mcc43                                                                                                                                               Google+

“Mansour Daw, ex capo della sicurezza di Gheddafi,
quando e in che modo è tornato dal Niger?
Chi l’ha aiutato a penetrare in Sirte assediata?
Per quale ragione lo ha fatto?”

[altri articoli sull’ambigua figura di Mansour Daw ]

Continua ad essere stupefacente che questo gheddafiano scampato quasi senza un graffio all’eccidio del 20 ottobre sia detenuto dalla  feroce brigata di Misurata  senza che gli sia torto un capello. Al contrario,  lo si offre  graziosamente ai giornalisti e lui ricambia dichiarando che lo trattano bene!

L’ex ambasciatore della Libia alle Nazioni Unite, Abouzaid Omar Dorda, che certo molte cose del regime le sa, non viene intervistato da nessuno, là nel suo letto d’ospedale a  Tripoli , ricoverato con ferite e fratture multipe. Affermano i suoi miti carcerieri:  “è caduto dal secondo piano durante un interrogatorio” . In questo video l’intervista con il fratelloche racconta come il CNT avesse cercato invano di portarlo nel proprio campo, sperando grazie allla stima e alla popolarità di cui gode di farne un mediatore fra le tribù. 

E’ luglio: per la prima volta Mansour Daw sale agli onori della cronaca. Secondo  gli autori di un attentato a Tripoli,  era fra i feriti. Nessuna conferma.

E’ settembre: secondo tutti i media nel grande convoglio entrato in Niger, con Saadi Gheddafi e, si sospetta, varie casse d’oro,  c’è anche Daw. Conferma delle autorità locali e di un funzionario della Difesa Americana opportunamente sul posto e  da Debka, un sito vicino al Mossad .

E’ ottobre, nel giorno del sangue e della vendetta con  “  Gheddafi. Mutassin e i soldati  trucidati”, con le  frastornanti  e discordanti versioni degli eventi,  Daw  lì. 
Nessuno sfoga la rabbia su di lui , pur avendo per le mani il capo della sicurezza del  regime!
Eppure sappiamo del ritrovamento  di  tre delle amazzoni  bodyguard trucidate e orrendamente mutilate.

Dal 20 ottobre Daw è il gheddafiano prescelto per le interviste, dal Corriere della sera  su su fino alla CNN.

Nessuno degli intervistatori sembra al corrente della sua ubiquità, visto che afferma di essere rimasto sempre a fianco del rais, mentre sappiamo già che le autorità del Niger dichiaravano di averlo accolto, con la famiglia, per ragioni umanitarie.

Nei suoi racconti premette  di aver perso subito i sensi e di non sapere cosa sia accaduto a Gheddafi, tuttavia si premura di descriverlo   “nascosto in un  condotto”. Versione che collima con la vulgata dei fatti ed è un remake della cattura di Saddam , trovato (ma dopo avercelo portato a forza) in una cantina.

Afferma:

 Quel mattino Gheddafi  decide di lasciare Sirte e,  con una colonna di 40 mezzi  e qualche centinaio di uomini , trasferirsi nel suo paese natale.

 Il nome di questo villaggio è  <em>Qasr Abu Hadi</em>,  secondo l’enciclopedia Britannica ha la bellezza di  4890 abitanti.
Come pensava il colonnello di nascondervi la sua truppa?
Come pensava che questa  sfuggisse al monitoraggio del territorio, se perfino Google earth sarebbe  stata in grado di identificarli uno per uno?

Forse per sciogliere questi ovvi dubbi, prima che venissero avanzati, nell’ultima intervista  non descrive più un Gheddafi talvolta ansioso ma sostanzialmente tranquillo e intento alla lettura del Corano.

Alla CNN,  descrive  un uomo disperato, deciso ad un viaggio suicidario  per  trascorrere gli ultimi momenti di vita nel villaggio natale.

Facendo morire anche i suoi uomini e il figlio  Mutassin? Tutti costoro assecondano la sortita senza fiatare, pur affermando Daw  che ciò appariva una follia?

Non è  credibile.
I giornalisti lo credono?
Sempre utile ricordare l’intervista di Amedeo Ricucci sui reporter in Libia.

La novità

Tra pochi giorni esce libro “La guerre sans l’aimer” dell’autodefinito filosofo Henri Bernard Levy. L’uomo senza cariche istituzionali che  lascia intendere di aver convinto Sarkozy a buttarsi nell’impresa,  il viaggiatore che ha fatto per tutto il tempo della guerra  la spola tra il CNT, Parigi e Tel Aviv ,  racconta qualche dietro le quinte.  Quoto  da Jeune Afrique

Quasi fino alla fine della guerra, gli alleati hanno risparmiato un bersaglio strategico.
L’ambasciatore inglese in Francia spiega a BHL perché la pista e l’aereo personale di Gheddafi sono stati volontariamente risparmiati dai bombardamenti.
“Era un messaggio duplice a Gheddafi. Prima di tutto: hai una via di uscita. Poi: se un mattino ti svegli e ti dicono che una bomba inglese o francese ha danneggiato la tua pista privata, allora questo significherà che sei fregato

Sappiamo che Tripoli non è più stata bombardata dopo la sua “liberazione”, pertanto la pista deve essere là, ancora intatta. Gheddafi , anche se davvero  tappato a Sirte da mesi, non aveva motivo di diventare  “disperato” .  Sapeva di avere la via di fuga all’estero, gli sarebbe  bastato, dico io,  mescolarsi ai fuoriusciti della città, sapendo  di poter correre  verso il suo aereo sotto l’occhio benevolmente distratto della Nato.

Mansour Daw, non la racconti giusta! 

Forse non per sua volontà, visto che è nelle mani della brigata più sanguinaria, che per di più è ai ferri corti con il CNT . E’ un bell’asso nella manica avere discrezionalità nel decidere se consentire o meno queste interviste, tanto utili a un governo che non riesce a nascere.
Si può perfino supporre che Daw sia tuttora un fedele servitore del suo rais. Che il ritorno dal Niger non sia stata una rendition  per avvalorare una versione fasulla,  ma un ritorno con altro scopo che lealmente insiste nel non dichiarare.
Tante ipotesi possibili, ci vuole tempo per trovare quella più calzante, ma soprattutto occorre averne voglia. E libertà.
Un’altra stranezza.  Per mesi sono apparsi articoli sull’introvabile oro di Gheddafi ,  dal 20 ottobre nemmeno più una parola. Anche di questo si dovrà riparlare, intanto  si raccolgono le notizie e si mettono insieme.

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