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Giulietto Chiesa: non c’è liberazione se non la si guadagna

5 dicembre 2011
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mcc43

Il Governo dei proprietari universali

di Giulietto Chiesa – «La Voce delle Voci», dicembre 2011.


Vorrei dire qualche cosa su di noi, o meglio su di voi, cari concittadini dell’Italia antiberlusconiana, che avete passato gli ultimi 17 anni della vostra esistenza a guardarvi nello specchio mentre esprimevate sdegno e ribollivate di disgusto.

Quegli stessi voi che adesso applaudite, entusiasti, Mario Monti, perché presumete (si capisce, basta guardarlo) che non si occuperà di bunga bunga.


Qualche giornale, spiritoso, ha titolato “siamo tutti più liberi”, o qualcosa del genere, scivolando sulla buccia di banana che fece capitombolare la democrazia italiana con l’avvento del centro- sinistra.

Cari concittadini antiberlusconiani, mi viene in mente un altro piccolo fatto, accaduto tre anni fa, quando foste quasi tutti affascinati e entusiasti per l’elezione, finalmente, di un presidente nero e democratico, e già dalla nascita Premio Nobel per la pace. Contenti.

Anche in quel caso eravate convinti che fosse finito un incubo, quello dell’Impero dominato da un mentecatto.

Il fatto è che questi entusiasmi sono il frutto della vostra illusione. Ma di una illusione della quale voi siete colpevoli, direttamente responsabili, e che quindi non ha scuse.

E l’altro fatto è che non tenete conto che non c’è liberazione se non la si guadagna.

Partiamo da questo secondo fatto. Chi vi ha liberato da Berlusconi? Non siete stati voi, questo è certo. È arrivato un misso dominico inviato da “coloro che tutto possono”, il cui scopo è “rieducarvi”. Siete entrati in un riformatorio e non ve ne siete accorti.

Vi ha detto che lui i poteri forti non sa che cosa siano e si è perfino offeso quando lo si è detto, da qualche parte, sommessamente. E subito la stessa coorte di servi che fino a ieri teneva bordone a Berlusconi si è messa a strepitare che chi osa dire cose del genere è un complottista.

Cari concittadini, state assistendo a uno spettacolo senza precedenti, che racconta l’arrivo al potere della nuova classe dei “proprietari universali”, e voi vi siete distratti guardando da un’altra parte. Infatti non avete pagato il biglietto, per ora.

Ma scoprirete presto che il teatro del riformatorio è freddo, le sedie sono di ferro, e la campana che suona in continuazione non sarà più quella della ricreazione. Ecco, vorrei mettervi in guardia: i “proprietari universali” non sono dei mecenati. Se sono arrivati a prendere il governo di Grecia, d’Italia; se hanno occupato la Banca Centrale Europea, c’è un motivo. Quale, secondo voi?

Io penso che sia perché non possono più fidarsi dei “posseduti” ai quali, fino ad ora, hanno assegnato il compito di delimitare le vostre libertà.

E sapete perché non si fidano più dei loro maggiordomi? Perché arrivano (anzi sono già arrivati) tempi duri per tutti, anche per loro.

Quando si porta al macello la mandria, infatti, occorre essere sicuri che nessuno esca dai ranghi. Siete stati cresciuti nel mantra del consumo e della concorrenza, ma adesso non ce ne sarà per tutti, come prima. E allora bisogna sfoltire le fila, in fretta.

Bisogna organizzare una società opposta a quella dell’abbondanza e, per farlo, ci vuole la mano dura. Ecco perché state entrando in riformatorio. Ed ecco perché non lo sapete: perché lo spettacolo che è stato allestito per voi da Berlusconi continua a funzionare anche adesso, quando vi si racconterà l’opposto di ciò che vi si raccontava prima.

I “proprietari universali” hanno solo cambiato il copione. E anche la troupe. Hanno solo chiesto a Giorgio Napolitano di spegnere un momento la luce, cioè la Costituzione, perché non si vedesse il gioco di prestigio. E infatti voi non vi siete accorti, per ora, che sul palco ci sono adesso tutti i maggiordomi, tutti insieme. C’è Bersano che abbraccia Alfano, c’è Casino che abbraccia Fino, c’è Di Pietro che abbraccia Letta, c’è La Russa che abbraccia Pannella, c’è Letta che abbraccia Letta. E c’è anche lui, Berlusconi. Proprio lui! Non ve ne siete accorti, vero?

Ma si spiega: le luci della scena erano puntate altrove. Quale parte giocherà ancora non risulta. Sul libretto dell’opera c’è solo il nome, mica scrivono la parte! La parte se la scrive lui. A voi toccherà solo assistere. E ben vi sta.

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