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Mario Monti nella LIBIA ALLO SBANDO

21 gennaio 2012

mcc43

BENGASI

Libyans storm transitional government headquarters
(AP) – 49 minutes ago BENGHAZI, Libya (AP) —  200 Libyan protesters have stormed the grounds of the transitional government’s headquarters and are demanding a meeting with the country’s interim leaders.

Con “have stormed” Associated Press evita di dire del lancio delle granate contro la sede del CNT, riportata invece in diretta televisiva  poco fa da rainews24.

Da settimane ormai va avanti l’Occupy Bengasi e la gente chiede trasparenza ed efficienza, contestando anche la nuova  legge elettorale che non rifletterebbe le loro aspirazioni. Jalil traballa sotto richieste di dimissione, ma non si dimette perchè… non può. Inimmaginabile sul piano internazionale la sua defezione prima delle elezioni.
Ieri il vicepresidente del CNT Abdul Hafiz Ghoga  in visita all’Università non è stato trattato meglio: un gruppo di studenti lo ha cricondato gridando “vattene via”, non avendo ricevuto risposta gli studenti sono passati alle vie di fatto.

agg. 23 gennaio: Ghoga si è dimesso


Ormai sappiamo che le dimostrazioni popolari a Bengasi hanno doppia lettura, un anno fa le inquiestudini locali sono state artificiosamente gonfiate e cavalcate da forze estranee al paese. Oggi la lettura è in tutta evidenza giustificata dall’inefficienza del CNT, ma chi può escludere che siano infiltrate o infiltrabili per arrivare ad una seconda fase del progetto di appropiarsi della Libia?

In questo articolo dell’attivista e accademico australiano Tim Anderson vi sono riflessioni sulle “guerre umanitarie” e l’esportazione della democrazia che vale la pena di leggere. The Libyan tragedy: lessons fort the western left.
Già… lezioni per la sinistra, ma la sinistra è ancora capace di imparare? 

TRIPOLI

A Tripoli oggi, 22, c’è Mario Monti, accompagnato dall’Eni nella persona di  Paolo Scaroni, ma in spirito lo accompagna anche Unicredit per la ventilata possibilità di un disimpegno libico.  Ecco come descrive la situazione in Libia  il Sole24h

TRIPOLI – La vicenda del’aumento di capitale della quota libica in UniCredit è solo l’ultimo caso, anche se probabilmente il più emblematico, sulla confusione che regna nella Nuova Libia, un paese che si è liberato da un dittatura durata 42 anni e che ora sta vivendo un delicato periodo di transizione. dal nostro inviato Roberto Bongiorni –  http://24o.it/4Mn3J

[…] Gli asset del braccio finanziario della famiglia Gheddafi, che gestiva una mole di circa 65 miliardi di dollari, sono ancora sotto sanzioni. All’interno della Libia, per quanto ci siano cariche ufficiali, è difficile comprendere che cosa stia accadendo. In gioco ci sono diverse ipotesi. Al momento stanno decidendo i nomi che siederanno al nuovo board di gestione del fondo sovrano.

l problema di fondo – si lamentano da Tripoli alcuni imprenditori occidentali – è che il Governo di transizione, in questo momento, sembra titubante a far ripartire la ricostruzione in un momento ancora troppo incerto. La sua maggiore preoccupazione sarebbe la futura e definitiva ripartizione dei poteri. In questo stato l’amministrazione libica versa in uno stato di confusione dove l’assenza di coordinamento tra i vari uffici spesso rallenta i progetti La ricostruzione, dunque, è in gran parte paralizzata. Anche diverse le opere urgenti, come le fognature , la rete elettrica e quella idrica – a Tripoli le interruzioni di elettricità sono all’ordine del giorno – quella stradale. Ma la ricostruzione della nuova Libia resta un business troppo interessante per scoraggiarsi alle prime difficoltà. Forse è meglio attendere la fine dell’operazione di aumento di capitale, fissata il 27 gennaio. Perché gli annunci clamorosi si inseguono alle smentite. http://24o.it/4Mn3J U

Monti, AlQeeb e le loro penne, in un hotel perchè il Governo libico non ha ancora una sede.

In questo sbando dei vertici e della società che ci fa laggiù Mario Monti?  Firma con il premier AlQeeb una  declaration’,  un nuovo patto per ‘‘rafforzare amicizia e collaborazione nel quadro di una nuova cornice di rapporti bilaterali e multilaterali”   Ma nella conferenza stampa i due leader non si sono espressi in dettaglio rispondendo alle domande dei giornalisti, tutto rimandato alle commissioni bilaterali che si prevede di formare e far incontrare.  Propaganda mediatica.

Anche Paolo Scaroni sui contratti nell’ambito degli interventi sociali da “ridefinire” è stato vago: non sono venuto per firmare contratti. Si vedrà.

agg.23 gennaio da Libyan Investment: “Libya’s central bank, a major shareholder in Italian bank UniCredit, will not take part in a planned recapitalization and sharply cut its stake, sources close to the matter were quoted Friday as saying by Dow Jones Newswires. ” Lapidario.

Sappiamo che la situazione del disarmo delle bande non procede come sperato, che saltuariamente gli scontri scoppiano con violenza.  Qualche giorno fa l’ex numero due del CNT Mahmoud Jibril durante una intervista ad AlJazeera ha perfino accusato il presidente   Mustafa Abd al Jalil di bloccare invece che favorire questo processo.

Meno noto dal mainstream che i gruppi della resistenza verde sono attivi, a riprova che non sarà semplice far accettare a tutti il nuovo corso.

L’ultima notizia è quella della nascita di un Governo transitorio della resistenza. Evento importante e atteso dalla comunità mondiale afferma enfaticamente un articolo della Pravda pubblicato da nsnbc

Se in questa notizia vi fosse almeno qualche informazione in più sui quadri della resistenza e  se non ci fossero tanti blog “verdi” a insistere sull’ipotesi che  Gheddafi  sia vivo, si potrebbe dare molto peso all’evento. Ma così come si presenta questa novità è solo una conferma, insieme alle granate contro la sede del CNT a Bengasi, che la Libia è “acefala”.

Un corpaccione ferito, febbricitante, dove la condizione quotidiana è arretrata all’epoca della monarchia Senussi;  dove l’acculturamento ottenuto nei 42 anni del regime di Gheddafi serve in  gran parte ad accodarsi ai peggiori esempi di consumismo e superficialità che arrivano dall’occidente sui teleschermi.

Deve essere una vita dura per quelli che, opponendosi al sistema della Jamahirija,  avevano creduto seriamente ad una nuova Libia libera di creare la sua propria forma di governo, di conduzione sociale ed economica. Stanno pagando un prezzo che per ora è inutile,  insieme a loro pagano assai più duramente con la vita o la libertà o i beni personali coloro che alla Jamahrija credevano.

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2 commenti leave one →
  1. Erica permalink
    21 gennaio 2012 10:21 pm

    Trovo incomprensibile che non vengano più date notizie su cosa succede nel paese. Toglie ogni credibilità ai media in chi ancora ne aveva, va detto però che quando non si parla di un problema si tende a pensare che non ci sia.
    Mi chiedo come vive la gente, vicini di casa che si sono schierati pro o contro la sollevazione, e quelli che volevano i bombardamenti e quelli che non li volevano, chi ha avuto dei morti e chi è passato indenne. Tutto questo con un governo che non governa e pensa solo alle elezioni. Sono finiti proprio male.
    ciao

    Mi piace

  2. 22 gennaio 2012 2:00 am

    Ciao, ho appena postato un articolo sulla Libia e della presenza usa di 12000 soldat a Braga, mi sa che abbiamo gli stessi tempismi…:)

    @Erica
    Non è impensabile, anzi proprio il contrario, perché nel marasma mediatico si stanno attuando quelle mosse, proprio care a quella fazioni del centro sinistra, ma non ha senso parlare di dx o sx, diciamo di quelli più vicini ad una certa corrente massonica atlantista che vogliono portare avanti gli “affari” parallelamente: da un lato l’egemonia energetica-finanziaria (la chiusura della Banca nazionale Libica è il primo sintomo) e la presa di possesso della produzione petrolifera in carico a certe nazioni in maniera inversamente proporzionale rispetto a quando prima c’era Gheddafi. Dall’altro il controllo Geopolitico della zona, molto importante, peché mette un’altra nazione (l’Egitto) a diretto contatto con realtà interne che prima stavano “sopite” (i Fratelli MUssulmani, tutti dipendenti dal NED/Israele).

    Mi piace

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