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Crimini razzisti e sdegno intermittente

17 dicembre 2011

DICEMBRE 2011 FIRENZE, Italia

Da il manifesto.it

“Che non siano morti invano”.
Oggi la manifestazione antirazzista

 Nel pomeriggio da piazza Dalmazia il corteo silenzioso «per Mor e per Modou». Una «risposta forte» alla strage razzista contro i senegalesi, oggi attesi a migliaia. Una miriade le adesioni, dalle Istituzioni alla Fiom.
I fatti sono noti a tutti, i media hanno abbondantemente e tempestivamente raccontato i dettagli. Lo sdegno è generale.

 *****

Ma l’Italia non sa guardare a quello che avviene di là dal mare e che ha la valenza di un vero e proprio genocidio.

-.

 

AGOSTO 2011, TAWARGA, Libia

da nsncb

Pulizia etnica, genocidio e la gente di Tawergha.

Human Rights Investigations  ( che non è l’embedded  Human Rights Watch) sta seguendo da vicino la situazione di Tawerga e riferisce informazioni  basate su report di testimoni, giornalisti e attivisti diritti umani da cui si rileva che non è solo pulizia etnica ma, secondo la definizione legale: genocidio.

**** Tawarga era una città abitata in massima parte da gente di colore; durante la battaglia della vicina Misurata era diventata base operativa dell’esercito; subiva i bombardamenti e l’attacco finale avviene il 10  agosto quando viene rasa al suolo. L’esercito si ritira, dal 12 la popolazione fugge, se può, avventurandosi nel deserto, alcuni riuscirono a raggiungere Tripoli e un centinaio di famiglie vivono in un campo profughi in cui avvengono incursioni di squadre ribelli. Incalcolabile in modo esatto il numero degli uccisi dalle squadracce del CNT. La popolazione di Misurata tuttora dichiara che Tawarga non esisterà più e il sito diventerà un parco pubblico.
 

§§§

I fatti non sono noti al grande pubblico  perché i media non  hanno raccontato dei bombardamenti Nato sulla popolazione civile, seguiti dalla ferocia delle bande criminali del CNT, ed in particolare a Tawarga della sanguinaria Brigata Misurata.
Ma le Istituzioni sapevano.
I sindacati, in prima fila nelle manifestazioni di condanna oggi, avevano strumenti per sapere.
Il popolo multicolore dei socialmedia  e tutti i navigatori del web avevano a disposizione siti di organizzazioni non embedded, report di giornalisti indipendenti, agenzie notizie dei paesi che erano rimasti fuori dalla coalizione. Grazie alla rete si poteva sapere.

Era il nostro momento,il momento di chi ha una sensibilità democratica e di sinistra. 
Una manifestazione contro il genocidio della popolazione nera di Tawarga, e in tutta la Libia, sarebbe stata (sarebbe ancora adesso) contro un interlocutore preciso: il nostro governo partecipe della coalizione che effettuava i bombardamenti e sosteneva la sanguinaria brutalità delle gang.

Era il momento  per chi aveva approvato la
No Fly Zone di dire
“non era questo che intendevamo!”

“No alla violenza razzista” detto a Firenze è detto alle nuvole. O forse detto a Casa Pound? Non è un pò poco prendersela con un’organizzazione quando avevamo a disposizione le nostre massime cariche dello stato indubbiamente  compartecipi della responsabilità? E’ stata Casa Pund a sparare? Il nostro governo sì: aveva  sparato, e menandone vanto.
E’ riprovevole la destra se rappresentata da Casa Pound, non lo è se dall’allora ministro della difesa la Russa?

Sdegno a comando. Sta avvenendo questo. Sono i media che modulano lo sdegno degli attivisti e dei loro seguaci  e sembra che il sentire democratico generale, e a sinistra in particolare, sia ormai  antifascismo d’accatto, una scusa per non sapere non vedere non soffrire di essere complici di un razzismo di stato.
Oggi chi si piange: due esseri umani uccisi, e altri feriti, o delle braccia che lavoravano per noi? Si spiegherebbe allora perchè il silenzio su un genocidio di circa 10.000  black people ininfluenti per la nostra economia. 

 

aggiornamento: il 20 ottobre i profughi di Tawarga hanno tenuto una manifestazione nella ex Piazza Verde di Tripoli – per il DIRITTO AL RITORNO nella loro città – Lo stesso diritto che reclamano giustamente i palestinesi della diaspora. La Piazza Verde di Tripoli ora si chiama Piazza Martiri, e ciò è esatto se si aggiunge che i “martiri” sono prima di tutti  la popolazione libica o straniera di colore

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