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Senza idoli: “le” Libia al crocevia

20 novembre 2011

Non sono due le parti in causa, pro o contro i Gheddafi, come ha descritto l’informazione di guerra, incompleta e menzognera come ogni propaganda. La cattura o la resa volontaria di Saif Al Islam ha l’effetto di consentire il ragionamento sulla realtà del paese e individuarne le varie componenti.

Trattare la Libia finalmente come un paese “normale”, dove ogni testa equivale a un partito in cerca di altri  con cui associarsi?

1) Le anime della Resistenza

2) Fazioni e le lobby del CNT

1) Le anime del Fronte della Resistenza

Da questa parte, la prima dichiarazione propriamente politica. Riporto integralmente l’articolo

ALGERIA ISP / Da fonte Seven Days News, una dichiarazione del Fronte per la liberazione della Libia conferma l’arresto di Saif al-Islam Gheddafi e aggiunge:
“Al di là delle considerazioni etiche e delle espressioni di tristezza per la morte della Guida Muhammar Gheddafi e la cattura del figlio, nulla cambia nella realtà delle cose e la cattura non favorirà la realizzazione del sogno degli aggressori della Libia: sicurezza e stabilità. Quelli che identificano la Resistenza con la famiglia di Muammar al-Gaddafi, s’ingannano e dovranno rendersi conto che, anche dopo l’arresto di Saif al-Islam, la Resistenza continuerà a rifiutare l’insediamento e suoi traditori.

L’arresto di Saif al-Islam ha smascherato coloro che rimangono inerti, senza dare aiuto alla Resistenza, e i pessimisti che chiedevano a Saif al-Islam e a suo padre di fare miracoli per sconfiggere il nemico, mentre loro restavano a guardare”.

La dichiarazione continua sottolineando che il popolo libico è alla prova più grande, una responsabilità storica di scegliere la resistenza per recuperare il diritto o riconoscere la sua impotenza e accettare questa colonizzazione.

“Il Fronte per la liberazione della Libia ha scelto da un lungo tempo il percorso della resistenza. Bisogna capire che i nemici non sono in grado di sterminare tutti i seguaci di Muammar Gheddafi, perché sono milioni.
Oggi è il giorno del confine che separa la parola e l’azione: tra l’aspettativa che Saif al-Isl ām faccia qualcosa e il momento in cui i giovani prendano il suo posto affinché la bandiera verde non cada mai.
***Siamo convinti che la sfida metterà in evidenza i nuovi leader, che nessuno ora conosce, e imporrà il loro eroismo sul campo di battaglia. I media saranno costretti a parlare del loro eroismo e delle loro operazioni.
Da oggi, sono invitati a dire la loro parola, poiché i movimenti della resistenza non muoiono, ma diventano più forti anche dopo la morte o l’arresto dei leader.***

Tutto ciò che precede gli asterischi che ho inserito è discorso politico, richiamo alla realtà. Vale per entrambi i fronti. Il resto è la retorica propagandista che disegna sagome di nuovi eroi, idoli piccini in sostituzione del delfino catturato.
Che posto hanno gli alti funzionari del regime sfuggiti alla cattura? Mussa Ibrahim, il portavoce, Abdullah al-Senussi, capo dei Servizi Segreti hanno parte in tutto questo? Condividono un percorso, hanno legami con i capi tribali? Vi sono entità straniere che coordinano o finanziano?


[ agg. Il CNT ha annunciato di aver arrestato oggi Senussi – ieri i ribelli non hanno voluto rispondere alle domande su di lui, probabilmente per lasciare l’attenzione focalizzata su Saif – l’impressione è di assistere ad una recita collettiva]
[2/agg. oppure no? la fonte definitasi  CNT  ha conservato l’anonimato]
Per ora si registra da questo versante , come in AlFatha69 , un’accorata rivolta contro l’ingiustizia, a partire dall’identificazione di un intero popolo con i suoi governanti. Una visione contro la quale, proprio noi in Italia, ci siamo ribellati negli ultimi anni.

This war has not been about the Qaddafi family.
It’s about the majority of Libyans rejection of foreign invasions, massacres, and intrusion into Libyan affairs.
The war rages on till NATO and Foreign Mercenaries leave Libyans alone.

§§§

Tripoli FEBBRAIO 2010

La società libica ha sofferto dell’apatia che caratterizza i regimi, dove la figura carismatica dispensa tutto: pensieri da ripetere, divieti da non infrangere, gesti da compiere.

 La ribellione scoppiata in febbraio è succube di un altro carisma: quello dei paesi occidentali. Ha attirato a sé funzionari del regime e, nella loro scia, tutti coloro che nutrivano forti malumori repressi. E’ un errore assimilare questo ad una autentica e maturata  voglia di “libertà”.
Idolo scaccia idolo, con la forza di un odio che era cresciuto nell’impotenza.

§§§

2) Fazioni e lobby del CNT

Non è necessario ricordare ciò che anche i grandi media ormai ripetono apertamente: il CNT è una miscellanea d’interessi che poggia su una babilonia di bande in conflitto, a loro volta mosse da appetiti, rancori, istinto di rivalsa e fantasie di primato.
Sul piano politico
la scelta di sostituire l’inconsistente – e osteggiato dal potente clan di Misurata – Jibril con Al Qeeb, accademico e affarista petroliere ignoto ai più, non è frutto di mediazione, ma un allontanare nel tempo la resa dei conti.  L’understatement sulla questione scottante e urgente, l’ordine pubblico, per non urtare la sensibilità di quelli che hanno combattuto, è la sua dichiarazione d’impotenza.

Una transizione rapida dal sistema politico della Jamahirya a un sistema basato sull’elezione e la delega è pura illusione. La pretesa di mettere il coperchio su una pentola che ancora non c’è.

La parola “democrazia” è tanto pronunciata quanto fraintesa, stante l’assenza di visione d’insieme del paese. Ogni sperduto angolo della Libia si sente più sicuro se indipendente e in armi che sotto un governo centrale. Non era un’imposizione aliena quella dei Comitati popolari, ma lo specchio di una realtà che il regime conosceva e accettava, senza spingere in direzione di una coesione maggiore dello stato.

I pronunciamenti sul futuro sistema giuridico da parte di Jalil, durante la gestazione del governo transitorio, sono un segno di continuità che crea sconcerto mediatico solamente perché i più ignorano che la Sharia era già contemplata nell’ordinamento della Jamahirya.
Il senso politico di questa dichiarazione è del tutto rivolto all’interno, pressappoco così: noi l’applicheremo davvero, a differenza del miscredente Gheddafi (ved nota1), pertanto la richiesta di certe libertà civili non sarà accolta. Una fra queste, già ben evidente da qualche video in You Tube, è la legittimità del comportamento omosessuale.

La Sharia non è un codice esistente e da applicare, ma un’interpretazione da dare a tradizionali dettami religiosi. Su questo il futuro si prospetta meno laico che nell’era gheddafiana.  Lo comprova anche il partito dei Fratelli Musulmani della Libia, in precedenza forzatamente estraneo alla vita politica che si sta organizzando. Il 17 novembre a Bengasi (non a Tripoli) è avvenuto il primo convegno, alla presenza dei ministri degli Affari Islamici e della Difesa (!).

Altra significativa riunione  quella di 150 capi militari  che a Bayda hanno designato  Khalifa Afther a capo del futuro esercito; in fondo è una riconferma dal momento che questo ruolo il generale già lo riveste per incarico del CNT, quindi un messaggio in codice a qualcuno.

Ha risposto a tambur battente il consiglio militare di Tripoli osservando che la decisione sul vertice militare deve essere rimandata dopo la formazione del governo. Impossibile non pensare alle ambizioni già palesate da Bel Hadj sulla sua nomina a Ministro della difesa. Per contro, un’altra formazione nella capitale, ha ammonito: se non gradiremo il nuovo governo non lo accetteremo.

Sul piano sociale,
non disponiamo ancora di molti i report sullo stato d’animo dei cittadini della capitale.
Mi baso su un interessante articolo di News24, testata online africana, scevro da intenzioni apologetiche o denigratorie.
Già il titolo, Libyans wants the jobs from grey men, suggerisce l’atmosfera: I libici vogliono che gli ottimati si rimbocchino le maniche.

 Lavoro, democrazia, normalità, le parole più ripetute dagli intervistati. Molti dicono che la mancanza di un lavoro è stata la molla per sollevarsi contro il regime.

Sai cos’ero prima della “rivoluzione”? chiede al reporter un informatico di 23 anni “Ero uno senza un lavoro che guardava sfilare i figli teppisti di Gheddafi per la mia città”  .
Un altro arrivato dalla Scozia: “Voglio posare il fucile e imbracciare il computer, ho combattuto, adesso voglio un lavoro.”

 Adesso” è l’espressione che inquieta, soprattutto in bocca a qualcuno che,
avendo vissuto dieci anni all’estero,

Francobolli commemorativi del bombardamento di Tripoli del 1986, uno dei tentativi di uccidere Gheddafi

dovrebbe conoscere la congiuntura economica in cui si dibatte il mondo. Un medesimo stacco dalla realtà accomuna sia il figlio di una dittatura che quello cresciuto nel liberismo.  Accomunati anche dalla non conoscenza o dall’oblio di ciò che alla Libia nel corso degli anni era stato imposto in quanto a sanzioni economiche e ostracismo internazionale, ritagliando per Gheddafi il ruolo di colpevole a priori di attentati all’estero o massacri interni che ancora oggi debbono essere sottoposti ad una reale indagine dei fatti. (ved. nota 2)

Tripoli MARZO 2011

Un altro giovane racconta al reporter “Qualcuno mi ha dato un fucile e ci fu il cambiamento. Noi giovani abbiamo dato la rivoluzione ai vecchi. E il nostro regalo, lo abbiamo dato al paese. Ora vogliamo che ci ripaghi.

 E’ passata la formula Brezinski,  (ved. nota3) sul risveglio politico globale. E’ passata la semplificazione mediatica dei “giovani internettizzati che fanno le rivoluzioni con FB”.

Vogliamo essere come l’Europa” dice un altro, ma intorno a loro sfilano sparacchiando combattenti di Misurata che rifiutano di lasciare Tripoli e una ragazza si lamenta “Vanno ancora in giro di note ad arrestare gente accusandoli di essere per Gheddafi. Ho sentito dire che rubano le macchine, Il CNT ha promesso di disarmarle, allora perché non l’ha ancora fatto?”

 Il Governo in formazione, che si prevede durerà otto mesi, dovrà rispondere a tutte queste aspettative che emergono piatte, senza la profondità psicologica che avverte le complicazioni.
Ora che l’ultimo target-Gheddafi è stato colpito, dove attingeranno queste persone l’entusiasmo, la fiducia nella svolta compiuta. Chi incolperanno, verso quali altri target punteranno il dito, o le armi?

Le speranze sono state criminalmente coltivate dai paesi della coalizione. In particolare  Sarkozy e Cameron portano la responsabilità della calata, che si voleva trionfale ma a Tripoli non lo fu, per lodare il  coraggio e il valore della popolazione ben sapendo, loro, noi e i bengasini che solo la Nato ha consentito gli eventi. Una compiaciuta complicità nel mentire e la potenza di fuoco, in  null’altro si  è realizzato il carisma dell’occidente.
Un idolo in erosione via via che il tempo passa e gli integralisti depongono il mitra per imbracciare il laptop.

Quanta parte ha in questo sentire la maggioranza silenziosa, quella che non si espone e scivola, felpata,  secondo convenienza e senza alcun principio preciso?

In un gruppo di professionisti che sorseggiano il tè , un tale argomenta “Aver nominato Al Qeeb,  rampollo di una famiglia nazionalista della “vecchia” Tripoli , è un tentativo del CNT di rintuzzare le accuse di essere filo-Bengasi.”.
Un altro approva “Non vedo altra ragione per scegliere lui. Non è nessuno senza Jalil. Sto a vedere se questo CNT se la caverà.  Cosa sono questi se non degli antagonisti di Gheddafi?” .
Si alza una voce che  scherzosamente protesta: “Dovevi dire questo noioso CNT, ma è un bene. Per anni il mondo ci ha visti attraverso un uomo che certo nessuno poteva definire noioso. Era eccitante ogni giorno, questo è vero. Stiamo a vedere se, come dicono gli Inglesi, gli “uomini in grigio” sapranno fare meglio.

Nessuno di loro ha citato il FMI. Forse i primi, arrabbiati,  non lo conoscono e quelli rilassati,  in mano il bicchiere del té  fra gli sbuffi di fumo profumato dell’asciscia,  non se ne preoccupano. Quando saranno in vigore le regole del Fondo Monetario per loro  non mancheranno egualmente le risorse. Camaleonti, osservano impassibili le teste cadere.

&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&


Nota 1)  Una delle motivazioni di forte ostilità verso Gheddafi era la sua libera interpretazione di norme sclerotizzate della cultura religiosa islamica. In particolare la demolizione dell’aura — pericolosamente vicina alla divinizzazione — mitica del Profeta. Si conoscono sue affermazioni sul Corano come unica fonte di riferimento, in pratica il disconoscimento degli Hadith. Ovvero la raccolta di detti sulla vita, i comportamenti, le dichiarazioni, e perfino le piccole abitudini (interrompere il digiuno con latte e datteri, come modulare la voce durante la preghiera) di Muhammad che hanno l’effetto di spingere la fede in direzione del formalismo superstizioso. Mai perdonato, poi, l’abbandono del calendario islamico che inizia dall’Egira, sostituito – non da quello gregoriano – ma da un calcolo a partire dalla morte del Profeta.

Nota 2)  Lockerbie, un attentato ancora da svelare
Gheddafi, schiaffi ai ministri e prigione ad Al Qaeda    sulla prigione di Abu Salim
Il caso Moussa Sadr – Gheddafi e le inesistenti certezze

Nota 3)  Articolo 2009 di Brzezinski  “Importanti sfide di politica estera per il prossimo Presidente degli Stati Uniti
“ Provenienti tipicamente dal ceto medio inferiore socialmente insicuro e infiammati da un senso di indignazione sociale, questi milioni di studenti sono rivoluzionari in pectore, già semi-mobilitati in larghe congregazioni, connessi attraverso Internet e pre- posizionati per una replica su scala più ampia di ciò che è accaduto anni prima a Città del Messico o in piazza Tiananmen. La loro energia fisica e le loro frustrazioni emozionali sono allora in attesa di venire scatenati per un ideale, o da un credo religioso o dall’odio.”

gli articoli  per questo post sono nella raccolta
Senza idoli, le Libie al crocevia
in mcc43  
http://www.searcheeze.com/it/view/4ec929b0d57a057a3a000012

15 commenti leave one →
  1. mASSI permalink
    21 novembre 2011 12:23 pm

    mA ALLORA ESISTE UN ARESISTENZA UNITARIA VERDE?
    hA CONTROLLO SUL TERRITORIO?
    o VIGE IL CAOS IN LIBIA?

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    • 21 novembre 2011 12:41 pm

      Io non ti posso rispondere con certezza. Penso che il meccanismo rispecchi quello che diceva il tale sul CNT “cosa hanno in comune oltre a essere antigheddafi? ” – penso che nella resistenza nemmeno si affron tano le discussioni di principio più ovvie, si va contro il nemico comune.
      Questo è il link alla petizione perchè Saif sia consegnato alla ICC invece che restare nella banda che vuole un riscatto per consegnarlo al CNT (a questo hanno ridotto un paese come la Libia: al governo dei criminali)
      Se sei d’accordo, fallo circolare . grazie

      http://www.thepetitionsite.com/1/surrender-saif-al-islam-gaddafi-to-the-icc/

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  2. mASSI permalink
    21 novembre 2011 1:02 pm

    Grazie, ho firmato l apetizione e la faccio girare.
    TUtti hanno diritto a difendersi anche i vinti.

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    • 21 novembre 2011 2:34 pm

      Sai Massi, ogni giorno si impara. C’è un sito pro resistenza molto frequentato, ebbene sono due volte che metto il link e nessuno, nessuno, fa un segno, un commento, qualcosa, continuano a polemizzarsi addosso con l’aria di grandi strateghi. Allora — anche nell’azione cocnreta —-vale di più la qualità di chi legge, che tanta notorietà-

      Se sul campo, a combattere per la legalità, c’è gente così, si può dire che non esiste alcuna resistenza- e considerando che dall’altra parte i “liberatori “chiedono un riscatto al loro CNT per consegnargli Saif vivo, possiamo dire che non esiste nemmeno la rivoluzione. La Libia è solo più un’espressione geografica. Grazie mille volte Massi

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  3. Massi permalink
    21 novembre 2011 3:09 pm

    Ogni cosa ha una funzione è una utilità: Il campo è il campo….stare sul territorio è un a cosa differente di stare davanti al pc,,,questo è ovvio. Ma credo nella rete,,, grazie alle notizie di vari siti alla gente inizia a venire il dubbio , dunque ogni azione o commento assurdo che puo essere ha un utilità. Poi muoversi sul territorio è un’altra cosa….
    Cmq la resistenza se è davvero influente deve muoversi ora …

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  4. Massi permalink
    21 novembre 2011 3:10 pm

    Scusa a quale sito di riferisci?

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    • 21 novembre 2011 3:22 pm

      dico meglio: un post – per chè dai commentatori di quel blog ho preso tante volte delle info importantissime. Si vede che oggi è gionatat di barricaderi da salotto. succede
      http://allainjules.com/2011/11/21/libye-la-fin-de-la-resistance-a-t-elle-sonne/comment-page-1/#comment-128341

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  5. Massi permalink
    21 novembre 2011 10:21 pm

    Ma….. Ho visto e rivisto le foto e i video della cattura e della detenzione di Saif…. resto perplesso.
    A livello di logistica non mi convince una cosa….. Si parlava che la resistenza aveva in mano la zona sud della LIbia…..
    Non so c’è qualcosa che non mi convince, che sia andato incontro ad una trappola…
    Non so ….. NOn te lo spiegare, ma lo sai quando qualcosa non ti quadra…. Mahhh
    e inquetante il video quando degli uomini fanno vedere gli occhiali e l calzari di Saif….
    BVoi cosa ne pensate del suo fermo?

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    • 21 novembre 2011 10:46 pm

      “voi” non si può applicare a me che sono scioltissima da tutto, osservatore indipendente con l’unico intento di sbugiardare chi mente usando ciò che trovo in rete e il buon senso.
      Non quadra no e ora ti dico, ma quadrava ancora meno la tesi che Gheddafi uscisse in parata per tornare al paesello, dopo esser stato settimane chiuso in Sirte senza nessuno lo trovasse!

      io penso 1) la Nato ha strumenti per tracciare chiunque, i soldi per corrompere chiunque, i mezzi per ricattare, pena la vita dei famigliari, chiunque. i Gheddafi compresi – per cui la domanda che mi faccio è “perchè ora”
      2) Sono stata nella zona di Oubari, quattro gatti libici, otto Tuareg dal Niger…. si conoscono tutti, non ti puoi nascondere per settimane, nè puoi da lì “dirigere la resistenza” E’ più probabile che sia rientrato dal Niger. Allora la domanda che mi faccio è “perchè ora”?
      3) Se hai notato in questi mesi le notizie di fronte lealista sono state spesso strane, più spesso vuote, solo auspici e rassicurazioni. Pertanto credo che non avessero i Gheddafi nessuna sruttura. Bombardare la TV è stato togliergli l’aria, prendere Tripoli è dvientato così uno scherzo, dopo di chè non han potuto fare molto di più che un pò di scontri al nord, fino al restare nascosti … e presi, quando a Nato/CNT è servito.
      4) ai “perchè ora” si potrebbe anche rispondere perchè c’è stata una trattativa – con Gheddafi chiaramente poi non rispettata. Saif si è nascosto, poi qualcosa lo ha indotto a farsi prendere (o ti lasci prendere e fotografare , ti mandiamo in Europa dalla ICC ecc o ti accoppiamo in silenzio e dopo procediamo con tua madre e tutti gli altri)

      Ora bisognerebbe insistere perchè venga consegnato all’ICC, ma è ovvio che l’ICC fa solo scena, chi vuoi che lo voglia ascoltare?
      Che schifo, stasera poi, dopo aver visto l’indifferenza su un fatto tanto importante come l’inchiesta pubblica su Bush e Blair per l’Iraq! Hanno talmente imbesuito il mondo, che potranno continuare come e quando vogliono a destabilizzare tutti i paesi che serve destabilizzare a vantaggio di dio sa chi.

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  6. Massi permalink
    21 novembre 2011 11:57 pm

    Il Voi era in generale , sia per te ma anche gli altri che leggono sul sito…
    QUello che dici è una analisi lucida e cruda allo stesso tempo…
    MOtli mesi di bombardamenti hanno distrutto un paese questo mi sembra possibile….
    MA se come dicono le fonti occidentali, dopo la caduta di Tripoli ai Gheddafi sono rimasti quattro gatti….Perchè continuare a resistere non potevano evaporare tra le dune dei confini dei territori desertici ed espatriare…. in paese a loro amici ….
    se oltre al loro entaurage c’era il nulla o meglio lo scappa, scappa…
    Guarda credo che come ogni cosa la verità sta nel mezzo….
    IO credo che i mezzi impiegati in questa guerra sono stati terrificanti….
    Raccogliendo informazioni dalla rete ,cercando di dare una logica….penso che una resitenza c’è stata. è stava riconquestando terreno, ma come è stata per la conquista di tripoli le forze di alqaida hanno creato scompiglio. Penetrando dal Sudan hanno costeggiato i vari confini con il niger, quante che qualche giorno prima di questo fermo la Nato ha bombardato ai confini con l’algeria..
    Il problema è che le forze Nato e i suoi alleati hanno occhi e orecchi in tutto il medioriente….
    Perchcio che non mi spiego, che con grande possibilità di denaro ,oro… oggi come oggi nell’est compri tutte le tecnologie che vuoi….Insomma che ti possono servire per una guerriglia…

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    • 22 novembre 2011 12:03 am

      ok, e non credo siano pochi i resistenti, credo che non abbiano organizzazione. Quando cade un regime lascia un popolo di bambini, lo vediamo anche dal fatto che quelli di Bengasi sono stati indotti amuoversi e poi zittiti- non si dice ma non è che a Bengasi vivano bene; anche là ci sono le bande e fanno in piccolo quello che in grande fanno a Tripoli. La differenza non sta tra resistenti e ribelli, ma nella Nato, che là è rimasta e come avrai letto sulatuariameente bombarda con gli elicotteri. A un certo punto, senza direttive, cosa possono fare i gruppi della resistenza… Siamo umani, vogliamo vivere…

      Mi piace

  7. Massi permalink
    22 novembre 2011 12:18 am

    Ma di quello che dici, mi fai pensare ad una cosa anzi ad una possibilitàààà. Siamo tutti essere umani e anche i più eroici hanno dei sentimenti… E se Saif è stato costretto ad consegnarsi per minaccia per la sua famiglia? Parliamo chiaro Saif rappresenta la continuità di una politca ma anche una faccia moderna e un uomo a cui una transizione politica e dmeocratica(per cio che puo essere democratico in nord afirca) era fattibile….

    Mi piace

    • 22 novembre 2011 10:27 am

      Il ricatto famigliare è una possibilità che ritengo, come già dicevo nell’altro commento, tutt’altro che da trascurare.
      Hai notato l’insistenza nel colpire la casa di Aisha? Hai notato gli psyop su Saif e Khamis, mi sembra anche Mutassim, dati per morti o catturati tante volte? Khamis, poi, a quanto risulta agli osservatori esterni come me non si sa: vivo o morto? Se fosse catturato?
      Siamo costretti a questo lavoro di ipotesi per la ragione già detta: l’assoluta mancanza di una struttura di parte lealista che coordini azione e comunicazione. Sempre più i blog lealisti si stanno divaricando, secondo me, dopo essere stati per molto tempo dei semplici megafoni, senza alcuna analisi delle notizie, nessun collegamento, in blog che continuano, analizzando un pò di più, e quelli che sempre meno parlano della Libia.
      E non mi è chiaro perchè non tutti abbiano rilanciato la petizione perchè Saif sia tolto dalle mani di una gang di rapitori e consegnato al CNT con l’obbligo di metterlo sotto controllo dell’ICC.
      Quest’ultimo aveva emesso i provvedimenti di accusa quando occorreva far montare lo sdegno, adesso si gestica la patata bollente, faccia un processo e consenta a Saif di testimoniare. Ma ci conto poco, e tutta questa faccenda del Nord Africa, M.O. è una delle più grandi menzogne di stato (dei nostri stati) che la storia ricordi. I blog che sottolineano le irregolarità, le bugie, rimediano alle omissioni, fanno ipotesi alternative hanno un ruolo importante per la verità da trasmettere, e devono sentire questo impegno al di là dei fatti contingenti. In Libia, più che altrove, sull’esempio dell’Iraq 2003, si è scavata la fossa al diritto internazionale.
      ****************
      scopro ora che anche Alle Jules sottolinea questo accanimento sulla famiglia; e la notizia che Khamis è stato “ritrovato” Che strana combinazione, dopo la cattura di Saif, per poter di nuovo inscenare un’altra caccia vittoriosa ?
      http://allainjules.com/2011/11/22/libye-marchandage-des-gueux-sur-seif-al-islam-et-resurrection-de-khamis/

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  8. Tony permalink
    22 novembre 2011 8:52 am

    GRAZIE per il lavoro che fai.

    Tony

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    • 22 novembre 2011 10:37 am

      Benvenuto, doppiamente per l’apprezzamento di cui ti ringrazio. Penso risulti chiaro che mi tengo fuori dal tifo e cerco di capire. Ti anticipo una constatazione che vorrò sviluppare in seguito in un post.
      All’inizio di tutto questo, su Gheddafi sapevo un pò di cose ma tutto sommato non ero molto diversa dai normali lettori delle notizie, Via via, analizzando le accuse ripetute sul conto del suo regime e della sua persona ho constatato l’inconsistenza – allo stato attuale di quanto è stato accertato – delle accuse maggiori: Lockerbie, Abu Salim , Imam Sadr. e non sapevo che aveva portato la Libia al primo posto in Africa nella classifica dello sviluppo umano.
      Vale forse quel modo di dire “nessuna buona azione verrà perdonata” Un capo di stato che protegga i diritti del suo paese è oggi considerato alla stregua di un “criminale”.
      Un’altra conseguenza di queste mie ricerche è che ho perso la stima di firme del giornalismo, anche disallineate dal mainstream, che dimostrano di scrivere per sentito dire.
      ciao, Tony

      Mi piace

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agenda19892010

The value of those societies in which the capitalist mode of production prevails, present itself as "an immense accumulation of commodities", its unit being a single commodity --- Karl Marx

I tesori di Amleta

il mio mondo diverso

Carmine Aceto

Il mondo è pieno di altri

zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

ZID INFORMACIJE

Un ritmo intrecciato e spontaneo di storie e realtà

Magik World

"Non bisogna vedere per credere, ma credere per vedere"

Opinionista per caso Viola

Io amo L'Italia ,io amo L'Albania, io amo L'Europa e il mondo intero.. .siamo tutti di passaggio in questo pianeta,quindi non bisogna essere egoisti,avidi,ma bisogna essere generosi con chi è meno fortunato di noi...io dono serenità se non ho cose materiali da offrire...basta anche un sorriso ...

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

QUAND LE VILLAGE SE REVEILLE

"Quand le village se réveille" est un projet de collecte et de diffusion de traditions et de la culture malienne à travers des images, des audios, des vidéos, et textes et des témoignages des sages: la culture malienne à la portée de tous à travers les TIC.

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