Non sono due le parti in causa, pro o contro i Gheddafi, come ha descritto l’informazione di guerra, incompleta e menzognera come ogni propaganda. La cattura o la resa volontaria di Saif Al Islam ha l’effetto di consentire il ragionamento sulla realtà del paese e individuarne le varie componenti.

Trattare la Libia finalmente come un paese “normale”, dove ogni testa equivale a un partito in cerca di altri  con cui associarsi?

1) Le anime della Resistenza

2) Fazioni e le lobby del CNT

1) Le anime del Fronte della Resistenza

Da questa parte, la prima dichiarazione propriamente politica. Riporto integralmente l’articolo

ALGERIA ISP / Da fonte Seven Days News, una dichiarazione del Fronte per la liberazione della Libia conferma l’arresto di Saif al-Islam Gheddafi e aggiunge:
“Al di là delle considerazioni etiche e delle espressioni di tristezza per la morte della Guida Muhammar Gheddafi e la cattura del figlio, nulla cambia nella realtà delle cose e la cattura non favorirà la realizzazione del sogno degli aggressori della Libia: sicurezza e stabilità. Quelli che identificano la Resistenza con la famiglia di Muammar al-Gaddafi, s’ingannano e dovranno rendersi conto che, anche dopo l’arresto di Saif al-Islam, la Resistenza continuerà a rifiutare l’insediamento e suoi traditori.

L’arresto di Saif al-Islam ha smascherato coloro che rimangono inerti, senza dare aiuto alla Resistenza, e i pessimisti che chiedevano a Saif al-Islam e a suo padre di fare miracoli per sconfiggere il nemico, mentre loro restavano a guardare”.

La dichiarazione continua sottolineando che il popolo libico è alla prova più grande, una responsabilità storica di scegliere la resistenza per recuperare il diritto o riconoscere la sua impotenza e accettare questa colonizzazione.

“Il Fronte per la liberazione della Libia ha scelto da un lungo tempo il percorso della resistenza. Bisogna capire che i nemici non sono in grado di sterminare tutti i seguaci di Muammar Gheddafi, perché sono milioni.
Oggi è il giorno del confine che separa la parola e l’azione: tra l’aspettativa che Saif al-Isl ām faccia qualcosa e il momento in cui i giovani prendano il suo posto affinché la bandiera verde non cada mai.
***Siamo convinti che la sfida metterà in evidenza i nuovi leader, che nessuno ora conosce, e imporrà il loro eroismo sul campo di battaglia. I media saranno costretti a parlare del loro eroismo e delle loro operazioni.
Da oggi, sono invitati a dire la loro parola, poiché i movimenti della resistenza non muoiono, ma diventano più forti anche dopo la morte o l’arresto dei leader.***

Tutto ciò che precede gli asterischi che ho inserito è discorso politico, richiamo alla realtà. Vale per entrambi i fronti. Il resto è la retorica propagandista che disegna sagome di nuovi eroi, idoli piccini in sostituzione del delfino catturato.
Che posto hanno gli alti funzionari del regime sfuggiti alla cattura? Mussa Ibrahim, il portavoce, Abdullah al-Senussi, capo dei Servizi Segreti hanno parte in tutto questo? Condividono un percorso, hanno legami con i capi tribali? Vi sono entità straniere che coordinano o finanziano?


[ agg. Il CNT ha annunciato di aver arrestato oggi Senussi – ieri i ribelli non hanno voluto rispondere alle domande su di lui, probabilmente per lasciare l’attenzione focalizzata su Saif – l’impressione è di assistere ad una recita collettiva]
[2/agg. oppure no? la fonte definitasi  CNT  ha conservato l’anonimato]
Per ora si registra da questo versante , come in AlFatha69 , un’accorata rivolta contro l’ingiustizia, a partire dall’identificazione di un intero popolo con i suoi governanti. Una visione contro la quale, proprio noi in Italia, ci siamo ribellati negli ultimi anni.

This war has not been about the Qaddafi family.
It’s about the majority of Libyans rejection of foreign invasions, massacres, and intrusion into Libyan affairs.
The war rages on till NATO and Foreign Mercenaries leave Libyans alone.

§§§

Tripoli FEBBRAIO 2010

La società libica ha sofferto dell’apatia che caratterizza i regimi, dove la figura carismatica dispensa tutto: pensieri da ripetere, divieti da non infrangere, gesti da compiere.

 La ribellione scoppiata in febbraio è succube di un altro carisma: quello dei paesi occidentali. Ha attirato a sé funzionari del regime e, nella loro scia, tutti coloro che nutrivano forti malumori repressi. E’ un errore assimilare questo ad una autentica e maturata  voglia di “libertà”.
Idolo scaccia idolo, con la forza di un odio che era cresciuto nell’impotenza.

§§§

2) Fazioni e lobby del CNT

Non è necessario ricordare ciò che anche i grandi media ormai ripetono apertamente: il CNT è una miscellanea d’interessi che poggia su una babilonia di bande in conflitto, a loro volta mosse da appetiti, rancori, istinto di rivalsa e fantasie di primato.
Sul piano politico
la scelta di sostituire l’inconsistente – e osteggiato dal potente clan di Misurata – Jibril con Al Qeeb, accademico e affarista petroliere ignoto ai più, non è frutto di mediazione, ma un allontanare nel tempo la resa dei conti.  L’understatement sulla questione scottante e urgente, l’ordine pubblico, per non urtare la sensibilità di quelli che hanno combattuto, è la sua dichiarazione d’impotenza.

Una transizione rapida dal sistema politico della Jamahirya a un sistema basato sull’elezione e la delega è pura illusione. La pretesa di mettere il coperchio su una pentola che ancora non c’è.

La parola “democrazia” è tanto pronunciata quanto fraintesa, stante l’assenza di visione d’insieme del paese. Ogni sperduto angolo della Libia si sente più sicuro se indipendente e in armi che sotto un governo centrale. Non era un’imposizione aliena quella dei Comitati popolari, ma lo specchio di una realtà che il regime conosceva e accettava, senza spingere in direzione di una coesione maggiore dello stato.

I pronunciamenti sul futuro sistema giuridico da parte di Jalil, durante la gestazione del governo transitorio, sono un segno di continuità che crea sconcerto mediatico solamente perché i più ignorano che la Sharia era già contemplata nell’ordinamento della Jamahirya.
Il senso politico di questa dichiarazione è del tutto rivolto all’interno, pressappoco così: noi l’applicheremo davvero, a differenza del miscredente Gheddafi (ved nota1), pertanto la richiesta di certe libertà civili non sarà accolta. Una fra queste, già ben evidente da qualche video in You Tube, è la legittimità del comportamento omosessuale.

La Sharia non è un codice esistente e da applicare, ma un’interpretazione da dare a tradizionali dettami religiosi. Su questo il futuro si prospetta meno laico che nell’era gheddafiana.  Lo comprova anche il partito dei Fratelli Musulmani della Libia, in precedenza forzatamente estraneo alla vita politica che si sta organizzando. Il 17 novembre a Bengasi (non a Tripoli) è avvenuto il primo convegno, alla presenza dei ministri degli Affari Islamici e della Difesa (!).

Altra significativa riunione  quella di 150 capi militari  che a Bayda hanno designato  Khalifa Afther a capo del futuro esercito; in fondo è una riconferma dal momento che questo ruolo il generale già lo riveste per incarico del CNT, quindi un messaggio in codice a qualcuno.

Ha risposto a tambur battente il consiglio militare di Tripoli osservando che la decisione sul vertice militare deve essere rimandata dopo la formazione del governo. Impossibile non pensare alle ambizioni già palesate da Bel Hadj sulla sua nomina a Ministro della difesa. Per contro, un’altra formazione nella capitale, ha ammonito: se non gradiremo il nuovo governo non lo accetteremo.

Sul piano sociale,
non disponiamo ancora di molti i report sullo stato d’animo dei cittadini della capitale.
Mi baso su un interessante articolo di News24, testata online africana, scevro da intenzioni apologetiche o denigratorie.
Già il titolo, Libyans wants the jobs from grey men, suggerisce l’atmosfera: I libici vogliono che gli ottimati si rimbocchino le maniche.

 Lavoro, democrazia, normalità, le parole più ripetute dagli intervistati. Molti dicono che la mancanza di un lavoro è stata la molla per sollevarsi contro il regime.

Sai cos’ero prima della “rivoluzione”? chiede al reporter un informatico di 23 anni “Ero uno senza un lavoro che guardava sfilare i figli teppisti di Gheddafi per la mia città”  .
Un altro arrivato dalla Scozia: “Voglio posare il fucile e imbracciare il computer, ho combattuto, adesso voglio un lavoro.”

 Adesso” è l’espressione che inquieta, soprattutto in bocca a qualcuno che,
avendo vissuto dieci anni all’estero,

Francobolli commemorativi del bombardamento di Tripoli del 1986, uno dei tentativi di uccidere Gheddafi

dovrebbe conoscere la congiuntura economica in cui si dibatte il mondo. Un medesimo stacco dalla realtà accomuna sia il figlio di una dittatura che quello cresciuto nel liberismo.  Accomunati anche dalla non conoscenza o dall’oblio di ciò che alla Libia nel corso degli anni era stato imposto in quanto a sanzioni economiche e ostracismo internazionale, ritagliando per Gheddafi il ruolo di colpevole a priori di attentati all’estero o massacri interni che ancora oggi debbono essere sottoposti ad una reale indagine dei fatti. (ved. nota 2)

Tripoli MARZO 2011

Un altro giovane racconta al reporter “Qualcuno mi ha dato un fucile e ci fu il cambiamento. Noi giovani abbiamo dato la rivoluzione ai vecchi. E il nostro regalo, lo abbiamo dato al paese. Ora vogliamo che ci ripaghi.

 E’ passata la formula Brezinski,  (ved. nota3) sul risveglio politico globale. E’ passata la semplificazione mediatica dei “giovani internettizzati che fanno le rivoluzioni con FB”.

Vogliamo essere come l’Europa” dice un altro, ma intorno a loro sfilano sparacchiando combattenti di Misurata che rifiutano di lasciare Tripoli e una ragazza si lamenta “Vanno ancora in giro di note ad arrestare gente accusandoli di essere per Gheddafi. Ho sentito dire che rubano le macchine, Il CNT ha promesso di disarmarle, allora perché non l’ha ancora fatto?”

 Il Governo in formazione, che si prevede durerà otto mesi, dovrà rispondere a tutte queste aspettative che emergono piatte, senza la profondità psicologica che avverte le complicazioni.
Ora che l’ultimo target-Gheddafi è stato colpito, dove attingeranno queste persone l’entusiasmo, la fiducia nella svolta compiuta. Chi incolperanno, verso quali altri target punteranno il dito, o le armi?

Le speranze sono state criminalmente coltivate dai paesi della coalizione. In particolare  Sarkozy e Cameron portano la responsabilità della calata, che si voleva trionfale ma a Tripoli non lo fu, per lodare il  coraggio e il valore della popolazione ben sapendo, loro, noi e i bengasini che solo la Nato ha consentito gli eventi. Una compiaciuta complicità nel mentire e la potenza di fuoco, in  null’altro si  è realizzato il carisma dell’occidente.
Un idolo in erosione via via che il tempo passa e gli integralisti depongono il mitra per imbracciare il laptop.

Quanta parte ha in questo sentire la maggioranza silenziosa, quella che non si espone e scivola, felpata,  secondo convenienza e senza alcun principio preciso?

In un gruppo di professionisti che sorseggiano il tè , un tale argomenta “Aver nominato Al Qeeb,  rampollo di una famiglia nazionalista della “vecchia” Tripoli , è un tentativo del CNT di rintuzzare le accuse di essere filo-Bengasi.”.
Un altro approva “Non vedo altra ragione per scegliere lui. Non è nessuno senza Jalil. Sto a vedere se questo CNT se la caverà.  Cosa sono questi se non degli antagonisti di Gheddafi?” .
Si alza una voce che  scherzosamente protesta: “Dovevi dire questo noioso CNT, ma è un bene. Per anni il mondo ci ha visti attraverso un uomo che certo nessuno poteva definire noioso. Era eccitante ogni giorno, questo è vero. Stiamo a vedere se, come dicono gli Inglesi, gli “uomini in grigio” sapranno fare meglio.

Nessuno di loro ha citato il FMI. Forse i primi, arrabbiati,  non lo conoscono e quelli rilassati,  in mano il bicchiere del té  fra gli sbuffi di fumo profumato dell’asciscia,  non se ne preoccupano. Quando saranno in vigore le regole del Fondo Monetario per loro  non mancheranno egualmente le risorse. Camaleonti, osservano impassibili le teste cadere.

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Nota 1)  Una delle motivazioni di forte ostilità verso Gheddafi era la sua libera interpretazione di norme sclerotizzate della cultura religiosa islamica. In particolare la demolizione dell’aura — pericolosamente vicina alla divinizzazione — mitica del Profeta. Si conoscono sue affermazioni sul Corano come unica fonte di riferimento, in pratica il disconoscimento degli Hadith. Ovvero la raccolta di detti sulla vita, i comportamenti, le dichiarazioni, e perfino le piccole abitudini (interrompere il digiuno con latte e datteri, come modulare la voce durante la preghiera) di Muhammad che hanno l’effetto di spingere la fede in direzione del formalismo superstizioso. Mai perdonato, poi, l’abbandono del calendario islamico che inizia dall’Egira, sostituito – non da quello gregoriano – ma da un calcolo a partire dalla morte del Profeta.

Nota 2)  Lockerbie, un attentato ancora da svelare
Gheddafi, schiaffi ai ministri e prigione ad Al Qaeda    sulla prigione di Abu Salim
Il caso Moussa Sadr – Gheddafi e le inesistenti certezze

Nota 3)  Articolo 2009 di Brzezinski  “Importanti sfide di politica estera per il prossimo Presidente degli Stati Uniti
“ Provenienti tipicamente dal ceto medio inferiore socialmente insicuro e infiammati da un senso di indignazione sociale, questi milioni di studenti sono rivoluzionari in pectore, già semi-mobilitati in larghe congregazioni, connessi attraverso Internet e pre- posizionati per una replica su scala più ampia di ciò che è accaduto anni prima a Città del Messico o in piazza Tiananmen. La loro energia fisica e le loro frustrazioni emozionali sono allora in attesa di venire scatenati per un ideale, o da un credo religioso o dall’odio.”

gli articoli  per questo post sono nella raccolta
Senza idoli, le Libie al crocevia
in mcc43  
http://www.searcheeze.com/it/view/4ec929b0d57a057a3a000012

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