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Ponzio Pilato e la Libia

11 gennaio 2012

mcc43

Il 10 gennaio scadeva il termine dato dalla Corte penale internazionale al CNT per fare opposizione a che il processo a Saif al Islam avvenga a Le Hague presso la Corte stessa e per ottenere il via libera a celebrarlo in Libia, avendo dimostrato condizioni di  efficienza e obiettività.

Ecco cosa scrive a proposito del sistema giudiziario libico Mohamed Eljarh, cittadino libico di Tobruk, accademico, ricercatore, politologo e attivista per lo sviluppo sociale, residente in Inghilterra

Attualmente in Libia il sistema giudiziario è fermo e se il nuovo governo vuole essere serio circa lo stato di diritto in Libia, è fondamentale valutare in che modo il settore della giustizia sia stato effettivamente condotto nel paese, prima e durante il conflitto, come dovrebbe funzione ora. Ciò  se si vuole davvero creare uno stato di diritto. Questo è un processo estremamente complesso e, più a lungo le autorità libiche continueranno ad ignorarlo, più catastrofici saranno i risultati, pertanto più lontana la strada della ripresa.

Oggi 11 gennaio apprendo, non dal sito della Corte penale internazionale  ma da un articolo su FocusMO che riporta dichiarazioni di un esponente della HRW: la Corte Penale Internazionale decide … di non decidere e aspettare.

La Libia ha indicato non aver potuto rispettare la scadenza prevista per via della situazione di sicurezza del Paese. […] Durante la cattura di Saif al Islam in novembre , le nuove autorità libiche avevano detto di voler giudicarlo nel loro Paese. LA CPI chiede a Tripoli delle informazioni sullo stato di salute fisica e mentale di colui che era considerato come il successore politico del colonnello morto. Il mese scorso , l’ONG Human Rights Watch, aveva chiesto alle autorità libiche di permettere a Saif di incontrare un avocato e di garantirli un processo equo. “Stimiamo che sia positivo che la Libia sia in contatto con la Corte penale internazionale e che ne segua le procedure. Contemporaneamente temiamo che delle considerazioni sulla sicurezza siano usate per legittimare i ritardi ingiustificati in questo affare” ha reagito martedì Fred Abrahams, responsabile di HRW che ha potuto vedere Saif a dicembre. “La sicurezza pone un problema e il governo non controlla l’insieme del territorio, ma questo non deve servire a giustificare un ritardo del processo. Inoltre Siaf deve avere la possibilità di consultare immediatamente un avvocato”

Le affermazioni di Abrahams sono lodevoli quanto inutili nel concreto. Se un esperto della situazione libica scrive senza mezzi termini che le autorità locali sono in ritardo abissale e volte alla catastrofe del diritto, per quale ragione la Corte Penale Internazionale concede ancora una proroga al CNT per mettersi nelle condizioni di dare garanzie?

Una proroga quanto lunga? Tre settimane come richiesto? Poco per permettere a un caos di diventare un cosmo.

Una proroga più lunga? Troppo, come troppo sono tre settimane, per la sicurezza di Saif al Islam, al quale è tuttora negato un avvocato, ma che risulta essere stato interrogato da incaricati del CNT. [ ved.articoli alla Tag Saif ]

Secondo questo articolo la proroga si estende fino al 23 gennaio. Che cosa può cambiare ne frattempo, se ancora la Corte non ha ottenuto risposta alla domanda se Saif è stato arrestato sulla base delle accuse del mandato internazionale o su quelle del CNT; sono due infatti i procedimenti cui dovrebbe essere sottoposto l’imputato Gheddafi.

Non è dato sapere se questa dilazione sia tutta farina del sacco di  Moreno Ocampo o se già  vi ha parte il nuovo Procuratore designato:la signora Fatou Bensouda, che entrerà in carica in giugno.

Ponzio Pilato  si lavò le mani del sangue di un imputato contro il quale non aveva sollevato accuse. Ponzio Pilato-CPI si lava le mani della sorte di un imputato che tale è diventato per volontà della Corte Penale stessa.

Un ricercato, un aspirante giudice, un bodygard

Cosa intende essere questo organismo internazionale? Un tempio del diritto o uno strumento della negazione del diritto?
In base a quali premesse viene concessa una proroga della fiducia a un governo che ha di recente accolto con tutti gli onori il presidente sudanese, Omar al Bashir, ricercato proprio dalla Corte penale internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità nel Darfur?

La coerenza della Corte appare solo se teniamo conto di quello che non viene sottolineato: Sudan e Libia, vuoi per gli oleodotti, vuoi per i pozzi, sono due pedine dell’accaparramento petrolifero. Lasciare che i due recitino sulla scena della diplomazia internazionale che male fa alle lobby? Nessuno. Molto male fa, invece, alla difesa dei diritti umani. E l’opinione pubblica latita quando non condotta, come cieca, a indignarsi se&quando&verso chi al momento, è utile demonizzare.

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3 commenti leave one →
  1. 15 gennaio 2012 9:00 pm

    diamo possibilità di vita a saif

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    • 15 gennaio 2012 9:39 pm

      Dici con esattezza : vita, perchè un processo in Libia sappiamo come finirà. Presto farò un altro articolo sulla sua situazione….
      grazie per l’attenzione con cui segui

      Mi piace

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