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Eccolo! Si chiama Abdel – Hakim Belhadj , classe 1966, fondatore della LIFG , Libyan Islamic Fighting  Group, i cui membri volevano  rovesciare il governo libico e che Gheddafi mandava in galera. Sì è addestrato in Afghanistan nei campi di alQaeda, poi Pakistan e nell’Iraq, dove gli jiadisti libici sono stati il più folto contingente straniero, secondo solo ai sauditi. Feroce con i soldati americani, il gruppo LIFG era nel mirino della Cia e Belhadj venne arrestato in Malesia, inviato a Bangkok per quelle rieducazioni a base di torture che sa somministrare la Cia e nel 2004  mandato in dono a Gheddafi insieme ad altri 211 compari.
Nel 2010 Gheddafi — secondo un programma di riconciliazione nazionale caldeggiato dall’occidentalizzante e ingenuo delfino Saif (un’altra delle  sue mosse perigliose, pari a quella di affidare i fondi sovrani della Libia agli artigli di  Goldman&Sachs) —  li rilascia, non senza aver fatto firmare a BelHadj una confessione dei  crimini anti-libici lunga 417 pagine.


Intanto era nata, con Ayman Al Zawahiri nel ruolo maieutico,  la AQMI, il tremendo braccio di AlQaeda nel Magreb, dedito ai sequestri, al traffico d’armi, alla destabilizzazione dei governi, in combutta con tutti i trafficanti di droga e altri affari sporchi. La lebbra del Sahara.
BelHadj , tornato libero, vi  trova subito impiego,  grazie al curriculm ad altissimo livello,  con il compito di occuparsi della Cirenaica.

Nella rivolta libica tutti i comandanti militari superiori  erano del LIFG:  BelHadj a Tripoli, Ismael Salabi a Bengasi, Abdelhakim al Assadi a Derna, e Ali Salabi dentro il CNT.


E’ un caso che il generale Younis sia stato assassinato dal momento che, prima di passare dalla parte dei ribelli, era il maggior nemico del LIFG, proprio in Cirenaica negli anni ‘90? 

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Perché mai sono stati ingaggiati dai Governi occidentali  per sfigurare una dimostrazione locale e trasformarla in una rivolta armata? Tutte le razionali risposte che si possono dare non contano nulla, quella vera è psicologica: attiene alla psicopatia che cresce man mano che si sale la scala del potere e si perdono di vista la realtà delle persone, i concetti etici, perfino i propri sentimenti e non si conosce più altro modus operandi dell’intrigo e l’uso smodato del più scadente materiale umano che sia dato acquistare sul mercato.  

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Fin dall’inizio, Gheddafi ha denunciato che l’operazione aveva il sostegno di alQaeda come preludio di un’occupazione straniera finalizzate alla privatizzazione delle risorse naturali della Libia.  E il 31 agosto aveva proposto un cessate il fuoco per evitare un bagno di sangue. Agli alleati? No. Al CNT? Nemmeno. Ha contattato quelli che allora contava  in Libia: il comandante militare di Tripoli, BelHadj, l’uomo di Al Qaeda.

E’ la sua “brigata Tripoli” che mette a ferro e fuoco Bab al Azizya,  terrorizza la popolazione, ingaggia scontri con le altre milizie,  si accanisce contro la tribù Warfalla, alla quale appartiene Saifa la moglie di Gheddafi, e poi tenta di accreditarsi in politica. Negli ultimi tempi il guerrigliero aveva indossato il doppiopetto e mirava ad accreditarsi in politica

“Irriconoscibile, dice il reporter, lasciati i panni militari, concede l’intervista in un hotel elegante, circondato da body guard e rassicura
“La situazione della sicurezza è buona, Si parla di attentati, ma è infondato”.

Aggiunge poi “Dio ci ha create in tribù e nazioni, ha comandato di mescolarci, creare un interesse comune e ci giudicherà secondo la nostra fede” .
Nonostante l’omelia Belhadj non conferma di aderire al progetto di partito islamico di Al Sallabi , uno shayk ostile alle ingerenze qatariote, mentre Belhadj svicola sottolineando che tutti hanno aiutato.

Il suo degno secondo era Al Madhi Harati, uno strano personaggio infiltrato  fra gli attivisti della Freedom Flotilla – e forse, a conoscenza di questo, il governo di Israele ne faceva un pretesto per accusare di terrorismo l’intero gruppo  sulla nave! –  che poi si è dimissionato; tornato alla vita di insegnante in patria si è fatto derubare di una grossa somma che ha candidamente dichiarato alla polizia essere un  “compenso della Cia per i servizi resi anti-Gheddafi

La formazione del governo, la crescente importanza della milizia di Zentan, la montante avversione verso il Qatar  hanno messo BelHadj in difficoltà. Di recente ha subito un secondo attentato e deve aver pensato che era ora di cambiare aria. Forse.
Munito di un passaporto falso e di una valigia piena di soldi (… le banche in Libia hanno subito non pochi “prelievi” dai ribelli) si è avviato all’aeroporto internazionale di Tripoli.
La tanto amata notorietà gli si è rivoltata contro.  Proprio il battaglione Zentan, sulla cresta dell’onda e con l’arresto facile, lo ha bloccato e trattenuto.

E’ intervenuto con una telefonata nientemeno che il Presidente in carica Mustafa Abdul Jalil  (l’uomo pro  Qatar, in combutta con l’autodefinito sionista Bernard Henri Levy ,  oltre che degli Usa e di tutti quelli che lo ingaggiano senza badare al fatto che  come Ministro della Giustizia dell’esecrato  regime era proprio lui a distribuire le pene di morte) per chiedere che fosse rilasciato e  gli venisse consentito di lasciare il paese. I soldi? Chi lo sa, la Libia oggi è un posto in cui le borse non vanno lasciate incustodite.

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Forse fuggiva per ragioni di sicurezza, ma non è detto che sia tutta la verità. Facciamo un passo indietro, a quando AlQeeb, come un consumato alchimista, mescolava i nomi del suo governo. L’ambita nomina di Ministro della Difesa era in cottura fra l’offerta a BelHadj e il veto di uno dei capi dell’onnipotente Zentan Abdullah Naker, ma l’offerta è stata rifiutata dallo stesso BelHadj.  Spiega il suo portavoce in una intervista

Belhadj ha rifiutato nella speranza di garantirsi un ruolo politico più alto, quando si terranno le elezioni, e potrebbe candidarsi come Presidente.

Il commentatore suggerisce che potrebbe trattarsi di un gioco d’astuzia, in attesa delle condizioni per creare un Califfato con il sostegno del  Qatar, sebbene la più ovvia ragione di passare la mano in questo momento sia un’altra. Occorre consentire rapidamente lo scongelamento dei fondi libici, e lui non ignora che l’Occidente diffida di un governo a forte impronta islamica e  molto probabilmente avrebbe atteso fino a che per  il governo ad interim non fosse stata completata la lista dei nomi. 

Ora i nomi ci sono, i noti islamisti sono fuori, le casse si possono aprire e all’estero si fanno i conti, o meglio: li sta facendo il Fondo monetario e perchè mai dovrebbe dichiararla pienamente solvibile se è per impadronirsi del vitello grasso che è stato rovesciato il regime?
Fonte Il Denaro.it

La guerra in Libia sarebbe finora costata 35 miliardi di dollari ai 6 milioni e mezzo di cittadini libici, circa il 50 per cento del Pil del Paese che nel 2010 aveva superato i 70 miliardi di dollari. Questo è quanto emerso dalle ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, nel cui report si legge che il sistema bancario non sarebbe in grado di fornire i finanziamenti necessari, mettendo la Libia in grave difficoltà nel pagare le importazioni. Nonostante ciò, non è ancora chiaro se il Paese avrà bisogno del sostegno del Fmi perchè la Libia puo’ ancora contare sulle sue riserve petrolifere e su un patrimonio costruito negli anni.

nota. nella classifica del PIL pro-capite, nel 2008 la Libia era al 50° posto, la Gran Bretagna al 22°; in quanto a riserve auree La Libia era a 120 …. con meno di 7milioni di abitanti, la Gran Bretagna è a 371  ma con un numero di abitanti 10 volte maggiore.

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AGGIORNAMENTO 27 novembre; ha già “preso servizio ” contro la Siria: BelHadj è stato rintracciato in Turchia

AGGIORNAMENTO 29 novembre: BelHadhj potrebbe aver avuto un motivo in più per andarsene da un paese diventato scottante: negli scontri  del 23 e 24 a Bai Walid era rimasto ucciso il fratello Younes, a seguito di un’imboscata dei lealisti; e ad un altro era stata incendiata l’auto, evidente segnale di minaccia.

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