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L’uomo dal machete che non uccide

31 dicembre 2011
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mcc43

Occhi per vedere, orecchie per ascoltare, cuore per entrare in empatia e, poi, il dono di esprimersi con le parole e  l’obiettivo della macchina fotografica.
Andrea Semplici
ci porta a Hispaniola.

Ha un nome importante, il vecchio. Che vecchio non è. La sua età non ha definizioni. Quaranta o sessanta anni? La fatica confonde. Si chiama Bolivar, ha il mozzicone di una sigaretta in bocca e si raddrizza mascherando il dolore alla schiena. Da prima dell’alba è chino in un giovane canneto. Bisogna liberare le piantine dalla mala hierba. Lavoro infame. Si cammina piegati, con i ginocchi che scricchiolano e la spina dorsale che si ribella. Il machete deve tagliare solo le erbacce. Più tardi, prima della paga, passerà un sorvegliante a controllare le file del nuovo canneto. E’ un azzardo di incentivi e minacce, il lavoro da bracero. Ho scorto Bolivar e il suo gruppo da lontano. Mi sono messo in cammino in mezzo alle nuove piante. Le zanzare hanno cominciato a godere del mio sangue fin dal primo passo. Mi sono sentito ridicolo e stavo maledicendo l’idea di attraversare le canne. 

Bolivar si è messo dritto appena sono arrivato vicino ed è come se avessi visto un Mosè magro e malandato alzarsi davanti a me. Il machete sollevato a mezza altezza. La sigaretta spenta, gli occhi scuri come una ribellione. Devo abbassare il mio sguardo. E fermo i miei occhi sui suoi pantaloni. Sono scuri, bagnati, potrebbero stare in piedi da soli. E’ come se quest’uomo fosse caduto in un fossato e ne sia appena uscito fuori. Sono intrisi di sudore e fatica. Sono una spugna. E’ odore di uomo quello che mi viene addosso. Le zanzare non danno requie. Penso a quanto mi aveva detto Andrès quando mi ha indicato il campo in cui avrei trovato gente al lavoro anche in questi mesi di tiempo muerto: ‘Quella gente sta lavorando da prima dell’alba. E alla fine si troverà con cento pesos in tasca. Non avrà da sfamare la famiglia’. Ho visto il viso di Andrès indurirsi per la prima volta: ‘Il sudore di una persona si rispetta’. E ora io e Bolivar non abbiano nulla da dirci. ‘Puoi fare le foto’, dice lui senza che io abbia avuto parole per chiedere qualcosa. Li seguo sui solchi dove sono state piantate le nuove canne. Avanti per cento metri, indietro per altri cento. Di nuovo avanti, di nuovo indietro. Schizzi di sudore volano nell’aria. Io sono sudato fradicio e non maneggio un machete. Nel sensore della macchina fotografica rimangono le gocce che cadono dal volto di Bolivar e il puntino bianco della sigaretta che non ha lasciato cadere dalle labbra. Me ne vado, lascio nelle mani di Bolivar la paga di un loro giorno di lavoro. Due euro a testa. Berranno birra stasera, questi uomini. E io non so se vergognarmi o essere contento di queste foto. 

*edizione Terre di Mezzo*

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  1. icittadiniprimaditutto permalink
    31 dicembre 2011 8:54 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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