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Benjamin Tammuz

La guerra dei sei giorni nel 1967 fu una vittoria lampo. Un’inattesa e insperata espansione -Sinai, Gaza, Cisgiordania, alture del Golan, Gerusalemme est –  che rinverdì il disegno della Grande Israele, creando uno stacco nella percezione che gli Israeliani avevano di sé, dello stato, della propria tradizione religiosa.
Avvenne una ricostruzione regressiva dell’identità, alla luce di quell’evento che sembrava sostanziare una millenaria profezia consolatoria, con sentimenti di  onnipotenza e frenesia nel vivere quotidiano che s’infransero, poi, allo Yom Kippur nel  1973.
Un passaggio dall’incanto alla realtà che lo scrittore Benjamin Tammuz  (Kharkov, 11 luglio 1919 – Gerusalemme, 19 luglio 1989) in “Requiem per Naaman” dipinge con dolente  e graffiante  ironia.
La stessa ironia con la quale guarda all’opportunismo del mondo occidentale che per sete di petrolio gioca sui tavoli della politica e manipola le emozioni e le paure, alimentando  i pregiudizi.

PRIMA DEL 1973

1967: La guerra dei sei giorni

Alla fine la nazione fu quasi interamente d’accordo su una cosa che era al di  là delle liti e delle differenze di opinione. A questa cosa fu dato il nome di miracolo. Erano d’accordo nel credere che si fosse verificato un miracolo per la nostra salvezza, uno di quei miracoli che il Santo, sia benedetto il Suo Nome, aveva compiuto per i nostri padri di generazione in generazione, quando si era voluto annientarci. Questa unanimità non si produsse perché qualcuno desiderasse, Dio non voglia, minimizzare le imprese dell’esercito, ma perché così si creava un clima agevole per tutti: i religiosi trovarono nel miracolo un sostegno al loro punto di vista, quelli che erano al potere trovarono il clima del miracolo idoneo per depredare i fondi della beneficienza, delle donazioni, degli investimenti, delle pensioni e dei prestiti che ora affluivano allo Stato con intensità sbalorditiva. Perché nell’ora del miracolo non si fa caso alle inezie e non si dà importanza ai dettagli, ma si festeggia, come si conviene ai miracoli.
E’ risaputo che dal giorno della distruzione del Tempio il dono di profetizzare fu tolto ai profeti e dato al sordo, al matto e al bambino. Ecco perché la maggior parte della gente diffidava dall’indossare il mantello del profeta.  Ma il numero di quelli che dicevano di essere sognatori e visionari, a un livello modesto,ora aumentò enormemente. C’era chi diceva: “Lo sapevo, l’ho sempre saputo, che già durante la mia vita sarebbe successa una cosa del genere.” E altri dicevano: “ Solo un cieco e uno sciocco potevano non rendersi conto che questa vittoria si sarebbe verificata in un’epoca prossima.”
Questa credenza divenne merce estremamente diffusa ed era difficile per alcuni atei dichiarati cambiare improvvisamente idea e diventare dei veri credenti, per loro fu  facile credere almeno nell’eternità di Israele o nell’imperativo storico  o, come programma minimo, nell’uomo Ebreo .

Nel momento in cui la coscienza del divino penetrò il cervello dei penitenti, questi si affrettarono a coprirne la parte superiore  con una piccola kippa che avrebbe posto una separazione fra loro e il cielo, per paura che lassù si notasse che fino a quel momento in quel cervello non c’era stata fede.
Centinaia di migliaia di figli di Israele partivano il sabato mattina per i nuovi territori e andavano in giro in macchina o a piedi, entravano a Hebron, a Sichem, a Jenin, a Tul Karem. Alcuni si spingevano fino ai villaggi remoti, dietro anfratti rocciosi, come Artas, dietro alle Piscine di Salomone, il Seif Selah Etan della Bibbia.  Amanti dell’archeologia, da noi tanto numerosi quanto i nuclei famigliari, compravano dai paesani brocche e piatti, otri e statuette, tutte cose trafugate in seguito ai molteplici scavi. Amanti dell’arte compravano icone greche dai mercanti di Betlemme. Le donne comperavano abiti ricamati dalle contadine arabe e li indossavano nelle loro case quando avevano ospiti, a mo’ di abito da sera. Le donne che non avevano cultura né fantasia si precipitavano nelle bancarelle dei mercati e compravano verdure a meno della metà dei prezzi dei nostri mercati.

Di tanto in tanto un poveraccio arabo sparava su queste allegre comitive di turisti e allora le gite smettevano per un po’, finché   l’esercito ripuliva la zona; nel giro di una settimana il flusso verso i territori si riformava perché non si possono fermare le folle che si svegliano un bel mattino e si accorgono di essere un grande popolo in un grande paese, che cammina sulla terra dei padri e si fa forte del suo passato.
Tanto più che le verdure sono così a buon mercato e a Tel Aviv ci si annoia.

1973: La guerra dello Yom Kippur

Finché arrivò il 1973. O per essere più precisi, il sei ottobre 1973. Fino al cinque ottobre un buon numero di quadri veniva ancora venduto a un buon numero di turisti provenienti dal Brasile o dalla Colombia. Ma il mattino del sei ottobre si udirono le sirene d’allarme e la gente fu richiamata alla propria unità senza sapere bene perché e per che cosa.
[…] 
E cosa sarebbe accaduto lo si sarebbe saputo se non oggi, domani. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, insomma le cose che non si possono nascondere finiscono per saltare fuori. Forse tutta questa storia era uno scherzo. Un’altra manovra elettorale messa in moto dal partito al potere? O forse questa volta era colpa dell’opposizione?

Le prime vittime caddero nel canale di Suez e sull’altipiano del Golan; le linee di fortificazione che aveva costruito Uri crollarono. Uno dei ministri già teneva in mano il microfono per annunciare alla nazione che tutto era perduto; ma una giornalista scoppiò in lacrime e un altro giornalista avvertì il Primo Ministro così che il pubblico fu privato di un annuncio non autorizzato.
Solo pochi giorni dopo la macchina inceppata si rimise in moto e mentre i soldati sul fronte pagavano con la loro vita il prezzo dei titoli e delle lampade da tavolo, l’esercito lanciò la controffensiva e il miracolo accadde di nuovo. Ma questa volta il numero delle vittime fu il quadruplo di quelle del 1967, la vittoria militare fu decisiva e terribile, com’era stata nelle guerre precedenti, solo che era arrivata tardi.
[…] In Israele nessuno capì cosa fosse successo perché se lo avessero capito non avrebbero potuto sopportarlo. Il numero dei morti e dei feriti nel corpo e nel cuore era superiore al lutto che la gente è capace di portare. Se avessero guardato in uno specchio, avrebbero forse trovato il colpevole, e allora avrebbero rotto tutti gli specchi del paese, e chi camminava per strada avrebbe visto solo il viso dell’altro. Allora la gente si chiuse in casa in preda alla nausea. Desideravano incontrare un amico con cui poter aprirsi. E si scopriva che questo amico era stato ucciso in guerra.
“Dov’era quel Dio che ti si era rivelato nel 1967 nel momento del pericolo?” chiedeva qualcuno all’amico ufficiale che a quell’epoca aveva scoperto la Divina Provvidenza.
Ma l’interrogato non poteva rispondere perché era morto in guerra. E anche chi aveva fatto la domanda non poté ripeterla perché era caduto in guerra.

Solo i politici continuarono a parlare, finché la gente non sputò loro in faccia ed elesse altri al loro posto. E immediatamente i nuovi cominciarono a parlare. E se in questo libro non mettessimo freno alla loro lingua certamente riempiremmo le pagine con i loro discorsi. 

DOPO IL 1973

 IL RITORNO DELL’OGGETTO PERDUTO: L’ANTISEMITISMO

Non c’è gioia più grande che il ritrovare un oggetto perduto. Fin dall’alba della civiltà, le Nazioni ebbero diritto a un piccolo regalo: gli ebrei.
Gli assiri e i babilonesi, i greci e i romani, in seguito il mondo cristiano, si applicarono tutti a  trarre dagli ebrei il massimo godimento.
I greci e i romani sostennero che gli ebrei erano ottusi e rozzi, perché non possedevano né armonia né bellezza, per questo li gettarono ai leoni. In quanto ai cristiani, il loro motivo per prendersi cura degli ebrei era ancora migliore ,dato che avevano  ucciso Gesù e rifiutavano il Salvatore persino mentre salivano al rogo.
In ultimo arrivò Hitler e cambiò le regole del gioco; cercò di realizzare il sogno di ogni generazione e di sterminarli con serietà e risolutezza tutta tedesca.

Solo che Hitler, al di là di questo buon proponimento, aveva anche alcune idee che le Nazioni non trovavano di loro gusto. Certo, per quanto riguardava gli ebrei stava rendendo un buon servizio, ma nello stesso tempo era urgente combatterlo per altri motivi. Così anche questa volta il sogno del mondo cristiano fallì!
E poiché bisognava condannare Hitler, condannarono in lui anche l’assassino degli ebrei, non perché la persecuzione antisemita fosse una brutta cosa, ma perché era necessario combattere il sistema totalitario. Questo perché la gente semplice, in favore della quale si fa politica, non discerne le sfumature. Per cui le buone idee si perdono in mezzo a quelle cattive.
Tra il 1945 e il 1973 il mondo s’ impantanò in una situazione difficile: l’odio per gli ebrei fu considerato una specie di vergogna. E comunque – secondo la rozza logica delle masse – sembrò che si dovessero amare gli ebrei o almeno risarcirli.
Fu quindi creato lo Stato di Israele  e questo  perché il mondo era sprofondato nella melma delle crisi di coscienza.

Ma il 1973 segnò la fine di questa situazione!
Il prezzo del petrolio arabo aumentò, e di  parecchio , allora il mondo tirò un sospiro  di sollievo.
Le cose tornarono ad apparire sotto il loro aspetto abituale: gli ebrei sono rozzi,  pretendono di dominare, rifiutano di abbracciare le fedi salvatrici: sono imperialisti, fascisti, e naturalmente anche nazisti. Lo sa persino la Cina, che è lontanissima dall’ebraismo, perché il delegato cinese alle Nazioni Unite disse chiaro e tondo che gli israeliani stavano seguendo le orme di Hitler.
La verità era venuta a galla ed era visibile come chiazza di petrolio sull’acqua e si sperò che trionfasse. E già che c’eravamo, anche che il prezzo del petrolio scendesse almeno un poco. Si poteva resistere, per il bene dell’economia, finché non si fosse trovato il petrolio altrove che nei paesi arabi. La forza della scienza è illimitata, come si sa.  E se perfino la scienza vota contro gli ebrei, cosa ci può essere di più obiettivo di questo?
Per trent’anni si era nascosta al mondo la verità ed ecco che l’oggetto perduto faceva ritorno al suo proprietario.

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