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CADUTA LA TESTA, OGNI PEZZO DI LIBIA PARLA PER SÉ

29 novembre 2011

mcc43

Rally sulle news Libia

§ Il 24 esce la lista dei Ministri, il 25 l’ex Ministro del petrolio Ali Tarhouni, passato con la resistenza e al quale, secondo il reporter, era stato offerto un ministero, rilascia un’intervista di fuoco. Accusa il governo di essere elitario e non rappresentativo. Rincara: “È sostenuto dall’estero con i “soldi, armi e PR (?) ” E poi: “Pensano di imporre la loro volontà al popolo libico, questa rivoluzione doveva ristabilire la dignità e la sovranità, è arrivato il momento di ascoltare la vera voce delle masse” Parlando poi d’interferenze di un paese straniero, allude al Qatar.

Mi chiedo che cosa pensavano tutti costoro quando accettarono – pretesero – armi e soldi del Qatar. Un regalo?  Il CNT stesso aveva riconosciuto che il falso video di Tripoli liberata creato dalla sua tv, Al-Jazeera, e diffuso mondialmente due giorni prima che i ribelli entrassero preceduti dal bombardamento Nato su Bab AlAziziya era stato determinante per la riuscita della rivoluzione.

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Dal blog dei ribelli feb17 , tre notizie che danno il polso di come si discute nella nuova Libia
§ Saif al Islam : il 25 i media hanno riportato la dichiarazione di Moreno Ocampo secondo la quale il processo poteva essere condotto in Libia. Ieri 28 il blog 17feb  pubblica un articolo nel quale si dice che la ICC ha mandato confusi segnali, ma esige la consegna di Saif. Non solo:  anche del capo del servizio segreto Abdallah Senussi.

Non conoscono, allora, l’arrendevolezza del Procuratore ICC? Per di più,  lo stesso Moreno Ocampo aveva smentito il governo sulla cattura di Senussi!

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§ la  BBC ha scovato un tale Mohammed Sheba che dichiara di essere fra quelli che hanno catturato Gheddafi e di avergli parlato circa per due minuti. “Non credevo fosse lui, non è lui. Poi ho guardato meglio la sua faccia, e l’ho riconosciuto. Parlava poco, quando gli ho chiesto cosa hai fatto a Misurata, la mia città? Lui ha risposto “Non ho fatto niente a Misurata”. Io gli ho detto “ti abbiamo preso” E lui stava zitto, aveva paura, e non potevo credere che Gheddafi avesse paura. Non poteva camminare, ha detto “Voglio essere curato” gli ho risposto non c’è niente, ma ero triste per lui, molto triste perché era debole. Io non volevo ucciderlo… ma è morto. Non so come, c’era tanta gente… sono stato sorpreso e mi sono arrabbiato quando ho saputo che era morto”

Questo video è interrotto da numerosi tagli e il giornalista non fa emergere in quale momento lui abbia  potuto intrattenere questo dialogo, che non si può collocare nella versione ufficiale di un Gheddafi preso ferito alle gambe, poi colpito da un proiettile mentre era in auto.  Non è una intervista, ma un pettegolezzo di qualcuno che conosce abbastanza bene l’inglese per avere i suoi due minuti di celebrità. La BBC è scivolata ultimamente al livello professionale di una radio di quartiere. E se questo video lo vedono i lealisti… lo trovano una conferma che l’uomo di Sirte… “non fosse lui, non è lui”.

§§§

§ Il rapper KhaledM “  Ha più di 10.000 fan di Facebook e quasi 3.000 Twitter seguaci; ma ogni volta che  guadagnava 50 nuovi fan, ne perdeva  100 che non approvavano  il suo sostegno all’intervento  Nato. In agosto, un blogger l’ha chiamato Khaled M “un baby- finto-rivoluzionario di CIA-Mossad NFSL”. Un duro colpo , ma anche una rivelazione. “Ho imparato un sacco di altre persone e su di me attraverso tutta la situazione,” ha detto.  Spiega che ci sono stati leader stranieri in passato disposti a solidarizzare con Gheddafi solo perché maltrattati dagli Stati Uniti. “Ma ora mi rendo conto è la stessa cosa la gente sta facendo su Gheddafi, non sanno niente di prima su Gheddafi, ma sanno che lui non piaceva all’America”

Non è un’analisi sottile, ma è drammaticamente vera: la gente si schiera dove gli fa lume il naso.
E intanto il quotidiano fa pubblicità al suo sito web. Una mano lava l’altra.

 

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Ora da haramonline, un’agenzia di notizie egiziana

§ In data 28 compare un articolo su Abdel Hakim Belhadj con un’intervista rilasciata presso un elegante hotel di Tripoli… E’ l’intervista che avevo usato per il mio articolo La Libia “liberata” combatte contro la resistenza e contro se stessa    del 14 novembre.
Intanto BelHadj se n’è andato dalla Libia, e secondo le ultime notizie si trova in Turchia!!

Ma non li leggono i giornali questi giornalisti egiziani? Che credibilità hanno i loro report sulle elezioni, piazza Tahir e quant’altro?

 

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§ Veniamo alle antichità .  Il direttore del dipartimento archeologico Saleh Algabe ha comunicato in conferenza stampa il ritrovamento di 17 pezzi, piccolee teste in pietra, del tesoro nazionale. Erano state reperite in un’auto sulla strada dell’aeroporto di Tripoli quando la città era caduta in mano ai ribelli: le forze di Gheddafi le stavano rubando per rivenderle all’estero e di sicuro non sapevano, quegli ufficiali, quanto fossero preziose, ma il popolo libico ha scelto di proteggere i suoi tesori, così come la Nato ha avuto cura di non bombardare Leptis.

Ecco lì: ladri e ignoranti, i gheddafiani. Ma questo funzionario di fresca nomina,  forse non ha mai visitato Leptis Magna e non sa  quanto pattume i suoi connazionali vanno a scaricare fra le rovine e in riva al mare. Mi rammenta un commento  in un altro sito  “noi libici abbiamo protetto Leptis per 2000 anni”. Il giovane non sa che il popolo libico ignorava di essere seduto anche su un tesoro artistico, oltre che su un mare di petrolio, per secoli e secoli, fino a che nel ‘700 i francesi hanno cominciato ad interessarsene e nel secolo scorso gli italiani l’hanno completamente riportata alla luce .
In quanto ai bombardamenti Nato, secondo il governo, c’erano stati e come poteva essere diversamente? Era stato il CNT a indicare Leptis come obiettivo accusando i lealisti di averla trasformata in un deposito di armi!

Per combinazione , Allain Jules sta scrivendo in questo momento  sullo stesso argomento Un gros mensonge, d’autant plus que ce sont ces derniers, lors de la chute de Tripoli, qui ont pillé les musées.

E’vero, lo avevano riportato perfino i nostri media pro-ribelli ! I mariuoli avevano saccheggiato il museo. Oltre a rubare negli appartamenti, confiscare auto, portafogli, gioielli…

Infine:

I ribelli (a mezzo servizio, perché talvolta sono pro-lealisti) di Zentan hanno minacciato il Governo di non consegnargli Saif. Anzi: di rimetterlo in libertà.

Potrebbero anche farlo, e nel giro di mezz’ora – con una taglia qatariota sulla testa – Saif tacerebbe per sempre, come il padre.

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Oh Leibnitz, davvero questo è il migliore dei mondi possibili?

 

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