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“I SEGRETI DELL’AERONAUTICA SULLE BOMBE IN LIBIA” di Ennio Remondino

25 novembre 2011
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Le domande che pone nel suo articolo
Ennio Remondino
non hanno ancora avuto risposta.

Dobbiamo tenerle a mente, soprattutto
quella in
caratteri rossi

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“L’arma si autocelebra e ci dice della “più imponente operazione condotta dopo il 2° Conflitto Mondiale”. In Libia. Chi ha contato balle e cosa ci è stato nascosto?”


Ennio Remondino giovedì 10 novembre 2011 18:10

Già l’intestazione con tanto di stemma della Repubblica fa venir voglia di metterti sull’attenti: «Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica». I destinatari della comunicazione, «Ufficiali, Sottufficiali, Personale di Truppa e Personale civile». Qui il richiamo ad altri indirizzari (Combattenti di terra, di mare, di cielo) potrebbe risultare antipatico e ingiusto. Data, «01 novembre 2011». Segue la condivisibile segnalazione dell’evento su cui richiamare tanta attenzione.

Lo scorso 31 ottobre, a mezzanotte, la NATO ha dichiarato conclusa l’Operation Unified Protector (OUP).

Dunque, la fine dei bombardamenti Nato sulla Libia. Segue.

L’OUP, come pure la sua fase precedente Odyssey Dawn, ha costituito per l’Aeronautica Militare la più imponente operazione condotta dopo il 2° Conflitto Mondiale.

Qui generale, qualche domanda si impone. L’Aeronautica Militare italiana sarebbe uscita da quella che Lei definisce «la più imponente operazione condotta dopo il 2° Conflitto Mondiale? Caspita e perdincibacco. A sentire il ministro La Russa sembrava che fossimo lì solo per buona educazione atlantica. Manco io che pure faccio il giornalista da un bel po’ di anni ne sapevo niente. Al massimo qualche sospetto. Eppure un po’ di bombe anche italiane, anzi, tante bombe tricolore, le avevo viste volare sulla ex Jugoslavia. Forse su Belgrado e sul Kosovo i nostri Tornado gettavano coriandoli?

Qualcosa, sinceramente non torna. A fine luglio la Nato segnalava che, nei 111 giorni allora trascorsi dell’operazione Unified Protector aveva compiuto 15.782 missioni nei cieli libici, con una media di 142,18 missioni giornaliere. Non vorrei essermi distratto ma, ricordo, nei 78 giorni dell’operazione umanitaria NATO Allied Force del 1999 in Jugoslavia vennero compiute circa 38.000 missioni, con una media di circa 487,17 missioni giornaliere. Quesito automatico. Cosa avete buttato sulla Libia per farla diventare «la più imponente operazione condotta dopo il 2° Conflitto Mondiale?

 

Torniamo alla sua.

Al di là di cerimonie formali che potranno suggellare con appropriate manifestazioni il riconoscimento di quanto è stato fatto, desidero esprimere il mio personale apprezzamento ed il profondo orgoglio per come la Forza Armata ha saputo rispondere a tale difficile e delicato impegno.

Su questo passaggio, solo condivisione al plauso per fatica e rischio di chi è stato chiamato «a tale difficile e delicato impegno». Con suggerimento di un aggettivo in più. Difficile, delicato e anche un po’ «oscuro»? Lei stesso del resto, nella frase successiva, ammette.

Ho avuto modo di dire all’inizio dell’operazione che ci sarebbe stato assegnato un ruolo di non facile interpretazione: così è stato.

«Non facile interpretazione». A ri-perbacco, caspiterina ed eufemismi esclamativi vari. Che c’era da interpretare? Il peso delle bombe da sganciare, i bersagli da colpire, gli effetti collaterali da evitare? Lei ci dice qualcosa due frasi dopo.

Nonostante non sia stato possibile fornire, per evitare ogni strumentalizzazione, un resoconto puntuale del nostro operato, possiamo senz’altro rivendicare ora con fermezza quanto da noi fatto.

E qui casca l’asino, Signor Generale, per una serie di ragioni che anche Lei vorrà a questo punto prendere in considerazione. 1). «Il resoconto puntuale» che Lei non ci concede, immagino per supposti vincoli di segreto militare, è per noi cittadini italiani (tutti, sia in borghese sia in divisa), un diritto a conoscere garantito, pensi, persino dalla Costituzione. 2). Ovviamente ciò riguarda la parte politica che sovrintende all’uso della Forza Militare, cioè il Governo. Lei Signor Generale lancia una palla avvelenata (linguaggio calcistico), dritto dritto nelle stanze ministeriali di Via XX Settembre. 3). Per cortesia dovuta alla sua lettera, sia pure non indirizzata a noi, Le abbiamo anticipato parte delle domande, la nostra parte di dubbi che, spero, verranno trasformate in interrogazione parlamentare al governo da parte di qualcuno dei nostri rappresentanti eletti.

Dopo i calorosi saluti rivolti a tutti i destinatari, ma in particolare ai «reparti di volo», e un «Viva l’Aeronautica Militare», il Capo di Stato Maggiore si firma: Generale di Squadra aerea Giuseppe Bernardis.

Anche in questo caso, caro Signor Generale Bernardis, ci associamo. Viva l’aeronautica italiana ma viva anche la trasparenza. Ed il problema non riguarda voi (o soltanto voi), uomini e donne con le stellette.

E’ una banale e laicissima questione legata alla parola “Democrazia”. Termine che ha come sottotitoli possibili, “Trasparenza” e “Verità”. Comandante in capo del mondo di Democrazia si chiama Parlamento.

ennio.remondino@globalist.it

Per la copia integrale della lettera del Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica link nell’articolo in The Globalist Syndication

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4 commenti leave one →
  1. TUTTO CIO' CHE SI IMMAGINA E' REALE permalink
    2 dicembre 2011 11:34 pm

    ODIO, E RIGETTO!! L’Aeronautica Militare italiana sarebbe uscita da quella che Lei definisce «la più imponente operazione condotta dopo il 2° Conflitto Mondiale? Quesito automatico. Cosa avete buttato sulla Libia per farla diventare «la più imponente operazione condotta dopo il 2° Conflitto Mondiale? BASTARDI!!! ECCO COSA SIAMO DIVENTATI.

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  2. 5 gennaio 2012 10:33 pm

    Un dettaglio delle operazioni e dei costi qui: http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2012/01/guerra-alla-libia-con-settecento-super.html

    Mi piace

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