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A Tripoli per affari? Solo con un bodyguard locale … e non sempre basta

27 novembre 2011

mcc43

Il riflettore è girato sulla Siria e il silenzio sulla Libia induce i distratti a supporre che la situazione sia normalizzata e chi soffre di deficienza d’autocritica  a credere che la no-fly-zone sia sta un successo.
I report dalla Libia descrivono una situazione confusa, fluttuante,  conflittuale e nei media internazionali qualche accenno si trova.

Nella consueta ricerca delle conferme indipendenti,  oggi mi sono spinta oltre: quelli che avrebbero interesse a dare un quadro rassicurante- Ecco da un sito per lobbisti , vogliosi dei grandi business che la Libia promette. Inizia con “la situazione è abbastanza buona” poi…

Tripoli
 In generale, l’atteggiamento nei confronti degli occidentali è positivo, tuttavia, le fonti AKE sul campo hanno evidenziato che alcuni ritengono le agenzie straniere coinvolte in attività sovversive […], attualmente si consiglia di avere un cittadino libico che accompagni quando ci si muove perchè ciò riduce la minaccia . Il rischio di crescenti tensioni in città rimane […]  Indubbiamente ci saranno elementi tra la popolazione che sono in disaccordo con le decisioni in corso. Dimostrazioni di ex combattenti ribelli per la paga […] C’è anche il rischio di ulteriori scontri tra le milizie rivali nella città.

E ora il resto del paese…

Zawiyah
Scontri tra i gruppi miliziani rivali da Zawiyah e le terre vicine tribale di Warshefana il 10 novembre ha ucciso almeno sette persone,. […] il Primo Ministro El-Abdurrahim Qeeb ha incontrato  entrambi i leader tribali per mediare  Tuttavia, vi è il rischio di ulteriori scontri nella regione[…]. (verissimo, appena avvenuto a Bani Walid: 30 morti)

Il Sud

AKE fonti hanno inoltre evidenziato il problema dei confini porosi meridionale del paese. E ‘riferito possibile attraversare i confini a piacimento senza essere messa in discussione, un punto che ha gravi implicazioni per la sicurezza del Paese, soprattutto a causa della diffusa disponibilità di armi.

Eservito nazionale

Una delle principali preoccupazioni della NTC nei prossimi mesi sarà quello di costruire l’esercito nazionale del paese, portando le fazioni milizie disparate sotto un unico ombrello, controllato da Tripoli dalla leadership civile del paese. Allo stato attuale però, le milizie si sono approporiate del servizio di ordine pubblico: creano posti di blocco stradali, dirigono il traffico e arrestano coloro che considerano criminali. […] ci sono state molte segnalazioni di attacchi di vendetta e di esecuzioni extragiudiziarie in corso contro coloro che vedono come ex sostenitori di Gheddafi. Questa tendenza potrebbe portare ad aumentare l’illegalità, con gruppi di miliziani che operano a piacimento, per aumentare il proprio controllo su talune regioni e aumentare la loro influenza politica. Ulteriori scontri tra milizie rivali sono anche da mettere in conto.

Se tale è la descrizione di chi ha interesse a sminuire, le fonti lealiste vengono sollevate da ogni sospetto di propaganda!
Intanto la Tunisia ha sospeso i voli, dopo che in mattinata  A Tripoli un suo airbus era stato bloccato da un gruppo di ribelli che richiedenti maggiore considerazione dal governo “per i loro sacrifici”

.  Il governo libico formato da AlQeeb, al quale il nostro presidente della repubblica ha porto le congratulazioni, non solo comprende personaggi con la doppia nazionalità, ma i suoi ministri  fanno base a Malta, a Doha in Qatar, forse in Turchia. Non so se questo significhi anche uno schieramento politico, ma per certo significa che il governo non governa il paese(video in fondo all’articolo).

Il primo provvedimento? Il restyling delle banconote: via Omar al Muktar e Muhammar Gheddafi, la cui effigie sul dinaro è stata sostituita da una … pittura rupestre dell’Akakus.

Intanto le insoddisfazioni verso il  governo ,  da genericamente tribali (etnie o città che non si sentono rappresentate e quindi rifiutano di riconoscerlo) si fanno più precise, con accuse di favoritismi e inciuci. Jalil ribatte che sono stati inclusi membri del CNT per “l’esperienza che avevano acquisito che li rende realistici

La tribù di Zintan presenta il conto per il rilascio di Saif al Islam e l’insieme disegna la richiesta di uno stato federale.
Le preoccupazioni per la sua salute crescono, necessita  dell’asportazione delle dita della mano ferita perché è iniziato il processo di cancrena, ma nulla viene fatto. L’articolo odierno del Telegraph riporta perfino la dichiarazione della CRI secondo la quale “a parte la ferita alla mano sta bene”; vive sotto scorta di 20 uomini, nessuno del CNT è comparso per interrogarlo e istruire il processo. Vista la solitudine in cui viene descritto, nessun permesso di incontrare giornalisti, avvocati, amici, si rivelano falsi i video nei quali era mostrato in piacevoli conversazioni con i suoi carcerieri. E’ chiara l’intenzione di lasciarlo morire.
Il fratello Saadi in Niger è stato intervistato – alcuni giorni fa- un po’ controvoglia: non c’è più traccia del calciatore in lui – vive sotto protezione di soldati nigerini in borghese, sogna di istituire un emirato del sud della Libia,  si è avvicinato all’ideologia islamista salafita, non segue le notizie ed è stato il giornalista ad informarlo delle nubi che minacciano la Siria.
Provato dai lutti del padre e del fratello, non ne ha voluto parlare, ha detto solamente quello che è accaduto in Libia, è un disastro che avviene solo una volta ogni secolo, e questa volta era l’intero mondo a combattere contro le sette persone della mia famiglia.” .

Ha ragione: la Nato contro una famiglia, al prezzo di un’ecatombe stimata intorno alle 80.000 vittime.

§§§

Rilanciata, la notizia di fonte spagnola e raccolta presso Libya Now, che è pro CNT, di un tentativo di uccisione del premier AlQeeb . Uno sconosciuto ha fatto fuoco contro di lui all’entrata dell’edificio della stazione radio; due persone che lo accompagnavano sono decedute, il servizio di sicurezza ha effettuato due arresti.
agg.28 novembre: qui un articolo con nuovi particolari sullattentato
avvenuto sabato 26 novembre

Non basta un bodyguard locale, a Tripoli, chissà per quanto tempo. Non è probabile che questo governo resista gli otto mesi previsti e che stenda una costituzione:  troppi interessi stranieri si scontrano con quelli locali, e troppi ministri sono estranei alla società libica. La Libia sonnecchiava, ora dorme dentro un incubo .
Il nuovo governo libico è all’estero

Libya Muhammad wa bass, Libia Muhammad, niente altro,   qualche tripolino sussurra di nascosto ai giornalisti stranieri …

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2 commenti leave one →
  1. Kerbango permalink
    11 dicembre 2011 1:54 pm

    Sono di napoli ma sono emigrato circa 4 anni fa. Facevo lo spedizioniere doganale e mi occupavo di spedizioni aeree. Tra i nostri migliori, perfetti pagatori, onesti e precisi clienti c’erano tanti libici.

    Nel corso di 8 anni di lavoro sono stato invitato piu’ volte da diversi clienti libici a visitare la loro nazione ed essere loro ospite in casa. Dopo alcune titubanze e grazie ad un generoso biglietto aereo gratis della compagnia cargo libica, mi sono recato in libia.

    Non essendo mai stato in africa mi attenevo, mentalmente, a tutti i luoghi comuni (e stupidi) che la mia grassa ignoranza alimentava nella mia mente limitata e ottusa. Ero tentatissimo di farmi tutte le vaccinazioni possibili, prendere farmaci preventivi contro ogni malattia, prepararmi spiritualmente all’incintro con una cultura cosi’ dicersa dala mia.

    Arrivato a tripoli mi son subito domandato se l’aereo fosse atterrato, che so, a malta o atene, per sbaglio. L’aeroporto era pulito e moderno, la gente affabile, bella e pulita.
    L’albergo (il mio amico abitava fuori tripoli ed era impegnatissimo quel giorni) perfettamente negli standard europei.

    Ceno in albergo e chiamo il mio amico. “ehi come va? Tutto bene? Qui io mi trovo benissimo. Solo che e’ prestino e non so che fare in albergo!”. Risposta secca “beh, gira tripoli e guardatela di sera! E’ bellissima!”. Ed io, apertamente e stolidamente sospettoso “sara’ mica pericoloso?” e lui di rimando, ridendo “stai lontano da hashish, alcohol, gioco d’azzardo e donnacce e sei piu’ sicuro di napoli! Ti sei dimenticato che in 5 anni mi hanno rapinato 3 volte nella TUA citta’? Ahahah”.

    Passai una meravigliosa serata girando per tripoli con tassisti onesti ed a prezzi bassissimi. Mi godetti una vera danza del ventre in locali storici e ri-cenai solo perche’ il profumo del cibo era TROPPO invitante! Sorseggiai te’ alla menta con anziani che parlavano italiano perfetto e che tutto erano tranne che astiosi nei confronti dell’italia.

    Vi tralascio il resto della vacanza, meravigliosa, piacevole ed indimenticabile.
    Vi dico solo che dopo 5 anni, e non so come, mi ha rintracciato questo mio cliente-amico, su skype, poche settimane fa.
    Pur giurandomi che non ha MAI partecipato a manifestazioni pro-gheddafi, ma non ha mai nascosto, ne’ tantomeno ostentato la sua condizione di commerciante libico agiato, gli e’ capitato quanto segue, durante la fantastica rivoluzione libica con regia NATO:

    – tutti e 5 i negozi, vandalizzati e devastati, alcuni bruciati
    – tutti i capi di abbigliamento e le calzature, stipate nei 3 magazzini, sono stati rubati
    – ha avuto la casa danneggiata dai ribelli, colpi di cannone antiaereo
    – gli e’ stato confiscato il suv con cui girava tutta la libia per vendere abbigliamento italiano economico a prezzi accessibili per tutti
    – la figlia, chiarissima di carnagione, 22enne, quasi stuprata e salvata da 200 persone che cercavano cibo nel centro di tripoli.
    – alla sua semplice richiesta e domanda “perche’ tutto cio’??” ha ricevuto delle sprangate alle ginocchia. Non cammina piu’ bene.

    Mi parlava e piangeva, in skype. Nn riusciva a fermarsi. Lo vedevo in webcam. Un tempo (oh mioddio, SOLO 4 anni fa!) alto, bello, elegante, sorridene, affascinante. Ora solo una sorta di vecchio decrepito, con barbone e sguardo spento.
    Quando ha cominciato ad implorarmi di aiutarlo a lasciare la libia, schiaffeggiandosi e mostrandomi moglie e figlia (anche loro un tempo bele come dee), ho fatto cadere la connessione, ed ho cominciato e provare disgusto per me stesso. Attraverso questo blog, chiedo scusa a lui ed a tutti quanti. Si’, sono un vigliacco.

    Mi piace

    • 11 dicembre 2011 3:35 pm

      Mio caro amico, hai fegato fa vendere altrochè. E’ talmente granitico il “pensiero” unico su Gheddafi e la guerra che riuscire a pensare, provare emozioni, esprimersi in contrasto è uno sforzo, una fatica, ma anche un motivo di autostima. Ricordalo.

      Ti ringrazio per avermi riportato alla mia prima volta a Tripoli. Era novembre del 2002, quando dicevo: vado in Libia, al meglio mi correggevano: vuoi dire Libano! Capisci perchè l’anno dopo Gheddafi ha sborsato fior di quattrini al fondo vittime Lockerbie? Per far sì che la Libia tornasse ad esistere sulla scena del mondo come una nazione, non come un soggetto criminale.
      Ciò che ho trovato di diverso da te: era Ramadan. Di giorno Tripoli era come addormentata, negozi chiusi, silenzio e un sole per me primaverile. La sera, voci, viaivai, profumi, il tabacco alla mela delle ascisce al caffè dell’Orologio non ancora sfigurato dalla ristrutturazione, negozi pieni, la Piazza Verde animata e allegra. E l’amico degli italiani Belgasin della moschea Gurgi e tutte quelle persone anziane che mi si avvicinavano “Sei italiana?” con qualche accento regionale che dichiarava se erano cresciuti con bambini siciliani o laziali o di un altro pezzo d’Italia. “Hai fame?” mi ha chiesto un Muhammad che comprendeva l’imbarazzo di uno straniero capitato nei giorni di digiuno, con la cucina dell’hotel chiusa, e mi ha voluto dare del pane e del formaggio che sua sorella gli aveva regalato.
      L’ho sentita mia, quella città con i suoi viali, i portici, la giustapposizione del kitch moderno e dell’antichità.
      Da una terrazza del Kabir guardavo il mare e una Luna così bassa che sembrava baciare la città bianca, Bianca sposa del Mare la chiamano, perdonandola di essere stata un secolo prima la capitale della pirateria.
      Ma i pirati sono nel destino di Tripoli, lo abbiamo visto.
      Quello che racconti del tuo amico, lo posso facilmente immaginare, ed è un pensiero che non ho accantonato quello che mi ha ispirato questo post, sto infatti preparandone un altro con notizie anche su cosa significa oggi “avere” qualcosa di arraffabile.

      Ti ringrazio anche per la sintonia di questo dialogo. Il nostro dispiacere ha similitudine, non è solo sdegno per l’ingiustizia, è “visione” di ciò che era e non sarà più. Fa davvero molto male.
      L'Arco di Marco Aurelio a Tripoli, uno dei luoghi più vivi e suggestivi

      Mi piace

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