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PANDEMONIO LIBIA: intervista con un combattente della Resistenza

11 novembre 2011

Herman Morris, il giornalista del canale You Tube 108morris108 che ha svolto un ruolo di primo piano nell’informazione sulla guerra, ha stabilito un contatto diretto con il Fronte della Liberazione.
In questa eccezionale intervista, il combattente racconta che ogni notte vi sono  combattimenti in  Tripoli e  rally dei ribelli in cerca dei sospettati  di simpatie per Gheddafi. I lealisti si scontrano con le bande armate del CNT,  fra i quali  sono presenti  qatarioti e  altri provenienti  degli Emirati Arabi. Parla di un compagno ferito , nei combattimenti ad Abu Salim, che ha trasportato in Tunisia per le cure. Là ci sono molti espatriati libici che fanno loro da base.

Di sé dice che è di Sebha, all’inizio di tutto era subito  nella capitalei. Era a combattere  anche alla presa di Tripoli, che è stata persa per colpa dei traditori. (nota-notizia confermata:  tradimenti a livello di alti comandi che ordinarono di non sparare durante lo sbarco delle  forze straniere; una parte dei soldati si ribellarono, ma per evitare un bagno di sangue generale  il  Governo diede ordine non resistere)  Dice che anche in Sebha la gente resiste.

Il giornalista lo mette in guardia sui possibili delatori in Tunisia, il ragazzo sembra molto fiducioso, ma conferma il rischio di di essere traditi e catturati, parla delle torture, anche scosse elettriche, per far parlare i prigionieri. 
L’imporrante notizia è la conferma che Moussa Ibrahim è salvo e in posto molto sicuro.
Si accorda con Herman Morris per un seguito dell’intervista.

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11-11-2011, Venerdì,  giorno della Rivoluzione della Libia Verde.

sostiene il sito ALGERIA ISP e lo motiva:

 Non bisogna dimenticare il momento tragico della cattura di Muhammar Gheddafi. Il giorno dell’umiliazione degli arabi, dei magrebini e dei musulmani da parte dell’occidente attraverso gli scervellati ribelli di Misurata e Bengasi.

Gli articoli enumerano le azioni intraprese a partire dalla serata del 10: detenuti liberati, attentati a Bani Walid , pattugliamento di mezzi pesanti nel quartiere tripolino di Abu Salim, le bandiere verdi tornano a sventolare in varie città.
In fondo nulla di più di quanto accadeva nei giorni scorsi, e di cui in occidente non si parla, per l’azione del neo-FLL Fronte di Liberazione della Libia. le ultimissime ribadiscono combattimenti con armi pesanti a Zawya e a Tripoli.
Da tutti gli altri siti pro-lealisti nessuna notizia di questa rivoluzione dell’11.11, solo Libianfreepress rilancia AlgeriaIsp . Non è quindi possibile stabilire il peso di questa operazione, se effettivamente è coordinata in modo da creare più serie difficoltà al CNT

In compenso tutti sottolineano l’intervista di Jibril , di cui avevo dato notizia le post Vita in Libia , insistendo sull’affermazione che l’ordine di uccidere Gheddafi è venuto dall’estero; a me è parso un messaggio in stile mafioso, mentre un sito lealista la amplia a: l’ordine è venuto da un capo di stato straniero. Dubito abbia avuto tanto coraggio, e infatti nell’intervista che ho visto io, espressa  in un inglese chiaro,  non lo dice.

Nessuna notizia ovviamente dai media occidentali su questa mobilitazione del giorno 11. Ma  con le news Google accade questo:

Jibril reveals belief Col. Gaddafi was executed by ‘order of …

‎MaltaToday – 1 day ago

Libya’s former interim Prime Minister Mahmoud Jibril has expressed belief that a ‘foreign force ordered the execution’ of Colonel Muammar Gaddafi.

Però, aprendo  il link si trova .. “pagina non trovata” e il grande pubblico resta a bocca asciutta.

Trovo strane  due circostanze: Tripoli è stata nuovamente sorvolata  da elicotteri della coalizione, e questo non dovrebbe accadere vista la fine delle operazioni, e il Consiglio nazionale ha stretto i controlli sulla capitale e si rumoreggia dell’intenzione di bloccare del tutto internet.

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Allain Jules, sempre ben informato, lancia,  con sua sorpresa e perplessità , un messaggio firmato FLL: Muhammar Gheddafi  presto si esprimerà.  Stupore!  E’ uno psyop da parte CNT e potenze che lo fiancheggiano per screditare i lealisti o l’annuncio allude a  un precedente messaggio mai trasmesso, oppure  nuovamente  mandato in onda da qualche emittente amica per  rinfrancare l’animo dei lealisti?

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Vediamo la  situazione sul territorio:  questa la mappa delle zone: in verde la resistenza, in rosso e in nero l’incastro forze del CNT e di AlQaeda,  nuova componente dello scenario libico, e la zona bianca non ancora sotto il completo controllo di nessuno.

In termini di spazio è a favore dei lealisti, ma la percentuale maggiore della popolazione è nelle città della costa, ed infatti è lì che avvengono le azioni della guerriglia.

Cosa accade  dal lato CNT?
Gli uomini d’affari scesi a Tripoli continuano a essere delusi dall’inconsistenza, o meglio dall’assenza di personaggi titolati a discutere di contratti, ricostruzioni, forniture.

Del   primo ministro AlQeeb eletto qualche giorno fa non si hanno più notizie; formare un governo  è come quadrare il cerchio, e  Misurata ha ritirato i rappresentanti dal  Consiglio. Non si dimentichi la loro minaccia di dichiararsi città indipendente.

Dal Tripolipost, fonte pro CNT, finalmente una notizia politica

Gli islamisti libici stanno formando un nuovo partito che sarò guidato dal religioso “moderato” dr. Ali al-Sallabi, secondo il  Daily Telegraph.

Al Sallabi, che ha passato otto anni sotto il precedente regime nella prigione di Abu Salim, e descritto come personalità di punta del movimento islamico libico, ha detto al giornale che una dichiarazione d’intenti  ha già avuto l’approvazione di alcuni dei leader religiosi più importanti del paese. La via tunisina, similmente a quella che si va delineando in Egitto, dunque, ma questo moderato è fratello di uno dei  capi militari del CNT,  e da tempo  il suo nome ricorreva con reverenza nelle dichiarazioni dei capi ribelli.

Ma c’è uno shayk che parla diversamente da quelli libici ed espone una sua teoria circa il motivo per cui è stata inventata una rivoluzione che non sarebbe mai avvenuta: perchè la Libia sarà una base di appoggio per future operazioni contro l’Egitto, un paese di 80 milioni di abitanti che  non si potrebbe controllare senza truppe di terra. Un controllo dell’Egitto in nome della sicurezza di Israele.
L’intervista è in un inglese comprensibilissimo, con sottotitoli in francese, e lo shayk Imran Hosein è uno speaker vivace e arguto.

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One Comment leave one →
  1. 11 novembre 2011 10:40 am

    Interessante il video, ma la sua teoria di attaccare la Libia per concentrare l’attacco all’egitto, forse, va vista in uno scenario più grande e cioè come avevo già scritto la mia opinione è che fatto fuori Gheddafi rimangono attivi solo pochi paesi alleati dell’Iran: Siria, Libano e forse Turchia. A questo punto è evidente che avendo messo a soqquadro l’intero medioriente arabo, Siria compresa, l’attacco non produrrà nessun riflesso locale che potrebbe destabilizzare la sicurezza israeliana.

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