la Festa del Sacrificio, l’Aid, che per i musulmani è la tradizionale celebrazione del racconto coranico.  Abramo si accinge a sacrificare il figlio Ismaele, ma subentra l’intervento  divino e lo impedisce. In luogo di Ismaele, che dagli Arabi è considerato il capostipite del loro popolo, nato da Abramo e dalla schiava egizia Agar, viene sacrificato un montone. Da quell’episodio nasce l’usanza, che ha un forza morale cogente, di celebrare la ricorrenza  acquistando un montone che compete al capo famiglia di uccidere, e poi   distribuire la carne eccedente  ai poveri.

La gente di Sirte  sta  affrontando la distruzione  della città nel giorno che dovrebbe essere quello della Festa  più importante,  l’Aid.
Il resto della Libia celebra, ma a Sirte c’è troppo poco denaro, non sono molti a poter affrontare la spesa dell’acquisto del montone per il sacrificio, come detta la tradizione.
La maggior parte degli edifici è stata distrutta, incluse le Banche, nella lotta per liberare la città di Gheddafi dai lealisti.
E stata liberata ma il prezzo è stato alto.
Molte famiglie hanno avuto dei lutti e  ancora di più sono diventate povere.
Una madre dice “ Non c’è Festa dell’Eid qui. Non abbiamo vestiti, non abbiamo niente da dare ai bambini, niente da mangiare. Non abbiamo nemmeno il gas per cucinare. Non abbiamo niente”.

 A Tripoli sembra che le cose vadano un po’ meglio. Alcuni stanno comprando il montone,  sebbene al prezzo di 500 dollari,  così  quest’anno le vendite sono in calo. E’ il pedaggio chiesto da otto mesi di guerra civile. La celebrazione del sacrificio andrà avanti per qualche giorno. Ricostruire la Libia chiederà, in sostanza, molto di più

All’articolo di Euronews  da cui ho tratto questo brano, è allegato un video; i volti dicono molto di più delle parole.


§ Londra e Pretoria sono ai ferri corti: l’intelligence sudafricana ha aperto un’indagine sul ruolo di una squadra di mercenari assoldati dalla Gran Bretagna  che operarono il giorno in cui venne catturato e ucciso, secondo la versione ufficiale, Muhammar Gheddafi.

§ Anche Reuters, finalmente,  insieme a moltissime agenzie di notizie, offre ora corrispondenze realistiche. Ci raccontano che i “combattenti”  – quelle ambigue figure che insultavano per la  scarsa “preparazione” i compagni  libici – stanno tornando a casa.

L’emergenza sono gli ordigni inesplosi. A Sirte e a Bani Walid soprattutto, i civili continuano a morire. Croce Rossa e Mezzaluna Rossa cercano di informare, ma come si fa ad informare i bambini? Una piccola di otto anni è rimasta uccisa in Sirte.

Ci vorranno tempo, risorse, esperti per bonificare l’immenso territorio. Assurdo pensarlo, ma anche la fonte di entrata che la popolazione ricavava dal turismo svanisce, qualora riprenda, ovviamente, perchè basterebbe un solo  straniero ferito a Sebha, la porta del deserto, per bloccare il flusso.

§ Oltre 400 cadaveri sono stati finora recuperati a Sirte dai medici di Ibn Sina Hospital, dai  volontari della Mezzaluna Rossa, dal personale della Commissione Nazionale per gli scomparsi e da altri civili volontari. Li  stanno seppellendo come corpi non identificati in specifiche, sedi temporanee. Fermarsi un momento a pensare … quattrocento famiglie, o quel che ne resta, in pena a chiedersi se morti o vivi in prigione, in ospedale, fuggiti per la disperazione, impazziti e immemori di sè….

Scrivere tutto questo è doloroso, ed emotivamente disturbante pensare che siamo stati anche noi a provocare questo lungo inferno. “Noi” significa le  Istituzioni,  pavide e talvolta frivole, sull’operazione Libia. Significa anche semplici cittadini che sventatamente hanno approvato. Persone che tocca incontrare,  e dialogare  trattenendo lo sdegno di saperle  immuni da domande come ” ho fatto bene a “tifare” per un intervento di cui non sapevo niente su un paese di cui sapevo ancora meno? Era giusto credere che un personaggio di cui conoscevo solo i buffi costumi fosse peggio di un bombardamento? Quante sono le vittime civili se  nessuno osa fare ipotesi sotto le  50.000?”


7 novembre

Business as usual, ovvero: furti e rapimenti. A Tripoli ha riaperto il grande centro commerciale, ma la mancanza di denaro fa languire le attività.

A Bengasi, invece, il paradosso: da quella zona proviene gran parte degli alqaedisti che hanno combattuto in Iraq, in quella città è iniziata la rivolta, pacifica, per chiedere il rilascio, ottenuto, di un attivista dei diritti umani, poi sappiamo l’accaduto sono arrivati gli alqaedisti in armi e oggi fanno garrire al vento le loro bandiere. Sul Tribunale per esempio, o in questo rally dove si si grida “No no no, il laicismo, no”

Penso agli ebrei espulsi da re Idris, penso agli italiani espulsi da Gheddafi: hanno appoggiato il CNT nella speranza di poter tornare in Libia, vedendo queste immagini non hanno di che gioire:

http://youtu.be/UhzWs5OFlrk&w=200&h=150

Perchè mi colpisce così tanto la Libia? Rispondere perchè la conosco non basta. Sì, ci sono stata varie volte,  parlato con ogni genere di persone locali. Ho visto i compagni di viaggio italiani, speaker ad un convegno come me, disposti a restare un mattino intero nell’hotel  nell’attesa  speranzosa di una, oh quanto improbabile, convocazione di Gheddafi.  Fascino del personaggio o provincialismo italiano? Non so, ma fino a pochi mesi fa chi camminava sul suolo libico “gli baciava le mani” apertamente o per metafora. Quel gesto che  ha reso ridicolo il nostro presidente del consiglio nella realtà del posto non è poi così insolito; potrà capitare di vedere in  qualche clip  Gheddafi  farlo con i bambini che gli vengono presentati. Conoscere le usanze di un paese, entrare nello spirito di una società non  si fa abitualmente, si osserva con distacco e si giudica. Ciò sostiene l’autostima,  ma in quel momento stesso non la si merita.

Provai lo stesso sconforto, e là non ero mai stata, con la prima guerra del Golfo quando si andò a bombardare la Mesopotamia, la madre della nostra civiltà. Cosa può nascere di buono dal non aver sentore  che ci si rivolta contro la propria origine culturale? Chi ha memoria ricorderà che con la prima guerra del Golfo il mondo è istantaneamente cambiato, disorientato ha perso la precedente ingenua  fiducia nel progresso e sono cominciate tante paure per il futuro.
Allora, però, le informazioni corrette le avevamo, c’erano dibattiti infuocati, ricordo in tv qualche  politico favorevole ma al tempo stesso dilaniato.
Questa volta no, c’è stata solo propaganda, cumuli di falsità, montagne di travisamenti, tonnellate di omissioni. Le bombe ci sono arrivate più vicino. Cerchiamo almeno di non abituarci.


* un rapido  promemoria di quello che  fu il colonialismo italiano in Libia, per il quale Berlusconi non ha sbagliato a chiedere scusa, è in un commento del 10 ottobre nel  blog Conflitti e Strategie

*  i veri lineamenti complessi,  il dettaglio di episodi concreti avvenuti fino ad oggi nel blog GilGuySparks

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