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La Libia, un’espressione geografica dove tutti contano più del CNT

18 novembre 2011

Il silenzio mediatico sulle vicende libiche dura da qualche giorno, eppure dopo la dichiarata liberazione ci potremmo attendere trionfali report sulla “ricostruzione” del paese  e del clima ilare fra la popolazione. Invece  la Libia sta sorprendendo per la seconda volta la coalizione. Prima gli otto mesi necessari alla più potente macchina bellica del mondo per piegare un paese al quale aveva messo fuori uso le difese, ora  la resistenza degli “sconfitti” che rendono impossibile  il controllo della capitale e l’insediamento del CNT, ancora alle prese con la bizantina impresa di comporre un esecutivo, mettersi d’accordo sul votare e redigere una Costituzione, specie dopo che Mahmoud Jibril, pur estromessosi, continua a dire la sua.

Il premier Al Qeeb brilla per la riservatezza. L’ultima intervista è quella in cui si è espresso per un disarmo lento e morbido delle bande, prenderle alle buone, insomma, visto che l’ordine di consegnare le armi ha sortito l’effetto di accelerare gli scontri.

Il presidente Mustafa Abdul Jalil, invece, prende decisioni di grande peso: i visti d’entrata in Libia. Nessun visto per i cittadini degli Stati Uniti, visti indispensabili, invece,  per  egiziani e algerini! Il bigottissimo Jalil, che ha in fronte il callo di chi molto tocca il pavimento in genuflessione, non sente l’impegno della Oumma, la comunità musulmana che dovrebbe travalicare i confini nazionali.  Aspettiamo con interesse di vedere quale sarà la sua interpretazione personale della giurisprudenza secondo la Sharia.

Non è dato sapere se è per ottemperare a un provvedimento CNT  o se è un’autorganizzazione di cittadini, ma per la prima volta  un gruppo di uomini in uniforme , con tanto di badge per l’identificazione, si è frapposto fra gli armati di Zawya e i combattenti della tribù Warshefana; da chiarire  la posizione di questa tribù, poichè  secondo la resistenza combatte per la Libia Verde. Un combattimento durato almeno quattro giorni che lascia perplessi gli osservatori sulla capacità del CNT di ristabilire l’ordine dopo otto mesi di guerra civile.

§§

   Un’altra preoccupante – non solo per i libici – prova d’inefficienza sono i missili  scomparsi. Quanti? Tra i 2500 e gli 8000 missili terra-aria. Parola di un esponente degli Usa.  Non è un segreto che queste armi sono andate ad AlQaeda del Maghreb (AQMI), poichè lo hanno dichiarato i  suoi esponenti, ma la faccenda sporca è che la Francia ,almeno in una occasione, ha chiuso un occhio in cambio della liberazione di ostaggi  sequestrati in Niger in un suo sito di estrazione dell’uranio. L’industria dei sequestri è, infatti, una delle fonti di reddito dell’AQMI; il Marocco “non vede”, l’Algeria è sola nella lotta contro AlQaeda e ne paga spesso le conseguenze.


§§

E’ indubbio che i combattimenti non si limitino alle rivalità fra  ribelli poiché LA NATO, nonostante le dichiarazioni ufficiali, CONTINUA L’ATTIVITA’ BELLICA. E’ la prova dell’esistenza e dell’efficienza dell’armata lealista verde.
La Nato opera dal Sudan e dal Ciad,  e perfino con voli diretti da Tel Aviv.
I campi Tuareg e le installazioni militari del Sud sono stati colpiti, altre vittime civili si sono aggiunte alle precedenti 50.000 (80? 100.000).
Crimini da aggiungere alla lista nella denuncia consegnata alla Corte Criminale internazionale, che ha promesso di esaminarla con imparzialità (?).

§§

Varie notizie da Algeria ISP.
La resistenza afferma di aver abbattuto 37 velivoli di varie nazionalità; inutile aspettarsi conferma, ma non vi è neppure una smentita: vige la legge del silenzio.
Un altro attentato contro il governatore militare di Tripoli Abdelhakim Belhadj, che invece in una intervista precedente assicurava di considerare inattendibili le voci che lo preannunciavano.

La resistenza sorveglia i trasferimenti di armi, ma anche di denaro e afferma di aver sequestrato più di un milione di dinari, destinati alla retribuzione dei ribelli.

Dall’ufficio politico della resistenza all’estero, la notizia di un piano segreto di partizione della Libia, che, qualora realmente applicato, rischia di avere successo perché – e ciò è già noto – ogni regione ritiene di poter essere più indipendente e forte sottraendosi a un governo centrale. E conservando le armi, ovviamente.
Per Misurata, che molto richiede in cambio dell’apporto decisivo alla guerra, l’indipendenza presenterebbe maggiori vantaggi che un paio di ministeri nella Libia unita, ragion per cui  rifiuta di consegnare i 700 blindati catturati all’esercito regolare.

La divisione della Libia potrebbe non dispiacere alla Francia, interessata al Sud perché confinante con partner storici come il Chad e il Niger e ricca di risorse naturali.

Però occorrerà creare prima un  altro “mostro” da abbattere, come già provveduto con Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio, perché il presidente del Niger Mahamadou Issoufouis non sembra incline a piegare la testa davanti alle pretese Occidentali, visto il rifiuto di consegnare Saadi Gheddafi all’Interpol, e la già nota  disponibilità ad accogliere tutti  i profughi libici.

Vale la pena ricordare quali sono le accuse che pendono sulla testa del calciatore  Saadi per le quali è braccato dall’Interpol “Appropriazione indebita, con intimidazione armata, ai danni della Federazione Calcio della Libia” il che stride un po’ con la nomea di nababbi dei Gheddafi. Ma ci sono anche le accuse della ICC: crimini contro l’umanità, però a questa etichetta non segue una spiegazione dettagliata.
Per contro, nessun provvedimento all’orizzonte verso  i titolari della giustizia e della difesa del CNT per il genocidio di Tawarga, altri massacri, il linciaggio dei prigionieri, compreso Muhammar Gheddafi e per i 7000 carcerati senza accusa e sottoposti a tortura.

Tutto questo come viene visto dall’Africa, cosa pensano gli africani? Una breve citazione dall’articolo di 

Idang Alibi, columnist, 16 Novembre,  allAfrica  /e Transparency for Nigeria


Le potenze occidentali che sentono il diritto di avere tutte le risorse della terra, sono in procinto nuovamente di una seconda colonizzazione dell’Africa, del Medio Oriente e del resto del mondo ‘primitivo’.

Ricordiamoci che negli ultimi tempi l’Occidente ha definito l’Africa come l’ultima frontiera delle risorse nel mondo. Lapsus freudiano, rivela il loro desiderio avido di greggio, di oro e altre risorse strategiche dell’Africa.

Con l’atteggiamento che deriva dall’introiettare e prendere per buono tutto ciò che questi predatori ci raccontano dei nostri leader, l’offerta di ‘aiutarci’ a liberarcene, dovremmo cominciare a prepararci per la ricolonizzazione, perché è in questo modo che mascherano la volontà di invadere i nostri paesi e installare marionette che ci governeranno per conto degli imperialisti.

Permettetemi di dire alla mia gente una verità; ci sono dittatori ovunque. I nostri non possono essere peggio di quelli dell’Europa.

La differenza tra la nostra specie di dittatori e quelli dell’Europa e dell’America è che mentre i nostri possono uccidere i propri cittadini avversari politici, quelli dell’occidente uccidono migliaia di persone di altri popoli che non avevano nulla contro di loro.

Possiamo ben saperlo: quanti afgani che non sanno nemmeno individuare su una mappa il loro proprio paese o l’America e che non hanno dispute di sorta con gli Usa sono stati uccisi per ordine del presidente Barack Obama e altri dittatori dell’America prima di lui?

Cosa ci fanno i soldati americani in Afghanistan? Quando hanno votato per averli lì? E’ forse il loro paese?

******

Quelli di noi che pappagallescamente ripetono i sermoni sulla democrazia e i diritti umani degli imperialisti non sono capaci di chiedere: se americani e europei sono essi stessi impegnati in democrazia, diritti umani, buon governo, trasparenza e leadership onesta, come mai le economie dei loro paesi sono in tali precarie condizioni da dover ora cercare così disperatamente di colonizzare e sfruttare gli altri per restaurarle? I manifestanti che occupano Wall Street stanno celebrando la giustizia, l’equità e il buon governo o stanno lanciando un rimprovero per la sterilità politica e spirituale dei loro leader?

 

aggiornamenti dalla Libia:  GilGuySparks

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2 commenti leave one →
  1. 18 novembre 2011 10:59 am

    Sul petrolio, i duelli fra le compagnie, l’attendismo del CNT :
    da Amedeo Ricucci “Barili di pace” http://www.amedeoricucci.it/barili-di-pace/

    Mi piace

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  1. INDIPENDENZA, sogno e lotta dei TUAREG del Mali « MAKTUB

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