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Quando un giornale fa (quasi) il suo dovere

11 dicembre 2011

mcc43

Al quotidiano La Stampa accadono insoliti eventi.

Il giornale si scusa per aver fatto un titolo anti-rom su  un fatto di cronaca risultato, poi, una menzogna raccontata dalla vittima. Gli ingredienti c’erano tutti: lo strupro, la fanciulla  italiana, i felloni zingari. Sesso e razzismo, una delle miscele che rallegrano il botteghino.

Insolito per una testata giornalistica fare   retromarcia

 Ma sui «rom» siamo scivolati in un titolo razzista. Senza volerlo, certo, ma pur sempre razzista. Un titolo di cui oggi, a verità emersa, vogliamo chiedere scusa. Ai nostri lettori e soprattutto a noi stessi.

però… mancano le scuse alla parte veramente lesa: i Rom.
Dopo la fiaccolata con alla testa la famiglia della “vittima” ,  la folla ha dato alle fiamme il campo nomadi.
Rimando a un articolo di  Pino Scaccia sulla frettolosa tendenza a incolpare gli stranieri (ben inteso; quelli poveri) di ogni nefandezza.

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Nel normale andamento del giornalismo (rilanciare la stessa notizia gareggiando in particolari attizza-morbosità) è diventato raro l’approfondimento. E’ successo, invece, su  La Stampa: un articolo interessante  mostra, come  il rovescio di vestito, le cuciture che tengono insieme i fatti.

 Libia, ombre e gelosie tra Usa e Italia

L’attivismo di Berlusconi, il trattato di amicizia, la chiusura del contenzioso coloniale: un risarcimento alla Libia contraccambiato con condizioni privilegiate per le aziende italiane, il colossone Eni come potenza industriale nel paese hanno dato non poco fastidio agli Usa. Non si tratta di opinioni degli autori dell’articolo 

Lo dicono con chiarezza alcuni documenti riservati della diplomazia americana, di cui «La Stampa» è entrata in possesso nel rispetto delle leggi federali.

Il feeling Italia Libia dava fastidio fin dai tempi in cui gli americani bombardarono nottetempo la casa di Gheddafi, e, probabilmente, in quell’occasione Bettino Craxi gli salvò la vita preavvisandolo. 

Nell’articolo c’è una sola grande inesattezza,
un luogo comune creato dai media stessi

” dopo la rinuncia alle armi di distruzione di massa e
la decisione di compensare i famigliari delle vittime dell’attentato di Lockerbie.”

non è così:  nessuna fonte ufficiale americana o libica ha mai detto che si trattava di compenso, che presume l’ammissione di colpa.  Ognuno comprende, e Gheddafi l’aveva detto chiaro, che si trattava di un ticket da pagare per rientrare nella comunità internazionale e niente di più
(link a  Lockerbie, un attentato ancora di svelare)

§§§

Voglio aggiungere, per amor di verità e rifiuto d’ignoranza,  che si dovrebbe  smettere di dare al baciamano di Berlusconi un valore servile. Così come Gheddafi baciava la mano ai bambini che gli venivano presentati nelle occasioni ufficiali, lo stesso fa  il presidente del CNT,  Jalil , in visita ai feriti.

I giornalisti, come i lettori, incontrando dell’estraneità al proprio stile di comportamento dovrebbero astenersi dal mettere etichette prima di essersi informati.
In questo caso: un uso locale secondo un codice affettivo.
Tanto strepito su Berlusconi, quella volta,  senza alcun motivo   

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