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LIBERA TUNISIA: anno uno!

14 gennaio 2012
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mcc43

Le rivoluzioni riescono se non hanno padroni. Profittatori che saltano sul carro ce ne saranno sempre, ma  quando  la ribellione, l’insofferenza, la richiesta nascono dalla popolazione allora la conquista è la libertà.

Tunisi 2011

Oggi in tutto il paese c’è festa: un anno fa Ben Ali accoglieva l’invito della piazza “dégage!” , si schiodava dalla poltrona e partiva per l’Arabia Saudita.
A Tunisi nell’Avenue Boughiba oggi c’è folla festosa. Sfilano partiti e movimenti, chi pro, chi contro qualcosa o qualcuno. Passano bandiere rosse: scandiscono ancora “dégage!” ,  un ricordo e un’allusione al nuovo governo a maggioranza islamista. Passano bandiere nere e scandiscono “Allah akbar” , ma non ci sono scontri. Le diversità si dispiegano senza cozzare ‘una

TUNISI 2012

contro l’altra. E’ festa, siamo liberi di mostrarci parlare sfilare….

Pubblico solo oggi questo post  preparato già da alcuni giorni perchè nel momento dei festeggiamenti, non si dimentichino le difficoltà che i tunisini si trovano a dover affrontare, ma questo anniversario gioioso induce alla speranza. 

&&&

Tunisia, la più piccola delle nazioni del nord Africa, vive di agricoltura, un po’ d’industria e tanto turismo, perché di petrolio nemmeno l’ombra. Una sfortuna che è stata la sua fortuna: non ha risvegliato gli appetiti dell’Occidente e, quando il troppo è stato davvero troppo, ha potuto  e saputo liberarsi da sola.
La ricchezza, per quel che conosco di questo paese, è il suo capitale umano, la sua gente.

Il 14 gennaio 2011, la popolazione  (e i militari) costringeva Ben Ali ad andarsene. Da allora con tutte le prevedibili difficoltà è iniziata una vita sociale e politica improntata alla libertà di espressione. Se è stata la povertà a innescare le rivolte, non si può dire che si  stiano già raccogliendo dei frutti.


Di recente una notizia sembrava riportare tragicamente indietro al dicembre 2010 e al giovane ambulante di Sidi Bouzid, diventato il simbolo della rivoluzione. Un operaio lo ha imitato e si è dato fuoco. Non era un ragazzo, era un cinquantenne con tre figli, uno dei molti in sciopero nella zona mineraria di Gafsa; si dice abbia chiesto un incontro con le autorità venute per accertare la situazione e non abbia avuto risposta.
Vero o meno, è credibile: c’è chi non può più aspettare nè una risposta nè una paga. Subito o si muore.  L’
epoca di transizione è dura, durissima. 

Dal blog JERBANEWS, trascrivo una parte dell’articolo Vi presento la nuova Tunisia  invitando a leggerlo integralmente (una volta tanto è in italiano!). 

Sala del Trono nel Palazzo del Bardo, Tunisi

Il 22 novembre si è riunita a Tunisi al Palazzo del Bardo la prima sessione dell’Assemblea Costituente, quell’Assemblea eletta dal popolo, che rappresenta la gente della Tunisia, che dovrebbe scrivere la nuova Costituzione del paese. Le sorprese non sono mancate. I neo eletti sono stati accolti da un gruppo di manifestanti che volevano ribadire il ruolo della Costituente e l’importanza della “poltrona” occupata quale rappresentante del popolo ed emissario delle sue richieste. Le rivendicazioni erano molteplici dall’opposizione al Sesto califfato dichiarato dagli estremisti islamici al desiderio di non schierare lo stato con favoritismi verso alcun paese esterno in particolare Stati Uniti, Francia e Quatar. Già in passato interessi economici personali sono intervenuti nei giochi di potere trasformando una repubblica in un business economico privato del Presidente Ben Ali e le famiglie affiliate. 

Tahar Hamila, il piu’ anziano degli eletti, aveva dichiarato aperta la Prima Assemblea Costituente. 
Lasciando da parte i numeri e le valutazioni politiche il colpo d’occhio della sala parlava da solo. Se si guardavano separatamente vincitori ed opposizione sembrava di parlare di due paesi differenti, uno islamico e uno occidentale. La differenza era netta e lampante e la grande maggioranza degli eletti di Ennahda dominava la sala. Le inquadrature della telecamera

Donne nel costume tradizione dell'isola di Jerba

mostravano i due volti del paese, due modi di vita diversi, due modi di vestirsi diversi, due atteggiamenti diversi. Non parliamo solo di velo per le donne ma una sensazione trasmessa al pubblico che riduce ad un’esigua minoranza la parte moderata o comunque di coloro che desiderano una Tunisia piu’ vicina agli stili occidentali. La Tunsia deve aspettarsi ancora molte sorprese e l’opposizione dovrà lavorare molto bene per garantire i diritti dei suoi cittadini, soprattutto quelli delle donne. Ghannouchi esce di scena e lascia il posto agli eletti del suo partito che rispecchia una popolazione che affianca la religione alla loro vita quotidiana. Sono sicuramente scelte personali e assolutamente rispettabili se tenute lontano dalle aule in cui si discutono le leggi che reggeranno un paese. Qui possono coesistere in modo esemplare come è avvenuto fino ad ora, nel totale rispetto reciproco. Bisogna tener conto che molti degli eletti hanno poca dimestichezza con i giochi politici e dovranno imparare presto a difendere le loro idee, quelle per le quali sono stati votati e per le quali rappresentano i cittadini. 

"Cavalieri di Jerba", performance per turisti

[…] La Democrazia in Tunisia è curiosa. Sembra quasi che sia stata fatta una rivoluzione per dar la possibilità agli estremisti islamici di esprimersi liberamente. Le cose che si notano rispetto ad un anno fa sono i titoli dei libri che si possono trovare nelle librerie. Tantissimi giornali e, sugli scaffali, “Il nostro amico Ben Ali” un libro vietatissimo fino ad un anno fa o “La regina di Cartagine” riferito alla moglie dell’ex Presidente. Oggi la gente sciopera liberamente ed esageratamente, con Ben Ali questo tipo di manifestazioni sarebbero state represse. Un’altra espressione di questa nuova demcrazia sono il niqab e “la barba lunga”. Non sono costumi tipici della Tunisia ma, essendo stati vietati, oggi vengono ancor piu’ praticati. Quando guardi la gente per strada non capisci esattamente dove ti trovi qadroun, niqab, sufseri, jeans, tacchi a spillo e houli, anche se le minigonne sono in netta minoranza rispetto a ragazze con il velo o completamente coperte. 

Colpisce questa constatazione riferita agli osservanti della religione e ai laici
Qui possono coesistere in modo esemplare come è avvenuto fino ad ora, nel totale rispetto reciproco. ”
E non è questo uno straordinario capitale umano?
Potrà andare perduto? Credo proprio di no.

W la Tunisia!

e il suo senso dell’umorismo!

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